Uff. Pesca della Provincia di Arezzo

Il barbo del Tevere o tiberino Barbus tyberinus Bonaparte, 1839

Descrizione - Per lungo tempo considerato sottospecie del barbo padano, in base a recenti studi di genetica (Bianco, 1998a) B. tyberinus ha ricevuto il rango di specie valida. Rispetto al barbo italico, il barbo tiberino si distingue per il numero e la densità dei dentelli presenti sull'ultimo raggio indiviso della pinna dorsale. Questo raggio è debolmente ossificato e finemente dentellato, la denticolazione tende a diventare indistinta col crescere dell'età dell'esemplare. La colorazione risulta molto varia a seconda delle popolazioni e dell'ambiente. Il dorso è di color giallo brunastro con riflessi verde oliva, con marezzatura scura formata da gruppi irregolari di macchie, sui fianchi appare progressivamente più chiara, fino a raggiungere il ventre bianco o giallastro. La testa è dorsalmente scura, con marezzatura presente sulla parte dorsale, inferiormente è biancastra o dorata, con i barbigli grigi, giallastri, talvolta con sfumature rossastre od arancio. La pinna anale e le pinne pari sono solitamente giallastre, ma possono assumere sfumature rossastre od aranciate. Il peritoneo è argenteo o grigiastro con melanofori dispersi sulla superficie. Negli immaturi il corpo appare fittamente punteggiato di nero. Negli adulti di maggiore taglia la marezzatura nera, che ha una disposizione simile a quella presente in B. meridionalis, permane soltanto negli individui che vivono permanentemente nei piccoli torrenti caratterizzati da forte corrente.

Habitat e abitudini - Specie gregaria e bentonica, diffusa principalmente nelle acque correnti e ben ossigenate dei fiumi e torrenti appenninici dell'Italia centro meridionale. Preferisce substrati ghiaiosi e sabbiosi, in corsi d'acqua a bassa profondità. La specie non ama le acque ferme, soltanto in rari casi si incontra nei laghi. Sembra che le temperature estive ottimali siano comprese tra i 10 ed i 22 C°. In inverno questi pesci si rifugiano in gruppi nelle profonde cavità presenti fra i massi del substrato.

Alimentazione - Si ciba principalmente di micro e macroinvertebrati di fondo: larve di ditteri (Tipula), plecotteri, efemerotteri, tricotteri e crostacei. Talvolta preda anche piccoli pesci e divora carcasse di animali.

Riproduzione - La frega avviene da aprile a giugno, quando la temperatura ha raggiunto la temperatura ottimale, compresa tra i 16 ed i 17 C°. Gli esemplari in frega compiono piccole migrazioni per raggiungere zone a corrente veloce e buona ossigenazione. Le uova sono adesive ed aderiscono al substrato. La frega avviene di preferenza su pietre o ghiaie esposte al flusso della corrente, generalmente avviene di notte. Le larve schiudono dopo un periodo compreso tra gli 8 ed i 15 giorni dalla loro fecondazione.

Valore economico - La specie è attualmente priva di valore economico. Le carni sono buone, anche se molto ricche di lische. Le uova sono tossiche e, se ingerite, possono causare notevoli disturbi gastrointestinali. Fino a non molto tempo fa, il barbo era una delle specie maggiormente ricercate per la cucina in Toscana, Umbria e Lazio. In Toscana veniva cucinato “al tegamaccio”, cioè fritto e poi rimesso in umido in una salsa con pomodoro, salvia e pepe nero. Nelle altre regioni veniva perlopiù fritto, intero o a filetti. Attualmente quest’importante specie è minacciata dall’inquinamento e dalla distruzione dell'ambiente, da fenomeni d’ibridazione e di competizione, sia con altre specie congeneri che con altri ciprinidi introdotti. La specie viene legalmente equiparata al barbo italico, in realtà dovrebbe essere protetta come endemismo italiano, ai sensi della Direttiva 92/43 CEE.

Distribuzione - Specie endemica del distretto Arno –tiberino, introdotta in alcuni corsi d’acqua liguri e della Basilicata.

Uff. Pesca della Provincia di Arezzo