Uff. Caccia della Provincia di Arezzo

Linee d'intervento sul contenimento numerico delle popolazioni


Linee di intervento per le diverse specie

 

Cinghiale

 

Il contenimento del cinghiale viene realizzato secondo un modello di gestione articolato nei punti seguenti:

 

1)       la Provincia realizza il controllo nelle aree di divieto di sua competenza, mentre nella restante parte del territorio delega tale attività agli Ambiti Territoriali di Caccia;

2)       il controllo viene realizzato dapprima mediante metodi indiretti, in accordo con le disposizioni dell’art. 37 della L.R. 3/1994 e le indicazioni tecniche fornite dall’I.N.F.S., e prevede il ricorso a interventi di miglioramento ambientale, e all’impiego di mezzi di prevenzione.

Tra i primi è da sottolineare il ricorso alle colture a perdere, realizzate dagli agricoltori su contributo economico degli A.T.C. . Tra i mezzi di prevenzione invece sono utilizzate in prevalenza le recinzioni elettriche (elettropascoli) o - in alternativa - i dissuasori acustici e le recinzioni metalliche per colture di particolare pregio;

3)       il controllo diretto viene realizzato secondo due forme:

 

a)    un controllo definito “ordinario”, attuato nel rispetto delle disposizioni del Programma di contenimento della fauna selvatica e con modalità stabilite nel regolamento;

b)    un controllo definito “straordinario”, adottato in casi di necessità e di urgenza a seguito di Decreto del Presidente della Provincia e realizzato con modalità e tempi indicati nel suddetto provvedimento presidenziale.

 

4)       le tecniche di controllo prevedono il ricorso all’abbattimento, eseguito in forma singola, da appostamento o con le tecniche della “girata” e della “braccata”. Sono utilizzate anche le catture con i chiusini, queste ultime però al momento sono effettuate soltanto nelle Riserve Naturali di Ponte Buriano e Penna e Valle dell’Inferno e Bandella. I criteri per la scelta delle diverse tecniche sono i seguenti:

 

a)      l’appostamento è preferito rispetto alle altre tecnichenelle situazioni in cui non vi sono le condizioni di sicurezza necessarie per il ricorso alla girata o alla braccata, quando vi è necessità di risolvere situazioni di conflitto localizzate, o nei casi in cui è maggiore la necessità di contenere il disturbo alle altre specie di fauna selvatica. Per le sue caatteristiche la tecnica trova maggiore impiego nelle aree non vocate ed in quelle di divieto;

b)      la girata viene utilizzata in alternativa all’appostamento nelle situazioni ambientali in cui è applicabile con successo: aree boscate frammentate e poco estese, boschi  di maggiore ampiezza ma con scarsa diffusione di sottobosco e in tutti i casi in cui è necessario contenere il disturbo arrecato alle altre specie di fauna selvatica. La tecnica si presta quindi ad essere impiegata sia nelle aree vocate che in quelle non vocate, con prevalenza per queste ultime e per le aree di divieto;

c)      la braccata viene utilizzata in alternativa agli interventi da appostamento e in girata nelle aree con maggiore densità della specie e nelle zone prevalentemente forestali, dove l’estensione e la fisionomia strutturale del bosco non consentono una idonea applicazione della girata e dove la ridotta estensione di aree aperte, limita le possibilità dell’appostamento. Rispetto alle tecniche precedenti la braccata trova quindi maggiore impiego nelle aree vocate, mentre in quelle di divieto è utilizzata solo in situazioni di necessità.

 

L’applicazione degli interventi avviene secondo una procedura schematizzata nei punti seguenti:

 

-      ogni intervento viene disposto mediante apposita autorizzazione del Comandante del Corpo di Polizia Provinciale ed eseguito sotto il coordinamento ed il controllo della polizia provinciale;

-      per ogni intervento viene compilata una modulistica su cui è indicato l’elenco dei partecipanti, la durata degli interventi, i capi prelevati e quelli osservati;

-      gli animali prelevati qualora utilizzabili a fini alimentari saranno destinati dagli agenti di Polizia prioritariamente a scopo di beneficenza  o altrimenti destinati, secondo le circostanze.

 

 

Cervidi e Bovidi

 

Il controllo a carico di tali specie sarà effettuato mediante interventi di abbattimento eseguiti da appostamento, con modalità analoghe a quelle con cui il regolamento provinciale consente l’esercizio della caccia di selezione.

 

 

Volpe

 

Le linee di programmazione degli interventi di controllo sulla volpe per il prossimo triennio sono definite nel rispetto dei criteri seguenti:

 

a)     il contenimento delle popolazioni viene realizzato in funzione di obiettivi realizzabili e coerenti con l’attuale quadro normativo;

b)     Il piano degli interventi viene effettuato dopo aver monitorato ogni anno gli istituti faunistici interessati ed aver verificato i livelli di presenza delle popolazioni;

c)     le tecniche di contenimento prevedono il ricorso costante alle misure di prevenzione indirette (riduzione delle fonti trofiche e miglioramento delle immissioni), a cui saranno affiancati gli interventi di controllo diretto;

d)     a seconda della suddivisione del territorio il controllo diretto si articola secondo il modello suddetto:

 

Territorio a caccia programmata. I programmi di controllo sono predisposti dai comitati di gestione degli A.T.C. e sono attuati durante il periodo in cui è consentita l’attività venatoria nei confronti della volpe. Salvo casi eccezionali, da verificare, di volta in volta, la Provincia non prevede interventi nel periodo di chiusura generale dell’attività venatoria. Nelle Z.R.V. gli interventi saranno eseguiti con le stesse modalità di quelle applicate nelle aree di divieto.

Aree di divieto. Gli interventi sono effettuati nelle Z.R.C. dal personale di vigilanza della Provincia e degli istituti di vigilanza convenzionati, coadiuvato eventualmente dai cacciatori abilitati. Nel rispetto delle indicazioni fornite dall’I.N.F.S. le tecniche utilizzabili sono le seguenti:

 

1      interventi alla tana, da effettuarsi preferibilmente rispetto ad altre tecniche, compatibilmente alla disponibilità di cani idonei per questa forma di intervento;

2      interventi all’aspetto, effettuati prevalentemente dal personale di vigilanza delle Z.R.C.;

3      interventi all’aspetto su carnai. La tecnica è stata utilizzata in passato ma non ha fornito risultati adeguati;

4      sparo alla cerca da autoveicoli, effettuato da autovettura, mediante armi a canna rigata, munite di ottica di puntamento. Le volpi sono individuate lungo il percorso con l’ausilio di fari che illuminano le aree adiacenti l’autovettura in movimento ed abbattute sul posto. La tecnica non è ancora mai stata utilizzata;

5      battuta. Il ricorso a questa tecnica avviene solamente in quelle aree in cui non è utilizzabile l’aspetto e l’individuazione delle tane risulta problematica per le particolari condizioni morfologiche, che ne rendano difficoltosa la localizzazione in istituti con elevata presenza di bosco. Nel prossimo quinquennio l’uso della battuta tenderà progressivamente a ridursi a scapito delle altre tecniche visti i risultati da esse forniti.

 

L’applicazione degli interventi avviene secondo una procedura schematizzata nei punti seguenti:

 

1.   l’ufficio della Polizia provinciale di Arezzo svolge l’attività programmazione, coordinamento e di vigilanza su tutte le fasi relative all’applicazione dei piani di cui all’oggetto;

2.   agli A.T.C. spettano le seguenti funzioni (solo per le aree a gestione venatoria programmata):

 

·       predisposizione ed aggiornamento degli elenchi degli abilitati ed eventuali graduatorie;

·       individuazione e coordinamento degli eventuali gruppi operativi dislocati nel territorio;

·       organizzazione dei censimenti;

·       assunzione delle comunicazioni da parte dei cittadini che richiedono interventi di contenimento e successiva trasmissione all’ufficio di Polizia provinciale;

·       eventuale incentivazione anche di tipo economico per gli operatori;

·       contributo economico per l’acquisto di materiale indispensabile per lo gestione delle specie citate ed in particolare gabbie di cattura;

 

3.   ogni operatore al fine di poter effettuare a qualsiasi livello operazioni di contenimento deve essere in possesso di idonea autorizzazione rilasciata dall’ufficio di Polizia;

4.   ogni operatore durante le fasi di contenimento sarà dotato di opportuna scheda di rilevamento nella quale ha l’obbligo di annotare tutto quello che gli viene richiesto dall’ufficio di Polizia.

 

 

Nutria

 

L’obiettivo della gestione è quello dell’eradicazione della specie dal territorio provinciale o comunque, di una sua forte riduzione anche se - come dimostrano le esperienze di Francia ed Inghilterra – il conseguimento di tali obiettivi è legato non solo all’efficacia degli interventi, ma anche ad un andamento climatico sfavorevole per la specie, che ne limiti la capacità riproduttiva.

In linea di principio le linee di gestione per il prossimo quinquennio si articolano nel modo seguente:

 

a)   non sono previsti censimenti e piani di abbattimento o cattura, in quanto sia l’I.N.F.S. che la Regione  Toscana auspicano l’eradicazione della specie;

b)   le tecniche di controllo indiretto prevedono la rimozione delle tane dagli argini dei canali, la protezione meccanica delle arginature, le recinzioni elettriche, le reti metalliche e le protezioni individuali per le colture arboree, i dissuasori acustici;

c)   il contenimento numerico è effettuato in via prioritaria con le trappole a cassetta, mentre l’abbattimento con carabina munita di ottica potrà avvenire solo in situazioni particolari e solo da parte del personale di vigilanza della Provincia;

d)   ogni operatore al fine di poter effettuare a qualsiasi livello operazioni di cattura deve essere in possesso di idonea autorizzazione rilasciata dall’ufficio di Polizia,

e)   tutte le trappole (anche quelle eventualmente acquistate dalla A.T.C.) sono detenute dalla Polizia ed ad ogni gabbia dovrà essere apposta in maniera inamovibile una targhetta di metallo in cui è riportata la dicitura “Provincia di Arezzo” e il numero progressivo che la contraddistingue,

f)   tutti gli spostamenti delle trappole da una zona di intervento ad un’altra sono effettuate esclusivamente dagli agenti di Polizia e dagli agenti di istituti di vigilanza privata, convenzionati con la Provincia;

g)   presso l’ufficio di Polizia è predisposto su foglio elettronico l’elenco delle trappole con la loro ubicazione,

h)   gli animali catturati dovranno essere soppressi in modo immediato;

i)   lo smaltimento delle carcasse avverrà secondo le prescrizioni concordate con le A.S.L. competenti per territorio

 

 

Storno

 

Attraverso un’azione preventiva di allontanamento, attenta ed efficace, effettuata con sistemi non cruenti negli anni scorsi, da questa Amministrazione, è stato ottenuto un contenimento dei danni causati dagli storni senza dover intraprendere interventi di abbattimento.

 

Per il prossimo quinquennio, oltre alla possibilità di prelievi durante la stagione venatoria, nel caso di apertura in deroga, si prevede la possibilità di interventi di controllo in zone a divieto di caccia (Z.R.C. e artt. 14) e nel territorio a caccia programmata, in periodo di divieto generale. Tali interventi consisteranno in abbattimenti mediante fucile a canna liscia e saranno effettuati dal personale di vigilanza della Provincia coadiuvato da cacciatori abilitati (gli stessi abilitati al contenimento dei corvidi).

Tale eventualità potrà essere presa in considerazione solo nel caso di situazioni di emergenza, dopo accurata valutazione dei singoli casi e dopo aver conseguito specifico parere dell’I.N.F.S.

 

 

Cormorano

 

Il controllo della popolazione di cormorano presso la diga di Montedoglio e la Z.R.S. Tail Water Tevere, prevede soltanto il ricorso a tecniche preventive ed il successo ottenuto nei primi due anni, non lascia presupporre l’adozione di interventi di abbattimento, anche nel prossimo quinquennio.

Le linee del piano di intervento si articolano nelle fasi seguenti:

 

a)       una fase conoscitiva, finalizzata alla conoscenza del contesto ambientale dell’area di intervento ed all’acquisizione dei dati per programmare quelle successive. Nel corso di questa vengono eseguiti i rilievi di monitoraggio della popolazione di cormorano, volti a definirne la consistenza annua e le abitudini;

b)       una di programmazione, in cui sono individuati gli elementi di conflitto tra il cormorano e l’attività di pesca e sono pianificati gli obiettivi e la procedura di intervento. Tra le possibili tecniche di contenimento indiretto è stato fatto riferimento alle tecniche di difesa passiva, basate sull’impiego di sistemi visivi che ostacolassero l’impatto predatorio dei cormorani nel tratto di fiume istituito a Z.R.S., senza arrecare altre forme di disturbo nelle aree circostanti e presso il dormitorio ed ai palloni predator;

c)       una esecutiva, in cui sono delineate le modalità di applicazione delle tecniche di intervento, nel contesto specifico dell’area.;

d)       una di verifica, con i risultati conseguiti e la rispondenza con gli obiettivi del piano.

 

Linee d'intervento sul contenimento numerico delle popolazioni


Linee di intervento per le diverse specie

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