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La
situazione della depurazione civile della Provincia di Arezzo,
riferita all'anno 1998, presenta una potenzialità di
trattamento, per un numero di abitanti equivalenti pari a
circa il 65% della popolazione provinciale, rispetto al 52%
del dicembre 1995.
Per
il Bacino dell'Arno si ha una potenzialità di depurazione dI
circa il 71%.
Ciò
NON SIGNIFICA DI FATTO che viene depurato il 71% in quanto
ancora molti scarichi di fognatura sono ancora da collettare
al Depuratore.
Si
citano ad esempio le necessità di collettamento di parte
degli scarichi di Arezzo (centro urbano), Civitella in val di
Chiana, Foiano, Castiglion Fiorentino, Lucignano, Cortona,
Valdarno.
Si
evidenzia:
-
per il Casentino una potenzialità depurativa ridotta pari al
18%.
-
per il Tevere la costruzione dell'impianto consortile della
valtiberina di san Sepolcro;
i
buoni primi risultati dei trattamenti di denitrificazione
dell'impianto del Casolino di Arezzo e di Cortona.
Negli
anni 1997-1998 si è intrapresa per la prima volta
un'attività organica di controllo dello stato della
depurazione civile dell'intera provincia, con lo scopo di
acquisire un quadro conoscitivo completo dei depuratori in
esercizio e delle loro reali capacità depurative.
Su
52 controlli circa il 76% sono risultati REGOLAMENTARI.
Gli
Impianti più piccoli sono risultati quelli con maggiori
carenze funzionali.
Con
il passaggio all'Ente gestore c'è la possibilità di fare un
SALTO di QUALITA'.
Sono
stati censiti, grazie alla collaborazione degli Uffici delle
Amministrazioni Comunali, tutti gli impianti in funzione ed è
stato creato un archivio con i dati strutturali e le
corrispondenti schede analitiche relative ai livelli di
efficienza depurativa di ogni singolo impianto.
Le
indagini si sono svolte anche nello spirito della Direttiva
C.E.E. 271/91, mediante:
-
controlli in ingresso ed in uscita dei parametri
chimico-fisici, microbiologici ed ecotossicologici, al fine di
valutare le capacità di abbattimento del carico inquinante
non solo dopo un singolo controllo ma dopo una serie di
controlli estesi nel tempo, seppure calcolata su campioni
istantanei;
-
l'analisi della struttura delle popolazioni di protozoi
ciliati e dei batteri filamentosi del mixed-liquor della vasca
d'ossidazione ( il cuore dell'impianto), in quanto strumento
diagnostico significativo ed immediato per stabilire
l'efficienza dell'impianto, per individuare le cause di un
eventuale cattivo funzionamento e quindi suggerire eventuali
rimedi necessari per una gestione più corretta, per cogliere
le eventuali deficienze strutturali dell'impianto.
I
risultati completi dei sopralluoghi e delle analisi relative
ad ogni singolo impianto sono stati raccolti in fascicoli
suddivisi per vallate: Casentino, Val di Chiana, zona di
Arezzo, Valdarno e Val Tiberina.
In
funzione dei risultati degli effluenti prelevati in uscita
dagli impianti si sono costruite delle tabelle sintetiche, con
le valutazioni percentuali degli effluenti regolamentari
secondo i limiti tabellari previsti dalla Legge 319/76, sia
dal punto di vista chimico che batteriologico e tossicologico,
suddividendo gli impianti in fasce a secondo della loro
potenzialità.
I
risultati ottenuti hanno evidenziato una situazione generale
migliore di quella ipotizzabile in rapporto ad altre
realtà:
-
i parere chimico è risultato regolamentare nell'anno 1997 nel
76% dei casi (su 52 controlli ) e nell'anno 1998 nell' 82% (
su 9 controlli);
-
il parere batteriologico ( applicato solo in funzione degli
usi concomitanti del corpo idrico recettore: potabilizzazione,
balneazione etc..) è risultato regolamentare nel 1997 nel
11,4% dei casi e nel 1998 nel 73,3%, anche in funzione
dell'effettuazione del trattamento di disinfezione;
-
il parere tossicologico, valutato mediante il test con il
Crostaceo Daphnia magna ( non inserito nella Legge 319/76, ma
previsto nel futuro Testo Unico sulle Acque) è generalmente
regolamentare (90,9% e100% rispettivamente nei due anni),
tranne che quando viene effettuato il trattamento di
clorazione, per la presenza di quantità tossiche di cloro
residuo libero.
Sono
state evidenziate alcune situazioni critiche, comunque
risolvibili mediante adeguati provvedimenti che porteranno ad
una maggiore protezione ambientale.
Come
previsto gli impianti più piccoli sono quelli che funzionano
peggio e presentano maggiori carenze gestionali.
Si
sottolinea che il controllo gestionale ed il corretto
funzionamento dei sistemi di depurazione biologica delle acque
reflue rappresentano un elemento di fondamentale importanza
per la tutela delle acque dall'inquinamento.
Il
passaggio di consegna della gestione dei sistemi di
depurazione dai Comuni all' Ente Gestore unico dell'A.T.O.
dovrà costituire anche un salto di qualità per una gestione
più adeguata, soprattutto per i Comuni più piccoli che per
la carenza di personale adeguatamente preparato sopperivano
con la buona volontà.
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