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Il contenimento della fauna selvatica è
esercitato nei confronti di quelle specie che, per consistenza
numerica, diffusione e impatto ambientale, entrano in
conflitto con le altre specie, con le attività antropiche e
con la tutela dell’ambiente. Le modifiche incorse alle
caratteristiche ambientali e paesaggistiche del territorio
hanno determinato una evoluzione dei popolamenti faunistici,
con conseguente riduzione e/o scomparsa di alcune specie ed
incremento numerico e territoriale di altre, che invece hanno
saputo trarre vantaggio dal nuovo contesto ambientale.
Nel quadro faunistico attuale, il cinghiale -
più di ogni altra specie - rappresenta un problema gestionale,
per l’impatto che provoca sulle attività agricole e/o nei
confronti di altre specie di fauna selvatica, oltre a
costituire anche un preoccupante fattore di rischio per la
viabilità. La sua presenza in prossimità di aree fortemente
popolate, quali la città di Arezzo ed i principali centri
urbani della provincia, oppure in aree protette situate a
ridosso di alcune tra le principali arterie del sistema viario
provinciale, pone sempre più in risalto questa situazione che
deve essere necessariamente affrontata e risolta, nel rispetto
dell’obiettivo generale della gestione faunistica, che è
quello di garantire la conservazione della fauna selvatica,
senza che essa arrechi danni elevati alle attività antropiche.
Al riguardo, sia il Piano Faunistico Regionale
che quello provinciale, sebbene ribadiscano l’importanza
della fauna selvatica come risorsa limitata, ma rinnovabile e
prevedano precise norme di tutela di quegli ambienti che, per
peculiarità botaniche o zoologiche - considerate rare o
endemiche - risultino meritevoli di un regime particolare di
protezione, sono però concordi nel ritenere che l’istituzione
di un vincolo di protezione, sia esso di tipo integrale o
finalizzato, non può trascurare l’impatto che questo può
determinare a carico della realtà sociale e produttiva del
territorio interessato.
Il Piano Faunistico Regionale pertanto assegna
alle Province il compito di realizzare una gestione
faunistico-territoriale del territorio che favorisca un
livello di integrazione, il più elevato possibile, tra le
esigenze di conservazione della fauna e le possibilità di
sviluppo economico e sociale del medesimo. La Provincia di
Arezzo al riguardo realizza questo compito mediante due
direttive principali di intervento:
a)
quelli sul territorio sono finalizzati al
mantenimento e alla tutela degli habitat di maggiore interesse
faunistico ed al miglioramento delle caratteristiche
ambientali del restante territorio agro-silvo-pastorale.
b)
Quelli rivolti alla conservazione della fauna
selvatica vanno dall’istituzione di vincoli a tutela delle
specie rare, alla realizzazione di forme di prelievo
venatorio, basato sul monitoraggio e la conoscenza delle
popolazioni, fino al contenimento di quelle specie che, per
consistenza elevata o attraverso il loro comportamento
alimentare, sociale e riproduttivo, producono un impatto non
compatibile sulle attività antropiche, per le quali il solo
indennizzo dei danni non sempre può essere sufficiente a
coprire la perdita economica subita.
Tra questi aspetti il controllo di alcune
specie che, più di altre, hanno evidenziato una forte crescita
demografica negli ultimi 10-15 anni, è divenuto una necessità
sempre più importante, in quanto la sola gestione venatoria
non è sufficiente a mantenerne i livelli di consistenza entro
i valori di densità compatibili con la tutela del territorio.
Il controllo di queste specie ha reso quindi
necessaria una pianificazione adeguata, basata sulle
disposizioni di legge in materia, sull’esperienza maturata
negli anni precedenti e sull’adozione di idonei strumenti di
gestione.
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