Uff. Pesca della Provincia di Arezzo

Il triotto Rutilus aula Bonaparte, 1841

Descrizione - Il triotto è un piccolo ciprinide con corpo allungato, a fuso largo e spesso e profilo dorsale arcuato. Le squame sono relativamente grandi. La testa appare piccola, con muso arrotondato e bocca in posizione terminale, rettilinea e leggermente rivolta verso l'alto. Rispetto alla rovella, la membrana del peritoneo appare di colore grigio chiaro tendente all’argenteo. Il peduncolo caudale è relativamente fine e la pinna caudale appare nettamente incisa. La linea laterale conta da 38 a 39 squame, è situata sotto la linea mediana del corpo ed il suo andamento è incurvato verso l'alto nella parte anteriore. La livrea del triotto è di colore grigio con varie tonalità tendenti al bruno od al verde sul dorso, con fianchi più chiari ed argentati, mentre il ventre è biancastro. Lungo i fianchi si osserva una banda scura marcata che si estende dall'opercolo al peduncolo caudale. Le pinne sono generalmente grigie, anche se pettorali, le ventrali e l'anale possono avere sfumature arancio-grigiastre o rosso grigiastre. L’occhio è di colore rosso più o meno acceso, puo comunque avere sfumature giallastre.

Habitat e abitudini - Ciprinide fitofilo, il triotto vive in acque ricche di vegetazione, stagnanti, lacustri e poco correnti, fino quasi a 2000 m d'altitudine. Il triotto è stato introdotto, con acclimatazione, in alcuni laghi e corsi d’acqua dell'Italia peninsulare dove, in molte situazioni, si è progressivamente sostituito alla rovella. Si tratta di una specie gregaria e tende a formare gruppi che possono contare moltissimi individui. Le specie con cui più spesso si associa, condividendo ambiente e preferenze alimentari, sono la scardola, la tinca, l'alborella ed il carassio. Il triotto ha minor resistenza alle temperature rigide rispetto alla rovella, evita le acque più limpide e fredde, come quelle delle risorgive presenti nell’Italia settentrionale.

Alimentazione - La specie è spiccatamente onnivora, con bassa specializzazione alimentare. La dieta del triotto comprende principalmente larve d’insetti ed altri piccoli invertebrati acquatici, una notevole componente dell’ alimentazione è rappresentata da vegetali come alghe e parti di piante acquatiche. A seguito dell’introduzione dell’uso di pasturare le zone di pesca con sfarinati ed altri prodotti, il triotto si è velocemente adattato a cibarsi di queste sostanze fornite dall’uomo. Gli individui molto giovani si cibano principalmente di microrganismi planctonici.

Riproduzione - La maturità sessuale è raggiunta precocemente, spesso al primo anno d’età. La frega si svolge in varie riprese, il periodo è compreso dalla fine di aprile alla metà di luglio, anche se in caso di primavere particolarmente rigide può protrarsi fino ad agosto. Nei torrenti e nei fiumi tributari dell'alto Adriatico, la stagione degli amori è generalmente tardiva e si verifica generalmente in agosto. Per la frega i branchi si spostano in acque non profonde, con corrente debole ma ossigenata. Le uova sono adesive, dopo la fecondazione aderiscono alle radici sommerse o alle erbe acquatiche. La specie è molto prolifica rispetto alle ridotte dimensioni, ogni femmina può deporre fino a centomila uova. Le uova hanno diametro compreso tra 1,2 e 1,6 mm e schiudono dopo pochi giorni dalla fecondazione.

Valore economico - La specie è priva di interesse commerciale. Le carni del triotto sono di scarso pregio alimentare, anche perché le alghe presenti nel suo intestino tendono ad entrare velocemente in putrefazione se il pesce non viene eviscerato entro poco tempo dalla cattura. Nella cucina tradizionale sono utilizzati soltanto gli esemplari più piccoli, che vengono cucinati fritti. Nei mercati delle aree rivierasche ai laghi prealpini, il triotto è talvolta commercializzato fresco frammisto ed altri piccoli pesci d’acqua dolce come le alborelle.

Distribuzione - In Italia la specie è autoctona. Originaria del distretto padano veneto, Po, fiumi tributari dell'alto Adriatico, Slovenia, Istria, Croazia e Dalmazia. Presente dal livello del mare fino a circa 2000 m d'altezza. Il triotto è stato introdotto, con acclimatazione, nei laghi di Piediluco e di Bracciano ed in alcuni laghetti della Basilicata, nel fiume Sisto (Lazio) ed in altre zone dell’Italia centrale.

Uff. Pesca della Provincia di Arezzo