Determinazione del
territorio vocato per la gestione del cervo
Si confermano sostanzialmente i criteri del precedente piano
faunistico utilizzati per la definizione dell’area vocata per la
gestione della specie cervo.
Si è proceduto ad accorpare le due classi di vocazione AV1 e AV2
precedentemente individuate in un'unica classe di vocazione (AV).
Sulla base delle esigenze ecologiche della specie e della
sostenibilità dei danni causati dalla specie, sono sta epertanto
individuate le seguenti classi di vocazione:
1) Area non vocata per il cervo (ANV); in questa classe
sono ricomprese sia le zone non adatte alle esigenze ecologiche
della specie (in cui il cervo è assente e lo sarà probabilmente
anche nel futuro), sia quelle zone dove la specie può essere
presente ma è certamente indesiderabile, in relazione ai danni
potenzialmente causabili e alla diffusione di colture a rischio.
E’ ricompreso in questa categoria tutto il territorio provinciale
posto al di fuori dei complessi forestali-montani principali,
quali il Pratomagno, l’Alpe di Catenaia, l’Alpe della Luna, e la
dorsale appenninica principale.
2) Area vocata per il cervo (AV); in questa classe sono
ricomprese le aree dove la presenza del cervo è sostenibile purché
la sua densità sia mantenuta entro valori non troppo elevati, tali
da non creare problemi rilevanti alle attività agro-forestali e da
non esercitare una sensibile competizione nei confronti del
capriolo.
La categoria è costituita dalle principali aree montuose della
dorsale appenninica principale (foreste Casentinesi, Alpe della
Luna, Vallesanta) e delle dorsali secondarie (Pratomagno e Alpe di
Catenaia), dalle zone immediatamente circostanti ad esse con le
quali formano un continuum ecologico, nonché dal territorio dei
Comuni di Badia Tedalda e Sestino.
|