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Descrizione -
Come le specie dello stesso genere, anche S. italicus ha corpo
lacertiforme, con testa ben distinta dal tronco, larga e appiattita, con
occhi prominenti. Muso arrotondato con leggera sovrapposizione verticale
tra i denti anteriori superiori e quelli inferiori. Tronco a sezione
squadrata e coda a sezione ovale, robusta, lunga poco meno della metà
della lunghezza totale. Arti relativamente ben sviluppati, con gli
anteriori a quattro dita e leggermente più corti dei posteriori, a loro
volta provvisti di cinque dita. Tra le dita si nota una parziale ma
evidente palmatura. Il colore di fondo della livrea è altamente variabile,
specialmente nelle popolazioni più settentrionali. Parti superiori brune
scure o bruno nerastre, con macchie di colore giallastro, ocra, bruno
rossastro o rosso scuro, di varia forma ed estensione, spesso con riflessi
metallici. Zone inferiori generalmente scure, spesso con macchie, strisce
o marmorizzature più chiare. Le popolazioni osservate nelle province di
Bologna, Modena, Pistoia e Firenze, usualmente presentano una tipica
tinta, detta di tipo "italicus", che consiste nella presenza di macchie o
di marezzature rossastra o giallo ocra. |
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Dimorfismo
sessuale
- Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi. I maschi adulti
presentano un'area ghiandolare biancastra sotto il mento, particolarmente
evidente nel periodo riproduttivo. |
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Larve - Non esiste ciclo larvale, gli
immaturi fuoriescono dalle uova perfettamente formati. |
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Habitat
e abitudini
- S. italicus risulta diffuso in
aree a prevalente substrato calcareo, in grotte naturali e artificiali, in
fessure, crepacci ed anfratti delle formazioni rocciose in ambiente
boschivo. Talvolta si osserva anche in ambienti antropizzati, come vecchi
muri a secco, sotterranei e cantine.
La specie è fotofoba è tende ad uscire dai
ripari durante le ore notturne. L'attività superficiale si svolge
di giorno quando le condizioni atmosferiche non agiscono da fattore
limitante, solo con condizioni particolari di temperatura fresca ed
elevata umidità, come nelle giornate di tempo coperto e dopo la pioggia.
Spesso il geotritone appenninico è stato
osservato in situazioni
apparentemente insolite, durante spostamenti su strade asfaltate o su
tronchi di alberi (fusto principale) dove staziona per alcune ore,
posizionandosi ad altezze differenti, senza apparente discriminazione
nella scelta della specie vegetale, del suo diametro e della scabrosità
del tronco (Casali et al., 2002). Il geotritone appenninico cattura le
prede estroflettendo la lingua in modo simile ai camaleonti, ma con un
tipo di meccanismo anatomico completamente diverso.
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Alimentazione - S. italicus agisce da
predatore opportunista cacciando una vasta tipologia di invertebrati (Boehme
et al 1999), tra cui i più frequenti sono ortotteri, coleotteri, aracnidi,
gasteropodi, opilionidi, anellidi ed altri invertebrati. Gli immaturi si
cibano di piccoli invertebrati, aumentando la taglia delle prede col
progredire del loro sviluppo. |
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Riproduzione - Il ciclo vitale avviene fuori
dall'acqua. La fecondazione è interna. Lo sperma viene trasferito
attraverso contatto cloacale, la femmina è in grado di conservare la
spermateca anche per successive fecondazioni. La copula è preceduta da un
complesso rituale, durante il quale il maschio pratica con i denti
mascellari alcune scarificazioni sul dorso della femmina, sfregandovi
successivamente la ghiandola mentoniera, applicandone il secreto che pare
possegga effetti afrodisiaci. Ogni covata è composta da 6 a 14 uova, di
color avorio, che al momento della deposizione misurano circa 5 - 6
millimetri di diametro. Le uova vengono occultate dalla madre in luoghi
umidi, sotto pietre e letti di foglie. La femmina si acciambella attorno a
esse fino alla schiusa,
allontanandosi solo per brevissimi periodi quando va a nutrirsi.
A 12 °C di temperatura la nascita dei piccoli avviene dopo circa 10
mesi. |
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Accrescimento
- Specie di medie dimensioni, i maschi raggiungono una lunghezza massima
di 112 mm, mentre le femmine possono superare i 120 millimetri. Alla
schiusa i piccoli sono lunghi da 22 a 24
millimetri. I giovani restato in vicinanza
della madre per circa due settimane, alimentandosi con i resti del sacco
vitellino, prima di allontanarsi per condurre vita indipendente.
La maturità sessuale viene raggiunta
dal terzo al quarto anno d'età. Non sono disponibili dati certi sulla
longevità, osservazioni in cattività mostrano che la specie può superare i
6 anni di vita. |
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Predatori,
parassiti e malattie - I geotritoni possono essere predati da varie
specie di serpenti, mammiferi ed uccelli notturni, ma grazie al loro
particolare modo di vita ed al loro habitat vengono catturati in numero
esiguo. Tra i più frequenti predatori figurano il rospo comune e
l'orbettino. |
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Status
della specie - S. italicus è relativamente comune in quasi
tutto il suo areale di distribuzione, risulta meno frequente soltanto
nelle zone più a sud. Non sono segnalate popolazioni in declino. Non ci
sono particolari fonti di minaccia per la specie, eccetto locali casi di
perdita di habitat dovuti a disboscamento, costruzione di strade e
strutture turistiche, ecc. Ripercussioni negative sulla densità di
popolazione possono essere determinate dall'eccessivo prelievo di
esemplari da destinare alla terraristica. La cattura è peraltro
considerata illegale e perseguita per legge. |
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Protezione -
S. italicus viene elencato nell'Appendice II della Convenzione di
Berna ed all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats" e negli
allegati A e B della Legge Regionale Toscana. Il geotritone appenninico è
protetto da leggi nazionali e regionali. La specie è presente in numerose
aree protette. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di S. italicus
sono considerate prossime ad entrare in pericolo (NT, near threatened) per
la limitata estensione della sua area di presenza, inferiore a 20.000 km²
e per la tendenza al degrado del suo habitat. |