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TAILWATER ALTO TEVERE |
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Proposta di realizzazione e gestione di una "AREA A REGOLAMENTO SPECIFICO DI PESCA SUL FIUME TEVERE" |
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Questa proposta nasce dalla consapevolezza dei cambiamenti apportati agli equilibri naturali del Fiume Tevere dalla costruzione della diga di Montedoglio.
La presenza dell’invaso di Montedoglio nella Valtiberina aretina ha, infatti, determinato un radicale cambiamento dell’ecologia del fiume, soprattutto a valle della diga. A tale proposito il fattore determinante è risultato il cambiamento della temperatura dell’acqua che allo scarico di fondo si aggira, in ogni stagione, sui 6° C per poi stabilizzarsi sui 12°-15° C fino all’abitato di Sansepolcro.
Ciò ha fatto venire meno, in un tratto di circa sei chilometri, le condizioni ottimali per la vita della fauna ittica di piano, ovvero dei ciprinidi, a cui era vocato questo tratto di fiume prima della costruzione della diga. La conseguenza è che in questo momento abbiamo una scarsa presenza di pesce, come dimostrano una serie di rilevamenti effettuati dai pescatori e da GRAIA Srl per conto della Provincia di Arezzo.
Allo stato attuale abbiamo perciò una costanza della temperatura dell’acqua sui livelli indicati durante tutto il corso dell’anno, grazie alla massa d’acqua dell’invaso che funge da volano termico, unitamente alla garanzia di un minimo vitale di portata durante il periodo estivo (minimo di 1 m3/s garantito dai disciplinari di utilizzo dell’invaso), che non ha confronti negli altri corsi appenninici, che d’estate soffrono una drammatica carenza di acqua. Di fatto troviamo nel tratto dalla diga all’abitato di Sansepolcro condizioni uniche che garantiscono una qualità ambientale da corso “alpino”, con portate e temperature costanti e da acque a salmonidi.
Questa è una situazione unica in Centro Italia che ha creato le condizioni per la valorizzazione di questo tratto di fiume con la possibile immissione di specie pregiate d’acqua fredda. Le esperienze straniere sulla gestione delle “acque di coda” delle dighe (Tail Water), confermano la reale fattibilità di un tratto di Fiume Tevere ripopolato con salmonidi e gestito con tecniche conservative.
Alle considerazioni già espresse, è opportuno aggiungere che l’azione di filtraggio della diga stessa, sia rispetto alla torbidità delle acque che al trattenimento di forme di inquinamento organico, ha portato alla riscoperta dei ghiareti e al miglioramento della qualità dell’acqua. Si è quindi raggiunto uno standard qualitativo più elevato di vita nel fondale, come dimostrano i campionamenti biologici sulla fauna macrobentonica.
Lo stato della vegetazione ripariale è pressoché naturale, ed anche i recenti interventi di sistemazione idraulica di alcune sponde sono stati effettuati con sufficiente criterio, intervenendo solo localmente in alveo. Esistono quindi tutte le premesse per avviare un progetto che più ampiamente potrebbe essere definito “Valorizzazione dell’area del bacino del Tevere a valle della diga di Montedoglio”.
Dai sopralluoghi e dagli allegati fotografici si evince un buon grado di naturalezza, e una qualità ambientale del fiume e del territorio circostante di assoluto pregio. Ad esempio in prossimità del corso del Tevere esistono, soprattutto in sponda destra, una ventina di laghetti derivati dalle ex cave d’estrazione della zona. Tali specchi, presenti da molti anni, si sono rinaturalizzati, con una vegetazione ripale autoctona e sono stati popolati da molte specie, anche pregiate, di pesci che portano sulle loro rive molti appassionati pescatori.
Anche molte specie protette dell’avifauna europea vi hanno trovato dimora, per cui tutta l’area è stata recentemente inserita in una ANPIL, cioè in una zona sottoposta a vincolo per il proprio pregio naturalistico. Altro aspetto degno di considerazione, contenuto in questa proposta, è la possibilità di utilizzare le acque di scarico della diga anche per realizzare un incubatoio di valle che potrebbe garantire una serie d’interventi sulla fauna ittica autoctona, per la sua conservazione e sviluppo.
In particolare le specie reofile potrebbero trarre giovamento dalla qualità dell’acqua, con una temperatura che potrebbe consentirne, nel periodo estivo, un’ottimale sviluppo del novellame.
A nostro avviso le modificate condizioni ecologiche del fiume, la presenza dell’invaso di Montedoglio e dei laghetti, unitamente alla qualità del territorio dell’Alta Val Tiberina rappresentano una fortunata concomitanza di condizioni, che possono consentire di conservare tale patrimonio in un’ottica di valorizzazione.
Questa proposta può essere, per questa zona, il primo elemento di una gestione sostenibile a livello ambientale, che può apportare anche sviluppo economico basato sulle risorse naturali e sulla loro riproducibilità.
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