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Il
lago Trasimeno, situato a 257 m sul livello del mare, rappresenta per
estensione il quarto lago italiano ed il più grande dell’Italia
peninsulare.
Folco
Quilici fece tempo fa, in un suo documentario, una gaffe clamorosa
parlando del Trasimeno come lago toscano, il che scatenò un putiferio
in Regione, tanto che poi il famoso giornalista si scusò ufficialmente,
però qui possiamo dire che è umbro solo da un punto di vista politico
perché in realtà è al confine molto vicino ad Arezzo.
E’
un lago tipicamente laminare in quanto abbina una grande estensione (126
Kmq di superficie, 54 Km di perimetro) ad una scarsa profondità
(massima 6.30 metri, media 4.72 metri).
Il
Trasimeno è un lago di grandissima importanza, il quarto lago
d’Italia, il più grande dell’Italia peninsulare, erroneamente è
assimilato agli altri laghi dell’Italia centrale Bracciano e Bolsena
in realtà è simile soltanto come profilo perché è un lago di origine
tettonica quindi non vulcanico, i laghi di Bracciano e di Bolsena sono
dei coni vulcanici quindi formati ad imbuto con oltre 100 metri di
profondità. Il Trasimeno ha invece una grandissima superficie, circa 12
mila ettari, 126 chilometri quadrati, ma con quella profondità media
sopra riportata, quindi è un lago laminare dovuto ad uno sprofondamento
di una vasta area per movimenti tellurici, movimenti epirogenetici, che
nel Quaternario medio interessarono le zone occidentali dell’Umbria.
Quindi un lago antico che si è creato con il riempimento di questa
depressione a seguito di pioggia, il lago Trasimeno infatti non ha dei
veri e propri affluenti, ma una serie di torrentelli che a seguito di
piogge scaricano tutta l’acqua nel lago. Il Trasimeno è un lago
chiuso, privo cioè di un emissario naturale ed è alimentato
prevalentemente dalle acque piovane; di conseguenza il suo regime
idrologico, strettamente dipendente dall’andamento pluviometrico,
presenta forti oscillazioni stagionali e pluriennali. Un lago che sulla
carta ha un tempo di ricambio molto lungo 24 –30 anni, in realtà
molto superiore.
Per
questo motivo nel corso della storia fin dall’epoca dei Romani furono
realizzati una serie d’interventi per la costruzione di canali
artificiali che consentissero di porre rimedio ai fenomeni
d’impaludamento che si verificavano nei periodi di scarse
precipitazioni e a quelli di allagamento nei periodi di piogge
abbondanti.
Attualmente
il Trasimeno presenta un solo immissario importante, il canale
artificiale dell’Anguillara che raccoglie le acque dei torrenti Tresa,
Rio Maggiore, Moiano e Maranzano.
L’emissario
anch’esso artificiale, è ubicato nei pressi di San Savino e funge da
regolatore del livello del lago, facendo defluire verso il Tevere le
acque di piena. Considerate che nel ‘600 si innalzò in un solo
inverno di oltre 4 metri, quindi per limitare questo problema venne
creato questo emissario artificiale.L’imbocco dell’emissario è
sbarrato da una paratoia di metallo che serve alla regolazione della
quota di sfioro e quindi del livello del lago e costituisce un ostacolo
insormontabile alla risalita del pesce da valle, rendendo il Trasimeno
un invaso totalmente chiuso dal punto di vista ittico.
Attualmente,
a causa della perdurante siccità, da circa dieci anni il livello del
lago è al disotto del livello di sfioro.
Dallo
specchio lacustre emergono tre isole, Maggiore, Minore e Polvese che
insieme non raggiungono una superficie totale di un Kmq.
Le
coste, generalmente basse e paludose, con l’eccezione dei promontori
di Monte del Lago e Castiglione del Lago, sono circondate da una fascia
di canneto di ampiezza variabile, in relazione al grado di acclività
delle rive e con estensione massima in zona “La Valle” dove il
canneto supera anche 1 Km di larghezza.
Dal
punto di vista biologico il Trasimeno per le sue caratteristiche
fisico-chimiche e morfologiche (scarsa profondità, uniformità della
temperatura e di altri parametri in superficie e sul fondo) è molto
ricco di vita sia animale che vegetale.
La
vegetazione acquatica è rappresentata da alghe sessili e libere (fitoplancton)
e da idrofite sommerse, galleggianti ed emerse che, data la scarsa
profondità, crescono anche sul fondo del lago.
La
ricchezza di vegetali determina una forte presenza di vita animale che,
partendo dallo zooplancton (rotiferi, protozoi, copepodi e cladoceri) e
dai numerosissimi invertebrati acquatici (molluschi, anellidi,
crostacei, insetti ) giunge fino ai vertebrati.
Tra
questi particolarmente importante, soprattutto da un punto di vista
quantitativo, risulta essere la fauna ornitica con un’abbondanza di
specie stanziali e migratorie per le quali il Lago rappresenta
un’insostituibile zona di sosta o di svernamento.
Tale
ricchezza di vita trova riscontro anche per quanto riguarda la fauna
ittica la cui abbondanza ha anche dato vita, soprattutto in passato, ad
una fiorente attività di pesca professionale, con un pescato annuale
che ha più volte ampiamente superato, negli anni ’60 e ’70 i 10.000
q.li (Gianotti, 1962, 1964, 1969; Gianotti et al. 1975, Gianotti e
Giovinazzo 1975, Gianotti et al. 1984).
La
comunità ittica del lago Trasimeno ha però nel tempo subito
stravolgimenti tali da poter essere preso come esempio di come e quanto
l’uomo possa influire con i suoi interventi.
Le
informazioni esistenti, facendo riferimento anche a testi antichi,
dimostrano che le specie autoctone del lago originariamente erano
pochissime, solo sei: Luccio (Esox
lucius L.) Cavedano (Leuciscus
cephalus L.), Tinca (Tinca
tinca L.), Scardola (Scardinius
erythrophthalmus L.), Anguilla (Anguilla
anguilla L.) e Rovella o Lasca
(Rutilus rubilio Bp.).
Quest’ultima
si è estinta in tempi recenti, visto che figurava ancora nell’elenco
delle specie presenti nel 1966 (Moretti e Gianotti1966). Le motivazioni
di tale scomparsa non sono del tutto chiare, ma sicuramente
riconducibili a fenomeni di competizione-predazione causati da specie
alloctone ( es. Lepomis gibbosus L. ) ed a mutamenti di tipo
ambientale (Natali, 1993).
Anche
il Luccio è ritenuto autoctono anche se la tradizione vuole che
sia stato immesso nel 1358 dai Senesi, nell’intento di danneggiare i
Perugini, perché distruggesse con la sua presunta voracità la fauna
ittica del lago (Moretti G.1977), ma tale riferimento non trova
fondamenti storici attendibili.
Del
resto già nel 1500 Matteo dall’Isola nella Trasimenide
cita di aver assistito all’attacco di un grosso Luccio (“Lupus”) ad una volpe intenta ad abbeverarsi (Moretti G. 1977).
Anche
nell’affresco “ La Creazione del Mondo” della Basilica Superiore
di S. Francesco (parete Nord) in Assisi, dipinto dal pittore romano
Jacopo Torriti tra il 1290 ed il 1295, vengono rappresentate specie
ittiche che in quel tempo erano evidentemente presenti nella zona, fra
le quali è ben riconoscibile il luccio (Magro P.1997). Il dipinto
rappresenta la creazione ed è molto interessante il fatto che tutti
hanno considerato questo affresco come rappresentativo della vita del
mare, in realtà un pittore del ‘200 che doveva dipingere dei pesci,
non essendoci a quell’epoca internet o rappresentazioni fotografiche,
per dipingere dei pesci doveva prima andarli a vedere, e guarda caso in
questo affresco troviamo i pesci del Trasimeno, troviamo delle Anguille,
un Luccio, troviamo dei pesci che, con un po’ di fantasia,
rappresentano Tinche e Scardole.
Nel
1710 invece il lago è oggetto della prima immissione ufficiale; il
barone Ancaiani introdusse dal lago di Bolsena la Carpa o regina
(Cyprinus carpio L.), entrata
da allora a fa parte della comunità ittica del lago Trasimeno (Moretti
G., 1977), che vide il numero delle specie salire a sette.
Nel
1813 fu tentata l’introduzione della Trota fario (Salmo
trutta L.), ma ovviamente senza successo, per l’incompatibilità
delle condizioni ambientali del lago con le esigenze di tale specie
(Moretti G., 1977).
Nel
1900 invece iniziarono, anche a seguito dell’istituzione nel 1917 del
Consorzio Pesca ed Acquicoltura del Trasimeno, ricorrenti ed in certi
casi massicci interventi di ripopolamento volti a sostenere e potenziare
l’attività di pesca professionale, anche attraverso l’introduzione
di specie nuove, ritenute di maggiore interesse economico.
Lo
stravolgimento totale lo abbiamo nel ‘900 perché si comincia a
prendere in seria considerazione il ripopolamento, vale a dire
potenziare la produzione ittica del lago, che era già notevolissima,
perché era una risorsa alimentare di notevole importanza, ci sono
documentazioni storiche da cui risulta che la pesca era regolamentata
anche in maniera severa anche nel settecento nel cinquecento. Mentre
oggi abbiamo la catena del freddo per cui abbiamo pesce fresco
senegalese sulle nostre tavole, un tempo per avere pesce fresco
bisognava attingere a risorse vicine, quindi il pesce del Trasimeno,
oggi un po’ bistrattato, a quel tempo era il Pesce, la risorsa
alimentare per il perugino.
le
immissioni, per arricchire questo popolamento ittico; nel 800 si
sperimentò la Trota per esempio, senza successo perché le
caratteristiche ambientali del lago non sono compatibili con la Trota.
Negli
anni Venti cominciarono le immissioni massicce, di specie che potevano
essere d’interesse. Attualmente ci troviamo con venti specie, quindi
sono quasi quadruplicate, molte immesse accidentalmente, altre
volontariamente, per alcune è stato un successo dal punto di vista
della specie e anche dal punto di vista della pesca, il Persico reale,
il Latterino, localmente sono delle risorse
importantissime.
A
partire dagli anni ’20 le immissioni si susseguirono con frequenza
crescente, tanto che nel 1966 la comunità ittica del Trasimeno contava
ben diciassette specie di cui sei indigene, sette esotiche acclimatate e
quattro esotiche non acclimatate (Mugilidiae) (Moretti e Gianotti,
1966).
E’
importante sottolineare che molte introduzioni sono state accidentali
(es. Latterino), causate dall’utilizzo di materiale ittico non
abbastanza selezionato, anche se poi hanno avuto successo. Altre
immissioni purtroppo sono state devastanti, tipo il Pesce gatto
che negli ultimi tempi ha avuto un’espansione a macchia d’olio, ma
che per fortuna è ritornato entro limiti accettabili.
Altre
ancora non hanno avuto esito, quali quella del Coregone (Coregonus
sp.) e della Spigola (Dicentrarchus
labrax), sempre per l’inadeguatezza delle caratteristiche del lago
a quelle biologiche di tali specie.
Dicevamo
che la maggior parte delle specie ittiche però sono state immesse
accidentalmente, frammiste a materiale da ripopolamento non abbastanza
selezionato. Ad esempio l’immissione di Muggini, che non si
riproducono in acqua dolce, ma crescono benissimo, anche perché il
Trasimeno ha delle acque molto ricche di sali, se non ci sono inverni
troppo freddi, perché sapete che le specie eurialine che vengono dal
mare temono il freddo e se il lago
va al di sotto di una certa temperatura muoiono. Ora il clima
dell’Umbria è abbastanza mite, quindi riescono a sopravvivere
abbastanza bene. Tale immissione però ha comportato l’ingresso di due
Ghiozzi di acqua salmastra e del Latterino, che non è
stato immesso volontariamente, è stato introdotto accidentalmente anche
se poi ha avuto un grande successo.
L’Anguilla,
che un tempo giungeva al lago dal mare risalendo il Tevere, con cui
l’emissario è in comunicazione attraverso i torrenti Caina e Nestore,
è ormai da lungo tempo impedita nella rimonta dagli sbarramenti
idroelettrici realizzati nella zona di Roma. La presenza di tale specie
è pertanto garantita nel lago da immissioni di materiale giovanile
(ceche e ragani) il cui reperimento è comunque sempre più difficile ed
il cui costo è divenuto in certi momenti proibitivo.
Nel
1988 (Natali, 1989) le specie censite furono diciannove, ma in realtà i
nuovi ingressi sono stati più di due in quanto nel frattempo dal 1966
si è registrata la scomparsa della Rovella o lasca (Rutilus
rubilio Bp.), di un Cobite (Sabanejewia
larvata De Fil.) e di tre delle quattro specie di Mugilidi
(non più oggetto di semine e non acclimatati).
Nel
1990 (Mearelli et al., 1990) il numero delle specie venne riportato a
diciotto in quanto il mondo scientifico stabilì che i carassi presenti,
sia nella colorazione selvatica che in quella rossa, appartengono ad
un’unica specie Carassius auratus L., escludendo la presenza nel lago e su tutto il
territorio nazionale di Carassius
carassius L. L’introduzione del Carassio è stata
devastante perché ha costituito una popolazione di dimensioni immense.
Abbiamo in corso piani di contenimento, ma vi immaginerete cosa
significa tirare fuori seimila quintali di pesce, e poi smaltirle,
immaginate i costi e le problematiche. Stiamo cercando di potenziare le
specie competitrici, con il Centro Ittiogenico che abbiamo a
Sant’Arcangelo, stiamo potenziando Carpa e Tinca e allo
stesso tempo stiamo cercando un utilizzo di specie che non hanno forme
di commercializzazione, ad esempio stiamo testando la possibilità di
farne mangime per gatti.
Nel
1997 nella zona di Castiglione del Lago (Freyhof, 1998) vennnero
rinvenuti numerosi esemplari di un piccolo Ghiozzo di origine
salmastra Pomatoschistus
canestrinii Ninni (Gobidae), anche questo sicuramente entrato a far
parte della comunità ittica dal Trasimeno mescolato a novellame di
cefalo (Mugil cephalus L.), immesso a fini di ripopolamento.
Nell’inverno
1999-2000 vennero catturati i primi esemplari di Pseudorasbora
parva Sch..
Oggi
le segnalazioni non sono più occasionali, ma molto frequenti, tanto da
poter considerare la Pseudorasbora la ventesima
specie ittica acclimatata nel lago Trasimeno.
Anche
per quanto riguarda gli invertebrati negli ultimi anni si segnala la
comparsa di specie esotiche come il mollusco bivalve Dreissena
polymopha Pallas (Spilinga et al., 2000) ed il gambero Procambarus clarki.
L’evoluzione
della comunità ittica del lago Trasimeno, è un valido esempio che
dimostra quanto incisiva e rapida possa essere la mano dell’uomo nello
stravolgere un ecosistema acquatico. In pochi decenni la comunità
ittica del lago ha, infatti, visto quasi quadruplicare il numero delle
specie che per decine di migliaia di anni era rimasto immutato.
L’introduzione di specie ittiche esotiche o di ceppi di specie già
presenti, diversi da quelli autoctoni, anche se in alcuni casi ha
conseguenze positive immediate per la pesca sportiva e professionale,
comporta modificazioni permanenti non solo delle comunità ittiche, ma
degli stessi ecosistemi coinvolti, i cui effetti sono molto difficili da
prevedere e valutabili solo a distanza di molto tempo.
Si
auspica che in futuro l’accresciuta sensibilità verso queste
problematiche inducano gli Enti preposti ai ripopolamenti ed il mondo
della pesca sportiva, come del resto si sta verificando, ad assumere
atteggiamenti più prudenti e responsabili, anche se per molte realtà
come appunto il lago Trasimeno il danno è già fatto ed è ormai tardi.
Credo
che nel Tevere prima di Montedoglio non ci fossero certe specie ittiche
come il Pesce Gatto, il Carassio, il Persico Sole perché l’ambiente
torrentizio probabilmente non era idoneo a queste specie. Ma come si
crea un nuovo invaso compaiono nuove specie ittiche e la storia delle
uova attaccate alle zampe delle Anatidi, ormai fa parte della tradizione
popolare, è dimostrato non vera, sono i pescatori sportivi che, spesso
in buona fede, il pesciolino vivo invece di ammazzarlo, lo portano in
giro. Questo ha comportato per esempio in Umbria la comparsa del Siluro
nel lago di Corbara, non c’è arrivato certo da solo, non volano i
Siluri. Bisogna lavorare molto sull’educazione e sul coinvolgimento
dei pescatori sportivi, grazie anche alle associazioni dei pescatori che
possono essere un importante tramite tra le istituzioni e i praticanti.
Però, vi dico sinceramente che su situazioni come queste c’è poco da
fare, bisognerebbe trovare il modo di limitare ancora. Tra tecnici ormai
l’argomento più comune è:”che ti è arrivato di nuovo?”
Quando
un pesce supera (sicuramente non a piedi) l’arco alpino poi nel tempo
pian piano dilaga, con ripopolamenti malfatti o per iniziativa di
privati, comunque il pesce si espande e purtroppo forse non ci rendiamo
conto di quanto danno si è fatto, danno permanete, noi stiamo incidendo
su un qualche cosa di cui si parlerà, se ancora il genere umano ci sarà,
tra diecimila anni, perché noi stiamo agendo addirittura sulla
speciazione. Probabilmente se certi ceppi di Trota, o anche altre
specie, fossero rimasti isolati fra diecimila o cinquantamila anni forse
sarebbero diventati qualcosa di diverso, noi mescolando pesci, specie,
ma anche ceppi della stessa specie, noi stiamo inconsciamente
interferendo con l’evoluzione e questa è una cosa che deve
coinvolgerci a livello morale.
Oggi
si è parlato del fenomeno degli uccelli Ittiofagi, è un fenomeno che
sul Lago Trasimeno può essere retto da un ecosistema così vasto, ma se
vi venissi dire quello che abbiamo calcolato come pescato dai Cormorani
sul Lago Trasimeno, (abbiamo dei dati estremamente precisi perché
abbiamo fatto fare degli studi sulla quantità qualità e sull’età
dei pesci catturati), vi impressionereste. Nell’inverno 95/96 una
tonnellata di pesce al giorno se ne andava con i Cormorani per sei mesi,
quindi intorno ai 1500 quintali dei pesci se ne è andata con i
Cormorani. Attualmente la popolazione è cambiata, è cambiato anche
l’insieme delle specie, mantenendo un prelievo non devastante per un
lago così grande, ma comunque in valore assoluto enorme.
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