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Il geotritone appenninico, Speleomantes italicus (Dunn, 1923)


Descrizione - Come le specie dello stesso genere, anche S. italicus ha corpo lacertiforme, con testa ben distinta dal tronco, larga e appiattita, con occhi prominenti. Muso arrotondato con leggera sovrapposizione verticale tra i denti anteriori superiori e quelli inferiori. Tronco a sezione squadrata e coda a sezione ovale, robusta, lunga poco meno della metà della lunghezza totale. Arti relativamente ben sviluppati, con gli anteriori a quattro dita e leggermente più corti dei posteriori, a loro volta provvisti di cinque dita. Tra le dita si nota una parziale ma evidente palmatura. Il colore di fondo della livrea è altamente variabile, specialmente nelle popolazioni più settentrionali. Parti superiori brune scure o bruno nerastre, con macchie di colore giallastro, ocra, bruno rossastro o rosso scuro, di varia forma ed estensione, spesso con riflessi metallici. Zone inferiori generalmente scure, spesso con macchie, strisce o marmorizzature più chiare. Le popolazioni osservate nelle province di Bologna, Modena, Pistoia e Firenze, usualmente presentano una tipica tinta, detta di tipo "italicus", che consiste nella presenza di macchie o di marezzature rossastra o giallo ocra.

Dimorfismo sessuale - Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi. I maschi adulti presentano un'area ghiandolare biancastra sotto il mento, particolarmente evidente nel periodo riproduttivo.

Larve - Non esiste ciclo larvale, gli immaturi fuoriescono dalle uova perfettamente formati.

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Habitat e abitudini - S. italicus risulta diffuso in aree a prevalente substrato calcareo, in grotte naturali e artificiali, in fessure, crepacci ed anfratti delle formazioni rocciose in ambiente boschivo. Talvolta si osserva anche in ambienti antropizzati, come vecchi muri a secco, sotterranei e cantine. La specie è fotofoba è tende ad uscire dai ripari durante le ore notturne. L'attività superficiale si svolge di giorno quando le condizioni atmosferiche non agiscono da fattore limitante, solo con condizioni particolari di temperatura fresca ed elevata umidità, come nelle giornate di tempo coperto e dopo la pioggia. Spesso il geotritone appenninico è stato osservato in situazioni apparentemente insolite, durante spostamenti su strade asfaltate o su tronchi di alberi (fusto principale) dove staziona per alcune ore, posizionandosi ad altezze differenti, senza apparente discriminazione nella scelta della specie vegetale, del suo diametro e della scabrosità del tronco (Casali et al., 2002). Il geotritone appenninico cattura le prede estroflettendo la lingua in modo simile ai camaleonti, ma con un tipo di meccanismo anatomico completamente diverso.

Alimentazione - S. italicus agisce da predatore opportunista cacciando una vasta tipologia di invertebrati (Boehme et al 1999), tra cui i più frequenti sono ortotteri, coleotteri, aracnidi, gasteropodi, opilionidi, anellidi ed altri invertebrati. Gli immaturi si cibano di piccoli invertebrati, aumentando la taglia delle prede col progredire del loro sviluppo.

Riproduzione - Il ciclo vitale avviene fuori dall'acqua. La fecondazione è interna. Lo sperma viene trasferito attraverso contatto cloacale, la femmina è in grado di conservare la spermateca anche per successive fecondazioni. La copula è preceduta da un complesso rituale, durante il quale il maschio pratica con i denti mascellari alcune scarificazioni sul dorso della femmina, sfregandovi successivamente la ghiandola mentoniera, applicandone il secreto che pare possegga effetti afrodisiaci. Ogni covata è composta da 6 a 14 uova, di color avorio, che al momento della deposizione misurano circa 5 - 6 millimetri di diametro. Le uova vengono occultate dalla madre in luoghi umidi, sotto pietre e letti di foglie. La femmina si acciambella attorno a esse fino alla schiusa, allontanandosi solo per brevissimi periodi quando va a nutrirsi.  A 12 °C di temperatura la nascita dei piccoli avviene dopo circa 10 mesi.

Accrescimento - Specie di medie dimensioni, i maschi raggiungono una lunghezza massima di 112 mm, mentre le femmine possono superare i 120 millimetri. Alla schiusa i piccoli sono lunghi da 22 a 24 millimetri. I giovani restato in vicinanza della madre per circa due settimane, alimentandosi con i resti del sacco vitellino, prima di allontanarsi per condurre vita indipendente. La maturità sessuale viene raggiunta dal terzo al quarto anno d'età. Non sono disponibili dati certi sulla longevità, osservazioni in cattività mostrano che la specie può superare i 6 anni di vita.

Predatori, parassiti e malattie - I geotritoni possono essere predati da varie specie di serpenti, mammiferi ed uccelli notturni, ma grazie al loro particolare modo di vita ed al loro habitat vengono catturati in numero esiguo. Tra i più frequenti predatori figurano il rospo comune e l'orbettino.

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Status della specie - S. italicus è relativamente comune in quasi tutto il suo areale di distribuzione, risulta meno frequente soltanto nelle zone più a sud. Non sono segnalate popolazioni in declino. Non ci sono particolari fonti di minaccia per la specie, eccetto locali casi di perdita di habitat dovuti a disboscamento, costruzione di strade e strutture turistiche, ecc. Ripercussioni negative sulla densità di popolazione possono essere determinate dall'eccessivo prelievo di esemplari da destinare alla terraristica. La cattura è peraltro considerata illegale e perseguita per legge.

Protezione - S. italicus viene elencato nell'Appendice II della Convenzione di Berna ed all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats" e negli allegati A e B della Legge Regionale Toscana. Il geotritone appenninico è protetto da leggi nazionali e regionali. La specie è presente in numerose aree protette. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di S. italicus sono considerate prossime ad entrare in pericolo (NT, near threatened) per la limitata estensione della sua area di presenza, inferiore a 20.000 km² e per la tendenza al degrado del suo habitat.

Galleria Fotografica e Links correlati

 

 
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