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Descrizione dell'ambiente
- La sorgente del Fiume Tevere si trova sulle pendici
del Monte Fumaiolo a 1.268 m s.l.m., nel lato che volge verso
la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di
Verghereto (Provincia di Forlì-Cesena). Il fiume è lungo 348
km e possiede una portata media di circa 230 m³/s; dopo pochi
metri dalla sorgente entra in Provincia di Arezzo,
attraversandola per un breve tratto, per poi attraversare
l'Umbria e il Lazio, dove sfocia nel Mar Tirreno. I suoi
principali affluenti sono i Fiumi Chiascio, Chiani, Nera e
Aniene.
Dal punto di vista geologico, le litologie affioranti
nel bacino del Tevere sono per il 25% litologie permeabili
(prevalentemente rocce carbonatiche), per il 38% rocce
mediamente permeabili (prevalentemente vulcaniti, alluvioni,
conoidi e coperture colluviali ed eluviali) e per il 37% rocce
poco permeabili (Flysch arenaceo-argillosi, argilloso-arenacei
e calcareo-argillosi). I settori maggiormente permeabili sono
quelli della dorsale carbonatica appenninica (settore
orientale), le formazioni vulcaniche mediamente permeabili
caratterizzano il settore sud-occidentale, mentre nell’area
settentrionale del bacino affiorano prevalente-mente
formazioni fliscioidi a bassa permeabilità.
Il bacino del Fiume Tevere si estende per circa 17.375
km2, occupando varie regioni: il 46.9% del territorio ricade
in Umbria, il 41.4% in Lazio, il 6.8% in Toscana, il 3.6% in
Abruzzo, l’1.2% nelle Marche mentre solo lo 0.1% in
Emilia-Romagna. Il bacino si estende, dunque, in Toscana per
1.181 km2, di cui 686 km2, corrispondenti al 58%, ricadono
all’interno della Provincia di Arezzo.
Il tratto toscano del Tevere interessa principalmente
l'alta Valtiberina, la parte più orientale della Provincia di
Arezzo; i centri urbani maggiori sono Sansepolcro, Anghiari e
Pieve S. Stefano. Sebbene l'attività turistica sia in fase di
crescita, l'economia della zona può considerarsi
prevalentemente agricola, con tendenza alla pastorizia nelle
aree più elevate. Nell'Alto Tevere esistono foreste demaniali
ed aree d'interesse comunitario che costituiscono patrimoni
rilevanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico.
La vegetazione è ricca e varia, in particolare si
riscontrano querceti, misti a cerro, roverella, orniello,
carpino, castagneti e faggeti mentre nei pressi del fiume è
diffuso l'ontano ed il pioppo; vi sono inoltre vaste zone a
prato. La composizione dei suoli della Valtiberina ha una
forte componente alluvionale, che ha sempre determinato una
grande instabilità dell'alveo del Fiume Tevere.
Fino alla creazione dell'invaso di Montedoglio, che ne
ha stabilizzato il regime, l'alveo del fiume ha sempre subito
fortissime variazioni annuali: le fluttuazioni stagionali
della portata, unite alla particolare struttura del terreno
(materiali alluvionali incoerenti), portavano il corso del
Tevere ad oscillare in un letto largo anche più di cento metri
in tempi brevissimi.
A valle della diga la portata risulta regimata ed il
fiume ha assunto caratteristiche nettamente diverse, con acque
fredde e costanti durante tutto l'anno, adatte alla vita di
Salmonidi come il temolo, specie recentemente introdotta; a
monte dell'invaso, il Tevere continua invece a mantenere le
proprie caratteristiche incostanti.
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Se si esclude l'invaso di Montedoglio ed il tratto a valle
della diga, il Tevere mostra notevoli variazioni stagionali
per la temperatura dell’acqua e la concentrazione d’ossigeno
disciolto. Da una condizione invernale favorevole alla vita
dei Salmonidi si passa ad una situazione estiva diametralmente
opposta, in grado di consentire la sopravvivenza ai soli
Ciprinidi. Il Tevere si presenta, dunque, come un classico
corso d’acqua appenninico, a regime torrentizio, popolato da
Ciprinidi reofili come il vairone, la rovella, il cavedano
etrusco, il ghiozzo etrusco o di ruscello, la lasca, il barbo
tiberino ed il cavedano comune. Anche in questo tratto sono
presenti esemplari di trota fario.
La grande capacità trofica dell'invaso di Montedoglio viene
sfruttata per l'accrescimento delle principali specie di
ciprinidi reofili e dei salmonidi che, nel periodo estivo,
risalgono i torrenti in cerca di acque più fresche ed
ossigenate o per fini riproduttivi. Nel bacino artificiale
sono, tuttavia, presenti specie alloctone come il lucioperca,
il carassio, il persico sole, il persico trota e,
probabilmente, il siluro. A valle dell'invaso, il regime
delle acque non è più soggetto a forti variazioni per la
regimazione offerta dalla diga e quindi il corso del fiume
risulta molto più stabile; in tale tratto, i ghiareti vengono
colonizzati da arbusti come il salice rosso, che ne
consolidano ulteriormente il corso e la temperatura dell’acqua
risulta piuttosto costante: allo scarico di fondo si aggira,
in ogni stagione, sui 6° C per poi stabilizzarsi sui 12°-15° C
fino all’abitato di Sansepolcro. In tale area, la Provincia ha
istituito una Zona di Pesca Regolamentata per la pesca a
mosca, no-kill, per una lunghezza di circa 8 Km a valle della
diga di Montedoglio, in cui sono state effettuate immissioni
di specie pregiate come la trota fario ed il temolo, che in
tale ambiente riescono a riprodursi autono-mamente.
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Esemplari di temolo del
Fiume Tevere. |
I grafici di seguito riportato
illustra la percentuale numerica delle famiglie che compongono
il campione, in corrispondenza delle stazioni indagate,
distinte nel tratto di fiume a monte e a valle dell’invaso di
Montedoglio.
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Risultati dei
campionamenti ittici, distinti per famiglie, in
corrispondenza delle stazioni indagate lungo l’intero
corso del fiume Tevere a monte della Diga di
Montedoglio. |
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Risultati dei
campionamenti ittici, distinti per famiglie, in
corrispondenza delle stazioni indagate lungo il corso
del fiume. Tevere a valle della Diga di Montedoglio. |
I grafici seguenti definiscono le
relazioni lunghezza-peso e le distribuzioni in classi di
lunghezza delle specie campionate più abbondanti.
I campionamenti ittici effettuati
nell’ottobre 2003 nell’ambito della campagna di indagine per
la redazione del Piano di Ripopolamento della Z.R.S. “Tail
Water Tevere” hanno permesso di verificare lo stato di salute
delle specie immesse l’anno precedente. I ripopolamenti con
trota fario hanno dato ottimi esiti, risultando la specie ben
distribuita sull’intero tratto della ZRS con buona
consistenza, mostrando elevati coefficienti di condizione che
ne attestano lo stato di benessere, e facendo presumere che
già dall’inverno 2003/2004 sia possibile l’espletamento del
ciclo riproduttivo da parte di alcuni esemplari e che quindi,
in prospettiva, entro 2-3 anni la popolazione potrebbe
risultare perfettamente attecchita ed automantenersi rendendo
superfluo il ripopolamento. L’introduzione del temolo ha
sinora avuto un buon successo, essendo stato ritrovato in
tutti i tratti esaminati. Gli stessi accrescimenti paiono
molto soddisfacenti e, avendo spesso superato la lunghezza
totale di 30 cm, sono pesci che esercitano un’ottima
attrattiva per i pescatori della ZRS.
Il ritrovamento della trota fario
e del temolo anche a valle della ZRS, sia pure con numeri
limitati di individui, conferma la vocazionalità del tratto
fluviale per i Salmonidi anche a valle di San Sepolcro,
quantomeno per tutto il tratto di competenza provinciale.
La presenza di Salmonidi ben
distribuiti nella ZRS, a distanza di 6-8 mesi dai primi
ripopolamenti, in cui peraltro è trascorsa una delle estati
più calde e siccitose della storia recente, conferma la
correttezza della classificazione salmonicola delle acque,
adottata in seguito alle indagini del 2002.
La popolazione di trota fario
risulta abbondante e ben diversificata, come illustrato nella
figura seguente.
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Distribuzione in classi di lunghezza e relazione
lunghezza-peso della trota fario (N=152) del F. Tevere. |
Dopo la prima immissione di
temoli, nel marzo 2003, quando sono stati lanciati nel tratto
di Fiume Tevere compreso nella Z.R.S. “Tail water Tevere”
5.000 esemplari di classe 1+, lunghi 9-12 cm, è stata compiuta
una seconda immissione nel settembre 2003, con 10.000
esemplari di classe 0+, di taglia 7-9 cm. Con i campionamenti
eseguiti il 30 e 31 ottobre 2003, sono stati individuati 66
esemplari.
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Distribuzione in classi di lunghezza e relazione
lunghezza-peso del temolo (N=66) del F. Tevere. |
Analizzando le taglie dei soggetti
campionati, si osserva che:
▪ sono stati rinvenuti esemplari rappresentanti di entrambe le
classi di taglia immesse nel fiume;
▪ per entrambe le classi si osserva un incremento di taglia,
rispetto a quella di lancio;
▪ entrambi gli stock lanciati dimostrano di essersi
ridistribuiti nel fiume: i soggetti più giovani, immessi nel
tratto adibito a nursery, sono stati infatti ritrovati anche 3
km più a valle; i soggetti facenti parte del primo stock
lanciato sono scesi oltre il limite di valle della ZRS.
Approfondendo l’aspetto inerente l’incremento in dimensioni
dei soggetti, l’istogramma illustrato nella figura seguente
mostra che:
▪ i temoli immessi nel marzo 2003 sono mediamente cresciuti di
16 cm, passando dalla taglia media di circa 11 cm alla taglia
media di 27 cm;
▪ i temoli immessi nel settembre 2003 sono mediamente
cresciuti di 4 cm, passando dalla taglia media di 8 cm a
quella media di 12 cm.
Dai dati raccolti emerge dunque l’ottimo stato di benessere
dei temoli immessi e ricatturati.
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Confronto tra le taglie
attuali dei temoli campionati e le taglie registrate per
i due stock d’immissione. |
L’assenza o la grave carenza di
Ciprinidi reofili e dei pesci di piccola taglia nel tratto
superiore della ZRS è presumibilmente collegato alle
caratteristiche termiche delle acque, ma si presuppone anche
un ruolo determinante degli elementi di frammentazione
fluviale, che ne impediscono la spontanea ricolonizzazione da
parte dei pesci ritrovati a valle. In particolare, la briglia
posta a valle del ponte di San Sepolcro pare essere il primo
rilevante elemento di discontinuità per i pesci in migrazione
dal tratto a valle.
Come si può osservare dai grafici
successivi, la popolazione di cavedano che occupa il tratto di
Fiume Tevere a monte della diga di Montedoglio risulta ben
differenziata e strutturata in classi di lunghezza mentre la
popolazione rinvenuta nel tratto a valle risulta costituita
per lo più da soggetti di grandi dimensioni, evidenziando la
carenza di soggetti di piccola taglia.
L’eventualità di ripristinare una
comunità ittica più ricca nella ZRS, con la ricomparsa anche
delle specie di piccola taglia e dei Ciprinidi reofili in
generale, oltre a riequilibrare la fauna ittica aumentando il
valore ecologico dell’ecosistema, darebbe anche un’importante
risorsa alimentare alle numerose trote fario, in particolare a
quelle di maggiori dimensioni, alleggerendo la possibile
predazione sugli stadi giovanili dei Salmonidi che si
riproducono nella ZRS.
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Distribuzione in classi
di lunghezza e relazione lunghezza-peso del cavedano
comune del fiume Tevere, come risulta dai campionamenti
effettuati a monte della diga di Montedoglio. |
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Distribuzione in classi di lunghezza del cavedano comune
del fiume Tevere a valle della diga di Montedoglio |
Nel grafico seguente è riportata
la curva di accrescimento della popolazione di cavedano comune
del Fiume Tevere, la cui equazione è:
Lt = 471 (1- e -0.173
(t+0.182)))
r2
= 0.94
Secondo il modello di Von Bertalanffy applicato, la specie
raggiunge gli 87 mm ad 1 anno di vita, 148 mm a 2 anni, 242 mm
al 4° anno e 279 mm al 5° anno di vita.
Confrontando questo tasso di
accrescimento con quello stimato per le popolazioni di
cavedano di altri corsi d’acqua della provincia, il cavedano
del fiume Tevere pare caratterizzato da un tasso di
accrescimento piuttosto basso, inferiore a quello riscontrato
per il fiume Arno, il torrente Chiassa e il Canale della
Chiana mentre risulta molto simile a quello della popolazione
del torrente Afra.
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Curva di accrescimento
lineare del cavedano nel F. Tevere. |
Tra i pesci osservati a valle
della diga di Montedoglio si conferma la presenza
significativa di specie di rilevante interesse faunistico,
comprese nell’Allegato B della “Direttiva Habitat” (DPR
08/09/1997 n. 357 e succ. modif.). In particolare vi sono:
lasca, vairone, rovella, barbo comune, ghiozzo di ruscello;
rovella, vairone, cavedano comune e barbo tiberino
costituiscono importanti e ben strutturate popolazioni nel
corso di fiume a monte della diga.
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