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Descrizione -
Rana verde di aspetto slanciato, nel complesso simile alle altre specie
del genere. Testa con larghezza pari alla lunghezza, di forma triangolare
con muso leggermente arrotondato. Gli occhi sono prominenti, molto
ravvicinati, e dotati di pupilla orizzontale. Timpano grande e ben
visibile, di dimensioni da 1/2 a 3/4 del diametro dell'occhio. Denti
vomerini presenti. Parte posteriore della lingua, libera e biforcuta.
Omosterno e sterno ossificati. Maschi provvisti di due sacchi vocali
esterni vicino agli angoli della bocca, poco visibili se non usati. Arti
anteriori robusti, con quattro dita lunghe, prive di membrana, e
terminanti a punta. Zampe posteriori molto lunghe e muscolose, con cinque
dita di lunghezza simile, unite da una membrana natatoria ben sviluppata.
Tubercolo metatarsale interno poco rilevato. Pelle liscia o lievemente
rugosa. Pliche dorsolaterali ben evidenti. La colorazione della livrea
varia a seconda dell'habitat e della popolazione. Zone superiori
solitamente di colore verde, di varie intensità e sfumature, ma esistono
anche esemplari marroni, grigi o grigio scuro. Superiormente è spesso
presente una striscia chiara, più o meno marcata, estesa dal muso alla
cloaca. Ai lati della striscia di regola si osservano due file irregolari
di grandi macchie scure rettangolari. Sulle zampe posteriori è evidente
una striatura scura. Alcuni esemplari possono però essere del tutto privi
di macchie e della striscia chiara. Le zone inferiori del corpo sono
biancastre, a tinta unita o con macchie o punteggiature scure più o meno
intense. Le iridi sono dorate con piccole macchie scure. |
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Dimorfismo
sessuale
- I maschi, più piccoli delle femmine, si riconoscono facilmente per la
presenza dei sacchi vocali esterni e per i tubercoli nuziali scuri sul
primo dito delle zampe anteriori. |
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Larve - I girini del genere Pelophylax
sono molto simili in tutte le specie. Quelli di P. perezi misurano
fino a 110 mm, ma generalmente la media è compresa tra 60 e 70 millimetri
(Barbadillo et al. 1999). La testa è grande e rotondeggiante. Le papille
marginali sono assenti dal bordo superiore della bocca. I denticoli sono
disposti in un numero variabile di singole file (Llorente et al. 1994),
con la formula più comune di 2(2)/3(1). Lo spiracolo si apre sul lato
sinistro del petto, mentre l'ano è collocato nella zona posteriore destra
alla base della coda. La coda termina con una punta affilata. La membrana
caudale si estende fino all'altezza dello spiracolo con una cresta poco
rilevata. Le parti superiori e laterali sono di colore verdastro o marrone
chiaro, con piccole macchie e punti scuri ripartiti irregolarmente. Sulla
porzione muscolare della coda sono presenti tre strisce scure
longitudinali. La parte inferiore è biancastra e translucida, spesso si
possono osservare gli organi interni attraverso la pelle. |
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Habitat
e abitudini
- La rana verde iberica abita una
larga varietà di ambienti, come foreste miste o decidue, macchia
mediterranea, praterie e zone semidesertiche, dal livello del mare fino a
quote superiori a 2.000 metri, in ogni caso deve poter usufruire di acque
permanenti. Frequenta quasi
tutte le tipologie di punti d'acqua, da pozze, canali e stagni poco
profondi, ai grandi laghi e fiumi, fino a fossi e ruscelli di montagna. La
specie tollera livelli relativamente elevati di salinità e vive bene anche
in presenza di un certo grado d'inquinamento. Preferisce zone
aperte, ben soleggiate e con abbondante vegetazione erbacea. Si incontra
anche in habitat antropizzati, in dighe artificiali, laghi di irrigazione,
spesso in vicinanza di fattorie, e negli stagni di parchi e giardini. La
specie è attiva sia di giorno che di notte. Durante la stagione estiva gli
spostamenti diurni vengono limitati dall'irradiazione solare, e l'attività
si concentra
nelle ore crepuscolari, notturne, e nelle giornate umide, coperte o
piovose. Alle alte quote e negli ambienti più freddi passa
i mesi più rigidi in ibernazione ma, nelle zone meridionali o lungo le
coste, questa
specie può rimanere attiva per tutto l'anno. Il periodo d'ibernazione
viene solitamente trascorso in acqua infossata nel fango ma, in alcune
località, il letargo si svolge a terra, in tane scavate da altri animali,
o in gallerie presenti sulle rive di laghi e fiumi. In condizioni di
siccità o di alte temperature può entrare in estivazione, seppellendosi
nel fango o nascondendosi sotto le pietre, in attesa che nuove
precipitazioni ristabiliscano le condizioni ambientali.
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Alimentazione - Gli adulti sono predatori
opportunisti, si cibano principalmente d'invertebrati acquatici e
terrestri, tra cui predominano insetti e loro larve, anellidi,
gasteropodi, e molluschi. Gli esemplari più grandi attaccano anche altri
anfibi e piccoli mammiferi. Sono stati osservati casi di cannibalismo (Salvador & García-París 2001).
Durante il periodo della riproduzione questa specie non cessa di
alimentarsi. La dieta delle larve è composta prevalentemente da materia
vegetale come alghe e piante, in minor proporzione assumono detrito
organico e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei. I giovani
immaturi predano microartropodi quali piccole larve di ditteri, collemboli
ed acari. |
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Riproduzione - Nella maggior parte dell'area
di distribuzione, la stagione della riproduzione generalmente va dalla
fine di marzo alla fine di giugno. In alcune località però, alcuni
accoppiamenti possono svolgersi durante tutto l'anno (González de la Vega 1988; Esteban et al. 1996).
I maschi raggiungono per primi le zone di frega, si stabiliscono in acqua
e lungo le sponde, e lanciano in coro richiami d'accoppiamento per
attirare le femmine. In queste aree si radunano spesso diverse centinaia
di esemplari. L'amplesso è di tipo ascellare e si svolge in acqua,
solitamente durante le ore notturne. Ogni femmina emette le uova in
ammassi gelatinosi, contenenti da 1.000 a 7.000 uova. Tra la primavera e
l'estate, le femmine possono accoppiarsi fino a tre volte. Le uova sono
fecondate dal maschio man mano che vengono emesse, hanno colore nero da un
lato, bianco dall'altro, e diametro compreso tra 1 e 2 millimetri. Le uova
possono aderire ad elementi del substrato, giacere sul fondale o flottare
sulla superficie. Nei siti più frequentati si formano grandi agglomerati
di uova, costituiti dalle deposizioni di numerose coppie. La presenza di
queste masse favorisce lo sviluppo embrionale, minimizzando le
fluttuazioni di temperatura e la predazione potenziale, specialmente
quella effettuata da invertebrati ed anfibi, che non riescono a
raggiungere le zone più interne della massa di uova. Per contro le uova
disposte nelle zone centrali hanno mortalità elevata, a causa di fenomeni
di ipossia. P. perezi si ibrida con P. ridibundus dando
origine alla specie ibridogenetica (klepton) Pelophylax kl. grafi. |
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Accrescimento
- Anuri di medie dimensioni, gli adulti raggiungono una lunghezza massima
del corpo di circa 10 cm, con medie comprese tra 40 e 70 millimetri. La
crescita delle larve dipende dalla disponibilità di cibo, dalla densità
degli esemplari e dalla temperatura dell'acqua. Le larve schiudono dopo
circa 7 - 8 giorni dalla fecondazione, aderiscono immediatamente al
substrato e restano inattive per due o tre giorni, fino al riassorbimento
del sacco vitellino. Successivamente iniziano a nuotare ed alimentarsi in
modo autonomo. In condizioni ottimali lo sviluppo larvale dura due o tre
mesi. In situazioni di affollamento e quando esiste il pericolo di
prosciugamento, lo sviluppo viene accelerato dando origine ad immaturi di
piccola taglia. In acque a bassa temperatura, come nei torrenti d'alta
quota, i girini possono passare l'inverno in acqua, metamorfosandosi alla
primavera seguente. In questi casi le larve raggiungono grande taglia,
fino a circa di 100 millimetri. La maturità sessuale viene raggiunta
dal secondo al terzo anno di età. La rana verde iberica raggiunge l'età
massima di dieci anni, ma normalmente la media della vita è di 6 - 7 anni. |
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Predatori,
parassiti e malattie - P. perezi viene predata da molti vertebrati, tra cui molte specie di
uccelli come cicogne, aironi, nitticore, rapaci, cormorani, gabbiani e corvi, e
mammiferi, tra cui volpi, ricci, lontre ed altri mustelidi, inoltre
costituisce una grande parte della dieta di serpenti acquatici e terrestri
e delle tartarughe acquatiche. I girini
e gli adulti sono esposti alla predazione
da parte di pesci (Micropterus, Esox, Perca, Salmo).
Le larve e le uova sono mangiate anche da anatre,
crostacei (Procamabarus
clarkii), adulti e larve di altri anfibi, coleotteri acquatici e larve di
libellula. La specie è soggetta a malattie virali, batteriche e micotiche,
tra cui la chytridiomicosi e l'iridovirus introdotte con l'arrivo di specie alloctone.
La rana verde iberica viene attaccata da parassiti come elminti
e platelminti. |
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Status
della specie - P. perezi appare largamente diffusa e comune
in gran parte della Penisola Iberica, mentre le popolazioni francesi sono
di scarsa consistenza e molto frammentate. Non esistono grandi cause di
minaccia per questa specie, anche se localmente alcune popolazioni sono
soggette a declino per vare cause. Tra le principali c'è la modifica
dell'habitat dovuta alla perdita dei tradizionali metodi di agricoltura,
la bonifica o l'inquinamento delle zone umide e la cattura di grandi
quantità di esemplari a scopo alimentare. Inoltre esiste il pericolo di
fenomeni di ibridazione con specie da allevamento introdotte, come quelle
del complex R. esculenta. Morie causate da iridovirus sono state
individuate nel lago Carris, del Parco Nazionale Peneda-Gerês in Portugal.
Questa malattia virale non autoctona è stata introdotta con il persico
sole (Lepomis gibbosus) che ne è portatore. In Francia la specie
viene lentamente sostituita dalla specie conspecifica introdotta P.
ridibundus. |
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Protezione - La
specie è elencata in Appendice III della Convenzione di Berna ed
all'Annesso V della Direttiva Europea "Habitats". In Spagna,
Portogallo e Francia
viene protetta da legislazioni nazionali e locali.
Nella lista rossa IUCN le popolazioni di
P. perezi sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern). |