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Il lavoro che presentiamo è il risultato degli
studi compiuti nell’ambito del primo stralcio di stesura della Carta
Ittica della Provincia di Arezzo e sulle caratteristiche ecologiche ed
ambientali dei sistemi fluviali della provincia.
Il documento che ne risulta può essere
considerato come una prima finestra sulle specie ittiche presenti nelle
acque provinciali, tesa ad individuare gli ambiti di maggior valore
ittiofaunistico e cominciare ad individuare le principali linee
programmatiche di gestione dell’attività di pesca e di tutela del
patrimonio ittico.
Questo tipo di lavoro nasce dall’esigenza di
supportare con appropriate conoscenze, tecniche e scientifiche, le
pratiche gestionali della pesca e di fornire un indirizzo complessivo di
conservazione delle residue risorse ittiofaunistiche disponibili.
L’odierna condizione delle nostre acque è,
infatti, fortemente modificata rispetto al recente passato: esigenze
economiche e, talvolta, errate programmazioni gestionali del territorio
hanno influito sulla naturale qualità dei bacini idrogeografici,
trasformando pesantemente le originali caratteristiche ecologiche dei
fiumi. In generale, inquinamenti da scarichi di origine umana, prelievi
idrici per usi idroelettrici, potabili ed irrigui, arginature, modifiche
morfologiche degli alvei e delle sponde, hanno diminuito il livello
qualitativo degli ambienti acquatici, influendo di conseguenza anche sulla
quantità e la qualità dei popolamenti ittici originariamente presenti.
Un’ulteriore fonte di modificazione sulla struttura delle popolazioni
ittiche operata dall’uomo è ovviamente legata all’attività di pesca ed
alle opere di ripopolamento ad essa collegate.
I ripopolamenti, ossia l’immissione della
fauna ittica nelle acque, vengono di norma effettuati per risolvere delle
situazioni di depauperamento ittico e consentire un soddisfacente
esercizio dell’attività di pesca sportiva. Essi sono oggetto di sempre
maggiore richiesta, per la progressiva diminuzione di pescosità delle
acque, dovuta alle cause descritte precedentemente.
Purtroppo, il desiderio di mantenere
inalterata la pressione di pesca con una sempre maggiore immissione di
materiale allevato ha determinato, per ampie aree, la totale perdita di
naturalità delle popolazioni ittiche originali, le quali spesso si
sostengono solo grazie all’intervento dell’uomo. Queste pratiche hanno
però favorito l’insorgere di complessi fenomeni di trasformazione delle
biocenosi acquatiche, provocando spesso effetti negativi sulle specie
autoctone ed endemiche, fino a determinare, in alcuni casi, l’estinzione
di intere popolazioni.
Nonostante la notevole estensione del reticolo
idrogeografico provinciale, il presente studio prende in considerazione,
per svolgere le appropriate analisi, quasi tutti i corsi d’acqua compresi
nei nostri principali bacini. Attraverso l’analisi diretta di circa 70
stazioni di campionamento, si sta delineando un’immagine reale della
situazione ittiofaunistica attuale delle acque della Provincia di Arezzo.
Il
reticolo idrogeografico che caratterizza il territorio provinciale
comprende corsi d’acqua ricadenti nei bacini di 4 importanti fiumi
dell’Italia Centrale:
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Bacino del Fiume Arno, a sua
volta distinto in 3 sottobacini
·
Bacino del Fiume Tevere
·
Bacino del Fiume Marecchia
·
Bacino del Fiume Foglia
La Carta Ittica è un documento scientifico
sullo stato dell’ittiofauna nelle acque provinciali, che costituisce il
supporto tecnico e scientifico necessario per una corretta gestione dei
popolamenti ittici e della pesca. Essa fornisce non solo un quadro il più
esaustivo possibile sulla composizione e l’abbondanza delle comunità
ittiche, ma anche sulle caratteristiche ambientali e qualitative dei corsi
d’acqua e dei laghi che esse popolano, in virtù della loro stretta
dipendenza.
Nel presente fascicolo vengono sinteticamente
descritte le metodologie adoperate per la raccolta dei dati sperimentali e
l’organizzazione e rielaborazione di questi ultimi.
I risultati delle indagini di campionamento
condotte sui corsi d’acqua e sui bacini lacustri della provincia sono
presentati distinti per bacino idrogeografico di appartenenza, preceduti
da una brave descrizione generale del bacino stesso. Ogni singolo corso
d’acqua è descritto sia a livello di asta fluviale, incentrando
l’attenzione sulle caratteristiche generali dell’habitat e della fauna
ittica, sia a livello delle stazioni di campionamento indagate lungo il
corso del fiume, attraverso l’elaborazione e l’interpretazione dei dati
raccolti. I grafici realizzati, riportati nel presente documento,
rappresentano la struttura demografica e l’accrescimento ponderale delle
principali popolazioni rinvenute durante i campionamenti ed evidenziano la
composizione, in termini di densità (individui/m2) e biomassa
(g/m2), del campione raccolto; i dati sono stati, inoltre,
presentati per Famiglia di appartenenza ed origine, distinguendo le specie
autoctone, ossia specie presenti naturalmente nel bacino idrico
provinciale, da specie la cui presenza è invece legata ad immissioni
umane, convenzionalmente distinte in specie trasferite, se il bacino di
provenienza ricade in territorio italiano, ed alloctone, se provengono da
bacini d’oltralpe. Le suddette elaborazioni hanno, dunque, permesso di
analizzare la struttura e lo stato di benessere delle comunità ittiche che
caratterizzano le acque della provincia e di realizzare delle carte di
distribuzione delle singole specie rinvenute in territorio provinciale.
Le caratteristiche ecologiche e biologiche
delle varie specie ittiche e la loro distribuzione in territorio
provinciale, delineata in base ai risultati dei campionamenti condotti,
sono presentate nel fascicolo “Ecologia e Distribuzione delle specie
ittiche della Provincia di Arezzo”.
In allegato sono, infine, riportati i dati
relativi al numero di esemplari catturati ad ogni stazione di
campionamento e le elaborazioni cartografiche, che riassumono i risultati
dei campionamenti ed illustrano sia la zonazione dei corpi idrici
provinciali in acque di tipo A (zona a Salmonidi), di tipo B (zona
a Ciprinidi) e di tipo C (zona di foce o ad acque salmastre, ovvero
specchi lacustri naturali o artificiali di rilevante superficie),
secondo quanto specificato nella L.R. n. 7 del 2005 “Gestione delle
risorse ittiche e regolamentazione della pesca nelle acque interne” art.
10, sia la vocazione ittica potenziale rilevata ad ogni singola stazione
di campionamento. I dati delle misure di lunghezza e peso di tutti i
soggetti catturati saranno forniti in formato Cdrom.
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