Uff. Pesca della Provincia di Arezzo

Il ghiozzo padano Padogobius martensi Gunther, 1861

Descrizione - Il ghiozzo padano ha corpo moderatamente allungato, ricoperto di squame ctenoidi assenti nell’area predorsale. La testa è grande e tozza con occhi piccoli, sporgenti dal profilo dorsale del capo. Le zone opercolari sono arrotondate e sporgenti. Rispetto al ghiozzo etrusco, sul capo i canali mucosi della linea laterale sono assenti. La bocca è grande, obliqua, con spesse labbra e posta in posizione terminale. La mandibola è lievemente prominente e le labbra sono spesse e carnose. Le mascelle sono provviste di piccoli denti robusti, conici e disposti in serie. Nella serie anteriore di ciascuna mascella si trovano denti più grandi. Nello scheletro sono presenti da 27 a 31 vertebre. In serie longitudinale le scaglie in sono da 29 a 43. La prima dorsale, formata da sei a otto raggi spiniformi, è separata dalla seconda da un breve spazio. La seconda pinna dorsale presenta un raggio spiniforme e da 9 a 10 raggi molli. La pinna anale è formata da un raggio spiniforme ed da sei a otto raggi molli. La pinna caudale ha margine arrotondato. Le pinne pettorali sono ben sviluppate. Il disco pelvico è breve ed è situato poco oltre la metà della distanza tra la sua inserzione e l'ano. La colorazione di fondo della livrea è bruno chiara, sfumata gradatamente verso il ventre che è biancastro. Osservando gli esemplari dall’alto, sul dorso si notano da quattro a cinque fasce brune disposte a sella. Lungo i fianchi si susseguono molte macchie scure irregolari, mentre due macchie più grandi sono situate sopra l’attacco delle pinne pettorali. La prima pinna dorsale mostra una larga banda orizzontale grigia, mentre il bordo è chiaro. Durante il periodo di frega, i maschi dominanti assumono una colorazione molto scura, quasi nera, e tinte più accese. La taglia è piccola, la lunghezza totale massima supera di poco i 10 cm, mentre la media è di circa 6 - 7 cm.

Habitat e abitudini - La specie ha un’adattabilità maggiore del ghiozzo etrusco, è presente in laghi, fiumi, torrenti, canali e nei fossati, dove rimane però legata a fondali ciottolosi, acque limpide e bene ossigenate. La specie è moderatamente fotofoba, in tutti questi ambienti il ghiozzo padano è attivo soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne. Nei fiumi è caratteristica del tratto medio, in aree poco profonde ed a corrente moderata, con letto fangoso frammisto a sabbia, ciottoli e ghiaia. Il ghiozzo padano tende a stazionare in tane scavate sotto alle pietre, compiendo soltanto brevi spostamenti. Entrambi i sessi hanno abitudini sedentarie e territoriali, il territorio ha importanza per sfruttare le risorse alimentari e, nei maschi, ha un grande valore riproduttivo. Nelle zone in cui viene a contatto con il ghiozzo etrusco, il ghiozzo padano tende ad affermarsi in forza della sua maggiore aggressività. La specie richiede acque di buona qualità, ha bassa tolleranza a qualunque forma d’inquinamento e d’alterazione antropica, come abbassamento delle falde scavi in alveo. Tra i pesci delle acque interne italiane, la specie è tra le più sensibile alle alterazioni ambientali, tanto che oggi la sua presenza è in crisi in molte località cisalpine.

Alimentazione - Come per il ghiozzo etrusco, anche per il ghiozzo padano le informazioni disponibili sulla dieta sono scarse. L’alimentazione è spiccatamente carnivora, comprende insetti come larve di chironomidi, tricotteri, ninfe e neanidi di efemerotteri, crostacei gammaridi e cladoceri, vermi oligocheti. Gli esemplari di taglia maggiore si nutrono in larga parte di larve di tricotteri. Le forme giovanili si alimentano d’organismi planctonici come dafnie, crostacei copepodi e rotiferi.

Riproduzione - La maturità sessuale viene raggiunta alla fine del primo anno di vita nelle femmine ed al secondo nei maschi. La stagione riproduttiva si svolge in primavera da maggio alla fine di luglio. Il maschio è territoriale, difende un rifugio, utilizzato come nido e scavato sotto un sasso, da tutti i potenziali rivali. La riproduzione è preceduta da un rituale di corteggiamento ed è accompagnata dall'emissione di alcuni suoni. Dopo l’ingresso nella tana, la femmina si ribalta ed aderisce alla volta con il disco pelvico, iniziando la deposizione subito seguita dalla fecondazione da parte del maschio. Il maschio corteggia ogni femmina che entra nel suo territorio, spingendola ad entrare nella tana per deporre le uova. Nei nidi è però raro che si verifichino più di due deposizioni. Ogni femmina depone alcune centinaia di uova in rapporto alla sua età ed alle sue dimensioni. Le uova aderiscono alla volta del nido mediante un peduncolo adesivo. Il maschio sorveglia il nido fino alla schiusa delle uova, provvedendo a pulire ed ossigenare la covata operando una ventilazione mediante battiti delle pinne pettorali. La nascita delle larve avviene dopo circa 11 giorni ad una temperatura di 26 °C. Alla schiusa le larve svolgono vita pelagica per alcuni giorni. Al riassorbimento del sacco vitellino, gli avannotti conducono vita bentonica come gli adulti.

Valore economico - Questa specie non ha interesse economico per la pesca sportiva e per il commercio, mentre riveste un grande interesse ecologico come specie endemica e come indicatore biologico. Le sue carni sono buone. Fino al primo dopoguerra era molto apprezzato come pesce da frittura e veniva catturato con mezzi illegali, come la forchetta, retini e praticando il prosciugamento delle piccole buche nei ruscelli. Viene spesso utilizzato esclusivamente come esca viva per la cattura di pesci predatori.

Distribuzione - In Italia la specie è autoctona ed endemica. Italia settentrionale dal Piemonte al bacino dell'Isonzo (Friuli), dall'alta valle dell'Adige alla Romagna.

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