|
Descrizione
- Ciprinide di piccola taglia,
con lunghezza totale massima di circa 14 cm. Corpo fusiforme, con
una gibbosità dorsale più o meno evidente subito dietro la testa;
bocca supero-mediana. Pinne normalmente sviluppate; coda forcuta.
Questa specie differisce dall’alborella per il muso più arrotondato,
la mandibola quasi per nulla prominente, la bocca molto meno
obliqua. La retta che passa per l'apice dei premascellari è più
bassa, attraversa l'occhio quasi al centro. Inoltre i raggi della
pinna anale sono meno numerosi e la statura è più piccola. La livrea
ha colore bluastro metallico, scuro sul dorso e nella metà superiore
dei fianchi, bianco-argenteo nella metà inferiore e sul ventre.
L'occhio è giallastro. Le pinne sono grigie. Le diverse popolazioni
differiscono tra loro per vari caratteri, in alcuni casi
evidenziando una certa diversità in relazione alle caratteristiche
ambientali. Durante la frega i maschi si ricoprono sul dorso, sui
fianchi e sulle pinne di piccoli tubercoli nuziali; la base delle
pinne pari e dell'anale si colora di giallo-arancio. |
|
Habitat e
abitudini
-
Vive in acque lacustri ed in acque a lenta corrente, la si può
ritrovare ad altezze maggiori - anche oltre i 1.000 m - rispetto a
quelle ove abitualmente vive l’alborella. Popola il tratto medio e
inferiore dei corsi d'acqua dove risulta essere spesso la specie
dominante, assieme al cavedano e al barbo. E' presente anche in
laghi e stagni, di pianura che situati in zone collinari. Nei laghi
di Monticchio (Basilicata) questo ciprinide è pescato soltanto tra
aprile e luglio, all'epoca della riproduzione, perché "poi scompare
dalla superficie, non ricomparendo che l'anno seguente". Questa
caratteristica di vita sembra in relazione con un particolare regime
alimentare dell'alborella dei laghi del Vulture, regime che non
dovrebbe essere così essenzialmente planctonico come avviene nelle
alborelle dei grandi laghi prealpini; ed a ciò si potrebbe
attribuire la particolare posizione dell'apparato boccale. |
|
Alimentazione
-
La dieta, tipicamente da pesce onnivoro, è assai varia e fortemente
influenzata dalle stagioni. In inverno le alborelle appenniniche
seguono una dieta principalmente detrivora, mentre in primavera
predano soprattutto larve d'insetti acquatici e in estate si nutrono
quasi esclusivamente di alghe verdi filamentose. |
|
Riproduzione
- La riproduzione avviene
nella tarda primavera. Le uova, di circa 1,3-1,5 mm di diametro,
sono deposte tra i ciottoli del fondo in prossimità delle rive. Nei
fiumi Biferno e Saccione (Molise) la fregola inizia a marzo e
termina verso la metà di luglio. La specie si ibrida con il cavedano
(in particolare nei fiumi Alento, Sinni e Ofanto). |
|
Valore
economico - L'alborella
appenninica non trova impiego economico, tuttavia viene pescata per
essere utilizzata come esca nella cattura di trote e di altri pesci
predatori. In alcune località apprezzata come pesce da frittura. Le
carni, buone e gustose, sono vendute fresche e in alcune località
interne il suo commercio può essere assimilato a quello del
latterino. |
|
Distribuzione
- In Italia è specie endemica. Italia centrale (Abruzzo) e
meridionale (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria). Non si
esclude la sua presenza anche in Toscana, Umbria ed in Lazio. |
|
|