|
Prima di delineare, anche se per sommi capi, le
linee programmatiche per l’aggiornamento del PFVP, è bene
chiarire la funzione che ad esso intende attribuire
l’Amministrazione Provinciale. Il piano faunistico è un mezzo,
uno strumento per la gestione amministrativa, non il fine.
Esso quindi non riassume tutti i rapporti con i cittadini o le
organizzazioni di varia natura ( venatorie , agricole,
ambientaliste ecc.) interessate ed impegnate attorno alla
gestione faunistica, anche se il quadro normativo attuale lo
indica come lo strumento indispensabile e preliminare per lo
sviluppo dell’azione amministrativa di settore.
L’obiettivo dell’Amministrazione Provinciale
non è quindi semplificabile nella predisposizione di una carta
degli istituti faunistici nella quale siano indicate le cose
da realizzare nei prossimi 5 anni, ma piuttosto nella
costruzione di un rapporto di collaborazione che porti alla
più ampia convergenza possibile per la realizzazione di
quella carta, insieme.
Questo concetto è, per gli interlocutori che
insieme alla Provincia saranno chiamati all’applicazione del
PFVP, un segno di disponibilità ma anche un esplicito invito
a porsi nell’atteggiamento di “parte diligente” per assumere
“insieme” i vincoli posti dal quadro normativo, come
condizione oggettiva su cui tutti insieme siamo chiamati ad
operare.
L’ azione amministrativa non si esaurisce nel
produrre atti, ma implica la costruzione – continua e
paziente- di rapporti, con l'indispensabile concorso delle
componenti associative, di un’articolazione democratica
attorno ad un interesse comune dichiarato e pubblico, che è LA
SALVAGUARDIA E LA VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE AMBIENTALI E
FAUNISTICHE E LA LORO FRUIZIONE NEL RISPETTO DELLE LEGGI e
secondo i principi di un “prelievo sostenibile”. Rispetto a
ciò la politica amministrativa e la stessa struttura tecnica e
amministrativa della Provincia, sono gli strumenti a
disposizione.
I dati relativi all’evoluzione del numero dei
cacciatori nella Provincia, attestano che è possibile pensare
ad un futuro in cui conservazione e gestione della fauna
possano convivere e le polemiche ed i contrasti del recente
passato possano essere accantonati.
Guardando ad esempio i dati relativi agli
ultimi 20 anni, ci rendiamo conto che mentre la popolazione
provinciale è passata da 313.000 a 325.000 abitanti, i
cacciatori sono scesi da 27.000 a 15.000.
Alcune
problematiche permangono a causa delle differenziazioni
territoriali nella distribuzione della pressione venatoria che
i dati complessivi nascondono.
Prendendo a riferimento gli A.T.C. del nostro
territorio nel periodo 2000/2004, scopriamo infatti sensibili
differenze nella distribuzione delle residenze venatorie, che
impongono, come vedremo più oltre, scelte programmatiche che
ne favoriscano un riequilibrio.
D’altra parte, la conferma che il lavoro svolto
in questi anni sia stato più che buono, viene anche da due
episodi.
Il primo, la partecipazione della nostra
Provincia, unica amministrazione Provinciale invitata in
Italia, ai lavori della Conferenza Internazionale sulla
gestione degli ungulati, tenutasi presso il Centro Ettore
Majorana di Erice, diretto dal Prof. Zichichi, tenutasi dal 12
al 17 Novembre 2004.
Il secondo, il rapporto Arci Legambiente sullo
stato della fauna in Italia che ha posto la Provincia di
Arezzo al 3° posto, su 103 Province italiane analizzate.
Non resta che continuare in questa linea.
|