Carta ittica della Provincia d'Arezzo  

Il fiume Tevere in provincia di Arezzo

Classificazione delle acque - Salmonidi dall'ingresso del fiume in provincia d'Arezzo fino alla diga di Montedoglio. Salmonidi Dalla base della diga di montedoglio fino al ponte della SS. 73 a Sansepolcro. Ciprinidi nel rimanente tratto.

Descrizione dell'ambiente - Il fiume Tevere nasce sul Monte Fumaiolo (1348 m.s.l.m.) nei pressi del centro abitato di Falera, in Provincia di Forlì, e dopo circa 5 km fa il suo ingresso in Provincia di Arezzo. Il tratto toscano del Tevere interessa l'alta Valtiberina, la parte più orientale della provincia di Arezzo, I centri urbani maggiori sono Sansepolcro, Anghiari e Pieve S. Stefano. Sebbene l'attività turistica sia in fase di crescita, l'economia della zona può considerarsi prevalentemente agricola, con tendenza alla pastorizia nelle aree più elevate. Nell'Alto Tevere esistono foreste demaniali ed aree d'interesse comunitario che costituiscono patrimoni rilevanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico. La vegetazione è ricca e varia, in particolare si riscontrano querceti, misti a cerro, roverella, ornello, carpino, castagneti e faggeti, nei pressi del fiume è diffuso l'ontano ed il pioppo. Vi sono vaste zone a prato. La composizione dei suoli della Valtiberina ha una forte componente alluvionale, questo ha sempre determinato una grande instabilità dell'alveo del fiume Tevere. Fino alla creazione dell'invaso di Montedoglio, l'alveo del fiume ha sempre subito fortissime variazioni annuali. Le variazioni di portata stagionali, unite alla particolare struttura del terreno (materiali alluvionali incoerenti), portano il corso del Tevere ad oscillare in un letto largo anche più di cento metri, modificando il corso in tempi brevissimi. L'avvento dell' invaso di Montedoglio ha stabilizzato la situazione. A valle della diga la portata risulta regimata ed il fiume ha assunto caratteristiche nettamente diverse. Di fatto si è creato un corso d'acqua con caratteristiche di tipo centro europeo: acque fredde e costanti durante tutto l'anno adatte alla vita di salmonidi e del temolo, specie recentemente introdotta. A monte dell' invaso, il Tevere continua a mantenere le proprie caratteristiche incostanti che non lo possono far classificare come habitat adatto a sostenere popolazioni di salmonidi.

Stazioni di Rilevamento

TEV01, a valle di Pieve S. Stefano; alto corso del fiume Tevere, tratto compreso tra l'invaso di Montedoglio e Pieve S. Stefano.

TEV02, Valsavignone; alto corso del fiume Tevere, tratto in corrispondenza dell’abitato di Valsavignone.

Fauna ittica - Se si esclude l'invaso di Montedoglio ed il tratto a valle della diga, il Tevere mostra notevoli variazioni stagionali per la temperatura dell’acqua e la concentrazione d’ossigeno disciolto. Da una condizione invernale favorevole alla vita dei Salmonidi si passa ad una situazione estiva diametralmente opposta, in grado di consentire la sopravvivenza ai soli Ciprinidi. Inoltre la produttività, rappresentata dallo sviluppo degli organismi bentonici, risulta costantemente bassa a causa della instabilità dell’habitat. Praticamente il Tevere si presenta come un classico corso d’acqua appenninico, a regime torrentizio, popolato da Ciprinidi reofili come il vairone (Leuciscus muticellus), la rovella (Rutilus rubilio), il cavedano etrusco (Leuciscus lucumonis), il ghiozzo etrusco o di ruscello (Padogobius nigricans), la lasca (Chondrostoma genei), il barbo tiberino (Barbus tyberinus) ed il cavedano comune (Leuciscus cephalus cabeda). L'invaso rappresenta una notevole incognita riguardo l'evoluzione della fauna ittica locale. Nel bacino artificiale di Montedoglio vengono immesse, all'insaputa delle autorità competenti, specie alloctone come il lucioperca (accertato), il carassio, persico sole e trota e, probabilmente, il siluro. La presenza di tali specie ridimensiona il benefico effetto che il bacino ha  rispetto ai principali torrenti tributari (Tignana e Singerna), la grande capacità trofica dell'invaso viene sfruttata per l'accrescimento delle principali specie di ciprinidi reofili e dei salmonidi che, nel periodo estivo, risalgono i torrenti in cerca di acque più fresche ed ossigenate o per fini riproduttivi. La presenza di predatori alloctoni ovviamente danneggia la consistenza delle popolazioni di specie autoctone. A valle dell' invaso si è creata una situazione molto particolare: il regime delle acque non è più soggetto a forti variazioni, il corso del fiume risulta molto più stabile, grazie alla regimazione standard offerta dalla diga, i ghiareti vengono colonizzati da arbusti come il salice rosso che ne consolidano ulteriormente il corso e la temperatura dell’acqua risulta molto stabile: allo scarico di fondo si aggira, in ogni stagione, sui 6° C per poi stabilizzarsi sui 12°-15° C fino all’abitato di Sansepolcro. Questa situazione ha favorito l'immissione di specie pregiate come la trota fario ed il temolo che in tale ambiente si riproducono autonomamente.

Torrenti tributari del Tevere in Provincia d'Arezzo

Sottobacino Tevere

         
Torr. Cerfone e suoi affluenti Torr. Singerna e suoi affluenti Torr. Padonchia e suoi affluenti Torr.  Sovara e suoi affluenti Torr. Ancione e suoi affluenti
Torr. Afra e suoi affluenti Torr. Nestore e suoi affluenti Torr. Minimella e suoi affluenti Torr. Tignana e suoi affluenti L'Invaso di Montedoglio
         
Galleria di Immagini
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