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Le Faune Webmuseum Amphibia Anura Ranidae Pelophylax

La rana di stagno italiana, Pelophylax bergeri (Guenther, 1985)


Descrizione - Rana verde piuttosto tarchiata, simile alle altre specie del genere Pelophylax. Testa triangolare, larga, con muso moderatamente appuntito e pupilla orizzontale. Timpano grande e ben visibile. Denti vomerini presenti. Parte posteriore della lingua, libera e biforcuta. Omosterno e sterno ossificati. Maschi provvisti di due sacchi vocali esterni vicino agli angoli della bocca, non visibili se non usati. La zampa posteriore estesa anteriormente e tenuta aderente al corpo, raggiunge raramente l'altezza dell'occhio con l'articolazione tibio tarsale. Tubercolo metatarsale interno ben sviluppato. Pelle liscia o lievemente rugosa, con pliche dorsolaterali ben sviluppate La colorazione della livrea varia a seconda dell'habitat e della popolazione. Generalmente sulle zone superiori la tinta di fondo è verde con tratti marroni o grigi. Quasi sempre sul dorso è presente una striscia chiara, estesa dal muso alla cloaca. Sul dorso e sui fianchi si osservano macchie scure più o meno numerose ed intense. Gli arti inferiori presentano strisce scure marcate sulla faccia esterna. Le zone inferiori del corpo sono bianco grigiastre, generalmente senza macchie o punteggiature.

Dimorfismo sessuale - I maschi si riconoscono facilmente per la presenza dei sacchi vocali esterni e per i tubercoli nuziali sul primo dito delle zampe anteriori.

Larve - I girini del genere Pelophylax sono molto simili in tutte le specie. Misurano da 50 a 60 millimetri. La testa è grande e rotondeggiante. Lo spiracolo si apre sul lato sinistro del petto, mentre l'ano è collocato nella zona posteriore destra, sotto l'attaccatura della coda. La coda termina con una punta affilata. La membrana caudale si estende fino alla nuca con una cresta poco rilevata. Le parti superiori sono di colore giallo ocra, con sfumature verdi o marroni, sopra questa tinta di fondo si osservano macchie e punti scuri ripartiti irregolarmente. La parte inferiore è biancastra e translucida, spesso si possono osservare gli organi interni attraverso la pelle.

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Habitat e abitudini - Questa rana verde vive in acque ferme e correnti associate a foreste miste o decidue ed alla tipica macchia mediterranea. Frequente in laghi, stagni, paludi, lagune, grandi pozze e canali, generalmente con sponde coperte da abbondante vegetazione erbacea. Nei fiumi e nei torrenti si trattiene lungo le sponde, nelle anse calme e nei bracci morti. Si incontra anche in punti d'acqua situati in zone antropizzate, nei fossi dei campi, in laghetti da irrigazione, parchi e giardini. Questa rana è molto legata all'acqua e necessita di bacini permanenti. La specie non è particolarmente esigente riguardo alla qualità dell'acqua, sopporta anche un certo grado d'inquinamento e di salinità. I girini sono in grado di sopravvivere anche con bassi livelli di ossigeno disciolto. Negli ambienti adatti risulta anche molto abbondante, con densità di un individuo ogni pochi metri di sponda. La specie è attiva prevalentemente di giorno, con picchi massimi nelle giornate umide, coperte o piovose. Tende però ad essere più attiva durante la notte nei mesi estivi, quando la radiazione solare è più intensa, e durante il periodo riproduttivo. Durante i mesi più freddi entra in ibernazione. Nelle regioni meridionali e lungo le coste questa specie può rimanere attiva per tutto l'anno. Trascorre generalmente il periodo d'ibernazione in acqua, seppellendosi nel fango, ma in alcune località il letargo si svolge a terra, in tane scavate da altri animali, o in gallerie presenti sulle rive di laghi e fiumi.

Alimentazione - Gli adulti si cibano principalmente d'invertebrati terrestri, tra cui predominano lombrichi, gasteropodi, insetti ed aracnidi, ed acquatici, come insetti e loro larve, crostacei e molluschi. A causa delle minori dimensioni risulta meno vorace di altre rane verdi, i vertebrati sono predati molto raramente. La tendenza al cannibalismo è bassa ma comunque documentata. Durante il periodo della riproduzione non cessa di alimentarsi. La dieta dei girini è composta prevalentemente da materia vegetale come alghe e piante, in minor proporzione assumono detrito organico e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei. Le rane appena metamorfosate predano piccoli insetti e loro larve, collemboli, acari ed altri invertebrati.

Riproduzione - Nella maggior parte dell'area di distribuzione, la stagione della riproduzione generalmente va dalla fine di marzo a maggio - giugno inoltrato. I maschi raggiungono per primi le zone di frega, si stabiliscono in acqua e lungo le sponde, e lanciano in coro richiami d'accoppiamento per attirare le femmine. In queste aree si radunano spesso diverse centinaia di esemplari. L'amplesso è di tipo ascellare e si svolge in acqua, solitamente durante le ore notturne. Ogni femmina emette le uova in ammassi gelatinosi, contenenti da 500 a 4.000 uova. Le uova sono fecondate dal maschio man mano che vengono emesse, hanno colore nero da un lato, bianco dall'altro, diametro compreso tra 1 e 2 millimetri, e sono coperte da un involucro gelatinoso. Le uova possono aderire ad elementi del substrato, giacere sul fondale o flottare sulla superficie. Nei siti più frequentati si formano grandi agglomerati di uova, costituiti dalle deposizioni di numerose coppie. La presenza di queste masse favorisce lo sviluppo embrionale, minimizzando le fluttuazioni di temperatura e la predazione potenziale rendendo di difficile accesso le zone più interne della massa di uova. Per contro le uova disposte nelle zone centrali hanno mortalità elevata, a causa di fenomeni di ipossia. Gli esemplari di questa specie possono accoppiarsi con quelli di specie congeneri dando origine a specie ibridogenetiche.

Accrescimento - Anuri di medie dimensioni, gli adulti raggiungono una lunghezza massima del corpo di circa 85 mm, con medie comprese tra 40 e 60 millimetri. La crescita delle larve dipende dalla disponibilità di cibo, dalla densità degli esemplari e dalla temperatura dell'acqua. Le larve schiudono dopo circa 7 - 8 giorni dalla fecondazione, aderiscono immediatamente al substrato e restano inattive per due o tre giorni, fino al riassorbimento del sacco vitellino. Successivamente iniziano a nuotare ed alimentarsi in modo autonomo. In condizioni ottimali lo sviluppo larvale dura due o tre mesi. La maturità sessuale viene raggiunta tra il secondo ed il terzo anno di età. Raggiunge l'età massima di circa 10 anni, ma normalmente la media della vita è di 6 - 7 anni.

Predatori, parassiti e malattie - La rana dei fossi viene predata da molti vertebrati, tra cui  molte specie di uccelli come cicogne, aironi, nitticore, rapaci, cormorani, gabbiani e corvi, e mammiferi, tra cui volpi, ricci e mustelidi, inoltre costituisce una significativa parte della dieta di serpenti acquatici e terrestri e delle tartarughe acquatiche. I girini e gli adulti sono esposti alla predazione da parte di pesci (Micropterus, Esox, Perca, Salmo). Le larve e le uova sono mangiate anche da anatre, crostacei (Procamabarus clarkii), adulti e larve di altri anfibi, coleotteri acquatici e larve di libellula. La specie è soggetta a malattie virali, batteriche e micotiche, tra cui la chytridiomicosi e l'iridovirus introdotte con l'arrivo di specie alloctone. La specie viene attaccata da parassiti come elminti e platelminti.

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Status della specie - P. bergeri risulta ancora molto comune in Italia. La specie viene localmente minacciata dalla perdita di habitat dovuta all'intensificazione dell'agricoltura e dell'urbanizzazione, dall'inquinamento e dalla bonifica delle zone umide, dalla canalizzazione dei corsi d'acqua e dall'introduzione di pesci predatori alloctoni nei siti di riproduzione. La cattura di esemplari per ricerca, studio o per l'alimentazione non sembra minacciare la specie.

Protezione - La specie è elencata in Appendice III della Convenzione di Berna. In Italia viene protetta da legislazioni nazionali e locali. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di P. bergeri sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern).

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