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Caratteristiche della diga |
Caratteristiche dell'invaso |
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Altezza
(L.584/94) |
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Quota max
invaso |
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Altezza (D.M.
24/3/82) |
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Quota max regolazione |
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Altezza di
max ritenuta |
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Quota di minima regolazione |
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Quota
coronamento |
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Superficie specchio liquido alla massima
regolazione |
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Franco |
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Volume totale d’invaso(D.M. 24/3/82) |
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Franco
netto |
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Volume d’invaso (L.584/94) |
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Sviluppo
coronamento |
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Volume utile di regolazione |
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Larghezza
coronamento |
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Volume di laminazione |
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Volume corpo
diga |
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Superficie bacino imbrifero |
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Descrizione
dell'ambiente
- La diga di Montedoglio interrompe il deflusso delle acque
del Tevere e dei Torrenti Tignana e Singerna nell’area dei
comuni di Pieve Santo Stefano, Anghiari e Sansepolcro, situati
nella porzione nord-orientale della Provincia di Arezzo.
Il progetto di costruzione del serbatoio di Montedoglio nasce
nel 1971, come frutto di vari studi condotti da esperti
dell’Ente Autonomo per la Bonifica, l’Irrigazione e la
Valorizzazione Fondiaria, oggi denominato "Ente Irriguo
Umbro-Toscano", mirati ad incrementare e valorizzare la
produzione agricola nei terreni di pianura e di dolce collina
appartenenti ai bacini superiori del Tevere e dell’Arno nelle
Province di Arezzo, Perugia, Siena e Terni. Il progetto
rientrava nella soluzione del "Piano Generale Irriguo per
l’Italia Centrale" al problema dell’approvvigionamento idrico
durante le ricorrenti siccità estive, che prevedeva un
complesso sistema di dighe, gallerie e canali da realizzare
per uno sviluppo moderno dell’agricoltura della Valdichiana
tosco-umbra.
I lavori di costruzione della diga e del primo tronco di
derivazione, iniziarono nel 1977 e si conclusero nel 1993,
mentre a partire dal 1990, iniziarono le operazioni
sperimentali di invaso che hanno permesso un accumulo annuale
di poco più di 10 milioni di m3 di acqua. Oltre la diga
principale è stato necessario anche costruire uno sbarramento
secondario a S. Pietro in Villa dove la strada statale 3 bis
che porta a Pieve S. Stefano si trova, per un tratto, al di
sotto del livello di massimo invaso( ). L’invaso di
Montedoglio si sviluppa dalla stretta della collina di
Montedoglio per una lunghezza di circa 7,5 km fino ad
estendersi nelle valli del Singerna e del Tignana,
rispettivamente in destra e sinistra idrografica per 3 km. Il
bacino ha una superficie di circa 8 km2 e una capacità di
142,5 milioni di metri cubi, rappresentando così una delle più
grandi opere del genere in Europa. Le sue acque, integrate da
una derivazione dal contiguo Torrente Sovara, sono disponibili
annualmente per 102 milioni di mc. Il bacino idrografico
dell’invaso è di circa 302,7 km2 (comprendendovi anche il
bacino del Sovara). Le strutture della diga sono state
realizzate in materiali sciolti con nucleo centrale
impermeabile fondato sulla roccia di base e paramento di
monte. L’invaso presenta uno scarico di fondo costituito da
una galleria ricavata nella spalla sinistra della diga lunga
422 metri con un diametro di 6 metri, utile a svuotare
rapidamente il serbatoio in caso di necessità. Sopra lo
scarico di fondo c’è lo sfioratore di superficie costituito da
una soglia fissa lunga 112 metri, con due paratoie che
immettono in un canale di raccolta. La galleria di derivazione
(diametro di 3,40 m), destinata a portare acqua verso la Val
di Chiana, è collocata 160 metri a monte dello sbarramento,
sulla sponda destra. Nella galleria di derivazione che
proviene da Montedoglio è presente inoltre una finestra di
restituzione che rincanala le acque nel Tevere al fine di
garantirne una portata minima obbligatoria, pari a circa 250
l/sec(2). La condotta adduttrice convoglia nei mesi estivi una
portata continua di 14,2 m3/sec. L'ubicazione della diga ad
una quota superiore di 100 metri rispetto alle parti più basse
della Valdichiana favorisce l'arrivo dell'acqua a tali zone.
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Bacino |
Fiume
Tevere |
Data campionamenti |
09/06/2004 09/11/2004 |
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Comuni |
S.
Sepolcro, Anghiari, Pieve S. Stefano |
In data 09-06-04 e 09-11-04,
nell’ambito del progetto “Linee per lo sviluppo turistico
ricreativo del Lago di Montedoglio incentrato su una gestione
razionale delle risorse ittiche”, sono state effettuate le
misurazioni dei parametri chimico-fisici delle acque lacustri
tramite sonda multiparametrica, allo scopo di caratterizzare
la limnologia dell’invaso, e le indagini sulla comunità
ittica. |
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Caratteristiche
chimico - fisiche
- Mediante polisonda sono stati misurati i principali
parametri chimico-fisici lungo la colonna d’acqua; i grafici
relativi al profilo verticale di tali parametri sono di
seguito riportati.
Durante i rilevamenti
effettuati, la temperatura delle acque lacustri non ha
superato i 16 °C nemmeno nel periodo estivo, durante il quale
è stata osservata una stratificazione termica, con il
termoclinio collocabile tra i 5 e i 10 metri di profondità e
un gradiente termico di 0,8°C per ogni metro di profondità. A
novembre, invece, l’uniformità termica della colonna riguarda
i primi 20 m, caratterizzati da temperature più alte di quelle
rilevate in giugno, in tale periodo, grazie all’azione dei
venti, il lago sta andando in omotermia. Al di sotto dei 20 m
di profondità la temperatura diminuisce rapidamente fino a
raggiungere i 10°C in corrispondenza del fondo, sito a causa
dell’abbassamento di livello a 29 m di profondità.
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Il lago ha dunque una
profondità tale da permettere una netta stratificazione
termica estiva e di conseguenza l’acqua prelevata e poi
restituita al Tevere risulta costantemente fredda.
I valori di pH mostrano una
discreta uniformità lungo la colonna, variando in un range
compreso tra 7,5 e 8,5 unità, con i valori maggiori negli
strati più superficiali, dove l’attività fotosintetica del
popolamento algale svolge un’azione basificante. Il
profilo verticale della concentrazione di ossigeno e della
relativa percentuale di saturazione mostra ottime
condizioni di ossigenazione a giugno, quando la
percentuale raggiunge il massimo di 102% intorno ai 4
metri di profondità, corrispondente alla fascia eufotica
in cui si osserva la maggiore attività fotosintetica, per
poi diminuire a 78% a 12 m fino a raggiungere il minimo di
53% a 39 m di profondità, pur sempre corrispondente ad una
concentrazione di 7,2 mg/l di ossigeno disciolto,
indicando uno stato di ossigenazione ottimale anche sul
fondo. Le condizioni di ossigenazione a novembre risultano
invece meno buone, perlomeno negli strati più profondi;
fino a 20 metri di profondità, le concentrazioni variano
da 7,2 a 7,6 mg O2/l, corrispondenti a percentuali di
saturazioni di 72%-76%, e scendono bruscamente a 3,3 mg
O2/l a 20 metri di profondità fino a sfiorare la quasi
totale anossia in prossimità del fondo. In tale mese è
stato, infatti, osservato, un brusco salto termico in
corrispondenza dei 19-20 metri di profondità, che
determina un gradiente tale da non permettere il
rimescolamento tra strati superficiali ed ipolimnici,
favorendo l’instaurarsi di condizioni anossiche negli
strati del fondo.
Gli alti valori di
conducibilità indicano un contenuto di sostanza organica
disciolto abbastanza alto. |
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Durante la campagna di giugno,
tramite bottiglia di profondità tipo Ruttner sono stati
inoltre prelevati campioni d’acqua in superficie e sul fondo
per la quantificazione in laboratorio dei composti di azoto e
fosforo. I valori misurati sono riportati nella seguente
tabella. Le concentrazioni dei composti dell’azoto risultano
abbastanza alte, indicando un sostenuto apporto del nutriente
dal bacino drenante. Tramite Disco di Secchi è stata misurata
la trasparenza del corpo lacustre, risultata pari a 4,5 m.
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Concentrazione dei composti di azoto
e fosforo |
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data |
09/06/2004 |
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u.m. |
Superficie |
35 m |
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Nitrati |
mg/l |
235 |
469 |
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Nitriti |
mg/l |
5 |
3 |
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Azoto ammoniacale |
mg/l |
0,02 |
0,02 |
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Azoto totale |
mg/l |
1 |
0,7 |
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Fosforo totale |
mg/l |
17 |
<10 |
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Stato trofico
- Per valutare lo stato
trofico del bacino lacustre, è stata utilizzata la metodica
“probabilistica” del sistema di classificazione sviluppato
dall’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
Economico), nel quadro del “Programma di controllo delle acque
dolci (OECD, 1982)”.
Tale metodica è basata su uno
studio statistico che, nel nostro caso, prende in
considerazione il contenuto medio di fosforo totale e,
attraverso la determinazione di curve probabilistiche, lo pone
in relazione con lo stato trofico del bacino in esame. Il
risultato è quello di definire un quadro realistico della
“probabilità” di un lago di appartenere ad un determinato
stato trofico. Per esempio, un lago con un valore di Ptot di
10
mg/l,
come quello che caratterizza il fondo dell’invaso nel mese di
giugno, ha una probabilità del 10% di essere ultraoligotrofo,
del 61% oligotrofo, del 26% mesotrofo e dell’1% eutrofo. I
valori del nutrienti in superficie sottolineano la tendenza
del bacino verso condizioni mesotrofiche poiché tali valori
corrispondono ad una probabilità del 54% che il lago si trovi
in una condizione di mesotrofia e 37% di oligotrofia. Le
modalità di prelievo dell’acqua facilitano verosimilmente la
rimozione del nutriente negli strati profondi, determinando
concentrazioni maggiori negli strati superficiali. L’invaso di
Montedoglio si trova dunque in condizioni di
oligo-mesotrofia.
Lo stato trofico del lago è
confermato dal valore di trasparenza rilevato nel mese di
giugno, che può essere verosimilmente assunto come valore
minimo annuo, essendo stato misurato durante la stagione di
fioritura algale: una trasparenza minima di 4,5 m corrisponde
infatti ad una condizione di oligotrofia, secondo il sistema
di classificazione a “valori fissi” (OECD, 1982).
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Classificazione trofica
probabilistica mediante la concentrazione di fosforo
totale. |
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Fauna ittica
- Secondo informazioni provenienti dai locali, oggi la diga di
Montedoglio ospita numerosi ciprinidi (in prevalenza carpe,
scardole e carassi), qualche trota in discesa dal Tevere, dal
Singerna e da altri piccoli tributari, e consistenti
popolazioni di predatori, come il luccio, il persico reale e
il persico trota. I dati più recenti riguardanti la
composizione della comunità ittica del Lago di Montedoglio si
riferiscono allo studio effettuato dall’IRRES (Istituto
Regionale Ricerche Economiche e Sociali) nel 1992, quando sono
state censite 15 specie ittiche, 8 indigene e 7 introdotte.
Secondo lo studio, il lago era inizialmente popolato da specie
tipiche di acque correnti, provenienti dal Tevere, dal
Singerna e dal Tignana, che negli anni sono gradualmente
scomparse, lasciando il posto a specie più tipicamente
limnofile. I Ciprinidi, come carassio, alborella, scardola,
cavedano, carpa e rovella, rappresentavano il gruppo
numericamente dominante, mentre in termini di biomassa il
contributo maggiore era dato da carpa, carassio, persico trota
e cavedano. Secondo lo studio, inoltre, le condizioni
chimico-fisiche dell’invaso risultavano ottimali per la fauna
ittica: temperatura, pH, nitriti, ammoniaca e tensioattivi
risultano favorevoli alla sopravvivenza dei salmonidi, i pesci
più esigenti in fatto di qualità dell’acqua. Le analisi, già
nel decennio scorso, evidenziavano una condizione di
mesotrofia (IRRES; 1992).
I campionamenti
effettuati hanno permesso di indagare la vocazione ittica
attuale dell’invaso, definendo la composizione e la struttura
della comunità ittica, riportate nelle figure seguenti.
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Composizione in specie
dei campioni di fauna ittica raccolti. |
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Composizione percentuale dei
campioni raccolti in funzione della data di
campionamento. |
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Composizione percentuale dei
campioni raccolti complessivamente. |
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Composizione percentuale
della biomassa dei campioni raccolti complessivamente. |
Dai risultati di entrambi i
campionamenti emerge che la comunità ittica del Lago di
Montedoglio è caratterizzata dalla presenza di 15 specie, di
cui 8 ciprinidi (alborella, carassio, carpa, cavedano,
rovella, savetta, scardola, tinca), 2 percidi (persico reale,
lucioperca), 2 centrarchidi (persico trota, persico sole), 2
ictaluridi (pesce gatto, pesce gatto americano) e 1 esocide
(luccio). Le specie più abbondanti che costituiscono la
porzione più significativa del popolamento ittico dell’invaso
di Montedoglio dal punto di vista numerico sono rappresentate
da pesce gatto, savetta e pesce persico, che costituiscono
complessivamente il 79% e l’89% dei soggetti pescati
rispettivamente a giugno e a novembre 2004. Altre specie
presenti all’interno della comunità ittica dell’invaso sono la
scardola, la rovella, la carpa, il carassio e il luccio. Solo
occasionalmente sono stati rinvenuti esemplari di alborella,
lucioperca, persico trota, tinca, pesce gatto americano e
triotto, che possono essere considerati verosimilmente rari
all’interno della comunità ittica del bacino di Montedoglio. A
tali specie potremmo inoltre aggiungere quelle presenti nel
tratto terminale dei tre tributari (F. Tevere, T. Singerna e
T. Tignana), ossia il barbo, il cavedano etrusco, il vairone,
il cobite comune e il ghiozzo di ruscello. |
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Nelle pagine web seguenti
vengono riportate le elaborazioni effettuate per le principali
specie rinvenute nel lago
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VOCAZIONE
ITTICA POTENZIALE - Per vocazione ittica
potenziale si intende la composizione potenziale della
comunità ittica in funzione delle caratteristiche limnologiche
e morfologiche del corpo d’acqua in oggetto. Per stabilire la
vocazionalità a Salmonidi di un lago, ossia la capacità di un
corpo lacustre di ospitare specie appartenenti a questa
famiglia in base alle sue caratteristiche chimico-fisiche, è
necessario prendere in considerazione due parametri
fondamentali, ossia la concentrazione di ossigeno, che non
deve scendere sotto la soglia dei 6 mg/l, e la temperatura
dell’acqua, che deve essere inferiore ai 20°C. A differenza
dei Ciprinidi, particolarmente tolleranti, i Salmonidi
mostrano, infatti, ristrette esigenze ecologiche, e non sempre
le condizioni ambientali e trofiche del lago assicurano
condizioni idonee alla sopravvivenza di tali specie. In base
ai dati di ossigeno e temperatura misurati in corrispondenza
delle due giornate di campionamento e monitoraggio, realizzate
in quelli che dovrebbero corrispondere ai periodi di maggiore
criticità, l’invaso risulterebbe adatto ad ospitare salmonidi,
perlomeno nei primi 20 metri di profondità, nei quali la
temperatura non supera i 20 °C e la concentrazione di ossigeno
non scende sotto i 6 mg/l. Nel Lago di Montedoglio, infatti,
la porzione di colonna d’acqua in cui sussistono condizioni
idonee alla sopravvivenza dei Salmonidi rappresenta la quasi
totalità del volume disponibile, riducendosi nel periodo
tardo-autunnale ai primi 20 metri, a seguito della diminuzione
del livello di ossigenazione. I Salmonidi trovano dunque
condizioni ambientali a loro consone, esprimendo la
vocazionalità di questo lago per tali specie. Tuttavia, le
caratteristiche morfologiche e trofiche del lago, che lo
vedono inserito in una condizione di oligo-mesotrofia, lo
rendono molto vocato anche a Percidi e Ciprinidi.
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Fasce di profondità
idonee alla sopravvivenza dei Salmonidi in relazione ai
valori di temperatura e ossigeno. |
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