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Descrizione -
Salamandra di struttura snella, con testa più lunga ed appiattita rispetto
a E. montanus. Muso arrotondato, con leggera sovrapposizione
verticale tra la mascella superiore e quella inferiore. Occhi di medie
dimensioni, sporgenti, a pupilla orizzontale. Ghiandole parotoidi generalmente poco visibili. I
polmoni sono presenti ma appaiono ipotrofici. Coda a sezione ovale
compressa, non molto alta in vista laterale. Arti snelli, gli anteriori
con 4 dite, i posteriori con 5. Pelle relativamente liscia, con solo rade
verruche disposte irregolarmente. Livrea di tinta variabile. Parti
superiori brune, verdastre o ocra, con macchie e punteggiature scure
spesso fuse tra loro a formare strisce od una sorta di disegno mimetico.
In molti esemplari si osserva una striscia medio dorsale rossastra, color
arancio o giallastra, più frequente negli individui neo-metamofosati e nei
giovani. Parti inferiori generalmente giallastre, con numerose macchie
rotondeggianti scure estese anche alla gola ed all'interno degli arti. La
scoperta di esemplari sessualmente maturi, con vestigia delle branchie,
suggerisce in questa specie una certa tendenza verso la pedomorfosi (Boehme
et al 1999). |
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Dimorfismo
sessuale
- La femmina appare generalmente più tozza del maschio. I maschi sono
provvisti di un piccolo sperone sul lato interno degli arti posteriori. La
cloaca del maschio ha forma di uncino, è diretta posteriormente, e si apre
dorsalmente. La femmina ha cloaca conica e si apre distalmente. |
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Larve - Sono simili agli adulti, ma con testa
relativamente più grande e branchie esterne rossastre. Hanno colore bruno
chiaro, con melanofori scuri addensati a formare macchie sul dorso e
particolarmente diffusi sulla coda. Con l'aumento delle dimensioni tendono
a divenire progressivamente più scure. Membrana caudale estesa per un
breve tratto sul dorso. |
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Habitat
e abitudini
- E. platycephalus è specie
collinare e montana, strettamente legata ai punti d'acqua, dai quali
raramente si allontana per più di qualche decina di metri. L'habitat
terrestre è generalmente ristretto alle macchie e foreste riparie, ma
talvolta la specie si incontra anche all'interno di sistemi carsici. Vive
di preferenza in torrenti con acque pure, correnti e ben ossigenate, dove
tende ad occupare i tratti più calmi e stabili. Dimostra comunque un certo
grado di adattabilità e si può osservare anche in piccoli laghi montani e
risorgive. La presenza di polmoni atrofici, dimostra che in questa specie
la respirazione si svolge principalmente attraverso la pelle e l'apparato
faringeo, perciò alti tassi di ossigeno disciolto sono essenziali alla sua
sopravvivenza. In condizioni di difficoltà, particolarmente nei periodi
più caldi, il tritone sardo risale in superficie per prendere boccate
d'aria. Durante l'estate, in condizioni di aridità, E. platycephalus
entra in estivazione, rimanendo in stato latente sotto le rocce o immerso
nel fango. Nei mesi più rigidi dell'inverno, cade in letargo, trascorrendo
l'ibernazione in luoghi simili ai precedenti. Il tritone sardo è
considerato la specie meno terrestre del suo genere, in particolari
situazioni climatiche ed ambientali trascorre tutto l'arco dell'anno in
acqua. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono in stagni
permanenti, risorgive, laghetti naturali o artificiali, ruscelli e
torrenti. Le larve sembrano prediligere acqua moderatamente corrente.
Quando sono in pericolo, questi tritoni secernono un liquido tossico dai
numerosi pori delle ghiandole della pelle e dalle parotoidi.
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Alimentazione - La sua dieta comprende una
vasta gamma di invertebrati, incluso insetti acquatici, terrestri e loro
larve, crostacei, molluschi, uova e larve di anfibi (incluse quelle della
propria specie). La dieta delle giovani larve è composta da
microinvertebrati e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei,
con l'aumentare della taglia attaccano prede più grandi. In particolari
condizioni di affollamento o di scarsità di cibo, possono verificarsi
episodi di cannibalismo. |
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Riproduzione - Il periodo di frega si svolge
in primavera, dopo l'uscita dal periodo d'ibernazione, di solito da aprile
a maggio, talvolta si verifica un secondo ciclo in autunno, dopo
l'estivazione ed in contemporanea con le piogge di fine stagione.
L'accoppiamento avviene in acqua. Il maschio vaga in cerca di una compagna
tenendo la bocca aperta, appena si imbatte in una femmina disponibile le
serra le mascelle sul tronco, afferrandola saldamente. Successivamente si
mette in cerca di un luogo adatto alla copula, trasportando la femmina
passiva. La ricerca può durare per più di un'ora. Appena raggiunto un
luogo confacente, il maschio incurva il corpo fino a toccare con la coda
la base di quella della femmina e l'estensione ad uncino della sua cloaca
arrivi a contatto con la cloaca della compagna. Il trasferimento della
spermatofora avviene direttamente, oppure con l'aiuto degli speroni
presenti sulle zampe posteriori del maschio. Ogni femmina depone da 50 a
220 uova, dal diametro di circa 4 - mm, compreso l'involucro
gelatinoso esterno. La femmina deposita le uova singolarmente tra le
asperità del fondale o sotto la sabbia grossolana, aiutata in questo
compito dalla forma allungata della cloaca. |
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Accrescimento
- La lunghezza totale dei maschi è di solito compresa tra i 120 ed i 130
millimetri, mentre per le femmine va da 100 a 140 millimetri. Lo sviluppo
embrionale è piuttosto lungo, in natura varia tra 3 e 5 mesi. Osservazioni
effettuate in cattività riportano 37.6 giorni ad una temperatura media di
15 ºC, 12.7 giorni a 24.5 ºC. Alla schiusa le larve misurano da 8.8 a 14.5
millimetri. La durata dello sviluppo larvale dipende dalla temperatura
dell'acqua. A 15 ºC lo sviluppo richiede da 376 a 453 giorni, mentre a
20.5 ºC vengono impiegati da 184 a 260 giorni. Le larve che si sviluppano
in acque ferme sembrano raggiungere taglia maggiore rispetto a quelle
cresciute in acqua corrente. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Sicuramente i maggiori predatori della
specie sono i salmonidi che popolano gli stessi ambienti e si cibano di
questa specie in tutti i suoi stadi di sviluppo. Il tritone sardo può
essere anche vittima di serpenti acquatici, altri anfibi ed uccelli. Le
uova è le larve vengono predate da larve ed adulti di insetti acquatici. |
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Status
della specie -
E. platycephalus è
una specie generalmente rara, ma che può
risultare localmente abbondante in habitat particolarmente favorevoli. La
popolazione più numerosa è quella presente nella Gola di Gorroppu.
Il numero di popolazioni risulta in calo. Osservazioni svolte sul campo
dal 1999 al 2001 hanno segnalato il tritone sardo in 14 siti, mentre
intorno al 1991 era presente in 30 siti (nel 1991 era assente da nove siti
dove è stato successivamente segnalato). Le maggiori minacce per la specie
sono l'inquinamento dei corpi d'acqua, la frammentazione dell'habitat, e
specialmente la predazione da parte delle trote introdotte a fini
alieutici. Un altro fattore limitante sono i prolungati prosciugamenti
causati da eccessivo prelievo idrico. Durante gli anni '50, molte
popolazioni furono distrutte a seguito dell'uso DDT nelle zone umide e nei
corsi d'acqua per la campagna contro la malaria. Attualmente la
popolazione della Gola di Gorroppu è minacciata dal danneggiamento
dell'habitat causato dall'attività turistica. |
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Protezione -
Questa specie viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna
ed all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". In Sardegna è
protetta da leggi regionali (Legge regionale n. 23/1998 (art. 5, c. 3)).
La Gola di Gorroppuu è stata designata come Sito di Importanza Comunitaria
dalla Direttiva Europea "Habitats". Il tritone sardo è presente nel Parco
Nazionale Gennargentu-Golfo di Orosei, nel Parco Regionale Sette Fratelli
e nel Parco Regionale di Monte Limbara. Nella lista rossa IUCN le
popolazioni di
E. platycephalus
sono considerate minacciate (EN B2ab(iii,iv), endagered) per la limitata
estensione dell'area di occupazione, inferiore a 5000 km², per la
distribuzione molto frammentata, per il continuo declino dell'estensione e
della qualità dell'ambiente e per il calo del numero di popolazioni. |