Uff. Caccia della Provincia di Arezzo

Contenuti del Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2001-2005


Analisi dell’incidenza della pianificazione faunistico-venatoria della Provincia di Arezzo sui SIR_SIC

 

Al fine di valutare l’incidenza che i criteri di pianificazione faunistico-venatoria contenuti nella presente proposta di piano possano avere sui siti SIR-SIC della Provincia di Arezzo, si è proceduto a valutare due aspetti:

 

1. sovrapposizione tra gli istituti faunistico venatori e le aree protette eistenti con i perimetri dei SIR-SIC;

2. Valutazione tra elementi di criticità segnalati e le azioni di tutela e gestione adottate dalla provincia di Arezzo nel proprio territorio.

 

 

Sovrapposizione tra istituti faunistici, aree protette e SIR-SIC

 

Nel complesso sovrapponendo i perimetri dei SIC-SIR con gli istituti faunistici e le aree protette attualmente esistenti in Provincia di Arezzo si rileva che circa il 59,5 % dei SIR-SIC sono già compresi entro zone destinate a vario titolo alla protezione e conservazione della fauna selvatica.

 

• 6 siti sono compresi totalmente o quasi entro il perimetro del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna per una superficie di circa 13.320 ha: SIR 69-70-71-72-86-b15;

• altri 6 siti sono compresi in misura uguale o superiore al 60% entro Riserve naturali regionali, oasi di protezione, zone di protezione lungo le rotte di migrazione o fondi chiusi, per una superficie di circa 5.980 ha: SIR 74-7876-80-81-83;

• ulteriori 8 siti presentano una % di sovrapposizione con le medesime aree compresa tra il 15 ed il 50 % della loro superficie, pari a 5.5560 ha: SIR 79-73-75-77-85-88-b16-b17;

• i SIR dell’Alpe di Poti (82) e del Monte Dogana (84) presentano solo il 5-11 % della loro superficie in divieto di caccia.

 

Soltanto 8 SIR-SIC presentano invece sovrapposizioni con istituti faunistici finalizzati alla gestione venatoria quali Aziende Faunistico venatori, agri-turistico venatorie e aree per l’allenamento e l’addestramento dei cani, e comunque in misura molto limitata e per una superficie complesiva di circa 1.080 ha, pari al 2,6 % del totale.

 

La restante superficie è compèresa nel territorio a gestione programmata degli ATC.

 

 

Valutazione tra elementi di criticità segnalati e le azioni di tutela e gestione adottate dalla provincia di Arezzo nel proprio territorio.

 

Le linee di azione della pianidficazione faunistico venatoria e della gestione attuate dalla provincia di Arezzo presentano importanti attinenze con i principali elementi di criticità segnalati per i SIR-SIC provinciali.

 

1) Riguardo alla tutela e conservazione del lupo vi sono numerose azioni messe in atto dalla provincia che hanno certamente  una ricaduta positiva su questa problematica.

In primo luogo la realizzazione di un sistema di Oasi di Protezione integrato da una parte delle Riserve naturali provinciali ha consentito di avere una rete di aree di rifugio e di disponibilità di prede omogeneamente distribuita su tutto il territorio provinciale. Questa rete è risultata essere un fattore molto importante per la diffusione e la distribuzione della specie nel territorio provinciale.

Un secondo importante investimento realizzato è il monitoraggio annuale della presenza della specie su scala provinciale, realizzato in attuazione di quanto previsto dalla L.R. 56/2000. Tale programma è iniziato nel 1998 a partire dalle oasi di protezione ed è stato esteso gradualmente a nuove aree di colonizzazione più recente. I risultati del monitoraggio hanno consentito di verificare l’ esistenza in Provincia di Arezzo di una popolazione stabile e vitale di lupo di dimensioni pari a circa 40 individui.

 

2) Il secondo elemento di criticità segnalato è  l’eccessivo carico di ungulati. La Provincia ha certamente contribuito a gestire tale problematica.

Riguardo alle problematiche segnalate nel  Parco Nazionale (Foreste di Camaldoli e Badia Prataglia), certamente il riferimento dell’eccessivo carico di ungulati, benchè non specificato, deve intendersi riferito al cinghiale ed al cervo, che sono le due specie che dai dati disponibili (della Provincia e della Comunità Montana del Casentino) risultano avere raggiunto nel periodo 2000-2005  livelli di densità talvolta superiori alle densità agro-forestali sostenibili. Per la specie cinghiale la Provincia di Arezzo, in seguito al progressivo incremento della specie ed al conseguente aumento dei danni causati alle attività agricole, ha attuato un piano di prelievo straordinario nei distretti limitrofi al Parco Nazionale che ha consentito di riportare i livelli di densità entro limiti più accettabili (da 14,6 a 3,5 capi/kmq).

Quanto al cervo la Provincia ha avviato la gestione di questa specie nel 2000. L’incremento della popolazione manifestatosi negli anni successivi e culminato nel 2003 con valori di densità nel settore B dell’areale superiori al limite previsto nel Piano faunistico 2000-2005 e fissato in 6 capi/kmq, ha portato a formulare negli anni successivi piani di prelievo più forti, consentendo anche in questo caso di contenere il problema. La densità complessiva sull’intero areale è rimasta stabile, ma con una più equilibrata distribuzione della popolazione tra i diversi settori ed un valore massimo di densità nel settore B) di 6,2 capi/kmq nel marzo 2005.

La Provincia di Arezzo ha inoltre affrontato, in collaborazione con l’Ufficio Parchi e Riserve, anche la problematica dell’eccessivo carico di cinghiale nelle Riserve Naturali di  Ponte a Buriano-Penna e di Valle dell’Inferno-Bandella mediante la stesura di un progetto di controllo della specie approvato con Deliberazione della Giunta Provinciale, che è in fase di attuazione.

 

3) Riguardo infine al SIR-SIC del Pratomagno, ove si segnala una eccessiva attività venatoria, è da sottolineare come il 41,3 % del SIR sia già posto in divieto di caccia come Oasi di protezione e come la Provincia abbia dovuto sostenere un difficile contenzioso con le comunità locali per la realizzazione di tale istituto, contenzioso che sarebbe certamente riaperto ed acuito con una proposta di  ampliamento.

 

 

Conclusioni

 

La valutazione di incidenza dell’effetto del Piano faunistico venatorio provinciale sui SIR-SIC esistenti in Provincia di Arezzo può essere così riassunta:

 

1.     Le specie animali segnalate come emergenze nei SIR-SIC sono tutte specie protette o particolarmente protette dalla legislazione sulla protezione della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio, quindi godono già di un regime di  tutela;

 

2.     La Deliberazione del Consiglio regionale 5 luglio 2004 n. 644 sull’approvazione delle norme tecniche relative alle forme di e alle modalità di tutela e conservazione dei SIR, non ha disposto espressamente limitazioni all’esercizio venatorio all’interno dei SIR-SIC, né ha segnalato l’esigenza di una pianificazione specifica sugli aspetti relativi alla questione faunistico-venatoria;

 

3.     La tutela e protezione della fauna esistente nei SIC-SIR della Provincia di Arezzo appare comunque ulteriormente tutelata dal fatto che in circa il 60% della loro superficie l’esercizio venatorio è comunque vietato per gli effetti degli istituti faunistici previsti e confermati dal Piano faunistico e realizzati ai sensi della legislazione sulle aree protette;

 

4.     Le criticità segnalate nella Del. C.R. n.644/2004 appaiono ben recepite dalle linee di azione del Piano faunistico venatorio e dalle azioni di gestione messe in essere dalla Provincia di Arezzo e dagli ATC.

 

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