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Descrizione
- Il fiume Arno nasce sul
Monte Falterona (1654 s.l.m.) a Capo d’Arno (1358
s.l.m.).
La quota media del bacino è di 353
m s.l.m.; la pendenza media del Fiume Arno sull'intero
percorso risulta pari circa allo 0,5 - 0,6%. Secondo i dati
forniti dall’Autorità di Bacino, il territorio del bacino
comprende una superficie agricola utilizzata pari a 367.000 ha
e una superficie boscosa di 252.000 ha. Il deflusso medio
dell'Arno a S. Giovanni alla V. (PI) è pari a 3.062.000.000 m³/anno.
Le rocce costituenti il bacino dell'Arno sono facilmente
erodibili, determinando un forte trasporto solido e una
colorazione tendenzialmente giallastra delle acque fluenti.
L'erosione in alveo è stata, inoltre, favorita dal frequente
prelievo in alveo di materiali di fondo, come ghiaie o sabbie.
Nel territorio del bacino sono presenti diffusi insediamenti
di tipo civile, agricolo, zootecnico ed industriale. Il
fenomeno di spinta urbanizzazione del dopoguerra, soprattutto
nell’area compresa tra Firenze e Pisa, ha determinato un
aumento dei carichi inquinanti afferenti al fiume, non sempre
supportati dalla realizzazione di infrastrutture fognarie ed
impianti di depurazione adeguati. Negli ultimi anni, tuttavia,
la situazione risulta essere migliorata grazie alla
realizzazione di nuovi impianti di depurazione.
Relativamente
al territorio della provincia di Arezzo, gli scarichi che determinano il
maggior impatto sulla qualità delle acque fluviali provengono
dalle industrie galvaniche collegate alle attività orafe e
dalle attività agricolo-zootecniche nella Val di Chiana. Oltre
alle fonti inquinanti di origine antropica, il Fiume Arno è
soggetto a frequenti eventi di magra che favoriscono i
fenomeni di eutrofizzazione e deossigenazione.
Il Fiume Arno scorre per 93.2 km
in Provincia di Arezzo, in un territorio suddiviso in 3
sottobacini: il Casentino, il Valdarno e la Val di Chiana. Inizialmente il fiume viene alimentato da
scarse sorgenti per raggiungere con rapido corso quota
400 s.l.m., dove nei pressi di Stia confluisce con il
T. Staggia. Per altri 30 km l’Arno attraversa il
Casentino. In questo tratto vi si riversano numerosi
torrenti, il più importante dei quali è L’Archiano. Il
tratto del fiume Arno compreso tra il Ponte a Buriano ed
il confine della Provincia di Arezzo si presenta
notevolmente alterato a causa della presenza dei due
grandi invasi di “La Penna e Bandella” e di Levane.
Nelle aree degli invasi l’ambiente si presenta come un
caratteristico habitat lacustre mentre, a valle degli
invasi il fiume riprende le sue originali
caratteristiche tipiche della zona del barbo. Durante il
suo percorso l’Arno riceve gli effluenti liquidi,
prevalentemente di origine domestica provenienti da i
centri abitati che attraversa. |
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Classificazione delle acque in provincia di Arezzo
- Salmonidi nel tratto compreso tra le sorgenti e la
confluenza con il Fosso delle Pillozze, in prossimità di
Pratovecchio. Ciprinidi nel tratto compreso tra la
confluenza con il Fosso delle Pillozze,
fino al limite della Provincia di
Arezzo. |
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Il tratto superiore della trota è caratterizzato
prevalentemente dalla specie dominante trota fario (Salmo
trutta var. fario) e dalle due specie associate:
vairone (Telestes muticellus) e ghiozzo etrusco o di
ruscello (Padogobius nigricans).
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Esemplare di trota fario (Salmo
trutta var. fario). |
Nel tratto inferiore
della trota, corrispondente all’incirca alla zona che va da
Pratovecchio fino alla Piana di Campaldino, il salmonide si
rinviene durante tutto l’arco dell’anno ma la sua
preponderanza numerica si riduce a favore di Ciprinidi reofili
come il barbo tiberino (Barbus tyberinus), il cavedano
etrusco (Squalius locumonis) e la lasca (Chondrostoma
genei), con la sporadica presenza della carpa (Cyprinus
carpius). Dal punto di vista della conservazione della
biodiversità, questa è la zona che meno ha risentito delle immissioni di
fauna alloctona, come è infatti emerso dai dati dei campionamenti
effettuati.
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Cavedano
etrusco (Squaliusus locumonis). |
Il restante tratto, fino all’abitato di Ponte a Buriano, corrisponde alla
zona del barbo. Nel suo tratto inferiore, a valle delle grandi briglie
presenti nel basso Casentino, questo ecosistema
la popolazione ittica ha subito notevoli variazioni sia per
cause di alterazio-ne ambientale, sia per l’immissione di
numerose specie alloctone. All’iniziale popolamento costituito
da cavedano, cavedano etrusco, ghiozzo, lasca, barbo tiberino,
vairone e rovella, si sono progressivamente sovrapposti pesci
di origine padana, come barbo italico e alborella, oppure di
prove-nienza extra italiana come persico sole (Lepomis
gibbosus), persico trota (Micropterus salmoides),
pesce gatto (Ameiurus melas) e, recentemente, specie
come il barbo europeo (Barbus barbus) ed altri pesci
provenienti dal nord Europa.
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Barbo europeo (Barbus barbus). |
Il tratto del fiume Arno a valle
di Ponte a Buriano corrisponde alla zona che ha subito le
maggiori variazioni rispetto alla consisten-za, qualità e
composizione della fauna ittica presente. La presenza dei due
grandi invasi, con le loro caratteristiche di tipo lacustre,
hanno determinato l’affermarsi di una fauna, spesso supportata
da ripopolamento, tipica della zona della carpa (Cyprinus
carpius). Abbiamo quindi, per quanto riguarda i pesci
autoctoni o di antica introduzione, la presenza di anguilla,
carpa, tinca, alborella, luccio, persico sole, persico reale e
una discreta popolazione di cavedano, savetta, lasca e
rovella. L’ostacolo costituito dai due sbarramenti artificiali
frena inoltre la diffusione dell’anguilla che, per la sua presenza nel
nostro territorio dipende da continue e periodiche immissioni.
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Esemplare di luccio (Esox
lucius) campionato net torrente Esse a Foiano. |
Nel corso degli anni a questa popolazione si sono
sovrapposte molte specie di origine nord-europea, orientale e
nord-americana. Nel caso del pesce rosso o carassio (Carassius auratus),
la specie si rivelò velocemente come infestante, determinando
con la sua presen-za un notevole calo delle popolazioni di
tinca e di carpa che presentò anche una diminuzione di taglia
(nanismo). Anche il pesce gatto si ambientò velocemente
colonizzando quasi tutti gli ambienti di questo tratto di
fiume, risalendo spesso anche la porzione inferiore degli
affluenti. L’introduzione del persico trota e del persico
sole, anche se meno infestanti, comportarono un ulteriore
elemento di perturbazione per le specie indigene. Negli invasi
furono immessi anche esemplari di carpa erbivora o amur e di
carpa argentata, il cosi detto temolo russo. In questo caso il danno
ambientale fu contenuto poiché le due specie non sono in grado di
riprodursi nei nostri fiumi e quindi, una volta sospese le immissioni, si
sono estinti per cause naturali.
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Persico trota o boccalone
(Micropterus salmoides). |
La situazione si presenta comunque in continua evoluzione per le sempre
crescenti immissioni di specie alloctone spesso frammiste fra gli
avannotti da ripopolamento. Nel tratto compreso tra i due invasi
artificiali, recentemente è stata segnalata anche la specie nociva
alloctona siluro d'Europa (Silurus glanis), accompagnato dall'abramide
(Abramis brama) e dal rutilo (Rutilus rubilio).
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Siluro d'Europa (Silurus
glanis), catturato nel Ticino dal personale di Graia s.r.l. |
Il bacino della Chiana storicamente rappresenta il punto di contatto fra
l’ittiofauna del Bacino Tiberino (in particolare del Lago Trasi-meno) e il
Bacino del fiume Arno. La sua Ittiofauna è strettamente correlata a quella
del Lago Trasimeno, vi si incontrano lucci, tinche, carpe, persici reali,
cavedani, alborelle e anguille.
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Pseudorasbora
(Pseudorasbora parva) specie alloctona di provenienza orientale. |
Come fauna alloctona sono presenti anche persici sole, persici trota, pseudorasbore, carassi e, fatto
che comprova ulteriormente il collegamento con la fauna ittica
del Trasimeno, anche la gambusia. Questa associazione
faunistica è tipica della zona superiore del
canale.
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| Esemplare
di luccio dal Lago del Calcione. |
Nel tratto inferiore del Canale Maestro della Chiana, grossomodo dalla struttura muraria della Chiusa dei Monaci fino alla foce
in Arno, si verificano dei fenomeni di risalita dal fiume Arno della fauna
tipica della zona del barbo. In questo
tratto, che in alcuni tratti presenta carattere di tipo
torrentizio, oltre alle specie precedentemente elencate si
incontrano anche il barbo tiberino, il cavedano etrusco, la
rovella ed il vairone.
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Barbo tiberino o del
Tevere
(Barbus tyberinus). |
Nonostante la grande varietà ittiofaunistica e la quantità di pesce presente, il canale
Maestro della Chiana soffre cronicamente di fenomeni di
inquinamento, talvolta notevoli, derivanti sia da scarichi
urbani che industriali e agricoli. Nel caso degli inquinamenti
industriali il fenomeno è particolarmente grave poiché come si
legge nel rapporto sullo stato delle acque di Arezzo, redatto
negli anni ’90
dall’Assessore all'ambiente Monnanni, sono state riscontrate
significative percentuali di metalli pesanti tra cui
l’altamente tossico Cr16. Per questi motivi risulta
fondamentale costruire al più presto un impianto di
depurazione che copra gli scarichi della zona industriale di
San Zeno e degli abitati della Val di Chiana. |