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Il proteo, Proteus anguinus
Laurenti, 1768 |
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Descrizione -
Salamandra dal corpo slanciato, con tronco molto allungato ed arti deboli.
Testa allungata con muso arrotondato. Occhi scarsamente sviluppati e
coperti di pelle nella sottospecie nominale, anche se regrediti mantengono
la sensibilità alla luce. Tre branchie esterne, poste immediatamente
dietro il cranio, su ogni lato. Coda marcatamente più corta del tronco.
Zampe anteriori provviste di tre dita, le posteriori di due. Pelle
translucida, sulla parte ventrale consente di osservare i contorni degli
organi interni, facilitando la determinazione del sesso. Il corpo del
proteo è coperto da un sottile strato di muco, secreto da uno strato
cellulare esterno detto stratum mucosum. In entrambe le sottospecie si
osserva la presenza di numerose caratteristiche larvali, come cellule di Leidig
e strutture sensoriali ciliate simili a neuromasti ed organi ampollari. La
pelle della sottospecie pigmentata è più spessa ed i gruppi di melanofori
sono più numerosi. Le cellule del tegumento contengono piccoli elementi di
riboflavina che donano un colore bianco giallastro o roseo alla pelle (Istenic & Ziegler
1974). Nel derma sono presenti ghiandole mucose multicellulari (Kos 1992).
Apparato polmonare normalmente sviluppato. Nella sottospecie nominale il
corpo appare di colore roseo, ma una pigmentazione scura può essere
indotta esponendo l'animale alla luce. La sottospecie P. anguinus parkelj
ha pigmentazione scura permanente sulle parti superiori del corpo, testa
più corta e, probabilmente, occhi funzionanti. |
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Dimorfismo
sessuale
- I maschi sono generalmente più piccoli delle femmine. Altre
caratteristiche sessuali sono la forma e le dimensioni della cloaca
durante l'attività riproduttiva, che nei maschi si presenta più allungata,
larga e rigonfia. |
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Larve - Trattandosi di una specie neotenica
non esiste una chiara metamorfosi. Le larve presentano occhi normalmente
sviluppati, ma la regressione inizia precocemente e dopo circa quattro
mesi viene completata. Gli immaturi possono presentare una debole
marezzatura scura sulla pelle delle parti superiori. |
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Habitat
e abitudini
- Proteus anguinus vive nelle acque
sotterranee di grandi sistemi carsici, scavati in rocce sedimentarie o
dolomie. A seconda della conformazione del sistema di grotte, la specie si
incontra da zone prossime alla superficie fino a più di 300 metri di
profondità. La sottospecie nominale popola di preferenza acque con
temperatura compresa tra 5 e 15 °C, mentre la sottospecie P. a. parkelj
è diffusa in acque superficiali più calde. Le abitudini sotterranee di
questa specie rendono difficile l'osservazione sul campo, questi anfibi
sono presenti in caverne accessibili, ma raramente si tratta di esemplari
adulti. Le zone superficiali costituiscono probabilmente soltanto una
parte marginale del biotopo. I momenti in cui è più facile incontrare dei
protei all'ingresso delle grotte ed in miniere abbandonate, coincidono con
periodi di alte precipitazioni o durante le inondazioni. I dati sulla
biologia ed il comportamento di questo anfibio provengono da esemplari
studiati in cattività od in ambienti seminaturali come le grotte del
laboratorio sotterraneo del CNRS francese nei Pirenei. Tranne che durante
la stagione riproduttiva, gli adulti sono gregari e vivono in gruppetti
nascondendosi tra le asperità del substrato. Comparata ad ad altre specie
neoteniche di superficie, P. anguinus ha un basso livello di
consumo di ossigeno. Generalmente per la respirazione usa le branchie e la
pelle, mentre in condizioni ipossiche i polmoni acquistano un ruolo
predominante (Istenic & Sojar 1974). Il basso consumo di ossigeno è
probabilmente connesso al basso tasso metabolico della specie, adattamento
legato alle condizioni specifiche degli habitat acquatici sotterranei.
Condizioni ipossiche si verificano regolarmente durante i periodi di magra
dei fiumi sotterranei, in estate il contenuto di ossigeno può essere molto
basso (1mg O2/l). Il proteo si è adattato a vivere in habitat
permanentemente privi di luce, sviluppando una serie di sistemi sensoriali
non visivi capaci di consentire l'orientamento. Questi anfibi mantengono
proporzioni corporee da larva, come il corpo allungato e la testa larga,
struttura che aumenta la superficie a disposizione dei recettori
sensoriali. P. anguinus è in grado di localizzare le prede
nell'oscurità totale attraverso recettori chimici, elettrici e meccanici.
La sensibilità alla luce viene mantenuta dagli occhi e da una piccolissima
struttura nervosa presente nel cervello, detta organo pineale. L'organo
pineale presenta cellule fotorecettive regredite e pigmenti visivi. Questa
struttura influenza la pigmentazione della pelle, la metamorfosi e lo
sviluppo delle gonadi, e controlla anche i ritmi circadiani attraverso la
secrezione di ormoni pineali. Il proteo è in grado di avvertire bassissime
concentrazioni di sostanza organica disciolta in acqua, attraverso
l'odorato. L'epitelio olfattivo è localizzato sulla superficie interna
della cavità nasale e nell'organo di Jacobson, mentre le cellule
sensoriali del gusto sono disposte all'interno della mucosa orale,
principalmente sulla parte superiore della lingua ed all'ingresso delle
cavità branchiali. Le cellule della cavità orale vengono impiegate per
assaggiare il cibo, mentre quelle vicine alle branchie probabilmente
analizzano le sostanze disciolte nell'acqua (Istenic & Bulog,
1979). Le orecchie appaiono regredite, questa specie neotenica vive
normalmente in acqua e solo in casi eccezionali si trova esposta
all'atmosfera, ma resta in grado di percepire in acqua onde sonore e
vibrazioni attraverso la presenza di un epitelio uditivo altamente
specializzato e grazie al sistema della linea laterale. La presenza di
prede viene anche percepita tramite il rilevamento di campi elettrici,
captati da strutture particolari disposte sul capo e denominate organi
ampollari (Istenic
& Bulog 1984). Recentemente è stata osservata in questa specie anche
la capacità di reagire a variazioni nel campo geomagnetico (Schlegel 1996).
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Alimentazione - La dieta del proteo è
composta da detrito organico e da invertebrati acquatici, sia troglobi,
sia trascinati dalla corrente nel sistema carsico. Nell'alimentazione
rientrano tricotteri, efemerotteri, plecotteri, ditteri,
molluschi (Belgrandiella), e crostacei anfipodi (Niphargus,
Asellus, Synurella). In cattivita sembra gradire in modo
particolare i lombrichi (Boehme et al 1999).
Le larve e gli immaturi si cibano di detrito e di prede di piccole
dimensioni. |
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Riproduzione - La riproduzione viene studiata
in cattività nel laboratorio sotterraneo del CNRS francese nei Pirenei,
fino dal 1955. Nella stagione di frega i maschi diventano territoriali e
competono per il possesso dei migliori territori riproduttivi. Il
corteggiamento inizia appena una femmina fa ingresso nell'area controllata
da un maschio. Il maschio si dispone con la coda in direzione della testa
del femmina e stimola la cloaca con il muso. La femmina fa la stessa cosa
rispetto alla cloaca del maschio ed attende la deposizione della
spermatofora. Successivamente la coppia si sposta in avanti fino a quando
la femmina raccoglie la spermatofora con la cloaca. L'operazione si ripete
varie volte in poche ore. Dopo la fecondazione la femmina lascia il
territorio del maschio e cerca un luogo adatto all'incubazione delle uova.
La deposizione avviene da due a tre giorni dopo l'accoppiamento, ogni
femmina produce fino a circa 70 uova, che vengono emesse a più riprese in
circa 25 giorni e fissate sotto una roccia. Alla deposizione le uova hanno
un diametro di circa 4 - 5 mm, che aumenta per osmosi fino a 8 - 9
millimetri. La femmina sorveglia la covata fino alla schiusa. In alcuni
casi le uova vengono trattenute nel corpo della madre che partorisce in
seguito due piccoli perfettamente sviluppati. |
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Accrescimento
- Anfibi di medie dimensioni, raramente superano i 30 cm di lunghezza, la
media oscilla tra 23 e 25 cm. La sottospecie P. anguinus parkelj
cresce fino ad oltre 40 centimetri. Lo sviluppo embrionale dipende dalla
temperatura dell'acqua, a 8 ºC le uova schiudono in 180 giorni, a 10 °C in
140, a 10 °C in 123 e a 15 °C in 86 giorni. Anche la crescita delle larve
viene influenzata dalla temperatura, a 10 °C impiegano circa 14 anni per
raggiungere la maturità sessuale. La longevità stimata è di circa 58 anni,
un esemplare allevato in condizioni seminaturali ha raggiunto i 70 anni. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Nel loro ambiente questi anfibi non hanno
praticamente predatori. Possono essere soggetti a malattie fungine e
batteriche, ma la loro incidenza è molto bassa. |
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Status
della specie - Esistono poche informazioni sulla consistenza delle
popolazioni di P. anguinus, tuttavia sembra essere relativamente
comune in Slovenia ed in Croazia. Le popolazioni di Goriza (Italia) e di
Postumia (Slovenia) sono segnalate come in declino (Gasc et al. 1997). Il
numero di individui della sottospecie P. a. parkelj è molto basso.
La principale fonte di minaccia per questa specie è rappresentata
dall'inquinamento delle falde acquifere, in larga parte causato
dall'antropizzazione dei terreni superficiali. Altri pericoli sono
l'eccessivo prelievo idrico, l'alterazione del corso delle acque
sotterranee causato dalla formazione di bacini artificiali e la cattura
illegale di esemplari da destinare al mercato della terraristica. |
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Protezione - La
specie è elencata in Appendice II della Convenzione di Berna e negli
Annessi II e IV della Direttiva Europea "Habitats". La specie è protetta
dalla legislazione nazionale in Slovenia ed in Italia. In Slovenia la
specie è presente in caverne protette dalla legge nazionale (Parchi
Regionali Kocevski e Kraski, siti NATURA 2000). In Italia il proteo è
presente nella Riserva Naturale Regionale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa.
La sottospecie P. a. parkelj necessita di provvedimenti di protezione
immediati, il suo habitat è limitato a solo poche risorgive connesse alla
rete carsica in una ridotta area geografica. Nella lista rossa IUCN le
popolazioni di P. anguinus sono catalogate come vulnerabili (VU,
vulnerable) per la loro ridotta area di occupazione inferiore a 2.000 km²,
per la distribuzione frammentata, per il degrado a cui è sottoposto il suo
habitat e per il ridotto numero di esemplari adulti. |
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Galleria
Fotografica e Links correlati |
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Il sito di IUCN, World
Conservation Union, sulle specie in pericolo |
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