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Il
torrente Presale, torrente nel quale è iniziata questa iniziativa di
gestione, è un classico torrente di piccola portata appenninico di
medio-alto corso, nel senso che lo sviluppo altimetrico va dai circa 700
metri slm fino ai 1200 metri, e consiste in una serie di aste fluviali e
torrentizie che confluiscono poi nel bacino principale del fiume
Marecchia che drena le proprie acque in Adriatico ed in particolare
nella città di Rimini. Siamo quindi ai margini orientali della Toscana
e della Provincia di Arezzo.
Badia
Tedalda, territorio dove insistono questo corsi d’acqua, è un
classico paese appenninico di circa 1000 abitanti quindi di piccole
proporzioni.
La
società di pesca che noi rappresentiamo contava inizialmente un numero
di 15 - 20 persone che confluivano in questo Club. Appassionati della
Pesca con esca artificiale, stanchi di percorrere centinaia chilometri
per trovare acque che ci consentissero di svolgere il nostro sport con
soddisfazione, abbiamo pensato di poter costruire qualche cosa a casa
nostra visto che bene o male il torrente ce lo avevamo. E’ nata così
l’idea di realizzare quest’area a regolamento specifico, mirata alla
pesca con esca artificiale, dove si pratica la pesca a rilasciare, nota
anche come no-kill. Abbiamo quindi contattato la Provincia di Arezzo che
ci ha subito manifestato la sua disponibilità sotto tutti i punti di
vista.
L’intoppo
iniziale era rappresentato dalla Legge Regionale che fissava dei criteri
ben precisi sulla possibilità di realizzare gestioni di questo tipo ma,
anche a seguito di incontri con il Dr. Brunetti, siamo poi riusciti a
superare tutti questi scogli, riuscendo a realizzare questo progetto di
Area a Regolamento Specifico nell’anno 1999 finalizzato alla pesca con
esca artificiale. La zona era inizialmente organizzata in n. 2 settori
dove era consentito pescare a mosca e a spinning.
Il
primo anno è stato subito un gran successo, infatti, nonostante i
permessi di pesca fossero limitati, per le caratteristiche di portata
del fiume, abbiamo subito pensato di istituire un numero chiuso di
permessi di pesca per evitare un sovraffollamento che potesse in qualche
modo danneggiare i fruitori ed il fiume stesso.
Il
primo anno aprendo la pesca dal 6/03/99 al 03/10/99 abbiamo
rilasciato subito n. 417 permessi di pesca, per un totale di n. 150
pescatori iscritti nella zona che l’hanno frequentata pescando con le
tecniche di cui sopra. Le catture segnalate correttamente sono risultate
n. 1837, considerando uno sviluppo della zona di circa 2 Km. Tenendo
conto del fatto che la prassi di segnalare la cae madre che è l’Enalpesca,
siamo inoltre affiliati all’UNPM e quindi anche al coordinamento
toscano qui presente, dei pescatori a mosca e quindi formiamo una bella
famiglia, l’interesse sulla gestione c’è, i risultati anche, e ci
incoraggiano a cercare sempre di più a migliorarci.
A
nostro avviso quello che manca sono proprio i progetti che vengono dai
club e dai pescatori, senza i quali crediamo che qualsiasi tipo di
iniziativa sia destinata a fallire perché non è pensabile che
l’Amministrazione Provinciale possa gestire autonomamente una zona a
ripopolamento specifico di qualsiasi natura.
Quindi
l’invito alle associazioni di pescatori è quello di presentare
progetti e noi siamo sicuri, anche sulla base della nostra esperienza,
che l’amministrazione sarà ben lieta di promuoverli.
L’unica
cosa che l’Amministrazione Provinciale deve fare è la tutela degli
habitat, perché questo è il nodo dolente. E’ inutile parlare di
tutela della fauna, dei pesci quando poi lungo il fiume troviamo le
ruspe a devastare tutto. Questo deve stare alla base di tutto, perché
altrimenti avviene la contraddizione che da una parte si finanziano
lavori e progetti pregevoli come quello del Marecchia e del Foglia, e
dall’altra parte gli stessi Enti autorizzano, negli stessi luoghi di
caratteristiche ambientali di particolare pregio, lavori in alveo che
hanno del catastrofico.
E’
auspicabile che venga fatta una legge sulla pesca che stabilisca delle
regole anche per questi tipi d’intervento.
Grazie.
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