Uff. Pesca della Provincia di Arezzo

La lasca Chondrostoma genei Bonaparte, 1839

Descrizione - Il corpo è leggermente compresso, affusolato, agile e slanciato. La testa appare stretta ed allungata con il muso prominente conico, con l'apice tondeggiante. La bocca è trasversale, situata inferiormente e molto arcuata, estesa a tutta la larghezza del muso, il labbro superiore è prominente. Le labbra sono piuttosto spesse e robuste, rivestite di sostanza cornea e hanno il margine affilato. Le squame sono piccole. Le pinne ventrali sono inserite a livello della base della pinna dorsale. La pinna caudale è falcata, l’anale ha il bordo arrotondato. l colore del dorso è grigio tendente al verdastro, i fianchi sono più chiari e con sfumature argentee, il ventre è bianco argentato. Sul dorso e nei fianchi, sono osservabili delle piccole macchiette nere, che tendono a formare una banda scura che va dal margine libero dell'opercolo fino alla base della coda. Le pinne dorsale e caudale sono grigie, con sfumature giallo verdastre. Le basi delle pinne pettorali, ventrali e anale possono essere arancio giallastre. Raggiunge la lunghezza di 25-30 cm (media 15-20 cm), ed il peso di 330-380 gr (medio 50-100 g).

Habitat e abitudini - Si tratta di una specie strettamente reofila, tipica della zona del barbo. Vive sia nel corso medio e medio superiore dei corsi d'acqua principali e dei loro maggiori affluenti, sia in corsi d'acqua minori. Popola di preferenza i corsi a fondo ghiaioso nel loro tratto terminale, ma può giungere fino ai torrenti popolati da salmonidi. Predilige le acque a corrente vivace o moderata, tendendo a localizzarsi nei tratti più profondi. Si ambienta anche, nei laghi, nelle lanche, dal livello del mare fino a circa 500 m d'altitudine. La specie è stanziale e gregaria. Vive in folti gruppi e tende a formare branchi assieme ad altri Ciprinidi, quali il barbo, il cavedano, la sanguinerola e anche l'alborella. Nel corso medio superiore dei fiumi non di rado coabita anche con il temolo e la trota marmorata. I branchi sono riconoscibili, sott'acqua e anche da lontano, per i bagliori argentei emanati dai corpi delle lasche quando pascolano o si strofinano sul fondo. Si tiene sui fondali rocciosi, ghiaiosi, di pietrisco, lungo gli argini artificiali dietro le pile dei ponti, dove vi siano grossi massi. La specie non va in letargo e non cessa di nutrirsi in qualunque momento dell'anno.

Alimentazione - Si nutre sul fondo e la dieta, onnivora, comprende principalmente materiale vegetale come alghe filamentose, diatomee, protozoi, rotiferi ecc., si ciba anche di vermi, insetti e loro larve, crostacei, uova di altri pesci e perfino avannotti.

Riproduzione - La maturità sessuale viene di norma raggiunta in 2 anni dai maschi, in 3 dalle femmine. Nel periodo riproduttivo, le lasche compiono brevi migrazioni risalendo in gruppi numerosi i principali affluenti dei fiumi di maggiore portata alla ricerca di fondali ghiaiosi e di acque più basse. La frega avviene da maggio a giugno, quando la temperatura dell'acqua raggiunge almeno i 13 °C. Le uova sono deposte sui ciottoli del fondo, in numero di 2.000-5.000 per femmina, hanno diametro di circa 1,5 mm e schiudono dopo circa 10 giorni.

Valore economico - Specie priva di valore commerciale. Dopo la cattura del pesce le carni si alterano velocemente a causa della decomposizione del materiale vegetale presente nell'intestino. Non è oggetto di commercializzazione: le sue carni hanno la stessa consistenza di quelle della savetta e presentano perciò gli stessi problemi.

Distribuzione - In Italia la specie è endemica: comune, presente soprattutto nei fiumi della parte settentrionale e centrale della Penisola,in particolare lungo il versante adriatico degli Apennini.

Uff. Pesca della Provincia di Arezzo