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Devo
dire pochissime cose, sono delle sollecitazioni che voglio fare ai
partecipanti a questo convegno e agli amministratori presenti.
Premetto
che questo convegno è stato interessantissimo ed è stato accolto da
grande interesse dalla mia associazione.
Credo
che questo primo appuntamento specifico possa essere un’occasione per
capire con più attenzione tutte le implicazioni sportive, ambientali ed
economiche della pesca. In questo modo potremo attivare tutte le
sinergie necessarie per evitare in futuro incomprensioni tra i vari
soggetti che gravitano intorno a questo tipo di problematiche.
Questo
convegno dovrebbe essere l’occasione perchè tutti insieme, certamente
ognuno mantenendo le proprie peculiarità, si possa essere soggetti
credibili nei confronti delle Amministrazioni pubbliche e di tutti i
pescatori, facendo in modo che questi appuntamenti vedano anche la
presenza fattiva dei pescatori aretini, e qui io devo dire che mi scuso
con i presenti perché a parte la mia associazione non sono presenti
altre associazioni.
I
pescatori dovrebbero essere i soggetti più interessati ad un convegno
di questo tipo, che se mi è concessa un’osservazione, ha avuto dei
connotati altamente scientifici e forse poteva essere tagliata più a
misura di pescatore.
Bisogna
riportare i pescatori a riparlare di questi problemi, che sono in grossa
parte legati ai problemi ambientali dei fiumi e delle acque, però i
pescatori vogliono cose molto concrete e per avere queste cose concrete
bisogna stimolarli e
riportare la discussione a livello un po’ più basso e più concreto.
Molte volte anche all’interno della mia associazione non è facile far
capire certe problematiche che qui possono sembrare ovvie.
Ci
sono delle anime all’interno delle associazioni di pescatori molto
difficili, non è facile ragionare e discutere di fronte ad approcci
simili a quelli di certi tipi di agonismo. Però mi è doveroso
puntualizzare alcuni aspetti per aprire un dibattito fattivo fra tutti
noi, sia nell’immediato che nel prossimo futuro e nel concreto.
Occorre
dare risposte, anche in previsione della nuova legge sulla pesca, agli
agonisti per la realizzazione di campi gara funzionali e mantenuti, nel
senso che devono avere certe caratteristiche, certamente nel rispetto
dell’ambiente, ma i garisti hanno la necessità di avere tratti di
sponda liberi.
Curare
l’aspetto della viabilità minore, perchè le vie che conducono al
fiume sono state in larga misura o abbandonate o privatizzate
arbitrariamente, lo sforzo dell’Amministrazione pubblica deve essere
quello di riprendere le carte in mano e imporre dove è necessario, per
chi ha privatizzato arbitrariamente, che restituisca il bene che non è
di sua proprietà. Chiediamo che anche per noi, come per altri sport,
sia garantita la possibilità di accedere senza problemi ai campi di
gara.
Devono
esistere anche delle aree a regolamento specifico per i pescatori che
non sono né garisti nè pescatori occasionale della domenica, ci sono
categorie di questi pescatori che hanno diritto a esprimere la loro
attività nel meglio modo possibile.
Altra
richiesta, la regolarizzazione della pesca notturna, perché si fa
avanti in modo abbastanza significativo, sia a livello economico, sia a
livello di divertimento, l’attività di Carp fisching; chiediamo che
in alcune aree, ben definite e controllabili, nella nuova legge
regionale, venga presa in considerazione la possibilità di pescare di
notte. Devo dire, al proposito, che la nostra Provincia ci ha dato
l’autorizzazione per una manifestazione di Carp fishing che si svolge
da due anni, nel campo di gara di Latrina, dove tra l’altro siamo
arrivati alla partecipazione di 16 coppie, che non sono poche per questo
tipo di pesca. Tra l’altro si tratta di un tipo di pesca molto poco
cruenta nei confronti del pescato e quindi non derogare la legge su un
tipo di attività così poco cruenta credo che sia assurdo.
Bisogna
evitare, specialmente nei tratti a salmonidi l’attività sciagurata
dei bracconieri, le sanzioni di 3200 lire a capo non sono molto
disincentivanti.
Per
quanto riguarda la regolamentazione della proliferazione del pesce
alloctono, che nella nostra realtà è costituito in particolare dal Carassio,
si deve trovare sicuramente la forma migliore per farlo. Certamente
anche oggi i pescatori possono prendere il Carassio e portarselo
a casa, certamente è importante fare una norma che non permetta loro di
ributtarlo in acqua, ma anche che non lo possano lasciare lungo il fiume
o nella macchia.
Vanno
in qualche modo sensibilizzati i pescatori, con assemblee mirate o un
incontro con un funzionario della pesca o durante una manifestazione
sportiva al campo di gara durante al raduno.
Altro
problema che segnalo è quello dei Cormorani. Alcuni nostri associati
del Valdarno si sono dilettati a contare le presenze nella Valle
dell’Inferno, e in pieno periodo di migrazione, fra quelli che ci sono
sempre e quelli che arrivavano hanno contato circa 400 - 450 Cormorani.
Infine
vorrei segnalare la necessità che la struttura pubblica dia una mano
alle associazioni per entrare dentro le scuole, per il bene della pesca
e di tutto quello che dietro la pesca vive.
Grazie.
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