Valutazione tra
elementi di criticità segnalati e le azioni di tutela e
gestione adottate dalla provincia di Arezzo nel proprio
territorio.
Le linee di azione della pianidficazione faunistico venatoria
e della gestione attuate dalla provincia di Arezzo presentano
importanti attinenze con i principali elementi di criticità
segnalati per i SIR-SIC provinciali.
1) Riguardo alla
tutela e conservazione del lupo vi sono numerose azioni messe
in atto dalla provincia che hanno certamente una ricaduta
positiva su questa problematica.
In primo luogo la realizzazione di un sistema
di Oasi di Protezione integrato da una parte delle Riserve
naturali provinciali ha consentito di avere una rete di aree
di rifugio e di disponibilità di prede omogeneamente
distribuita su tutto il territorio provinciale. Questa rete è
risultata essere un fattore molto importante per la diffusione
e la distribuzione della specie nel territorio provinciale.
Un secondo importante investimento realizzato è
il monitoraggio annuale della presenza della specie su scala
provinciale, realizzato in attuazione di quanto previsto dalla
L.R. 56/2000. Tale programma è iniziato nel 1998 a partire
dalle oasi di protezione ed è stato esteso gradualmente a
nuove aree di colonizzazione più recente. I risultati del
monitoraggio hanno consentito di verificare l’ esistenza in
Provincia di Arezzo di una popolazione stabile e vitale di
lupo di dimensioni pari a circa 40 individui.
2) Il secondo
elemento di criticità segnalato è l’eccessivo carico di
ungulati. La Provincia ha certamente contribuito a gestire
tale problematica.
Riguardo alle problematiche segnalate nel
Parco Nazionale (Foreste di Camaldoli e Badia Prataglia),
certamente il riferimento dell’eccessivo carico di ungulati,
benchè non specificato, deve intendersi riferito al cinghiale
ed al cervo, che sono le due specie che dai dati disponibili
(della Provincia e della Comunità Montana del Casentino)
risultano avere raggiunto nel periodo 2000-2005 livelli di
densità talvolta superiori alle densità agro-forestali
sostenibili. Per la specie cinghiale la Provincia di Arezzo,
in seguito al progressivo incremento della specie ed al
conseguente aumento dei danni causati alle attività agricole,
ha attuato un piano di prelievo straordinario nei distretti
limitrofi al Parco Nazionale che ha consentito di riportare i
livelli di densità entro limiti più accettabili (da 14,6 a 3,5
capi/kmq).
Quanto al cervo la Provincia ha avviato la
gestione di questa specie nel 2000. L’incremento della
popolazione manifestatosi negli anni successivi e culminato
nel 2003 con valori di densità nel settore B dell’areale
superiori al limite previsto nel Piano faunistico 2000-2005 e
fissato in 6 capi/kmq, ha portato a formulare negli anni
successivi piani di prelievo più forti, consentendo anche in
questo caso di contenere il problema. La densità complessiva
sull’intero areale è rimasta stabile, ma con una più
equilibrata distribuzione della popolazione tra i diversi
settori ed un valore massimo di densità nel settore B) di 6,2
capi/kmq nel marzo 2005.
La Provincia di Arezzo ha inoltre affrontato,
in collaborazione con l’Ufficio Parchi e Riserve, anche la
problematica dell’eccessivo carico di cinghiale nelle Riserve
Naturali di Ponte a Buriano-Penna e di Valle
dell’Inferno-Bandella mediante la stesura di un progetto di
controllo della specie approvato con Deliberazione della
Giunta Provinciale, che è in fase di attuazione.
3) Riguardo infine
al SIR-SIC del Pratomagno, ove si segnala una eccessiva
attività venatoria, è da sottolineare come il 41,3 % del SIR
sia già posto in divieto di caccia come Oasi di protezione e
come la Provincia abbia dovuto sostenere un difficile
contenzioso con le comunità locali per la realizzazione di
tale istituto, contenzioso che sarebbe certamente riaperto ed
acuito con una proposta di ampliamento.
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