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Il pelobate fosco, Pelobates fuscus (Laurenti, 1768)


Descrizione - Rospo robusto e tozzo, con testa grande e muso largo. Occhi sporgenti, grandi, con di pupilla verticale. Timpano e ghiandole paratoidi non visibili. Cranio e sterno ossificati. Assenza di scacco vocale. Arti anteriori con quattro dita sprovviste di membrana. Arti posteriori robusti, con cinque dita, membrana natatoria ben sviluppata, tubercolo metatarsale molto grande a forma di vanga. I tubercoli delle zampe posteriori sono usati per scavare. Pelle del capo rugosa attaccata direttamente al cranio, liscia nel resto del corpo, con piccole verruche arrotondate sul dorso. Colorazione delle parti superiori di colore variabile: grigio, marrone pallido, giallastro, biancastro con macchie brunastre più scure che possono formare chiazze, marmorizzature, variegature o strisce. Sui fianchi e talvolta sul dorso, le verruche possono assumere tinta arancio rossastra. Tinta delle zone inferiori chiara, di colore bianco grigiastro, sempre priva macchie scure, può presentare una fine puntinatura grigiastra. Iride dorata con piccole macchie scure. Sperone degli arti posteriori chiaro, di colore giallo brunastro. Occhi dorati, arancio o color rame.

Sottospecie - P. fuscus insubricus, diffuso in nord Italia, apparentemente estinta nella Svizzera meridionale, e P. fuscus fuscus, presente nel resto dell'area di distribuzione. Morfologicamente la sottospecie italiana, Pelobates fuscus insubricus, è quasi identica alla sottospecie nominale. Le sole differenze apparenti sono date da una colorazione più vistosa, spesso ornata da numerose piccole macchie rossastre. Inoltre la testa appare leggermente più grande e prominente. Il reale status di Pelobates fuscus insubricus resta ancora dubbio (studi genetici sono attualmente in corso). Alla fine del IXX secolo, questa sottospecie era nota in circa 50 località, ma al principio del secolo scorso sopravviveva soltanto in alcune di queste. A causa della sua rarità P. fuscus insubricus era considerata in grave pericolo d'estinzione.  Fortunatamente un gruppo di erpetologi italiani e svizzeri hanno condotto un'accurata indagine sul campo e, all'inizio di questo secolo, sono state identificate molte nuove località in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli e Veneto. La sua esistenza in Svizzera (Canton Ticino) è storicamente ben documentata, ma le ricerche non hanno ancora individuato nessun sito dove la specie sia presente.

Dimorfismo sessuale - Le femmine hanno taglia maggiore rispetto ai maschi. I maschi presentano grandi ghiandole ovali sporgenti sul lato superiore delle zampe anteriori. Inoltre durante la stagione riproduttiva, nei maschi si osservano granuli perlacei sulla parte inferiore degli arti anteriori e sulla mano.

Larve - I girini hanno occhi ben separati, spiracolo sul lato sinistro del corpo e bocca dotata di un becco corneo scuro. Membrana caudale translucida, non estesa sul corpo. Coda a punta sottile. Alla nascita le larve, lunghe circa un centimetro, hanno pelle translucida, dorata, con sfumature metalliche. Col progredire dello sviluppo l'epidermide diventa più opaca e scura, ed appaiono delle macchie chiare sui fianchi. Sono di grande taglia, da 10 fino a 17 cm.

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Habitat e abitudini - Come gli altri membri del genere, si tratta di una specie specializzata per lo scavo,  realizza tane sotterranee da usare come rifugio e, se in pericolo, si seppellisce velocemente nel substrato. P. fuscus si incontra principalmente su terreni soffici o sabbiosi. Rispetto a P. cultripes, frequenta un largo spettro di habitat, incluse foreste di conifere, decidue o miste e le zone confinanti, boschetti, macchie, campi, parchi e giardini. Nelle foreste frequenta le zone meno fitte. frequenta anche zone aride, come spiagge e steppe, dove però resta in prossimità delle fonti d'acqua. Nel nord del Kazakhstan P. fuscus si concentra nei canneti vicino agli stagni e alle rive sabbiose dei fiumi. Sono state osservate popolazioni che vivono sulle sponde di laghi salati. In Italia sembra particolarmente diffuso nelle risaie. Normalmente non supera i 600 metri di quota. Di abitudini fotofobe e prevalentemente notturne, il pelobate fosco è maggiormente attivo in assenza di vento e con umidità elevata. Le ore del giorno sono passate in tana od in anfratti del substrato. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono generalmente in corpi d'acqua permanenti, inclusi fossi, stagni e laghi. Il pelobate fosco è più esigente di P. cultripes rispetto alla qualità dell'acqua, le larve non sopportano bene l'inquinamento, anche se tollerano acque torbide, calde e con poco ossigeno disciolto. Durante la stagione fredda cade in letargo. A seconda della latitudine, l'ibernazione inizia tra settembre ed il principio di ottobre (novembre a sud) e dura fino a marzo - aprile. Il letargo viene trascorso in tane profonde fino a 2 metri, scavate dagli stessi rospi con l'aiuto dei tubercoli metatarsali. Oltre a nascondersi scavando, quando viene attaccato o si sente in pericolo, grida ripetutamente, gonfia il corpo, alzandosi sulle zampe e può avventarsi contro l'intruso a bocca spalancata. Pelobates fuscus insubricus è principalmente diffuso in habitat sabbiosi, sebbene viva anche in boschi di conifere ed in aree collinose (Pineta di Classe, Ravenna; Ivrea, nei pressi di Torino). Le abitudini di questa sottospecie sono poco conosciute. La riproduzione si svolge in modo esplosivo durante le prime piogge di primavera, dalla fine di marzo ai primi di aprile. Studi effetuatii in una zona di frega scoperta recentemente in uno stagno vicino a Torino, hanno rivelato un inaspettata abbondanza di esemplari, circa 300 individui in un area dove non erano mai stati osservati prima, confermando così il sospetto che la presunta rarità della specie sia dovuta alla difficoltà della sua osservazione.

Alimentazione - Gli adulti si cibano prevalentemente di insetti terrestri, gli esemplari più grandi possono predare anche piccoli vertebrati. La dieta delle larve è composta da materia vegetale come alghe e piante, detrito organico, e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei. Si cibano anche di pesci ed altri girini morti, talvolta possono attaccare le larve più piccole, ferite o malate, incluse quelle della propria specie.

Riproduzione - Il periodo riproduttivo è breve, inizia solitamente a metà marzo e dura fino circa alla fine di aprile, nelle zone più settentrionali può essere posticipato fino a giugno. I maschi raggiungono per primi le zone di frega, iniziando a lanciare richiami d'accoppiamento per le femmine. Non vengono formati cori nuziali e il richiamo può essere emesso anche sott'acqua. La frega avviene durante le ore notturne, in acqua stagnante permanente, su fondali di profondità compresa tra 20 e 130 cm, ricchi di vegetatone sommersa e riparia. L'amplesso è di tipo inguinale, è molto lungo, talvolta dura anche alcuni giorni. Ogni femmina depone da 480 a 3.000 uova in cordoni lunghi fino ad un metro. Le uova sono di colore nero, ed hanno diametro compreso tra 3 e 4 mm. Sono fecondate dal maschio man mano che vengono emesse, quando il cordone raggiunge la lunghezza di circa 10 cm, la femmina provvede a fissarlo al substrato.

Accrescimento - Specie di taglia medio grande, gli esemplari più grandi hanno una lunghezza di circa 80 mm, la media dei maschi si aggira intorno ai 55 mm, mentre nelle femmine è di 65 mm. A seconda della temperatura dell'acqua, l'embriogenesi richiede da 5 a 11 giorni, mentre lo sviluppo larvale richiede generalmente da 56 a 110 giorni. La crescita delle larve è relativamente veloce, dopo circa un mese raggiungono 35 - 50 mm di lunghezza. A questo stadio i girini tendono a trattenersi in prossimità della vegetazione sommersa, spostandosi spesso verso la superficie. La metamorfosi si completa solitamente da luglio a settembre. Gli immaturi scavano tane lungo le sponde, utilizzate anche per lo svernamento. Alle latitudini settentrionali le larve possono passare tutto l'inverno in acqua, posticipando la metamorfosi e raggiungendo taglie considerevoli. La trasformazione in immaturo avviene la primavera o l'estate seguente. Il lungo sviluppo larvale rende la specie particolarmente sensibile alla conformazione dello specchio d'acqua che, a seconda della profondità e del clima, può prosciugarsi o a gelare completamente in inverno. Riguardo a Pelobates fuscus insubricus è noto che, rispetto alla sottospecie nominale, ha un periodo di sviluppo larvale considerevolmente più breve. La metamorfosi dei girini nati in aprile si completa non più tardi della fine di luglio. Si tratta di un evidente adattamento al clima che, in Italia settentrionale, è più caldo ed arido rispetto all'Europa centrale. Questo è confermato anche dalla minore taglia raggiunta dai girini: 120 mm in insubricus, contro i 180 mm di fuscus. Per le popolazioni italiane non sono noti casi di svernamento in acqua delle larve. La durata della vita di Pelobates fuscus è di circa 10 anni in natura.

Predatori, parassiti e malattie - I maggiori predatori degli adulti di questa specie sono i serpenti acquatici e terrestri, i pelobati sono catturati anche da uccelli come rapaci notturni e nitticore, e da mammiferi come ricci e mustelidi. Lo sviluppo larvale molto lungo, espone i girini che si sviluppano in acque permanenti alla predazione da parte di pesci (Micropterus, Esox, Perca). Le larve e le uova sono mangiate anche da crostacei (Procamabrus clarkii), adulti e larve di altri anfibi, coleotteri acquatici e larve di libellula. La specie è soggetta a malattie virali, batteriche e micotiche. Il pelobate fosco viene attaccato da numerosi vermi parassiti, i trematodi infestano questa specie molto più frequentemente rispetto ad altri anfibi, probabilmente a causa della lunga permanenza in acqua dei girini.

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Status della specie - Sono segnalate popolazioni in declino in molti paesi Europei, come Italia, Svezia, Danimarca, Slovenia, ed Ungheria. Risulta generalmente comune in Polonia. Relativamente comune e largamente distribuita nel resto dell'areale europeo e nell'ex URSS. La sottospecie Pelobates fuscus insubricus sembra estinta in Svizzera. P. fuscus sembra essere molto sensibile rispetto alla qualità dell'acqua ed alla composizione del terreno. Inquinamento industriale delle zone umide, eccessivo prelievo idrico, eutrofizzazione delle acque, drenaggio delle zone di riproduzione ed introduzione di gamberi e pesci alloctoni predatori, sono le principali cause del calo numerico di questa specie. Altri fattori limitanti sono la perdita di habitat terrestre causata dall'agricoltura intensiva e dall'allevamento intensivo di bovini, e la mortalità provocata dagli automezzi quando i pelobati si spostano per raggiungere le zone di accoppiamento. Inoltre i pelobati vengono catturati da appassionati di terraristica, che in tal modo contribuiscono a diminuire il numero di riproduttori presenti in natura.

Protezione - La specie è elencata in Appendice II della Convenzione di Berna e nell'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". Pelobates fuscus insubricus è inserito all'Annesso II della Direttiva Europea "Habitats". La specie è protetta dalla legislazione nazionale in molti paesi europei, dove spesso vengono adottate misure per ridurre la mortalità causata dagli automezzi. In ragione della sua vasta distribuzione, nella lista rossa IUCN le popolazioni di P. fuscus sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern), non viene fatto riferimento allo status della sottospecie italiana Pelobates fuscus insubricus. Un programma di conservazione e ripristino ambientale è stato avviato per la popolazione isolata della Francia centrale.

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