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Dr. ALESSANDRO VOLIANI
Farò un quadro dell’evoluzione della pesca in acque interne nel periodo in cui io sono stato testimone.
Quando 15 - 20 anni fa iniziammo questo lavoro ci si trovò di fronte ad un quadro per cui molto spesso in un bacino in cui poteva vivere del pesce, esso veniva riempito di qualsiasi cosa che potesse essere successivamente pescato. Un primo intervento che si sembrò possibile fu quello di separare concettualmente i laghetti cosiddetti da pesca sportiva dai corsi d’acqua, i primi sarebbero rimasti ad uso esclusivo del pescatore che ama il pesce pronto pesca, i secondi avrebbero avuto un target di fruitori molto più vasto, caratterizzato (il target) dal fatto di essere più esigenti dal punto di vista della qualità ambientale e naturalistica.
Quindi persone più che esclusivi pescatori orientate a fruire dell’ambiente non solo in questa veste, ma pronte a godere di questo ambiente integro, indipendentemente dalle possibilità di cattura. Si cercò di inserire di conseguenza nelle discussioni delle Consulte provinciali, che si andavano costituendo in quegli anni, i concetti di specie autoctone e alloctone, ripopolamenti corretti sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, e di evitare di proporre l’immissione di pesce bianco (molto usuale in quegli anni), ma piuttosto specie più definite e soprattutto in numero congruo alla ricettività degli ambienti e alle reali esigenze di ricostituzione delle popolazioni. Infine si cercò di prestare molta più attenzione alla provenienza dei pesci da immettere.
Questo perché anche il ceppo genetico, pur all’interno di una stessa specie, appare molto importante in quanto selezionato nel tempo per certe caratteristiche ambientali, che non possono essere le stesse nell’Appennino piuttosto che nei torrenti alpini. Questi concetti ormai sono entrati a far parte del bagaglio di conoscenze di tutte le persone coinvolte nella gestione della pesca sia tecnici, operatori, amministratori ecc. Gli stessi pescatori sono molto preparati, con loro siamo passati dagli iniziali scontri che si avevano 15 - 20 anni fa ad un confronto sempre più costruttivo.
Parlando dell’aspetto specifico delle immissioni in questi anni si è cercato di rispondere a quattro domande: cosa, dove, quanto e perché immettere. In questa sede sembra più importante affrontare l’ultima domanda.
Nel caso dei nostri corsi d’acqua si immette o in casi di eventi eccezionali, che hanno portato alla necessità di aiutare le popolazioni naturali di ricostituirsi senza aspettare troppo tempo, oppure nel caso in cui il prelievo dei pescatori sia eccessivo rispetto alle capacità produttive di un ambiente.
Quant’ultimo è il caso delle Trote dei torrenti appenninici in genere esposte a grosse fluttuazioni di portata, spesso scarsamente produttive, che però richiamano molti pescatori attratti dalla qualità degli ambienti e del pescato.
E’ vero che in teoria dovrebbe essere il pescatore che si adegua all’ambiente e non viceversa, visto però l’enorme sviluppo della pesca sportiva si è cercato in questo casi di arrivare ad un compromesso, di aiutare la produzione naturale con l’immissione.
In tale contesto è diverso il caso degli ambienti ciprinicoli, in genere molto produttivi e dove la pratica del rilascio del pescato è molto diffusa.
In questo caso l’immissione deve essere l’eccezione, risposta ad eventi particolari. Importante da tener presente è che in questi ambienti ciprinicoli la crisi della popolazione è legata all’habitat della specie ed è quindi prioritario intervenire sull’ambiente prima di pensare ad immettere nuovo materiale.
Occorre cioè rimuovere la causa piuttosto che intervenire sugli effetti. Riguardo alle altre domande vorrei fare solo un breve cenno ad alcune cose che ritengo molto importanti.
Anzitutto immettere solo materiale bene adattato agli ambienti che lo dovranno ospitare ed in quantità tale da potersi alimentare senza eccessiva competizione, spesso si sente dire specialmente negli ambienti salmonicoli “qui le trote non crescono”, poi si viene a sapere che le immissioni sono state dieci volte superiori alle capacità ricettive di quei torrenti per quanto riguarda la produttività.
E’ ovvio che in questi casi si instaura una forte competizione alimentare che determina una diminuzione degli accrescimenti individuali.
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Altre associazioni che hanno partecipato al convegno | |||||||||||||||
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