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Le Faune Webmuseum Amphibia Caudata Salamandridae Euproctus

Il tritone sardo, Euproctus platycephalus (Gravenhorst, 1829)


Descrizione -  Salamandra di struttura snella, con testa più lunga ed appiattita rispetto a E. montanus. Muso arrotondato, con leggera sovrapposizione verticale tra la mascella superiore e quella inferiore. Occhi di medie dimensioni, sporgenti, a pupilla orizzontale. Ghiandole parotoidi generalmente poco visibili. I polmoni sono presenti ma appaiono ipotrofici. Coda a sezione ovale compressa, non molto alta in vista laterale. Arti snelli, gli anteriori con 4 dite, i posteriori con 5. Pelle relativamente liscia, con solo rade verruche disposte irregolarmente. Livrea di tinta variabile. Parti superiori brune, verdastre o ocra, con macchie e punteggiature scure spesso fuse tra loro a formare strisce od una sorta di disegno mimetico. In molti esemplari si osserva una striscia medio dorsale rossastra, color arancio o giallastra, più frequente negli individui neo-metamofosati e nei giovani. Parti inferiori generalmente giallastre, con numerose macchie rotondeggianti scure estese anche alla gola ed all'interno degli arti. La scoperta di esemplari sessualmente maturi, con vestigia delle branchie, suggerisce in questa specie una certa tendenza verso la pedomorfosi (Boehme et al 1999).

Dimorfismo sessuale - La femmina appare generalmente più tozza del maschio. I maschi sono provvisti di un piccolo sperone sul lato interno degli arti posteriori. La cloaca del maschio ha forma di uncino, è diretta posteriormente, e si apre dorsalmente. La femmina ha cloaca conica e si apre distalmente.

Larve - Sono simili agli adulti, ma con testa relativamente più grande e branchie esterne rossastre. Hanno colore bruno chiaro, con melanofori scuri addensati a formare macchie sul dorso e particolarmente diffusi sulla coda. Con l'aumento delle dimensioni tendono a divenire progressivamente più scure. Membrana caudale estesa per un breve tratto sul dorso.

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Habitat e abitudini - E. platycephalus è specie collinare e montana, strettamente legata ai punti d'acqua, dai quali raramente si allontana per più di qualche decina di metri. L'habitat terrestre è generalmente ristretto alle macchie e foreste riparie, ma talvolta la specie si incontra anche all'interno di sistemi carsici. Vive di preferenza in torrenti con acque pure, correnti e ben ossigenate, dove tende ad occupare i tratti più calmi e stabili. Dimostra comunque un certo grado di adattabilità e si può osservare anche in piccoli laghi montani e risorgive. La presenza di polmoni atrofici, dimostra che in questa specie la respirazione si svolge principalmente attraverso la pelle e l'apparato faringeo, perciò alti tassi di ossigeno disciolto sono essenziali alla sua sopravvivenza. In condizioni di difficoltà, particolarmente nei periodi più caldi, il tritone sardo risale in superficie per prendere boccate d'aria. Durante l'estate, in condizioni di aridità, E. platycephalus entra in estivazione, rimanendo in stato latente sotto le rocce o immerso nel fango. Nei mesi più rigidi dell'inverno, cade in letargo, trascorrendo l'ibernazione in luoghi simili ai precedenti. Il tritone sardo è considerato la specie meno terrestre del suo genere, in particolari situazioni climatiche ed ambientali trascorre tutto l'arco dell'anno in acqua. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono in stagni permanenti, risorgive, laghetti naturali o artificiali, ruscelli e torrenti. Le larve sembrano prediligere acqua moderatamente corrente. Quando sono in pericolo, questi tritoni secernono un liquido tossico dai numerosi pori delle ghiandole della pelle e dalle parotoidi.

Alimentazione - La sua dieta comprende una vasta gamma di invertebrati, incluso insetti acquatici, terrestri e loro larve, crostacei, molluschi, uova e larve di anfibi (incluse quelle della propria specie). La dieta delle giovani larve è composta da microinvertebrati e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei, con l'aumentare della taglia attaccano prede più grandi. In particolari condizioni di affollamento o di scarsità di cibo, possono verificarsi episodi di cannibalismo.

Riproduzione - Il periodo di frega si svolge in primavera, dopo l'uscita dal periodo d'ibernazione, di solito da aprile a maggio, talvolta si verifica un secondo ciclo in autunno, dopo l'estivazione ed in contemporanea con le piogge di fine stagione. L'accoppiamento avviene in acqua. Il maschio vaga in cerca di una compagna tenendo la bocca aperta, appena si imbatte in una femmina disponibile le serra le mascelle sul tronco, afferrandola saldamente. Successivamente si mette in cerca di un luogo adatto alla copula, trasportando la femmina passiva. La ricerca può durare per più di un'ora. Appena raggiunto un luogo confacente, il maschio incurva il corpo fino a toccare con la coda la base di quella della femmina e l'estensione ad uncino della sua cloaca arrivi a contatto con la cloaca della compagna. Il trasferimento della spermatofora avviene direttamente, oppure con l'aiuto degli speroni presenti sulle zampe posteriori del maschio. Ogni femmina depone da 50 a 220 uova, dal diametro di circa 4 -  mm, compreso l'involucro gelatinoso esterno. La femmina deposita le uova singolarmente tra le asperità del fondale o sotto la sabbia grossolana, aiutata in questo compito dalla forma allungata della cloaca.

Accrescimento - La lunghezza totale dei maschi è di solito compresa tra i 120 ed i 130 millimetri, mentre per le femmine va da 100 a 140 millimetri. Lo sviluppo embrionale è piuttosto lungo, in natura varia tra 3 e 5 mesi. Osservazioni effettuate in cattività riportano 37.6 giorni ad una temperatura media di 15 ºC, 12.7 giorni a 24.5 ºC. Alla schiusa le larve misurano da 8.8 a 14.5 millimetri. La durata dello sviluppo larvale dipende dalla temperatura dell'acqua. A 15 ºC lo sviluppo richiede da 376 a 453 giorni, mentre a 20.5 ºC vengono impiegati da 184 a 260 giorni. Le larve che si sviluppano in acque ferme sembrano raggiungere taglia maggiore rispetto a quelle cresciute in acqua corrente.

Predatori, parassiti e malattie - Sicuramente i maggiori predatori della specie sono i salmonidi che popolano gli stessi ambienti e si cibano di questa specie in tutti i suoi stadi di sviluppo. Il tritone sardo può essere anche vittima di serpenti acquatici, altri anfibi ed uccelli. Le uova è le larve vengono predate da larve ed adulti di insetti acquatici.

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Status della specie - E. platycephalus è una specie generalmente rara, ma che può risultare localmente abbondante in habitat particolarmente favorevoli. La popolazione più numerosa è quella presente  nella Gola di Gorroppu. Il numero di popolazioni risulta in calo. Osservazioni svolte sul campo dal 1999 al 2001 hanno segnalato il tritone sardo in 14 siti, mentre intorno al 1991 era presente in 30 siti (nel 1991 era assente da nove siti dove è stato successivamente segnalato). Le maggiori minacce per la specie sono l'inquinamento dei corpi d'acqua, la frammentazione dell'habitat, e specialmente la predazione da parte delle trote introdotte a fini alieutici. Un altro fattore limitante sono i prolungati prosciugamenti causati da eccessivo prelievo idrico. Durante gli anni '50, molte popolazioni furono distrutte a seguito dell'uso DDT nelle zone umide e nei corsi d'acqua per la campagna contro la malaria. Attualmente la popolazione della Gola di Gorroppu  è minacciata dal danneggiamento dell'habitat causato dall'attività turistica.

Protezione - Questa specie viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna ed all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". In Sardegna è protetta da leggi regionali (Legge regionale n. 23/1998 (art. 5, c. 3)). La Gola di Gorroppuu è stata designata come Sito di Importanza Comunitaria dalla Direttiva Europea "Habitats". Il tritone sardo è presente nel Parco Nazionale Gennargentu-Golfo di Orosei, nel Parco Regionale Sette Fratelli e nel Parco Regionale di Monte Limbara. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di E. platycephalus sono considerate minacciate (EN B2ab(iii,iv), endagered) per la limitata estensione dell'area di occupazione, inferiore a 5000 km², per la distribuzione molto frammentata, per il continuo declino dell'estensione e della qualità dell'ambiente e per il calo del numero di popolazioni.

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