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CTPM
unpm è il coordinamento toscano dei pescatori con la mosca, che
raggruppa dodici club in toscana e a livello nazionale molti di più.
Mi
scuso intanto se siamo presenti solo in due, avremmo venire tutti quanti
visto l’interesse che avevamo per questo convegno e per i suoi
contenuti. Purtroppo eravamo anche impegnati sul Lago Pecci a fare, non
un corso, ma ad aiutare i ragazzi portatori di handicap a pescare con il
baco, è l’unico caso in cui noi rinunciamo alle nostre
caratteristiche, perché solo in questo modo riusciamo a svolgere questa
funzione.
Io
ho ascoltato con molto interesse gli interventi fatti finora e in
particolare le relazioni scientifiche ed ho appreso che questi studi sui
vostri fiumi sono stati fatti in maniera assai seria e con risultati io
credo positivi perché l’azione non può far altro che seguire ad una
conoscenza preventiva.
L’UNPM
e il CTPM, che è il coordimento toscano dell’unpm, coordina i
pescatori che pescano in un certo modo, cioè con la mosca finta. Ma non
è solo questo altrimenti saremmo solo una organizzazione di persone che
si vogliono solo svagare. La caratteristica del pescatore con la mosca
è una sua evoluzione soggettiva. Io ho 52 anni, ho iniziato a pescare
quando ne avevo dieci e pescavo col naturale, poi naturalmente,
scusatemi la tautologia, sono passato a pescare con il cucchiaio, e poi
da venticinque anni io uso solo esclusivamente la mosca secca.
Posso
essere definito un Komeinista della pesca, ma questo è il mio modo di
pescare e mi diverto a pescare così e non in altro modo. Con questo io
non disprezzo e non rinnego quelli che sono stati i miei gradi di
evoluzione pescatoria, solo una cosa voglio dire, in questa evoluzione
non c’è solo una evoluzione tecnica, ma c’è in particolare una
evoluzione nel modo in cui il pescatore si rapporta al fiume. Noi siamo,
per il nostro tipo di pesca, costretti a diventare un po’ entomologi e
un po’ ingegneri idraulici, per studiare e capire come è fatto il
fiume, un po’ ittiologi, per capire dove sono questi pesci e come si
fa a prenderli, e alla fine costruiamo un bagaglio di conoscenza, che
noi ci facciamo in maniera un po’ empirica, anche attraverso un certo
tipo di letteratura prevalentemente anglosassone.
Alla
fine c’è un momento in cui scatta una molla: il pescatore non pensa
più alla pesca ma pensa all’ambiente, pensa al fiume, al torrente
come ad un organismo vivente che a volte sta bene a volte sta male , ma
che deve vivere la sua vita e pensa alla pesca come un intervento che
rispetto a questo organismo vivente non sia dannoso o meglio che non sia
molto dannoso.
Io
sono venticinque anni che non porto via un pesce dall’acqua, so che
anche questo un danno, ma so anche che statisticamente questo danno è
relativo.
Conclusione
noi come CTPM come organizzazione di numerosi club toscani, io devo
sottoscrivere parola per parola non solo gli interventi degli scienziati
che ci hanno spiegato le cose, ma anche devo sottoscrivere completamente
il Presidente di Legambiente, con una sola eccezione, che non è vero
che non ci siano persone interessate al pronta pesca, ci sono gli
interessati ai pollai di pesca, possiamo anche convivere purché il
rispetto per l’ambiente sia il primo dei nostri obbiettivi.
Una
sola richiesta: questo patrimonio di conoscenze che ci avete dato oggi,
vorrei che ci deste la possibilità di leggere i vostri interventi,
dateci la possibilità di esaminare e ristudiare gli studi che sono
stati fatti, servirà da stimolo a tutti i pescatori e in particolare a
noi che non solo siamo organizzatori che non solo siamo ambientalisti ,
ma vogliamo essere anche propositori di iniziative utili sia per la
pesca che per l’ambiente.
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