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Descrizione
- La tinca è tra pesci d’acqua
dolce più conosciuti d’Italia. Il corpo è di forma ovale, tozza e
spessa, dai margini arrotondati. La superficie è resa viscida dalla
presenza d’abbondante muco, che nasconde in parte le squame, piccole
e di tipo cicloide. La bocca è protrattile, relativamente piccola e
dalle labbra spesse. Dagli angoli posteriori delle labbra pendono un
paio di barbigli. L’occhio è relativamente piccolo. Gli apici delle
pinne sono arrotondati. La pinna dorsale è piuttosto alta, mentre le
altre sono normalmente sviluppate. La colorazione del dorso e dei
fianchi può essere bruno nerastra, bruno verdastra o verdastra, con
riflessi dorati soprattutto sui fianchi; il ventre è giallastro o
biancastro, con possibili riflessi rosa o arancioni o rossastri.
L’iride è rossa o giallastra. Le pinne sono bruno nerastre, bruno
verdastre, brune o, più raramente, brune con riflessi rosati. Gli
avannotti, fino alla lunghezza di alcuni centimetri, presentano una
colorazione grigia, con una tipica macchia nera sul peduncolo
caudale. Le pinne ventrali nel maschio hanno il secondo raggio più
sviluppato e si allungano fino a coprire l’ano. Nelle femmine le
pinne ventrali non arrivano a raggiungere l’area anale. La tinca
raggiunge una lunghezza massima di 70 cm, con un peso di quasi 10
kg, anche se la media è di circa 20-40 cm, con un peso compreso tra
600 g e 2 kg. Questi pesci possono vivere fino 25 anni, anche se in
genere non superano i 10 anni. |
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Habitat e
abitudini
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La tinca è tipica degli ambienti dei Ciprinidi a deposizione
fitofila. Predilige le acque ferme o a corso lento, con fondali
molli e con temperature estive elevate. La specie popola incontra
stagni, paludi, fossati, laghi e fiumi. Spesso si spinge in acque di
risorgiva e si trova acclimatata anche in laghi piccoli e grandi di
aree montane o collinari. Le fosse strette, profonde, piene d’acqua
sono particolarmente gradite alla tinca, dove si trattiene a bordo
canneti e nelle aree ricche di vegetazione. Questo pesce presenta
una notevole resistenza agli sbalzi termici e alle carenze
d’ossigeno disciolto in acqua. Resiste a lungo all'asciutto ed è in
grado di popolare ambienti in cui altri pesci non riescono a
resistere. |
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Alimentazione
e abitudini
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Si tratta di un pesce gregario che vive in piccoli branchi. La
specie è stanziale, non ama vagare, si sposta raramente, senza
andare a cercare il cibo troppo lontano dal suo territorio abituale.
I periodi di maggiore attività coincidono con le ore crepuscolari e
notturne. Nei periodi d’inattività rimane affossata nel limo del
fondo. Ciò è particolarmente vero durante il periodo invernale,
quando le tinche si affondano nella melma e vi passano la stagione
rigida in uno stato letargico d’insensibilità quasi assoluta.
L’abitudine fossoria si manifesta talvolta in estate. La tinca si
ciba esclusivamente sul fondo, anche allo stadio d’avannotto. La
dieta, tipicamente onnivora, comprende alghe, macrofite acquatiche,
crostacei, molluschi, larve di insetti acquatici ed altre sostanze
di origine vegetale. Dimostra di essere particolarmente ghiotta di
lumache. Per nutrirsi la tinca abbocca il limo estraendo la sostanza
organica presente, risputando la parte terrosa. Non disdegna impasti
di farinacei e nemmeno certa frutta che cada in acqua. |
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Riproduzione
- La maturità sessuale arriva
a 2 anni per i maschi, a 3-4 anni per le femmine. La frega si svolge
da maggio a luglio, talvolta si estende anche in agosto. All’epoca
della riproduzione si porta in acque basse, e la femmina, seguita da
due o più maschi, depone le uova tra la vegetazione alla quale
aderiscono. Le uova sono verdastre, del diametro di 0,8-1,5 mm e
vengono deposte in gruppi (a intervalli di circa 2 settimane e
nell’arco di 2 mesi). Le uova emesse da femmine del peso di un paio
di chilogrammi sono circa trecentomila: la tinca può perciò essere
annoverata tra i pesci molto fecondi. La schiusa richiede 100-120
gradi-giorno e nelle condizioni tipiche avviene quindi in 4-8
giorni. Alla nascita le piccole tinche restano attaccate alla
vegetazione acquatica per circa 10 giorni, fino al riassorbimento
del sacco vitellino; poi, per i primi mesi, si trattengono a
mezz’acqua. Solo in seguito le giovani tinchette acquistano
abitudini stabilmente di fondo. |
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Valore
economico - La specie ha un
buon interesse commerciale. Le carni della tinca sono discrete,
piuttosto tenere, grasse e gustose. Vengono diversamente apprezzate
a seconda delle tradizioni locali apprezzate. Negli ultimi anni, a
causa della diffusione del pesce di mare, si è notata una
progressiva contrazione del consumo di questa specie. La tinca è
commercializzata viva o fresca refrigerata. Una delle zone dove
viene maggiormente apprezzata corrisponde ai paesi rivieraschi del
Lago Trasimeno, dove trova moltissimi impieghi in cucina. |
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Distribuzione
- La tinca è diffusa in quasi tutta Europa, tranne le regioni più
settentrionali e la Penisola Balcanica meridionale e sudoccidentale
e la Corsica. Asia centroccidentale fino alle coste meridionali del
Mar Caspio e della Turchia settentrionale. In Italia la specie è
autoctona. Si trova in tutta la penisola, compresa la Sicilia; è
stata introdotta in Sardegna nel 1930. |
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