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Descrizione -
Rana di aspetto robusto e tarchiato. Testa grande, con bocca ampia e muso
arrotondato. Denti vomerini presenti. Parte posteriore della lingua,
libera e biforcuta. Pupilla orizzontale. Timpano molto grande ed evidente.
Omosterno e sterno ossificati. Arti anteriori corti. Zampe posteriori
lunghe e robuste, rappresentano più del 50% della lunghezza totale del
corpo e più del 40% del peso totale. Tutti gli arti sono dotati di
membrane natatorie interdigitali. Pelle liscia e priva di verruche. Pliche
dorsolaterali assenti. Colorazione di fondo delle parti superiori
variabile da verde, verde oliva, a verde scuro e marrone. Sulla
colorazione di fondo di dorso, fianchi e zampe, possono essere presenti
macchie scure o punteggiature, spesso fuse tra loro a formare una sorta di
marmoreggiatura. La testa ha solitamente una tinta più chiara del resto
del corpo. Le zone inferiori del sono chiare, bianche o giallastre, più o
meno marmorizzate o punteggiate di grigio, caratteristica più frequente
nelle femmine. |
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Dimorfismo
sessuale
- I maschi hanno taglia leggermente inferiore a quella delle femmine. Il
timpano dei maschi ha diametro superiore a quello dell'occhio, mentre
nelle femmine ha diametro uguale o lievemente superiore. |
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Larve - I girini sono molto simili a quelli
del genere Pelophylax, ma hanno taglia notevolmente superiore (fino
a 80 mm). La coda è relativamente corta, circa 1,5 volte la lunghezza del
corpo, e termina a punta. La membrana caudale non si estende sul dorso. Il
colore del dorso è verdastro o marrone, con fitta punteggiatura scura e
biancastra. Le parti inferiori sono chiare. La coda appare translucida con
piccoli gruppi di punti scuri. |
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Habitat
e abitudini
- L. catesbeianus ha abitudini
prevalentemente acquatiche, è legata a corpi d'acqua permanenti.
Preferisce acque lentiche calde, come stagni e paludi ricchi di
vegetazione, bracci morti dei fiumi, laghetti da irrigazione, dighe, corsi
d'acqua a corrente lenta, bordati da canneti, con substrato fangoso,
vegetato, interrotto da tronchi morti ed altri resti vegetali. La specie
si incontra anche lungo le sponde di laghi e fiumi a corrente più veloce,
dove resta nelle zone più riparate e soleggiate. La rana toro è attiva di
preferenza a temperature corporee comprese tra i 26 ed i 33 °C, gli adulti
restano solitamente in ibernazione fino a che la temperatura dell'acqua
non si avvicini ai 15 °C.
La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono in acqua a debole
corrente o ferma, a scarsa profondità, in laghi, stagni, paludi, canali,
in fiumi e torrenti utilizza le pozze a corrente debole, i bracci morti e
le pozze di esondazione.
Generalmente la specie è stanziale e territoriale, i maschi difendono
territori di 2 - 5 metri di diametro. L. catesbeianus ha sistema di
riproduzione poliginico, in ogni popolazione i maschi più gradi
controllano la maggioranza dei siti di ovoposizione preferiti dalle
femmine (Howard, 1978a,b). Se nel territorio non sono presenti zone idonee
alla riproduzione, vengono compiuti spostamenti anche di 7 - 8 km (Schwalbe
& Rosen,
1999). La rana toro è attiva di giorno come di notte, anche se preferisce
le ore crepuscolari e le giornate umide, coperte o piovose. Poco
tollerante al freddo, nei mesi più rigidi entra in ibernazione. Il letargo
viene trascorso sott'acqua, gli esemplari si infossano nel fango o vi
scavano nidi e gallerie. In rari casi sono stati osservati individui che
svernavano in ambiente terrestre (Bohnsack, 1952). Non sono documentati
episodi di estivazione.
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Alimentazione - Gli adulti di rana toro sono
voraci predatori opportunisti che tendono agguati alle loro prede, sono in
grado di attaccare animali di taglia quasi equivalente alla propria,
inclusi conspecifici ed altri anuri (Bury & Whelan, 1984). Analisi del
contenuto stomacale (Frost, 1935) evidenziano che gli esemplari più
piccoli e gli immaturi si cibano principalmente di invertebrati, mentre le
rane toro di grandi dimensioni predano tipicamente altri anfibi, gamberi e
piccoli mammiferi. In Europa questi anuri predano anche giovani di
serpenti acquatici (Natrix) e pulcini di uccelli che nidificano
lungo le sponde dei corpi d'acqua. Il cannibalismo è ben documentato (Bury
& Whelan, 1984), i conspecifici possono giungere a rappresentare fino a
più dell'80% della dieta. Le rane toro sono in grado di predare anche
specie del genere Bufo, apparentemente restando immuni al secreto tossico
delle ghiandole parotoidi. La dieta delle larve è composta da materia
vegetale come alghe e piante, da detrito organico, da cibo animale come
plancton (protozoi, microcrostacei e rotiferi) ed invertebrati. La
quantità di cibo animale cresce durante l'ontogenesi fino a poco tempo
prima del climax della metamorfosi, quando l'assunzione di cibo si arresta
per un breve periodo ed i girini utilizzano le risorse accumulate. A
metamorfosi ultimata gli immaturi divengono definitivamente carnivori. |
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Riproduzione - In Europa il periodo
riproduttivo va generalmente da marzo alla fine di giugno, si protrae per
uno o due mesi. I maschi dominanti lottano per il possesso di porzioni
dell'area riproduttiva, dove poi si stabiliscono in attesa delle femmine.
Nelle aree favorevoli più grandi vengono spesso effettuate molte centinaia
di deposizioni. L'amplesso è di tipo ascellare. La specie è molto
prolifica, a seconda dell'età e della taglia, ogni femmina produce da
1.300 a 33.000 uova, depositati in masse gelatinose sulla vegetazione
sommersa. Le uova sono fecondate dal maschio man mano che vengono emesse,
hanno un lato scuro e l'atro chiaro e diametro compreso tra 2 e 3 mm. Nei
siti più frequentati si formano spesso enormi agglomerati di uova. La
presenza di queste grandi masse favorisce lo sviluppo embrionale,
minimizzando le fluttuazioni di temperatura e la predazione potenziale,
specialmente quella effettuata da invertebrati e tritoni, che non riescono
a raggiungere le zone più interne della massa di uova. Per contro le uova
disposte nelle zone centrali hanno mortalità elevata, a causa di fenomeni
di ipossia. La fisiologia riproduttiva della rana toro viene fortemente
influenzata dalla temperatura, dal fotoperiodo, dall'umidità relativa e
dalla pressione atmosferica. Di conseguenza le popolazioni introdotte
nelle regioni equatoriali tendono ad avere stagioni riproduttive più
lunghe, ad esempio in Ecuador ed a Panama queste rane si riproducono
durante tutto l'anno. |
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Accrescimento
- Anuri di grandi dimensioni, negli ambienti più favorevoli gli adulti
raggiungono una lunghezza massima del corpo di 25 cm. Gli esemplari più
grandi catturati in Europa non superano i 20 cm. La metamorfosi delle
larve dipende da adeguate condizioni ambientali (temperatura, qualità
dell'acqua, disponibilità di cibo), dalla competizione intra ed
interspecifica, e dalla presenza di predatori. In allevamento, dove le
precedenti condizioni sono controllate, lo sviluppo embrionale e la durata
della metamorfosi dipendono principalmente dalla temperatura. A
temperature dell'acqua superiori a 26 °C la schiusa avviene circa 48 ore
dopo la fecondazione. A questo stadio l'ossigeno disciolto acquista
particolare importanza, la concentrazione ottimale dovrebbe essere
superiore a 3 mg/litro. Le larve appena schiuse, lunghe circa 10 mm, si
attaccano alle superfici lisce sommerse tramite una ventosa orale. Il
riassorbimento del sacco vitellino si completa in circa 72 ore a ≥26 °C.
Subito dopo la scomparsa del sacco vitellino, i girini iniziano a nuotare
ed ad alimentarsi autonomamente filtrando l'acqua. |
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Predatori,
parassiti e malattie - La rana toro costituisce un importante fonte
di cibo per molte specie di vertebrati, per i quali rappresenta
un'abbondante e localizzata riserva di proteine. Nella sua area di
diffusione originaria viene predata da molte specie di uccelli acquatici e
rapaci, da serpenti, alligatori e tartarughe, da mammiferi come procioni
lavatori, lontre, visoni, altri mustelidi ed anche canidi ed orsi. Queste
rane possono diventare preda anche di grandi pesci, specialmente di quelli
della famiglia dei Centrarchidi (Micropterus). In alcune regioni
degli Stati Uniti, queste rane sono catturate a scopo alimentare. I girini
sono relativamente immuni alla predazione da parte dei pesci, a causa del
loro gusto sgradevole (Walters, 1975; Kruse & Francis,
1977; Nelson, 1980; Kats et al., 1988; Werner & McPeek, 1994) e risultano
una delle poche specie in grado di sopravvivere all'immissione di specie
ittiche predatrici alloctone (Seale,
1980). Restano comunque vulnerabili all'attacco da parte di invertebrati e
di larve di salamandre e tritoni. La specie è soggetta a malattie di
origine virale, batterica e micotica. Un virus che si sviluppa dentro gli
eritrociti è stato osservato in Canada (Crawshaw, 1997). La specie risulta
portatrice del fungo responsabile della chytridiomicosi, che sta causando
il declino di popolazioni di anfibi autoctoni in Australia, Europa ed
America centro meridionale. Gli esemplari allevati in cattività sono
spesso affetti da Trypanosoma pipientis (Siddal & Desser,
1992), setticemia delle rane (Glorioso et al., 1974), tumore di Lucké
causato da herpes virus (National
Academy of Sciences, 1974), e dal virus citoplasmatico poliedrico degli
anfibi (Faeh
et al., 1998). L. catesbeianus viene attaccata da numerosi parassiti, di
cui può risultare vettore, inclusi elminti (Bursey & DeWolf, 1998; McAlpine
& Burt, 1998), platelminti come trematodi (Kennedy, 1980; Shields,
1987; Crawshaw, 1997) e nematodi (Modzelewski and Culley, 1974),
protozoi e mesozoi (Bury & Whelan, 1984; Desser et al., 1986,
1990; Desser, 1987; Chen & Desser, 1989; Desser et al., 1995; Smith et
al., 1996, 2000), e sanguisughe (Barta & Desser, 1984; Siddall & Desser,
1992). Le metacercarie dei trematodi che infestano le larve sono causa di
anomalie agli arti inferiori negli immaturi appena metamorfosati,
precedentemente ritenute mutazioni causate dall'aumento di irradiazione
solare relativo al buco dell'ozono (Christiansen and Feltman, 2000). |
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Status
della specie - La specie è comune ed abbondante nella sua area
originaria di diffusione. La sua popolazione globale è in crescita. Le
popolazioni Europee appaiono in espansione. In Asia è per adesso presente
solo in isolate località, ma si prevede una sua diffusione a causa
dell'aumento di aziende che ne praticano l'allevamento a scopo alimentare.
In Thailandia la specie è stata deliberatamente introdotta in natura per
incrementare la produzione di rane commestibili. In altri paesi asiatici
la specie si è diffusa in natura a partire da esemplari fuggiti dagli
allevamenti. Una popolazione viene segnalata anche nelle Ande venezuelane,
vicino alla città di Jají, nello stato di Mérida. Non sono segnalate
minacce per la conservazione di questa specie, che fuori dal suo areale
originario viene considerata infestante e dannosa. Vengono riportati
numerosi casi, provenienti da tutto il mondo, in cui la rana toro risulta
la prima responsabile del declino di specie native, sia per la sua
attività predatoria, sia come vettore di germi patogeni. |
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Protezione -
La specie non necessita di misure di protezione. Al contrario la sua
eradicazione viene ritenuta necessaria in quasi tutti i paesi dove è stata
introdotta, Europa compresa. Sono state quindi intraprese misure di
monitoraggio e di controllo, tra cui la limitazione al suo utilizzo come
fonte di cibo fuori dall'area di origine. L'allevamento di L.
catesbeianus deve essere rigidamente regolamentato, quando non si
possa proibire del tutto nei paesi dove risulta alloctona.
Studi sul potenziale impatto ecologico di questa specie, e programmi per
il suo contenimento ed eliminazione, sono in corso in molti paesi. Nella
lista rossa IUCN le popolazioni di
L. catesbeianus
sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern). |