|
Descrizione
- Il ghiozzo padano ha corpo
moderatamente allungato, ricoperto di squame ctenoidi assenti
nell’area predorsale. La testa è grande e tozza con occhi piccoli,
sporgenti dal profilo dorsale del capo. Le zone opercolari sono
arrotondate e sporgenti. Rispetto al ghiozzo etrusco, sul capo i
canali mucosi della linea laterale sono assenti. La bocca è grande,
obliqua, con spesse labbra e posta in posizione terminale. La
mandibola è lievemente prominente e le labbra sono spesse e carnose.
Le mascelle sono provviste di piccoli denti robusti, conici e
disposti in serie. Nella serie anteriore di ciascuna mascella si
trovano denti più grandi. Nello scheletro sono presenti da 27 a 31
vertebre. In serie longitudinale le scaglie in sono da 29 a 43. La
prima dorsale, formata da sei a otto raggi spiniformi, è separata
dalla seconda da un breve spazio. La seconda pinna dorsale presenta
un raggio spiniforme e da 9 a 10 raggi molli. La pinna anale è
formata da un raggio spiniforme ed da sei a otto raggi molli. La
pinna caudale ha margine arrotondato. Le pinne pettorali sono ben
sviluppate. Il disco pelvico è breve ed è situato poco oltre la metà
della distanza tra la sua inserzione e l'ano. La colorazione di
fondo della livrea è bruno chiara, sfumata gradatamente verso il
ventre che è biancastro. Osservando gli esemplari dall’alto, sul
dorso si notano da quattro a cinque fasce brune disposte a sella.
Lungo i fianchi si susseguono molte macchie scure irregolari, mentre
due macchie più grandi sono situate sopra l’attacco delle pinne
pettorali. La prima pinna dorsale mostra una larga banda orizzontale
grigia, mentre il bordo è chiaro. Durante il periodo di frega, i
maschi dominanti assumono una colorazione molto scura, quasi nera, e
tinte più accese. La taglia è piccola, la lunghezza totale massima
supera di poco i 10 cm, mentre la media è di circa 6 - 7 cm. |
|
Habitat e
abitudini
-
La specie ha un’adattabilità maggiore del ghiozzo etrusco, è
presente in laghi, fiumi, torrenti, canali e nei fossati, dove
rimane però legata a fondali ciottolosi, acque limpide e bene
ossigenate. La specie è moderatamente fotofoba, in tutti questi
ambienti il ghiozzo padano è attivo soprattutto nelle ore
crepuscolari e notturne. Nei fiumi è caratteristica del tratto
medio, in aree poco profonde ed a corrente moderata, con letto
fangoso frammisto a sabbia, ciottoli e ghiaia. Il ghiozzo padano
tende a stazionare in tane scavate sotto alle pietre, compiendo
soltanto brevi spostamenti. Entrambi i sessi hanno abitudini
sedentarie e territoriali, il territorio ha importanza per sfruttare
le risorse alimentari e, nei maschi, ha un grande valore
riproduttivo. Nelle zone in cui viene a contatto con il ghiozzo
etrusco, il ghiozzo padano tende ad affermarsi in forza della sua
maggiore aggressività. La specie richiede acque di buona qualità, ha
bassa tolleranza a qualunque forma d’inquinamento e d’alterazione
antropica, come abbassamento delle falde scavi in alveo. Tra i pesci
delle acque interne italiane, la specie è tra le più sensibile alle
alterazioni ambientali, tanto che oggi la sua presenza è in crisi in
molte località cisalpine. |
|
Alimentazione
-
Come per il ghiozzo etrusco, anche per il ghiozzo padano le
informazioni disponibili sulla dieta sono scarse. L’alimentazione è
spiccatamente carnivora, comprende insetti come larve di
chironomidi, tricotteri, ninfe e neanidi di efemerotteri, crostacei
gammaridi e cladoceri, vermi oligocheti. Gli esemplari di taglia
maggiore si nutrono in larga parte di larve di tricotteri. Le forme
giovanili si alimentano d’organismi planctonici come dafnie,
crostacei copepodi e rotiferi. |
|
Riproduzione
- La maturità sessuale viene
raggiunta alla fine del primo anno di vita nelle femmine ed al
secondo nei maschi. La stagione riproduttiva si svolge in primavera
da maggio alla fine di luglio. Il maschio è territoriale, difende un
rifugio, utilizzato come nido e scavato sotto un sasso, da tutti i
potenziali rivali. La riproduzione è preceduta da un rituale di
corteggiamento ed è accompagnata dall'emissione di alcuni suoni.
Dopo l’ingresso nella tana, la femmina si ribalta ed aderisce alla
volta con il disco pelvico, iniziando la deposizione subito seguita
dalla fecondazione da parte del maschio. Il maschio corteggia ogni
femmina che entra nel suo territorio, spingendola ad entrare nella
tana per deporre le uova. Nei nidi è però raro che si verifichino
più di due deposizioni. Ogni femmina depone alcune centinaia di uova
in rapporto alla sua età ed alle sue dimensioni. Le uova aderiscono
alla volta del nido mediante un peduncolo adesivo. Il maschio
sorveglia il nido fino alla schiusa delle uova, provvedendo a pulire
ed ossigenare la covata operando una ventilazione mediante battiti
delle pinne pettorali. La nascita delle larve avviene dopo circa 11
giorni ad una temperatura di 26 °C. Alla schiusa le larve svolgono
vita pelagica per alcuni giorni. Al riassorbimento del sacco
vitellino, gli avannotti conducono vita bentonica come gli adulti. |
|
Valore
economico - Questa specie non
ha interesse economico per la pesca sportiva e per il commercio,
mentre riveste un grande interesse ecologico come specie endemica e
come indicatore biologico. Le sue carni sono buone. Fino al primo
dopoguerra era molto apprezzato come pesce da frittura e veniva
catturato con mezzi illegali, come la forchetta, retini e praticando
il prosciugamento delle piccole buche nei ruscelli. Viene spesso
utilizzato esclusivamente come esca viva per la cattura di pesci
predatori. |
|
Distribuzione
- In Italia la specie è autoctona ed endemica. Italia settentrionale
dal Piemonte al bacino dell'Isonzo (Friuli), dall'alta valle
dell'Adige alla Romagna. |
|
|