|
Descrizione
- Il corpo è slanciato e
robusto, fusiforme, con profilo ventrale meno arcuato del dorsale,
moderatamente compresso nella regione caudale. La sezione del corpo
è ovale quasi circolare. La testa è allungata a muso cuneiforme,
allungato ed appuntito. L'occhio è piccolo. La bocca è infera,
protrattile, la mascella superiore prominente circondata da spesse
labbra. Sono presenti due paia di barbigli. Le squame sono piuttosto
piccole. La linea laterale ha andamento orizzontale. La colorazione
del dorso è bruno scuro o bruno verdastro. I fianchi sono giallastri
o dello stesso colore del dorso. Il ventre è bianco o bianco
giallastro. Le pinne possono essere grigio-verdastre,
bruno-giallastre o bruno-verdastre, con sfumature aranciate durante
la frega. Gli adulti raggiungono la lunghezza massima di 60 cm circa
ed il peso di circa 4 kg. |
|
Habitat
-
Il barbo italico è caratteristico del tratto medio-superiore dei
fiumi planiziali. La specie è legata alle acque limpide, ossigenate,
a corrente vivace e fondo ghiaioso e sabbioso. L'habitat di questa
specie è talmente tipico da essere comunemente indicato come "zona
del barbo". La specie ha una discreta flessibilità di adattamento.
Nei fiumi più grandi può spingersi notevolmente a monte, fino a
sconfinare nella zona dei Salmonidi, spesso occupa gran parte della
zona del temolo. A valle si rinviene anche in acque moderatamente
torbide purché ben ossigenate. Nei laghi è abbondate fino a circa
600 m di quota. |
|
Alimentazione
e abitudini
-
il barbo italico è specie gregaria, specialmente in giovane età, gli
adulti di età superiore ai 5-6 anni possono sviluppare la tendenza a
vivere isolati. Localmente può dividere l'habitat con altre specie
ittiche, tra cui in particolare l'alborella, la savetta, il vairone,
la sanguinerola, il cobite ed i ghiozzi. Si nutre in prevalenza di
invertebrati bentonici che ricerca grufolando in continuazione sul
fondo, sollevandone il materiale coi robusto muso appuntito ,
occasionalmente può cibarsi anche di vertebrati morti. Tra gli
insetti risultano predati prevalentemente tricotteri, plecotteri ed
efemerotteri. |
|
Riproduzione
- Il barbo italico raggiunge
la maturità a 3-4 anni. La frega si svolge a seconda delle
condizioni climatiche delle zone geografiche in cui la specie vive,
generalmente seconda metà di aprile ai primi giorni di luglio. La
risalita a scopo riproduttivo avviene in grandi sciami. Dopo aver
formato branchi, risalgono la corrente in cerca di fondali ghiaiosi
o pietrosi dove ha luogo la deposizione. Le femmine depongono da
8.000 a 25.000 uova. Le uova sono giallastre ed adesive, dal
diametro di 2,5-3 mm. A 16 °C la schiusa avviene in circa 8 giorni.
Circa 10-20 giorni dopo la nascita le giovani larve iniziano a
condurre vita libera muovendosi nella colonna d'acqua e formando
spesso sciami misti con altri avannotti di ciprinidi reofili. Dopo
pochi mesi i giovani barbi iniziano a condurre vita prevalentemente
bentonica. |
|
Valore
economico - Nel lago di Garda,
fino al 1950 - 1950, venivano annualmente pescate circa tre
tonnellate di barbo italico e la carne era considerata di buona
qualità. Attualmente il barbo italico viene considerato specie di
modesto interesse commerciale. Le carni sono comunque buone, anche
se molto ricche di lische. Le uova sono tossiche e, se ingerite,
possono causare notevoli disturbi gastrointestinali. Viene
commercializzato fresco o refrigerato. Si cucina come il barbo
tiberino. La specie sta acquistando una sempre maggiore importanza
per gli allevatori, infatti stanno aumentando le richieste di
materiale, sia di adulti che di avannotti, da utilizzare per le
semine a supporto della pesca sportiva. |
|
Distribuzione
- In Italia la specie è autoctona. Barbus plebejus è endemico del
distretto Padano-Veneto. Nel dopoguerra è stato introdotto, con
acclimatazione, in acque dolci dell'Italia centrale. |
|
|