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Anche
sulla base di quello che è stato detto fino ad ora credo che i punti da
sottolineare siano diversi: il primo è che non si può gestire in
maniera corretta se non si conosce; quindi le conoscenze del territorio
e dei sistemi acquatici in questo caso, diventa fondamentale ai fini
della redazione dei piani di gestione, poi queste conoscenze devono
essere opportunamente trasformate in scelte, in piani, che andranno
sottoposti alla divulgazione dei risultati. L’ultimo passaggio
rispetto alle scelte gestionali, sono i controlli, credo che qualsiasi
piano venga fatto, se non viene opportunamente controllato per quanto
riguarda gli esiti, alla fine divenga sostanzialmente inefficace se non
inutile.
Nell’ambito
di questo approccio vi racconto l’esperienza di Montedoglio. Essa
rappresenta uno studio partito da molto lontano, stiamo lavorando da
dieci anni nella rete idrografica del Tevere toscano in collaborazione
con l’Amministrazione Provinciale di Arezzo.
Credo
che valga la pena sottolineare come è stato portato avanti questo
studio: ricordo la sala qui, alla sua presentazione, piena di persone,
partecipava ovviamente la Provincia di Arezzo anche con le sue guardie,
ma c’erano anche i Comuni, il Consorzio Umbro Aretino, l’ARPAT
(allora era il Presidio Multizonale); quindi abbiamo visto lavorare in
sinergia forze e competenze diverse.
Lo
studio si configura come intervento di Carta Ittica di secondo livello,
in quanto successivamente, nei primi mesi del 2000, abbiamo consegnato
all’Amministrazione un Protocollo di Gestione, redatto non in maniera
asettica, ma discusso con le associazioni di pesca.
Per
quanto riguarda gli interventi di studio e di controllo sono stati fatti
in più riprese; il primo è del 1992, il secondo è del 1994,
l’ultimo è del 1998/99, quindi tre passaggi sulla rete dei corsi
d’acqua e sul bacino.
Credo
di poter dire che per Montedoglio le prospettive siano molto
interessanti perché ci sono interessi d’uso diversi. A partire dal
1992 sono stati fatti una serie di studi esemplari, perché è stata
analizzata l’area idrografica, le caratteristiche ambientali a partire
da quelle geologiche, sono state prodotte delle carte tematiche vere e
proprie, ricordo soltanto l’analisi delle opere in alveo, qualcosa
come 600/700 opere in alveo, traverse di vario tipo e di varia altezza
che rappresentano un grosso problema e sono state tutte cartografate.
A
parte la caratterizzazione della rete idrografica vera e propria si è
puntato anche a considerare gli effetti dell’antropizzazione, c’è
stato un censimento delle reti degli acquedotti delle fognature, e
naturalmente la stessa attenzione è stata destinata alla
caratterizzazione delle acque e dei corsi d’acqua e del lago compresa
la fauna ittica. Credo che non esista uno studio così articolato e
particolareggiato condotto da vari specialisti come quello di
Montedoglio.
Lo
studio è stato fatto sia sul lago che sulla rete idrografica. La diga
che ha interrotto il deflusso delle acque del Tevere e dei Torrenti
Vignana e Singerna ha determinato la realizzazione di un invaso, che a
regime avrà una capacità da 153 milioni di metri cubi d’acqua,
interessando un’area di circa 240 chilometri quadrati.
Credo
sia interessante verificare la situazione ittica. Nell’ultimo
aggiornamento 98/98 sono state censite 15 specie cinque indigene e dieci
introdotte. Interessante è anche il confronto dei censimenti
‘92/’94/’99. Nel ‘92 alcune specie non erano presenti; nel ‘94
se ne sono aggiunte di nuove e ne sono scomparse altre. Inizialmente il
lago era popolato da specie aerofite, cioè tutte le specie che venivano
dal Tevere dal Singerna e dal Tignana, poi andando avanti negli anni
queste specie sono gradualmente scomparse, in un processo d’evoluzione
continua, tanto che ritengo la situazione di oggi diversa da quella
censita dallo studio, perché ogni giorno assistiamo alla comparsa di
una specie nuova.
Le
caratteristiche dei popolamenti ittici. Ci sono diversi parametri
analizzati per valutare lo stato delle popolazioni ittiche; credo che
questo sia un dato interessante per il lago di Montedoglio. La
situazione del lago è abbastanza buona, come per tutti i laghi però va
incontro ad un rischio che è rappresentato dalla stratificazione, si
tratta di un fenomeno di riscaldamento delle acque superficiali che si
verifica in estate e determina una separazione degli strati superficiali
rispetto agli strati di fondo, che possono non circolare più e alla
fine possono presentare un problema di ossigenazione, per cui in alcuni
mesi si manifesta una carenza di ossigeno.
Per
desumere le caratteristiche dell’ambiente analizzando le popolazioni
ittiche si è operato su vari parametri, ad esempio si è analizzato le
abitudini alimentari dei pesci, ci sono indicazioni in letteratura che
dimostrano che se gli onnivori superano una certa percentuale la
situazione ambientale stia in qualche modo degradando, questa
percentuale di riferimento è del 20 % e in questo caso la percentuale
di onnivori è il 55 %. C’è però un dato significativo per
Montedoglio di cui tener conto, infatti anche se la popolazione di
onnivori è abbastanza alta ci sono almeno due popolazioni di carnivori
che in qualche modo rappresentano un elemento di controllo dei
primi.
Altri
parametri: la densità per settore, il lago certamente non è un lago
omogeneo, il Tevere in alto, a destra il Tignana a sinistra il Singerna,
al centro il corpo del lago vero e proprio più profondo, allora questo
spiega come mai la densità il numero di pesci per metro quadrato cambi
nei diversi punti del lago; la densità maggiore si riscontra dove entra
il Tevere e in altri settori tipo il settore 3, il settore 7 e il
settore 2.
Ovviamente
più o meno una situazione di questo tipo si riscontra per la biomassa.
L’abbondanza
per specie: questo credo sia un dato estremamente significativo.
Rispetto al censimento che avete visto, la popolazione che presenta il
numero di individui più elevato è rappresentato dall’Alborella,
dalla Scardola, il Persico Reale, poi Anguilla, Cavedano,
Luccio Cobite, Pesce gatto e Tinca.
Più
o meno una situazione di questo tipo, anche se leggermente cambiata, si
riscontra per la biomassa, in questo caso le specie più abbondanti sono
il Carassio dorato e la Carpa che, in virtù delle dimensioni che
possono raggiungere, pesano maggiormente.
I
risultati generali: il quadro d’insieme delle conoscenze porta la alla
proposta di gestione. Per questo abbiamo considerato vari parametri:
specie dominanti, densità, standing
grop, relazione lunghezza-peso (valori ottimali al proposito li
troviamo nel Luccio, nel Persico reale, il Persico
trota). Purtroppo, come evoluzione attuale, rispetto alla situazione
iniziale il Persico Reale ha subito un forte decremento. Per
l’accrescimento teorico, la struttura di popolazione (che indica lo
stato di una popolazione), l’assortimento degli individui, è
risultata buona soprattutto la situazione della Scardola, tanto
è vero che oggi il lago di Montedoglio potremmo classificarlo
tranquillamente come un “lago a Scardola”.
Questa
non è una specie nobile o d’interesse per la pesca, in ogni modo la
sua prevalenza, unitamente ad altre specie, sottolinea la validità di
quello che avevo detto all’inizio, cioè la preoccupazione che il lago
di Montedoglio possa evolvere verso una situazione di tipo eutrofico.
Il
piano di gestione ittica è il risultato di lunghissime discussioni che
abbiamo fatto qui ad Arezzo, a Sansepolcro e a Pieve Santo Stefano, per
cui tenendo conto dello sforzo che abbiamo fatto, abbiamo puntualizzato
tutti gli elementi che potevano o dovrebbero caratterizzare il Piano di
Gestione; naturalmente lo abbiamo fatto ragionando sugli interessi di
quest’area.
I
requisiti fondamentali di un piano di gestione la fauna ittica sono la
regolamentazione, il prelievo, il controllo.
Per
quanto riguarda la classificazione, tenendo conto della situazione
complessiva della comunità ittica, abbiamo definito Montedoglio come un
lago con una comunità mista Ciprinidi e predatori, i Ciprinidi
caratterizzati soprattutto da Alborella, Scardola e Triotto,
i predatori da Persico reale, Persico trota, Luccio e Anguilla.
Qui già si cominciano a dare delle indicazioni su ripopolamenti,
divieti di pesca, taglia minima, limitazione alla pesca, limitazione
all’attrezzatura, miglioramento dell’habitat, per esempio in alcuni
casi s’indica la necessità di vegetazione perché il lago di
Montedoglio è completamente privo di vegetazione, oppure letti di frega
per il Persico Reale. Poi abbiamo dato le indicazioni di gestione, la
frequenza dei controlli, ecc.
Questa
alla fine a portato ad individuare un’ipotesi che è quella che è
stata discussa dall’Amministrazione provinciale con le associazioni di
pesca, la proposta, su cui in qualche modo tutti quanti abbiamo
convenuto, è quella di individuare un’area a regolamentazione
specifica. Un punto su cui abbiamo discusso lungamente è rappresentato
dal fatto che noi abbiamo ritenuto parlare di pesci e parlare della
gestione dei pesci soprattutto in termini di valorizzazione socio
economica complessiva, perché riteniamo che la pesca possa indurre dei
risultati pratici positivi anche per il resto dell’economia
dell’area. Garantire la continuità di pesca. Potenziare il processo
riproduttivo delle specie, raggiungere un grado d’accrescimento
soddisfacente, avere popolazioni con una struttura soddisfacente,
razionalizzare la gestione ittica e infine arrivare al risultato di
poter eliminare i ripopolamenti. Sono tutti obiettivi da perseguire.
Gli
adempimenti. Controllo degli accessi dell’area, monitoraggio delle
popolazioni, dello sforzo pesca e del pescato, regolamentazione delle
attrezzature. Si parte dall’inquadramento generale dell’area fino ad
arrivare a risolvere problemi che sono rappresentasti dalla mitigazione
o dalla eliminazione delle opere in alveo. Le caratteristiche
dell’area a regolamentazione specifica, i corsi d’acqua esclusi, i
corsi d’acqua proposti, la scelta dell’area a regolamentazione
specifica e del tipo di pesca (es. no – kill), sono aspetti discussi.
Quindi si sono definite le caratteristiche essenziali della
regolamentazione che interviene su quella classificazione che abbiamo
fatto precedentemente.
A
questo punto credo di poter rispondere al quesito che è stato fatto
nell’invito, ossia quali sono le prospettive. Le prospettive sono
veramente interessanti per quest’area, il problema che abbiamo
riscontrato rispetto a tutto il lavoro fatto da più operatori, è
rappresentato dal fatto che il rapporto con le associazioni, per lo meno
con le associazioni che erano state individuate all’inizio,
associazioni locali di pesca a Pieve Santo Stefano, sostanzialmente non
è proseguito rispetto ad una situazione di stallo. I pescatori si
aspettano che l’Amministrazione garantisca alcuni diritti o favorisca
quelli che sono gli interessi della pesca, un modello di gestione di
questo tipo richiede che tutti quanti facciano un passo avanti. Quindi
io direi che probabilmente c’è ancora bisogno che si diffonda fra
tutte le associazioni una disponibilità ad impegnarsi direttamente
nella gestione, per esempio per il problema del controllo. Spero che
questo dibattito, che abbiamo aperto da oltre un anno con le
associazioni, maturi progressivamente e mi auguro che un convegno di
questo tipo serva a dare un’ulteriore spinta.
Questo
lavoro che è stato fatto contiene tutti gli elementi per ottenere una
valorizzazione dell’ambiente e socio economica complessiva. I pesci
sono qualcosa che va al di la degli interessi dei pescatori,
rappresentano una risorsa comune che dovrebbe comportare un impegno da
parte di tutti.
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