|
|||||||||||||
|
|
PROGETTO PER IL RECUPERO DEL NOVELLAME A RISCHIO, ALLEVAMENTO E REINTRODUZIONE |
||||||||||||
|
|||||||||||||
|
INTRODUZIONE |
|||||||||||||
|
Le modificazioni intervenute nel popolamento ittico provinciale, assieme alle profonde variazioni nella tipologia e nella qualità delle acque dei singoli corpi idrici, con la riduzione della consistenza numerica e dell'area di distribuzione delle specie ittiche indigene a vantaggio della diffusione di specie esotiche, hanno determinato la necessità di attuare iniziative volte alla protezione ed al ripristino della qualità e dell'integrità delle nostre comunità ittiche originali, in modo di favorire l'incremento quantitativo delle specie autoctone.
Tra le principali cause di rarefazione dei ceppi di pesce "indigeno" è l'elevata mortalità nelle prime fasi dello sviluppo, causata sia dalla predazione di uova e larve da parte di specie infestanti (carassio, pesce gatto ecc.) sia, principalmente, dallo scadimento della qualità delle acque durante le magre estive.
Periodicamente le ns. acque sono interessate da fenomeni di moria, strutturali in tutto il corso dell'Arno a monte di Arezzo ed essenzialmente imputabili ad inquinamento organico in coincidenza con le magre del fiume. In questo caso si determina un notevole aumento della presenza di ammoniaca sul fondo delle "buche", dovuto alla concentrazione di cataboliti. In mancanza di ossigeno, si verificano così delle condizioni ambientali anaerobie capaci di rendere impossibile la vita di qualunque organismo superiore. Tali condizioni si rivelano fatali per adulti ed avannotti di specie ittiche legate al fondale e, sterminando i vari gruppi di invertebrati presenti, portano il fiume a ridurre fortemente la propria trofia. La mancanza di cibo danneggia ulteriormente le popolazioni di pesci presenti, colpendo maggiormente le prime classi di età. Queste stragi possono essere anche di proporzioni consistenti quando si verifichino fenomeni eccezionali di inquinamento come fughe di liquami da allevamenti o perdite di materiali tossici. L'intervento a fenomeno iniziato consente, purtroppo, il solo recupero e smaltimento dei soggetti morti. Ciò comporta un notevole depauperamento del patrimonio ittico. Si rende quindi necessario istituire un servizio di prevenzione capace di garantire la sopravvivenza del novellame fino all'arrivo delle prime piene autunnali.
Per questo motivo abbiamo deciso di verificare la possibilità di catturare gli avannotti al momento della frega primaverile, trasferirli in allevamento per alimentarli e portarli alla taglia di 10 - 12 cm per poi rilasciali nuovamente nel luogo d'origine.
La pratica di catturare avannotti in natura per ripopolare le zone ciprinicole, allevandoli in condizioni ottimali fino ad una taglia che ne garantisca la sopravvivenza durante il periodo invernale, è stata messa in pratica con ottimi risultati dal prof. Mauro Natali dello Stabilimento Ittiogenico del Lago Trasimeno.
Gli avannotti prelevati in natura sono stati allevati in vasche a terra, la loro alimentazione è stata naturale nelle prime fasi di sviluppo (si cibavano del plancton presente nelle vasche), per poi a mangime ittico sfarinato. Tutta l'operazione si è svolta a costo bassissimo, ed ha reso in maniera inaspettata. Al campo di gara di Umbertide, nel fiume Tevere, alla fine di ottobre della passata stagione, sono stati liberati circa 600.000 cavedanelli e barbietti, tutto materiale ittico originario della zona.
Da una stima condotta dallo stesso prof. Natali, si calcola che soltanto il 2 - 3% di quegli avannotti sarebbe sopravvissuto durante i momenti di massimo degrado estivo della qualità delle acque.
Sulla base di questa esperienza si è deciso di verificarne la fattibilità anche nel nostro territorio, utilizzando l'impianto Ittico Provinciale di Carda ed il contributo volontario sia delle associazioni di pesca che ambientaliste.
A causa di problemi tecnici, come il tempo di costruzione di una rete particolare adatta alla cattura di novellame, per questo anno ci siamo limitati allo studio delle tecniche di prelievo ed alla verifica della sopravvivenza ed accrescimento del materiale catturato, proponendoci di attuare il prossimo anno la prima fase operativa del progetto.
|
|||||||||||||
|
|