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Noi
avevamo incarico da parte dell’Amministrazione Provinciale, su
proposta della Comunità Montana Valtiberina, di svolgere un progetto
per il recupero, la valorizzazione e la gestione dei bacini dei fiumi
Foglia e Marecchia nel territorio della Comunità Montana della
Valtiberina Toscana. Un progetto che si è svolto nell’arco di tre
anni e che è andato a conclusione poi nel Febbraio 2001 con la
relazione finale.
Il
progetto era concepito per tre anni , ma poi si è sviluppato in tempi
maggiori perché siamo poi partiti nel ’96 e abbiamo finito nel 2001,
anche perché vedremo che ci sono state delle cose particolari strada
facendo.
Il
territorio interessato, nei Comuni di Sestino e Badia Tedalda, è
un’area marginale.
Quindi
zona marginale zona molto poco antropizzata e zona che presenta ancora
caratteristiche di particolare pregio dal punto di vista ambientale.
Abbiamo poca popolazione, con
il Comune di Badia Tedalda che conta un migliaio di abitanti.
Quale
era lo scopo fondamentale di questa ricerca. Siamo partiti da un
concetto che io ritengo fondamentale, che è questo: la ricerca che noi
volevamo fare era finalizzata alla valorizzazione del territorio e della
fauna ittica, per poi andare a trovare una classificazione quindi una
proposta di carta ittica e poi una proposta di gestione.
Abbiamo
inteso questo tipo di percorso non con una interpretazione lineare,
un’interpretazione a causa – effetto, ma come una situazione
complessa, per quello che è realmente una situazione ambientale, un
fiume, una struttura vivente non è una cosa che si spiega soltanto con
una causa e con un effetto. E’ un problema complesso e va trattato in
un modo complesso, non posso vedere solo quanti pesci sono presenti o
quanti nitriti ci sono, bisogna che riesca a fare un’analisi che non
sia più lineare, ma che sia circolare. E’ uno schema un po’ diverso
dal solito, ma secondo me e secondo il gruppo di lavoro che ha condotto
lo studio, è l’unico che consente poi di darne un’interpretazione
corretta del fenomeno materia vivente. Quindi abbiamo fatto uno studio a
tutto tondo, siamo andati a vedere quale era la sistemazione ambientale,
la vegetazione, l’uso del suolo nelle vicinanza dei corsi d’acqua,
le varie sistemazioni idrauliche, a partire dalle centinaia di briglie
presenti su questo territorio (considerate che sul torrente Fossone in
pochi chilometri ci sono 110 briglie), la situazione quindi delle opere
idrauliche, la situazione delle sponde dal punto di vista
dell’erosione e dal punto di vista della tenuta rispetto a certi
fenomeni che ci sono stati.
Successivamente
c’è stata la parte relativa alla popolazione ittica, quindi il
problema delle specie alloctone e delle specie autoctone, il problema
dei ripopolamenti, l’individuazione della possibilità di poter
ripopolare in modo diverso.
Un
discorso particolare riguarda la fruizione e la valorizzazione, quindi
il turismo, vediamo quello che è successo nella zona di Badia: da
quando c’è la zona a regolamento specifico, l’aumento di presenze
che essa ha determinato ha dato un grosso input
al turismo locale.
Altro
fenomeno da tenere presente è stata la pesca sportiva dilettantistica,
e poi la parte di formazione e di cultura, in quanto in questi luoghi o
riusciamo a fare cultura del luogo, cultura dell’ambiente, cultura
della naturalità, oppure non riusciremo mai a mantenerli integri. Se
noi prendiamo una società di Arezzo a gestire la zona no kill del
Presale, probabilmente la distrugge in pochissimo tempo. Questo per un
problema di cultura diversa, lì c’è una società che è radicata,
conoscono il problema, conoscono l’ambiente, riescono a gestire questa
cosa in un modo più corretto.
Finora
ho parlato di quale erano gli obbiettivi e lo spirito del lavoro, adesso
passiamo a quello che abbiamo fatto.
Abbiamo
fatto delle Analisi su scala di bacino, nello specifico
caratterizzazione fisica e situazione del carico antropico, per fare
questo ci siamo ripassati tutti i fiumi a piedi, quindi un lavoro
piuttosto lungo e faticoso, dal quale poi è emerso un quadro.
Abbiamo
riportato sulla cartografia scala 1:5000 (nel caso specifico non era
disponibile la Carta Tecnica Regionale, era disponibile solo il
catastale) tutti i corsi d’acqua, per i quali è stato riportato
l’uso del suolo delle immediate vicinanze. Poi sono stati riportati
tutti gli accessi, tutta la sentieristica, tutti gli scarichi censiti,
tutte le varie discariche presenti, tutte le opere in alveo.
Di
tutto questo c’è poi tutto l’abaco fotografico, quindi sulla
cartografia sono stati riportati anche i punti di vista con le relative
foto, in maniera che c’è un archivio in Provincia con la conoscenza e
la fotografia di quello che sono in questi tre anni questi torrenti.
Fatto
questo tipo di lavoro, si sono fatte le analisi sui vari corsi d’acqua
andando ad individuare una serie di Stazioni di prelevamento dalle quali
sono stati fatti una serie di prelevamenti per vedere la qualità
chimica e fisica delle acque, per vedere la qualità microbiologica e
per fare prelevamenti di fauna ittica e per classificare le acque dal
punto di vista dell’IBE .
Questa
serie di analisi è stata fatta in due tempi, nelle condizioni di magra
e nelle condizioni di morbida, per tre anni.
Le
stazioni sono state individuate con il criterio della massima
accessibilità per ovvi motivi pratici viste le attrezzature necessarie,
quindi era necessaria una scelta sia in base all’accessibilità ma
anche in base alla significatività della stazione, ciò significa
prendere per lo meno le stazioni alle confluenze, e più in alcuni punti
particolari. Per esempio lungo il Marecchia è stata presa una stazione
a valle dell’abitato di Pratieghi, perché in quel punto lì c’era
uno scarico e quindi volevamo vedere cosa succedeva a monte e a valle di
uno scarico, e in effetti abbiamo visto che succedono cose importanti.
I
parametri ricercati sono stati temperatura dell’acqua e dell’aria,
il PH, la conducibilità, tutti quelli che servono a classificare le
acque tenendo come punto di riferimento la normativa che è la Legge
152/99.
Dall’analisi
di tutti i dati che sono stati messi insieme, sono venute le
conclusioni.
Il
livello di inquinamento dai macrodescrittori, secondo il decreto 152, in
funzione di una serie di parametri mostrano una situazione del bacino
abbastanza buona.
Ci
sono dei problemi nella stazione che si diceva prima, cioè la stazione
di Pratieghi, perché lì abbiamo un esempio di quello che non si deve
fare mai per un’amministrazione, ovvero una serie di scarichi
collettati senza prima deve avere fatto l’impianto. Se prima facciamo
i reflui e poi facciamo l’impianto facciamo dei grossi danni, perché
concentriamo l’inquinamento. A Pratieghi è successa proprio questa
cosa, in più è aggravata dal regime particolarmente incostante di
questi torrenti, sono torrenti pedemontani, quindi hanno un regime di
magra con pochissima acqua, alcuni vanno proprio in secca (un tratto del
Marecchia va proprio sotto in un fenomeno carsico), mentre quando piove
fanno delle piene disastrose. Quindi vanno in grossa sofferenza nei
periodi di magra, a volte se abbiamo anche un solo scarico dietro il
depuratore, va in crisi perché anche se esce in tabella, il
quantitativo di nutrimento di sostanza organica che va a finire nel
fiume il fiume non lo sostiene.
Il
Marecchia sta molto meglio del Foglia, e questo è un risultato che
abbiamo trovato in tutte le analisi, dal punto di vista della fauna, dal
punto di vista della qualità chimico fisico, dal punto di vista della
qualità biologica, abbiamo avuto una conferma continua di questa
situazione.
Il
tipo d’inquinamento presente deriva soltanto da influenze antropiche.
Un buon indicatore di contaminazione, stazione per stazione, è dato dal
rapporto coliformi fecali / streptococchi fecali, dove questo rapporto
è al di sotto di quattro abbiamo sicuramente inquinamento derivante da
antropizzazione, se sta a valori più bassi siamo in una situazione
intermedia, se stiamo al di sotto di uno abbiamo influenze solo animali.
Dalle nostre analisi il problema di un inquinamento animale lo abbiamo
solo sull’Orchio, un’affluente di destra del Parecchia, e sul Ma
lunga, che è sempre un affluente di destra, e ce lo abbiamo sia in
condizioni di magra che in condizioni di morbida.
Il
resto è una contaminazione di origine umana. Questo perché abbiamo
tutta una serie di scarichi localizzati, come ad esempio sul Cardinale,
direttamente sul fiume, dove c’è l’abitudine di prendere e
scaricare tranquillamente senza nessun tipo di accorgimento. Una volta
poteva andare bene, quando ce n’era uno qui e uno là, ma quando
cominciano ad essere tanti e concentrati il problema diventa
insostenibile. Anche perché il fiume ha una propria capacità
depurativa, che in certi casi è ben forte, come nel caso della stazione
di Pratieghi dove, in condizioni di magra, la situazione è tra ambiente
inquinato o comunque alterato e ambiente con modesti sintomi di
inquinamento. Nella stazione successiva la situazione è migliorata non
certo perché qualcuno ha depurato il torrente, è semplicemente il
potere autodepurante del fiume che entra in funzione, ma questo potere
non è infinito, fino ad un certo punto arriva, oltre un certo punto non
ce la può più fare.
Venendo
alla classificazione biologica, secondo il metodo IBE, della qualità
delle acque, questa è il parametro che ci da più indicazioni della
storia dei nostri fiumi, non è la fotografia del qui adesso, ma
un’informazione su di un lasso di tempo più lungo. Da questa analisi
vediamo che le nostre acque del bacino del Marecchia sono tutte molto
buone, le migliori sono senza ombra di dubbio quelle del Presale e del
Presalino, ma anche il Fossone non è da meno.
Il
Foglia soffre per diversi fenomeni, primo per problemi propri, faccio un
esempio: nella stazione di Lucenburgo pur essendo un posto bellissimo,
noi in tre anni non abbiamo mai trovato un pesce, abbiamo fatto sempre
fatica a trovare macroinvertebrati, senza riuscire a spiegarci il perché.
Ci dicevano che negli anni ’50 era pieno di trote, allora sicuramente
ci sono possono essere varie spiegazioni, c’è stato sicuramente un
prelievo sconsiderato, c’è stato sicuramente del bracconaggio - sono
posti, come suol dirsi, persi da Dio e dagli uomini- c’è sicuramente
una componente ambientale, in quanto i terreni hanno delle
caratteristiche che sono sfavorevoli al proliferare dei
macroinvertebrati e quindi al sostentamento dei pesci. Una serie di
condizioni, circolare che fa sì che lì adesso non ci sia nessuna
presenza ittica.
I
risultati dei campionamenti sui pesci, fatti mediante elettro-storditore,
per quanto riguarda i tre anni, mostra la Trota che la fa
abbastanza da padrona nel bacino del Marecchia, mentre nel bacino del
Foglia abbiamo una presenza molto più significativa dei Ciprinidi. La Trota,
nella dinamica della popolazione, è abbastanza strutturata, così come
il Vairone, che mostra capacità di riproduzione in loco. La
parte del Cavedano è strutturato maggiormente nel Foglia, mentre
si ha presenze molto più saltuarie nel Marecchia, mentre il Barbo ha
buone presenze nelle stazioni a valle del Marecchia, come per esempio la
stazione a valle del Presale, ultima stazione del Marecchia, mentre ha
buone presenze per quanto riguarda il Foglia.
Durante
il primo campionamento, effettuato nel ’96 / ‘97, abbiamo rilevato
che nelle varie stazioni del Marecchia abbiamo la situazione della Trota
molto ben strutturata, il Vairone è abbastanza presente, il Barbo
e Cavedano sono presenti nelle stazioni terminali, abbiamo trovato
qualcosa per quanto riguarda l’Anguilla e anche qualche Gambero.
Nel secondo anno non cambia molto, i picchi che possiamo andare a
ritrovare sono imputabili ai ripopolamenti che vengono eseguiti. La cosa
che va notata è la differenza che appare al terzo anno in alcune
stazioni, situazione non ha niente a che vedere con le altre due, ma
dipende dal fatto che nel frattempo c’è stato l’evento alluvionale
del 1998 che da punto di vista della fauna ittica e dei
macroinvertebrati è stato catastrofico. Lo è stato anche dal punto di
vista fisiografico, ma dal punto vista biologico è stato uno
sconvolgimento totale. Quali sono i due corsi d’acqua che non hanno
sofferto di questo evento: il Presale (Amantini ce lo può confermare) e
il Fossone nel quale hanno giocato un ruolo importante le 110
briglie.
La
situazione del bacino del Foglia mostra il Cavedano ottimamente
distribuito e ben strutturato, come lo stesso Barbo, mentre la Trota
è presente solo in alcune stazioni, la troviamo infatti solo alla
stazione denominata Foglia 2 e nel Bornacchio, un affluente in destra,
che si inserisce nell’asta principale all’altezza dell’abitato di
Sestino. Tale situazione, della Trota, si è ripetuta per tutti
gli annidi rilevamento.
Da
segnalare, per il bacino del Foglia, una grossa presenza del Cavedano
che si riscontra sul Foglia 3, una stazione situata a valle del
depuratore di Sestino, che con i suoi scariche eutrofizza l’acqua e
incrementa la catena alimentare dei pesci meno sensibili.
Siamo
quindi andati a ricercare l’indice di salmonicolità dei vari corsi.
Tale parametro è collegato alle temperature presenti, sempre al disotto
sia in inverno che in estate ai 20° C, che quindi consentono
tranquillamente la vita alle specie di salmonidi. Per quanto attiene
l’ossigeno disciolto questo a volte scende a livelli tali che quasi
mette a repentaglio la vita dei pesci stessi, ma questo succede a valle
di Pratieghi e a Valle del depuratore di Sestino, laddove c’è forte
immissione di sostanza organica. In particolare l’ossigeno scende
drasticamente quando siamo in estate, per la minore portata e la
temperatura alta.
Vediamo
l’indice di Salmonicolità, che, per quanto riguarda il bacino del
Marecchia, mostra un valore limite guida 50, questa è una fascia di
transizione fra Salmonidi e
Ciprinidi quindi per tutte le stazioni, a parte il Marecchia a valle di
Pratieghi, e a parte le stazioni terminali del Presale e del Marecchia
il resto sta tutto al di sopra del limite.
Di
contro il Foglia è invece sempre al di sotto di tale limite. Qui alla
prima stazione non è neanche stato calcolato, perché di pesci non ve
n’è traccia. Per Foglia 2, 3 e 4 (quindi tutto il Foglia) abbiamo una
classificazione a Ciprinidi, con l’eccezione del Bornacchio, un corso
d’acqua di buon pregio, classificabile a Salmonidi.
Abbiamo
fatto una proposta di zonazione ittica, tenendo presente il buon lavoro
fatto dal CRIP a suo tempo intorno agli anni 80 e la base proposta nel
1995 per fare la zonizzazione. Dicevo prima il fiume è un
essere vivente, non può
essere trattato come un meccanismo, dove ci sono le trote facciamo
l’area a Salmonidi dove non ci sono no; ma come si fa a stabilire che
fino a lì ci sono le trote a da lì in poi non ci sono? Diventa
complicato stabilire fin dove può arrivare un
pesce, ci sono ovviamente, delle condizioni, delle aree, di
transizione che non danno mai certezza. Quindi bisogna adottare criteri
di flessibilità che è data dal dividere i corsi d’acqua in 4 cat.
dove vengono individuate specie caratterizzanti e la presenza di altre
specie. Non è detto che dove ci sono le Trote non possa trovare
qualche Vairone o Gambero ecc. o come delle volte in cui troviamo
di tutto e di più, bisogna andare a fare un’analisi per vedere quali
sono le prevalenze. Quindi avremo una trota superiore laddove le specie
caratterizzanti sono la Trota e lo Scazzone con presenza
abbondate di trota e localmente abbondante di Scazzone, comune
per il Vairone, l’Anguilla rara e altrettanto il
gambero. E’ stato poi indicato un limite, ma qual’è il criterio per
stabilire fin dove arriva la Trota Superiore. Ovviamente un limite va
comunque messo, ma anziché mettere limiti derivanti da chissà quale
volo dell’immaginazione abbiamo detto che i criteri fondamentali sono
la certezza e la facile individuabilità. Quindi si fa riferimento ad
opere sul fiume o a particolari punti di riferimento. A monte di
Pratieghi abbiamo la trota superiore, che passa al tratto trota
inferiore e infine abbiamo la zona Ciprinidi.
Per
il Foglia la parte del leone la fa la zona dei Ciprinidi, mentre il
Bornacchio è tutto a Salmonidi solo la parte iniziale del Foglia è
classificata a trota inferiore, sopra alla stazione di Lucemburgo non è
stato trovato nulla e quindi nessun indicazione.
Oltre
a questa sono state fatte una serie di proposte per quanto riguarda la
gestione e gli interventi in generale. Gli interventi li abbiamo
suddivisi in Strutturali, Pianificatori e di Gestione delle Acque. Gli interventi
strutturali sono stati divisi in Conservazione e Sviluppo. Per la
Conservazione abbiamo delle sponde dove c’è erosione, con problemi di
tenuta e quindi si può provare a intervenire, tenendo conto di due
priorità.
§
Primo laddove è possibile inserire sempre e comunque le scale di
monta, non abbiamo una scala di monta neanche a piangere su tutto il
territorio e queste bisogna pensare di farle altrimenti si interrompe
quello che è la continuità biologica del fiume e facciamo dei
disastri.
§
Secondo intervenire con strutture di tipo naturalistico, si
possono fare si possono anche ricreare degli habitat che siano
favorevoli alla fauna ittica, ricostruendo tane, mettendo sassi e
legname ecc.
Per
le attività di sviluppo occorre creare accessi al fiume, perché se
vogliamo che il fiume sia abitato, vissuto, fonte di ricchezza, bisogna
che intorno al fiume ci siano attività, non alberghi o altre strutture
pesanti, però consentire l’accesso, prevedere percorsi di formazione
per le scuole. A tale proposito, quando abbiamo fatto alcuni
campionamenti, sono venuti dei maestri a chiedere cosa facevamo del
perché e del per come. Se nelle zone no kill, che è tutta facilmente
passeggiabile, oltre alla gente a pescare ci si manda anche la scuola
mettendoci i cartelli con l’indicazione del tipo di pianta, o di
macroinvertebrati che si possono osservare, o indicazioni sulla vita in
generale di quel fiume, probabilmente ci guadagniamo tutti e oltre a
cultura si può fare turismo. L’inserimento di percorsi per cavalli,
mountain bike è da pensare in uno studio di questo genere.
Gli
interventi in alveo sono quelli più preoccupanti; fare escavazioni,
consentire la realizzazione di centrali con prese di acqua, che seccano
il fiume, può provocare seri problemi a questi corsi d’acqua.
Un’indicazione è stata data di concerto in questo senso: quando si
devono dare concessioni sull’uso del fiume e delle sue acque, un
principio fondamentale è quello della portata vitale del fiume, nel
senso che non devo garantire solo la portata minima vitale, ma bisogna
garantire il regime naturale vitale del fiume; regime che è fatto di
magre devastanti e piene disastrose però è quello che fa la vita del
fiume, dopo la catastrofe la vita riparte.
Interventi
pianificatori, aspetto fondamentale è quello della localizzazione
degli impianti. Abbiamo impianti produttivi, depurativi ecc…in questo
caso noi riteniamo che “piccolo è bello”. E’ molto meglio avere
20 impianti di depurazione con fitodepurazione a valle, che ci elimina
tutto il fosforo ed il potassio, che un solo collettore con un grande
depuratore centrale. Quando quest’ultimo salta, butta la “cacca”
nel fiume, non va bene, molto meglio una tricamerale che mi scarica in
tab. A, una ogni 200 metri piuttosto che tutte nello stesso posto.
Quindi in questo caso visto che l’antropizzazione è lieve, la linea
guida dovrebbe essere “piccolo è bello”.
Gestione
delle acque - Il discorso dei ripopolamenti, abbiamo fatto alcune
proposte che possono essere interessanti da provare. Ci sono tratti di
fiume come nel Foglia ed nel Malunga che pur essendo in condizioni di
inquinamento assente non hanno presenza di fauna ittica, quindi provare
a fare dei ripopolamenti mirati, controllati per vedere se nel tempo si
riesce a recuperare questi fiumi alla vita. Con un controllo periodico
del risultato per vedere ciò che si è ottenuto. Una cosa che volevo
fare vedere è la foto dell’evento catastrofico dell’alluvione del
‘98…questa è una stazione prima…ora vedete cosa è successo è
impressionante, se si intendono fare degli interventi migliorativi
bisogna sempre considerare il fatto che può succedere di tanto in tanto
che il fiume gli può portare via tutto.
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