Uff. Caccia della Provincia di Arezzo

Gestione degli ungulati in provincia di Arezzo


Cinghiale

 

Il cinghiale è probabilmente la specie di ungulato più difficile da censire in territorio appenninico. I fattori che contribuiscono a tale difficoltà sono riassumibili in:

 

1) gregariatà e tendenza della specie a formare gruppi anche numerosi (difficoltà di campionamento);

2) preferenza, soprattutto in ore diurne, di ambienti con vegetazione densa, con conseguente difficoltà di osservazione;

3) elevata mobilità;

4) elevate densità  raggiungibili dalla specie unite a forti differenze da zona a zona in conseguenza della diversa intensità della gestione venatoria e della presenza di aree protette.

 

 Se ad una implicita difficoltà ad eseguire attendibili censimenti per questa specie, si unisce l’esigenza di realizzare operazioni su vasta scala, considerata l’ubiquitarietà nella provincia di Arezzo, con personale poco preparato, le difficoltà diventano ancora maggiori.

 

Di conseguenza un censimento di cinghiale su scala provinciale dovrà essere realizzato con gradualità, accettando risultati parziali, sia riguardo al grado di copertura dell’area da indagare, sia riguardo al livello di precisione dei risultati.

Tale gradualità implica anche un’evoluzione delle tecniche di censimento o comunque di valutazione della densità della specie.

Considerata l’impossibilità di eseguire censimenti presso governe per chiari motivi sia logistici che di prevenzione del bracconaggio, il programma di censimento nel territorio della provincia di Arezzo si basa sui seguenti metodi:

 

1) Censimento con battute campione.

Il metodo non è ottimale per il cinghiale a causa dei motivi sopra descritti, in particolare la distribuzione fortemente irregolare e spesso aggregata, che rende più elevato l’errore di campionamento. Resta però, in molte situazioni, l’unico metodo in grado di fornire dei dati oggettivi, anche se da interpretare con cautela. Anche Meriggi A. lo indica come metodo di riferimento per l’ATC Parma 6.

 

In una prima fase sono stati utilizzati i risultati provenienti dalle battute eseguite per il censimento del capriolo, come primo valore di riferimento. Le battute per il censimento del capriolo non interessano però le aree più utilizzate dalla specie (siti di rimessa); inoltre i distretti del capriolo in Provincia di Arezzo interessano quasi 72.000 ha, mentre l’area vocata per il cinghiale è pari a circa 207.000 ha.

Di conseguenza, si è reso necessario realizzare specifiche operazioni di censimento, sempre in battuta, tramite i cacciatori iscritti al registro provinciale per la caccia al cinghiale.

La metodologia è la stessa di quella descritta per il censimento del capriolo; il periodo nel quale dovrà articolarsi questo tipo di censimento dovrà però venire anticipato nel caso del cinghiale di oltre un mese (1 marzo - 15 aprile) rispetto a quello del capriolo. La scheda utilizzata è la n° 1.

In questo primo anno la percentuale di campionamento sarà inferiore a quella richiesta, per una corretta applicazione del metodo e dovrà essere incrementata negli anni successivi.

 

2) Censimento dalle impronte.

Il metodo fornisce buoni risultati in aree prevalentemente pianeggianti ed in presenza di eventi nevosi. E’ stato utilizzato con successo per il censimento proprio del cinghiale nel Parco del Ticino (Meriggi et al., 1982).

Nel territorio provinciale non esistono le condizioni per il suo utilizzo al posto delle battute campione.

Tuttavia, è stato richiesto alle squadre presenti nei vari distretti, di realizzare una stima delle popolazioni di cinghiale esistenti sulla base del rilevamento delle tracce dopo eventi piovosi. L’obiettivo è quello di avere un termine di confronto per i risultati delle battute. Inoltre tale metodo è più gradito ai cacciatori, abituati durante il periodo di caccia ad utilizzare le impronte per valutare la presenza degli individui ed  indirizzare l’azione di caccia.

Per questo tipo di rilevamento viene utilizzata la scheda n° 5.

 

3) Utilizzo dei dati provenienti dalle battute di caccia.

Il livello più semplice di informazioni ottenibile dall’attività di gestione venatoria del cinghiale è costituito dagli indici cinegetici ovvero dal numero di capi abbattuti in una determinata area. Tale indice acquista precisione maggiore, se riferito allo sforzo di caccia, ad esempio N° di capi abbattuti/n° totale di giornate di caccia .

 

Tali indici sono stati calcolati per ciascuna squadra e per ciascuna area (in futuro per i distretti) di gestione del cinghiale ai fini della determinazione dei relativi piani di prelievo.

A partire dalla prossima stagione venatoria, l’obiettivo da raggiungere è quello di ottenere dall’attività venatoria non soltanto indici di abbondanza ma valori di densità. Ciò è possibile attraverso:

- suddivisione del territorio dei distretti in aree di battuta, ai sensi dell’articolo 3, comma 1 lett. d) e loro delimitazione cartografica;

- calcolo delle densità a partire dal n° dei capi abbattuti e di quelli sfuggiti all’abbattimento per ciascuna area di battuta, registrati nella scheda predisposta dalla Giunta Regionale.

Se sarà possibile ottenere queste due informazioni, la mole di dati potenzialmente desumibili dalla gestione venatoria sarebbe enorme, e con una copertura completa del territorio.

 

4) Censimenti qualitativi per definire la struttura della popolazione.

In alcuni casi i dati forniti dalle battute campione devono essere integrati da rilevamenti specifici finalizzati a definire il rapporto tra piccoli dell’anno e adulti (soggetti di età superiore ad 1 anno). Questo perchè con le battute i piccoli (striati) sono spesso sottostimati a causa dello loro ridotte dimensioni e del colore mimetico. Inoltre, nel periodo di esecuzione delle battute, non tutte le scrofe hanno partorito.

Le osservazioni potranno essere eseguite sia con il metodo del censimento a vista con mappaggio, che con rilevamento notturno con faro, descritti per le altre specie.

La percentuale di piccoli nella popolazione consentirà, inoltre, di valutare il successo riproduttivo nel corrente anno e quindi di modulare l’intensità dei piani di prelievo: più elevata è la percentuale di piccoli nella popolazione, e maggiore dovrà essere il prelievo.

 

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