|
Descrizione
- Il triotto è un piccolo
ciprinide con corpo allungato, a fuso largo e spesso e profilo
dorsale arcuato. Le squame sono relativamente grandi. La testa
appare piccola, con muso arrotondato e bocca in posizione terminale,
rettilinea e leggermente rivolta verso l'alto. Rispetto alla
rovella, la membrana del peritoneo appare di colore grigio chiaro
tendente all’argenteo. Il peduncolo caudale è relativamente fine e
la pinna caudale appare nettamente incisa. La linea laterale conta
da 38 a 39 squame, è situata sotto la linea mediana del corpo ed il
suo andamento è incurvato verso l'alto nella parte anteriore. La
livrea del triotto è di colore grigio con varie tonalità tendenti al
bruno od al verde sul dorso, con fianchi più chiari ed argentati,
mentre il ventre è biancastro. Lungo i fianchi si osserva una banda
scura marcata che si estende dall'opercolo al peduncolo caudale. Le
pinne sono generalmente grigie, anche se pettorali, le ventrali e
l'anale possono avere sfumature arancio-grigiastre o rosso
grigiastre. L’occhio è di colore rosso più o meno acceso, puo
comunque avere sfumature giallastre. |
|
Habitat e
abitudini
-
Ciprinide fitofilo, il triotto vive in acque ricche di vegetazione,
stagnanti, lacustri e poco correnti, fino quasi a 2000 m
d'altitudine. Il triotto è stato introdotto, con acclimatazione, in
alcuni laghi e corsi d’acqua dell'Italia peninsulare dove, in molte
situazioni, si è progressivamente sostituito alla rovella. Si tratta
di una specie gregaria e tende a formare gruppi che possono contare
moltissimi individui. Le specie con cui più spesso si associa,
condividendo ambiente e preferenze alimentari, sono la scardola, la
tinca, l'alborella ed il carassio. Il triotto ha minor resistenza
alle temperature rigide rispetto alla rovella, evita le acque più
limpide e fredde, come quelle delle risorgive presenti nell’Italia
settentrionale. |
|
Alimentazione
-
La specie è spiccatamente onnivora, con bassa specializzazione
alimentare. La dieta del triotto comprende principalmente larve
d’insetti ed altri piccoli invertebrati acquatici, una notevole
componente dell’ alimentazione è rappresentata da vegetali come
alghe e parti di piante acquatiche. A seguito dell’introduzione
dell’uso di pasturare le zone di pesca con sfarinati ed altri
prodotti, il triotto si è velocemente adattato a cibarsi di queste
sostanze fornite dall’uomo. Gli individui molto giovani si cibano
principalmente di microrganismi planctonici. |
|
Riproduzione
- La maturità sessuale è
raggiunta precocemente, spesso al primo anno d’età. La frega si
svolge in varie riprese, il periodo è compreso dalla fine di aprile
alla metà di luglio, anche se in caso di primavere particolarmente
rigide può protrarsi fino ad agosto. Nei torrenti e nei fiumi
tributari dell'alto Adriatico, la stagione degli amori è
generalmente tardiva e si verifica generalmente in agosto. Per la
frega i branchi si spostano in acque non profonde, con corrente
debole ma ossigenata. Le uova sono adesive, dopo la fecondazione
aderiscono alle radici sommerse o alle erbe acquatiche. La specie è
molto prolifica rispetto alle ridotte dimensioni, ogni femmina può
deporre fino a centomila uova. Le uova hanno diametro compreso tra
1,2 e 1,6 mm e schiudono dopo pochi giorni dalla fecondazione. |
|
Valore
economico - La specie è priva
di interesse commerciale. Le carni del triotto sono di scarso pregio
alimentare, anche perché le alghe presenti nel suo intestino tendono
ad entrare velocemente in putrefazione se il pesce non viene
eviscerato entro poco tempo dalla cattura. Nella cucina tradizionale
sono utilizzati soltanto gli esemplari più piccoli, che vengono
cucinati fritti. Nei mercati delle aree rivierasche ai laghi
prealpini, il triotto è talvolta commercializzato fresco frammisto
ed altri piccoli pesci d’acqua dolce come le alborelle. |
|
Distribuzione
- In Italia la specie è autoctona. Originaria del distretto padano
veneto, Po, fiumi tributari dell'alto Adriatico, Slovenia, Istria,
Croazia e Dalmazia. Presente dal livello del mare fino a circa 2000
m d'altezza. Il triotto è stato introdotto, con acclimatazione, nei
laghi di Piediluco e di Bracciano ed in alcuni laghetti della
Basilicata, nel fiume Sisto (Lazio) ed in altre zone dell’Italia
centrale. |
|
|