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Ringrazio
il Prof. Sacchini e l’Amministrazione Provinciale per avermi invitato
a questo incontro. Cercherò di fare un po’ una carrellata di quello
che è stato il lavoro dell’Arpat, Agenzia Regionale per la Protezione
Ambientale della Toscana, Dipartimento di Arezzo, per quanto riguarda la
tutela delle risorse idriche.
La
valutazione dell’efficacia delle politiche ambientali per quanto
concerne la tutela delle risorse stesse non può prescindere da alcuni
aspetti. Sono cinque i punti fondamentali che vorrei toccare.
1)
La conoscenza dello stato di salute delle acque.
2)
L’individuazione delle cause d’inquinamento (le pressioni
ambientali).
3)
La conoscenza dello stato d’attivazione dei sistemi di
protezione risanamento e depurazione.
4)
Gli obiettivi di qualità che ci prefiggiamo di raggiungere.
5)
L’adeguato coordinamento che deve esistere tra tutti gli enti e
le strutture responsabili.
Una
premessa per quanto riguarda l’importanza della risorsa idrica della
nostra provincia: abbiamo due corsi d’acqua l’Arno e il Tevere che
sono di rilievo nazionale, costituiti in Autorità di Bacino, oltre al
Foglia e il Marecchia che vanno in Adriatico. Per le riserve d’acqua
abbiamo una quantità di risorsa considerevole nel bacino di
Montedoglio, sul Tevere, con 130 milioni di metri cubi d’acqua, e
anche nell’Arno invasi de La Penna e di Levane con 3 e 13 milioni di
metri cubi, che, fino alla costruzione dell’invaso di Bilancino,
rappresentavano per Firenze una scorta indispensabile per il periodo
estivo.
L’elaborazione
dei dati dal 1993 al 1998 ha permesso di “fotografare” in maniera
molto sintetica le caratteristiche di qualità delle acque della nostra
Provincia attraverso l’esame di parametri di vario tipo in un numero
rilevante di stazioni.
Sul
bacino idrografico dell’Arno si hanno i carichi inquinanti di tipo
industriale, civile e zootecnico, e per quanto riguarda la Provincia
d‘Arezzo abbiamo un notevole carico inquinante di tipo zootecnico e
agricolo.
Per
elaborare le carte di qualità si sono realizzate tabelle dove sono
raccolti i dati per ogni stazione che noi abbiamo campionato, con tutti
i parametri che si vanno a ricercare rielaborati insieme.
Attraverso
dei criteri di classificazione delle acque superficiali definiti dal
protocollo IRSA - CNR, dell’87, che utilizza i parametri Ossigeno,
BOD, COD, Ammoniaca, Fosfati e Coliformi fecali, abbiamo potuto
classificare i vari tratti dei corsi d’acqua in quattro livelli di
qualità.
Precedentemente
venivano considerati i parametri in funzione dell’uso umano della
risorsa, vale a dire che venivano monitorati soltanto quei fattori, come
l’ammoniaca, che possono creare dei danni per l’uomo, con la qualità
delle acque che veniva studiata solo in funzione dell’uso potabile o
della balneazione. Sappiamo invece che il corso d’acqua, che serve da
apparato escretorio del territorio, nel senso che raccoglie tutti i
rifiuti e li depura e allo stesso tempo fornisce acqua, non è soltanto
un canale che porta acqua, ma è un ambiente, un sistema di vita. Il
fiume è un ecosistema aperto dove si scambia energia sotto forma di
biomassa con gli ambienti terrestri circostanti. Da qui la necessità di
studiare e di classificare le acque anche in funzione delle
caratteristiche ecologiche. Quindi altri indicatori oltre ai parametri
chimici e microbiologici; per questo sono stati individuati gli
indicatori biotici, cioè quelle forme di vita che vivono stabilmente
nel letto del fiume, e che i pescatori conoscono bene in quanto
nutrimento per i pesci, che servono come indicatori di qualità delle
acque. Nella catena alimentare dei corsi d’acqua i macroinvertebrati
sono cibo per i pesci, elementi terminali dell’ambiente acquatico.
Dall’utilizzo di questi indicatori, che registrano l’impatto di un
eventuale scarico sul corso d’acqua con la rarefazione di queste forme
di vita durante il suo percorso, abbiamo potuto definire l’indice
biotico esteso (IBE), che soltanto nel 1992 è stato introdotto nella
normativa sulle acque.
In
questo modo si può disegnare la carta biologica dell’Arno dove
vediamo, nel suo percorso dalla sorgente fino al confine di Provincia,
che passa da una prima classe di qualità nelle zone montane ad una
seconda e una terza classe in corrispondenza di Bibbiena per recuperare
a valle del paese un secondo livello (ambiente con moderati segnali di
inquinamento); dopo le dighe abbiamo sempre un secondo livello di qualità
e poi dopo San Giovanni al confine di provincia, un terzo livello. Per
quanto attiene il Canale Maestro della Chiana, che nasce dal Lago di
Montepulciano, si va dal quarto al quinto livello di qualità, livelli
purtroppo molto bassi.
Il
mappaggio del Tevere evidenzia come prima della diga di Montedoglio
abbiamo una prima e seconda classe di qualità, mentre viene consegnato
alla provincia di Perugia in rosso, quindi una quinta classe di qualità
dopo Sansepolcro. Una situazione dovuta agli scarichi del paese; adesso
che l’impianto di depurazione di Sansepolcro dovrebbe entrare in
funzione a breve termine, si spera che le cose cambino.
Poi
abbiamo anche il Marecchia e il Foglia anch’essi mappati.
Sostanzialmente
quindi dei livelli di qualità che, per quanto riguarda l’Arno ed il
Tevere, passano da una prima ad una terza classe di qualità al confine
di provincia, mentre il canale della Chiana ha dei valori intorno al
quarto e quinto livello di qualità.
Su
questi livelli di qualità incidono le pressioni ambientali, sono stati
calcolati in base ai dati ISTAT e ai coefficienti per numero di addetti
per ogni attività industriale, gli abitanti equivalenti per ogni zona.
Vediamo come complessivamente la provincia di Arezzo ha un carico in
abitanti equivalenti intorno a 1 milione e 600 mila abitanti così
suddiviso: 50% dovuto agli allevamenti zootecnici, 32% agli scarichi
industriali e circa il 19% agli abitanti, popolazione residente
distribuiti nelle varie vallate; da notare come la Valdichiana abbia un
grosso carico zootecnico.
Per
quel che riguarda il sistema della depurazione civile nella provincia di
Arezzo in totale gli abitanti equivalenti trattati sono 206 mila. La
percentuale di depurazione divisa per vallata ci consegna i seguenti
dati: nel casentino con 44 mila abitanti abbiamo una depurazione del 18%
(rispetto alle altre vallate ha una percentuale di depurazione più
ridotta). Arezzo e Valdichiana hanno l’85% depurato. Il Valdarno ha
72% di scarichi civili depurati. Per la Valtiberina siamo nell’ordine
del 90,8% di scarichi non trattati, con il depuratore di Sansepolcro che
raccoglierà anche gli scarichi di Pieve Santo Stefano e di Anghiari che
dovrebbe entrare in funzione molto presto. Comunque numeri che si
commentano da soli.
Oltre
alla presenza dei depuratori è importante anche il controllo del loro
funzionamento, ambito nel quale dai controlli effettuati nel ‘97 si può
evidenziare che gli impianti più grossi, che vanno da 50 a 100 mila
abitanti, hanno una maggiore capacità depurativa, quindi troviamo negli
impianti più piccoli dei deficit depurativi dovuti a difficoltà
gestionali.
La
nuova legge sulle acque, 152 / 99, con modifiche Agosto 2000, definisce
le frequenze di controllo della depurazione, a seconda della loro
potenzialità, quindi negli impianti più grossi dovranno essere fatti
dei controlli più frequenti, per esempio il depuratore di Arezzo dovrà
essere controllato 24 volte all’anno per determinati parametri di tipo
civile, per gli scarichi di tipo industriali 6 volte all’anno, mentre
i depuratori da 10 a 50 mila dovranno essere controllati 12 volte
all’anno, come quelli da 2 mila a 10 mila. Quindi un impegno che la
nuova normativa richiede più approfondito.
È
poi importante il controllo degli scarichi di tipo industriale, da
controlli effettuati nella zona industriale di San Zeno si evidenzia
come circa il 19% si presentava non regolamentare dal punto di vista
chimico, mentre dal punto di vista dei test di tossicità, quindi con il
saggio con la pulce d’acqua, avevamo un 25% di campioni non
regolamentari.
Oltre
agli scarichi altro elemento che determina un peggioramento della qualità
ambientali è il livello della portata, quindi la quantità di acqua che
permane in un corpo idrico incide direttamente sulla sua qualità. I
corsi d’acqua appenninici hanno la caratteristica che nel periodo
estivo hanno una flessione notevole nei valori di portata.
Alla
stazione a Subbiano
sull’Arno, si vede che ad agosto abbiamo qualcosa come 600 litri di
acqua al secondo, quindi valori molto bassi; un’analisi dei valori di
portata per periodi dal ‘33 al ’68, dal ‘69 al ‘80 e dall’81
al ’90 mostra come in questi anni di osservazione abbiamo avuto
valori di portata più bassa nel mese di agosto (che si è esteso
nel periodo dall’81 al ’90 anche al periodo di settembre), fatto
dovuto anche ad una variazione delle attività agricole nei vari
periodi. Nel 1970 la superficie investita per la coltivazione delle
piante industriali tabacco, piante da semi oleosi (girasoli e soia), era
dell’ordine dello 0,4% del territorio, nell’82 del 3,1% mentre nel
‘90 è passato al 6,1%. Quindi da 1 a 16 come rapporto di estensione
di superficie coltivata, per le piante di tipo industriale; talle uso
agricolo del territorio comporta quello che si ripete tutte le estati,
ovvero il problema delle emergenze estive.
Corsi
d’acqua come la Chiana e i torrenti minori tendono a diminuire la loro
portata fino al collasso biologico.
Altro
aspetto collegato è quello dell’aumento, nel periodo estivo in alcune
vallate e in particolare nel Casentino, del numero degli abitanti
residenti. I dati dal ’90 al ’95 mostrano, per tale parametro, un
sensibile incremento nel periodo estivo, con un picco del mese
d’agosto; una situazione quindi dove diminuisce la portata ed
aumentano i consumi e gli scarichi di tipo civile.
Un
breve cenno alla rinaturalizzazione e all’importanza della non
banalizzazione del corso d’acqua attraverso interventi di taglio della
vegetazione, rettificazione e canalizzazione delle rive, come purtroppo
ancora registriamo sui nostri corsi d’acqua. Per migliorare le
caratteristiche del fiume bisogna garantire l’andamento naturale ad
anse e la fascia di vegetazione ripale, solo così possiamo conservare
il potere autodepurante a cui si accennava prima.
Abbiamo
finora visto la qualità delle acque, la pressione ambientale,
analizziamo ora gli obiettivi di qualità. Gli obiettivi fissati dall’Art.
5 della nuova normativa prevedono che entro il 30 aprile del 2003
vengano classificati i corsi d’acqua e a tal proposito dovremo
classificare, per quanto riguarda la Provincia di Arezzo, circa venti
corsi d’acqua e proprio per l’idoneità alla vita acquatica, entro
il 2008, dovrà essere ottenuta la qualità sufficiente. Nel piano
stralcio dell’Autorità di Bacino gli obiettivi di qualità per quanto
riguardava l’Arno erano dalla sorgente fino a Ponte Buriano, entro il
2003, il mantenimento e il raggiungimento della qualità idonea alla
vita dei pesci, per le specie sia ciprinicole che salmonicole, mentre
per il tratto che va da Ponte Buriano fino all’Anconella di Firenze
l’obbiettivo di qualità era quello di mantenere entro il 2003 la
classe A2 relativa all’acqua che deve essere potabilizzata presso
l’impianto in quel luogo localizzato; l’obbiettivo B era invece di
riportare entro il 2007 il tratto di Firenze a livelli di balneazione,
cosa che non credo sarà realizzabile.
Per
terminare l’aspetto fondamentale è quello degli strumenti politici e
della pianificazione ambientale, gli enti le autorità preposte alla
tutela della risorsa idrica hanno completato e definito gli atti
necessari alla pianificazione del territorio, secondo i principi
ispiratori delle direttive comunitarie. La legge sulle acque ha fissato
quelle che sono le scadenze temporali, l’Autorità di bacino del fiume
Arno ha prodotto un Piano Stralcio, la Regione sta definendo il Piano di
risanamento delle acque, l’Amministrazione Provinciale ha presentato
il Piano Territoriale di Coordinamento, che deve armonizzare i piani
strutturali dei Comuni sulla base dell’integrazione delle conoscenze
sullo stato dell’ambiente e sulle attività antropiche. Allo stesso
tempo nella Provincia d’Arezzo si è istituita la prima Autorità
d’Ambito Territoriale Ottimale e si è proceduto all’affidamento
della gestione del ciclo delle acque all’Ente gestore unico.
Quindi
tutto questo complesso sistema di strumenti normativi politici
amministrativi e gestionali, creati per il risanamento e la tutela delle
acque, si trova in una fase di particolare crescita e di ampie
prospettive. I vari piani contengono, a nostro parere, tutte quelle
normative, indirizzi e prescrizioni frutto di una visione ambientale
interdisciplinare e intersettoriale. Infatti gli interventi necessari
per la difesa del suolo determinano anche il miglioramento della qualità
delle acque, la protezione e conservazione dell’ambiente e della
risorsa acqua mediante interventi capillari sull’intero territorio,
fin dalla sorgente, rappresenta il principio fondamentale per
preservarne le capacità autodepurative e mantenerne inalterati i
livelli di qualità.
Dal
necessario coordinamento di vari piani che devono incontrarsi ed
integrarsi e dalla loro corretta applicazione dipenderà il
raggiungimento degli obiettivi prefissati. A tal fine sarà necessario
che nelle fasi di attuazione dei piani strutturali vengano garantite
tutte le norme le direttive e tutte le indicazione dei vari piani
sovraordinati, quali PTC, Piano di Bacino, eccetera.
Grazie.
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