Uff. Pesca della Provincia di Arezzo

PROGETTO PER IL RECUPERO DEL NOVELLAME 

A RISCHIO, ALLEVAMENTO E REINTRODUZIONE

 

Specie oggetto della sperimentazione

 


 

Le operazioni legate a questo esperimento preliminare sono finalizzate 

 

 

 

Cavedano comune (Leuciscus cephalus)

 

Arriva a maturità sessuale a 2-4 anni per i maschi e per le femmine a 2-6 anni. A seconda del clima, la riproduzione avviene dalla fine di aprile a luglio. le uova, da 50.000 a 200.000, e del diametro di circa 2 mm, vengono deposte in acque molto basse su fondali ghiaiosi, sabbiosi e sassosi più o meno coperti di vegetazione. le larve schiudono dopo 5-8 giorni e sono lunghe circa 4 mm.

 

Può ibridarsi con l'alborella comune, l'alborella appenninica, il leucisco comune, la rovella e il vairone.

 

Raramente supera la lunghezza di sessanta centimetri ed il peso di due o tre chili, anche se sono state effettuate catture di dimensioni molto maggiori (fino a 80 e peso fino a 6-7 kg). I soggetti fluviali in media non superano i 40-45 cm di lunghezza e i 1.500 gr di peso. Tra 1-5 anni il cavedano comune misura 20-40 cm e pesa 750-500 gr.

 

L'età massima osservata in Italia è di 12 anni.

 

Tra le varie sottospecie o razze osservate nel cavedano ne esiste una endemica delle acque Toscane. Questa si distingue dai cavedani delle altre acque nazionali per avere il corpo, a parità di peso, più tarchiato, per la bocca in proporzione più piccola, per la tinta in genere bronzo dorata e non verdastro argentea. Questa sottospecie, tipica dei bacini dell'Arno, dell'Ombrone e del Serchio, corre un grosso pericolo di estinzione a causa delle immissioni in Arno di cavedani provenienti da allevamenti del nord Italia o dal Tevere, dal lago Trasimeno e da altre zone. 

 

La presenza massiva di questi pesci ha progressivamente imbastardito la razza toscana che attualmente si rinviene in misura significativa solo nel tratto torrentizio dei fiumi o nelle zone pedemontane degli affluenti.

 

Effettivamente la sottospecie toscana mostra una maggior predilezione per le acque ossigenate e correnti, caratteristica che la rende maggiormente vulnerabile ai problemi di inquinamento. Attualmente si può dire quasi impossibile invertire la tendenza all'estinzione.

 

Soltanto un massiccio intervento di immissione di novellame, ottenuto con i metodi previsti dal ns. centro, potrebbe progressivamente salvare la razza.

 

Cavedano etrusco (Leuciscus lucumonis)

 

La maturità sessuale viene raggiunta al secondo anno di vita. Osservazioni riportano che le gonadi raggiungano il massimo sviluppo da aprile a giugno e che quindi il suo periodo ripro-duttivo coincida con quello del cavedano. le dimensioni sono modeste, con ritmo di accrescimento inferiore rispetto al cavedano.

 

In una popolazione dell’Ombrone è stata rilevata una lunghezza standard di circa 40-45 mm nel primo anno di vita, 75-80 mm nel secondo, 105-110 mm durante il terzo e 125-130 mm nel quarto.

 

Il cavedano etrusco può raggiungere una lunghezza massima che è pari a circa 20 cm.

 

Questi "cavedanelli" un tempo comunissimi, specialmente alla confluenza degli affluenti con i fiumi maggiori e nel tratto pedemontano di questi, sono specie endemica della nostra regione e, come tale, dichiarata protetta in sede comunitaria.

 

Purtroppo, in assenza di provvedimenti di protezione, sottoposta ad intensa predazione da parte delle troppe trote immesse nel suo habitat, decimata dall'inquinamento, questa specie rischia l'estinzione se non saranno presi in breve tempo provvedimenti utili alla sua salvaguardia.

 

 

Barbo comune (Barbus plebejus)

 

Raggiunge la maturità sessuale a 2-4 anni, per i maschi e 4-5 anni, per le femmine. La frega, che ha luogo da maggio a luglio, in genere preceduta dalla collettiva montata dei riproduttori che, durante tutto il periodo, sfoggiano tre serie di tubercoli nuziali sul dorso.

 

Le uova, velenose, giallastre, del diametro di 5-3 mm, e nel numero di 3.000-32.000, sono deposte sui fondali ghiaiosi o pietrosi. Le larve schiudono dopo circa 4-5 giorni. Circa 10-20 giorni dopo la nascita le giovani larve iniziano a condurre vita libera formando spesso sciami misti con altri avannotti di ciprinidi reofili. 

 

Dopo pochi mesi i giovani barbi iniziano a condurre vita prevalentemente bentonica, risultando particolarmente esposti a falcidia da parte dell'inquinamento estivo. 

 

Studi condotti su popolazioni del medio corso del Po hanno evidenziato come i barbi misurino circa 4,5-7 cm ad un anno di età, 25-27 cm a tre anni e 36-38 cm a cinque anni. Le femmine presentano un accrescimento in peso e lunghezza leggermente superiore ai maschi. Sempre sullo stesso campione è stato osservato che i maschi hanno un tasso di sopravvivenza del 28%, decisamente inferiore a quello delle femmine che è del 44%. Di conseguenza il rapporto tra i sessi si sposta a favore delle femmine con il crescere delle classi di età.

 

Il barbo può raggiungere una lunghezza totale di oltre 70 cm ed il peso di circa 4 kg. Vive probabilmente fino a 15 anni.

 

La specie è andata progressivamente diminuendo in molte località della provincia di Arezzo, per l'immissione di specie competitrici, come il barbo europeo e l'abramide (spesso portatrici sane di malattie virali), inquinamenti di vario tipo e per la modificazione dei corsi d'acqua.

 

Il motivo principale della caduta numerica del barbo comune in Arno, come di molte altre specie bentoniche, deve essere comunque individuato nell'eccessivo scadere nel tenore di ossigeno che si verifica in concomitanza delle magre estive. In questo caso si determina un notevole aumento della presenza di ammoniaca sul fondo delle "buche", dovuto alla concentrazione di cataboliti di origine antropica. In mancanza di ossigeno, si verificano così delle condizioni ambientali capaci di rendere impossibile la vita di qualunque organismo superiore. Tali condizioni si rivelano fatali per gli avannotti e portano la presenza specie a dipendere quasi esclusivamente da reimmissioni periodiche.

 

 

Barbo del Tevere (Barbus tyberinus)

 

Confuso fino a poco tempo fa con il barbo canino, il barbo del Tevere è un endemismo del distretto Arno-tiberino di grande interesse zoologico. 

 

Questo barbo diviene atto alla riproduzione a 3 anni, per i maschi e a 4 anni, per le femmine. Si riproduce tra la seconda metà di maggio e la prima metà di luglio e, prima della frega, gli adulti risalgono i fiumi alla ricerca di acque veloci, chiare e poco profonde. Depone le uova sui substrati del fondo e le larve schiudono dopo 4-5 giorni.

 

Le informazioni sul ciclo vitale di questa specie sono scarsissime.

 

L'accrescimento è abbastanza lento. Dopo il primo anno di vita i giovani misurano 4-5 cm, al secondo anno 8-10 cm ed a tre anni 13-15 cm. Eccezionalmente raggiunge la lunghezza di 45 cm ed il peso di più di un kg.

 

Generalmente la maggior parte degli individui non supera i 4-5 anni di età.

 

Assieme al cavedano etrusco, al vairone ed allo scazzone, il barbo del Tevere costituiva la comunità tipica del tratto pedemontano dei nostri torrenti.

 

Attualmente la specie è diminuita per l'inquinamento delle acque, gli sbarramenti artificiali dei fiumi e le continue modificazioni dei loro letti. Altra causa importante per la contrazione dell'areale di questa specie è data dalla riduzione della portata dei corsi d'acqua, che proprio nei tratti pedemontani subiscono massicci prelievi idrici a scopo di irrigazione o per uso civile.

 

Rovella o boga (Rutilus rubilio)

 

La maturità sessuale viene raggiunta ad un anno di età in entrambi i sessi e la riproduzione avviene da marzo a giugno, in acque litorali poco profonde e su fondali preferibilmente ghiaiosi e ricchi di idrofite. Le uova, del diametro di 0,8-1,2 mm, sono deposte soprattutto quando la temperatura dell'acqua non inferiore ai 160C. le larve possono schiudere dopo circa 5-l0 giorni e misurano 5-6 mm. Può ibridarsi con il cavedano. In buone condizioni trofiche la rovella cresce piuttosto rapidamente e vive fino a circa sette anni. Può raggiungere una lunghezza di 20 cm ed il peso di 150 g. I soggetti di taglia maggiore si sono sempre rivelati di sesso femminile. Questo ha fatto supporre la presenza di una inversione sessuale proteriandrica ma, visto che il fenomeno riguarda solo alcuni individui e non l'intera popolazione, si pensa che l'assenza di maschi nei campioni di taglia superiore sia da addebitarsi ad una minore longevità di questi ultimi.

 

La rovella, denominata in provincia di Arezzo "boga" era sicuramente, fino a una decina di anni fa, la specie ittica numericamente più importante del territorio. Purtroppo, principalmente a causa dell'inquinamento e delle magre estive, è divenuta progressivamente sempre più rara. Le innumerevoli distese che popolavano i raggi dell'Arno dalla fine di maggio a quella di giugno sono ormai un ricordo.

 

Se non verranno prese disposizioni in merito al mantenimento minimo della portata del fiume questa specie potrà sopravvivere soltanto nei soliti tratti pedemontani degli affluenti.

 

Verso la fine degli anni sessanta, l'immissione a scopo alieutico di forti quantitativi di alborelle nei bacini idroelettrici di levane e di La Penna, ha costretto la rovella a rifugiarsi nei tratti più a monte del fiume Arno e nei tratti pedemontani dei suoi affluenti. Tale "fuga in risalita" viene però resa vana sia dalle opere idriche sprovviste di impianti di risalita, che dall'intensa predazione a cui viene sottoposta dai forti quantitativi di trote immessi annualmente nelle cosiddette "acque a Salmonidi".

 

Ufficio Pesca della Provincia di Arezzo
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