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La rana
italica, Rana italica
Dubois, 1987 |
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Descrizione -
Specie monotipica recentemente riconosciuta come specie separata da R.
greca Boulenger, 1891, grazie a studi morfologici su adulti e larve (Dubois,
1987; Grillitsch et al., 1993; Picariello et al., 1996) e biochimici (Picariello
et al., 1990). Per l'aspetto generale e la colorazione ricorda molto la
rana greca, ma appare leggermente più tozza. Testa con muso piuttosto
corto ed arrotondato. Distanza tra le narici maggiore di quella tra la
narice e l'occhio. Occhi a pupilla orizzontale. Timpano non prominente e
poco evidente. Denti vomerini presenti. Parte posteriore della lingua,
libera e biforcuta. Omosterno e sterno ossificati. Pelle liscia con
piccole verruche granulari e pliche dorsolaterali ben evidenti.
Colorazione delle parti superiori molto variabile: dal grigio bruno, al
grigio olivastro, a bruno giallastro, a bruno rossiccio e marrone. La
"maschera" scura, estesa dalle narici attraverso occhio e timpano, termina
assottigliandosi presso la fine della mascella. Sulla colorazione di fondo
possono essere presenti varie macchiette più scure ed alcune macchie
biancastre a forma di lichene sfumate di bruno o rossastro. Sulle zampe è
visibile una striatura scura marcata. Zone inferiori del corpo biancastre
o color crema, con gola e parte del petto screziati di scuro. |
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Dimorfismo
sessuale
- Il maschio è di dimensioni leggermente inferiori rispetto alla femmina.
Durante la stagione riproduttiva, mostra avambracci più robusti e un
cuscinetto grigio nerastro sul primo dito della zampa anteriore. |
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Larve - I girini sono di colore bruno
grigiastro, talora anche molto scuro, con fitta punteggiatura e parti
inferiori chiare. La coda è lunga fino a due volte più del corpo. La
membrana caudale è estesa solo ad una piccola parte del dorso. |
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Habitat
e abitudini
- Tipica specie montana diffusa tra i 130
ed i 1.667 metri di quota, maggiormente presente nelle fasce collinari ad
altezze di 400 - 600 metri. Rana italica è strettamente legata
all'acqua, risulta frequente nei ruscelli con substrato roccioso ed
abbordante copertura arborea e arbustiva. Si trattiene in acqua o negli
ambienti umidi lungo le sponde. La specie frequenta anche fontanili,
piccole pozze alimentate da sorgenti ed all'ingrasso di caverne e cavità
sotterranee. Si trattiene sulle rive o nei loro pressi anche fuori del
periodo riproduttivo. Durante i mesi più freddi entra raramente in
ibernazione ed il letargo non dura mai a lungo. Il periodo d'ibernazione
viene trascorso nel terreno, tra radici di alberi, in tane scavate da
altri animali, in anfratti tra le rocce o sotto pietre e massi. La riproduzione e lo
sviluppo larvale si svolgono in acqua a debole corrente o ferma, di
frequente vengono utilizzate le pozze calme ai bordi dei corsi d'acqua che
attraversano il bosco o raccolte d'acqua artificiali come grandi
abbeveratoi e laghetti da irrigazione. Sono stati osservati individui
immaturi in acqua a temperatura poco superiore a 0° C.
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Alimentazione - Gli adulti si cibano
principalmente d'invertebrati terrestri, tra cui predominano insetti,
vermi, aracnidi e molluschi, nella dieta rientrano anche invertebrati
acquatici e talvolta le larve e gli immaturi di altri anfibi. Le piccole
rane appena metamorfosate predano principalmente microartropodi. La dieta
delle larve è composta prevalentemente da materia vegetale, come alghe e piante,
detrito organico e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei. |
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Riproduzione - Il periodo di riproduzione è
generalmente compreso tra febbraio e maggio. Come siti di accoppiamenti
sono preferite le zone meno illuminate delle sponde, protette da radici o
massi. I maschi emettono i
loro richiami generalmente di notte, ma a seconda della temperatura
dell'acqua, possono essere uditi anche durante le ore diurne. L'amplesso è
di tipo ascellare. Le masse di uova
vengono lasciate giacere sul substrato. Ogni femmina depone da 200 a 1.500
uova, dal diametro di 3 - 3,5 mm e circondate da un
guscio gelatinoso di 4 - 7 mm. |
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Accrescimento
- Anuri di medie dimensioni, la massima lunghezza fra l'apice del
muso e la cloaca è di 6 cm nei maschi e 6,5 nelle femmine, ma la media
degli esemplari adulti è compresa tra 40 e 50 millimetri. La durata dello
sviluppo larvale dipende dalla disponibilità di cibo e dalla temperatura
dell'acqua. I girini appena schiusi sono lunghi circa 9 mm, e raggiungono
una lunghezza di 45 - 50 mm in 2 - 3 mesi. se la temperatura dell'acqua è
molto bassa la crescita viene molto rallentata. La maturità viene
raggiunta al terzo anno e la durata della vita è di circa 8 - 10 anni. |
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Predatori,
parassiti e malattie - La specie è preda di varie specie di
serpenti, uccelli come trampolieri e rapaci, mammiferi, tra cui volpi,
ricci e mustelidi. I girini e gli adulti sono esposti alla predazione da
parte di pesci (salmonidi).
Le larve e le uova sono mangiate anche da crostacei, adulti e larve di altri anfibi, coleotteri acquatici,
scorpioni d'acqua e larve di
libellula. La specie è soggetta a malattie virali, batteriche e micotiche.
Sono stati osservati molti tipi di invertebrati parassiti, tra cui i più
frequenti sono vermi trematodi ed acantocefali. |
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Status
della specie - Rana italica è minacciata da alterazioni
dell'habitat, causate da inquinamento, canalizzazione dei corsi d'acqua,
disboscamenti, eliminazione della vegetazione riparia, incendi boschivi,
ed eccessivo prelievo idrico. Una minaccia di estrema gravità è
rappresentata dalle sovradimensionate immissione di trote nei torrenti in
cui la specie vive, con il conseguente declino di intere popolazioni di
anfibi. |
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Protezione - La
specie è elencata in Appendice II della Convenzione di Berna ed
all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". In Italia
viene protetta da legislazioni nazionali e locali.
Nella lista rossa IUCN le popolazioni di R. italica
sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern). |
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Galleria
Fotografica |
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