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Descrizione -
Tritone minuto e slanciato, con testa piccola e privo di ghiandole
parotoidi. Occhi grandi, ma poco sporgenti. Denti vomerini presenti,
disposti in due serie confluenti anteriormente a formare una sorta di V.
Gli arti sono robusti, con i posteriori relativamente lunghi. Quattro dita
negli anteriori, cinque nei posteriori. Coda sottile, a sezione ellittica
ed appiattita in senso laterale, di lunghezza pari o leggermente minore
rispetto al resto del corpo. Pelle liscia negli adulti in fase acquatica,
granulosa nella fase terrestre. La forma e la colorazione della livrea
variano secondo il sesso, secondo il tipo di sottospecie e se in fase
terrestre od acquatica. La sottospecie nominale, Ichthyosaura alpestris
alpestris (Laurenti, 1768), raggiunge una lunghezza totale di circa
11.5 cm, ha dorso blu grigio con un tipico disegno marmorizzato scuro, il
ventre è giallo arancio brillante. Ichthyosaura alpestris apuana (Gray,
1850) non supera i 10cm di lunghezza totale ed i maschi hanno colore di
fondo blu perlaceo. Ichthyosaura alpestris cyreni (Mertens & Muller,
1940) sottospecie della Penisola Iberica rimasta isolata dalla fine del
Pleistocene, è simile alla specie nominale ma diverge a carattere genetico
ed ha dimensioni minori. Mesotriton alpestris veluchiense (Wolterstorff,
1935) è la più grande, supera i 12 cm di lunghezza totale, le femmine di
questa sottospecie mantengono la stessa colorazione dei maschi, incluso il
blu perlaceo tipico di I. a. apuana. Ichthyosaura alpestris inexpectata
(Dubois & Breuil, 1983) è simile a I. a. apuana, ma diverge
geneticamente. I alpestris lacusnigri (Dely, 1960) ha grandi
dimensioni (14 cm) e livrea blu scuro o grigia. I. alpestris
montenegrina (Radovanovic, 1951), I. a. piperiana (Radovanovic,
1961), e I. a. serdara (Radovanovic, 1961) sono neoteniche. In
linea generale, durante le fase acquatica i maschi hanno grande cresta
caudale, estesa sul dorso anche se appare poco pronunciata. Nella fase
terrestre la cresta dorsale si riduce e resta solo un abbozzo appena
accennato. Le femmine sono prive di cresta in entrambe le fasi. Nella fase
acquatica i maschi hanno una colorazione di fondo grigio bluastra sulle
parti dorsali, scura superiormente e più chiara sulla parte inferiore dei
fianchi, con macchie più chiare disposte irregolarmente su tutta la
superficie. Tra la zona dorsale ed il ventre si osserva una fascia bianca
a macchie nere. Le zone ventrali si presentano di colore arancio, più o
meno giallastro o rossastro, molto brillante. La cresta dorsale è
biancastra ornata da macchie e punti neri. La coda è bluastra con grandi
macchie scure e nere. La livrea delle femmine è più chiara, meno
brillante, più uniforme, e priva della colorazione bianca e nera sui
fianchi. La livrea di entrambi i sessi durante la fase terrestre appare
scura e priva di ornamentazioni brillanti, le macchie diventano
indistinte, e nel complesso viene assunta una colorazione scura, marrone,
marrone verdastro o nero. Le femmine mantengono una linea dorsale mediana
arancio o giallastra. In entrambi la parte ventrale è color giallo
arancio, ma di tono spento. |
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Dimorfismo
sessuale
- Oltre le differenze precedentemente citate, i maschi hanno cloaca meno
rigonfia rispetto alle femmine. Le femmine sono in media leggermente più
grandi dei maschi. Esistono altre divergenze sessuali, nella morfometria
del corpo, nella lunghezza della coda, nelle proporzioni degli arti, della
testa, ecc.. |
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Larve - Al momento della schiusa le larve
misurano da 7 a 10 mm di lunghezza totale. Hanno coda molto lunga e
sottile e presentano branchie esterne di color brunastro o, più raramente,
rossastro. La colorazione di fondo è grigio bluastra, più scura sul dorso,
progressivamente più chiara sui fianchi, fino al ventre chiaro e
translucido. Su tutto il corpo sono distribuiti melanofori scuri, spesso
addensati a formare macchie, la punteggiatura è particolarmente marcata
sulla coda. |
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Habitat
e abitudini
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Ichthyosaura alpestris
è una specie montana che normalmente vive sopra la fascia alpina,
ma si incontra anche a quote basse. Nei Carpazi ucraini la specie risulta
più frequente tra i 500 ed i 900 metri di quota. Le popolazioni occupano
generalmente biotopi forestali, a conifere, misti, decidui, o zone che
precedentemente erano forestate. Questo vale in modo particolare per le
popolazioni di pianura. Esemplari di questa specie possono essere
rinvenuti anche in ambienti leggermente antropizzati, ma risulta molto
poco frequente in vicinanza di grandi aree coltivate. Nella fase
acquatica, il tritone alpino frequenta laghi, stagni, ruscelli e paludi
con acque ferme o debolmente correnti, ricche di vegetazione acquatica e
con scarsa o nulla presenza di pesci predatori. Studi effettuati su
popolazioni dei Carpazi ucraini, hanno evidenziato che I. alpestris
preferisce acque più pure e fresche rispetto a Triturus montandoni,
specie diffusa nello stesso territorio. Generalmente il tritone alpino non
è molto numeroso, la densità media è di circa un animale ogni 20 - 50
m²,
anche se localmente può essere raggiunta la densità di un esemplare per
0.5 m².
Lo sviluppo larvale e la riproduzione si svolgono in acqua stagnante, come
stagni di bassa profondità, stagni, pozze provvisorie, fossi, abbeveratoi,
e talvolta ruscelli a debole corrente, sono esclusi i laghi più grandi. I
tritoni adulti sono attivi principalmente di notte, sia in fase terrestre
che in fase acquatica. Di giorno gli adulti in fase terrestre sono attivi
soltanto durante e dopo le precipitazioni. Nella fase acquatica, sia le
larve che gli adulti, possono essere attivi sia di giorno che nelle ore
notturne. Durante la stagione fredda i tritoni alpini entrano in letargo.
A seconda della quota e della latitudine, il periodo d'ibernazione può
iniziare da settembre ad ottobre e terminare dai primi giorni di febbraio
a maggio. Solitamente alle quote più alte il periodo di attività risulta
molto breve. Popolazioni neoteniche di I. alpestris sono state
osservate in laghetti montani di Slovenia, Bosnia e Montenegro.
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Alimentazione - La dieta degli adulti in fase
terrestre comprende lombrichi, lumache, artropodi, insetti e loro larve.
Nella fase acquatica predano piccoli bivalvi, insetti acquatici, anellidi,
irudinei ed altri invertebrati. Il consumo di uova e larve di altri altri
anfibi è molto comune. Anche gli episodi di cannibalismo sono frequenti,
specialmente a danno di larve e di immaturi. Dopo il riassorbimento del
sacco vitellino, le larve si cibano prevalentemente di microcrostacei
appartenenti alle famiglie Daphniidae, Chydoridae, Copepodae. Con il
crescere delle dimensioni, consumano quantità maggiori di molluschi,
grandi microcrostacei (Daphinia) ed insetti acquatici. In linea di
massima le larve di questa specie predano animali bentonici in percentuale
superiore rispetto ad altri tritoni. In particolari condizioni di
affollamento o di scarsità di cibo, si verificano sistematicamente episodi
di cannibalismo. |
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Riproduzione - La stagione riproduttiva
comincia generalmente alla fine dell'ibernazione e, come questa, dipende
dalla quota e dalla latitudine. A quote elevate le femmine si riproducono
una volta ogni due anni. La copula è preceduta da un rituale
d'accoppiamento. Il maschio si dispone davanti alla femmina inarcando il
dorso, piega la coda a 180° e la fa vibrare, creando una corrente d'acqua
in direzione della compagna. Se ricettiva, la femmina risponde sollevando
la coda ed esponendo la regione cloacale. Il maschio accenna spostarsi e
la femmina lo segue. Appena la compagna tocca la parte terminale della
coda del maschio, questo emette una spermatofora che si deposita sul
fondale. La femmina in seguito raggiunge la spermatofora ponendosi sopra
di essa per prelevarla con la cloaca. Ogni femmina depone fino a circa 250
uova per stagione riproduttiva. Le uova sono di colore marrone chiaro,
misurano da 1.3 a 1.8 millimetri di diametro, e con l'involucro gelatinoso
raggiungono 3 - 4 millimetri. La femmina depone le uova singolarmente,
fissandole alle foglie delle piante acquatiche che in seguito ripiega a
portafoglio sopra l'uovo. Il periodo di incubazione è piuttosto breve, la
schiusa avviene in poco più di una settimana. |
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Accrescimento
- I maschi misurano da 70 a 95 millimetri di lunghezza totale. Le femmine
raggiungono una lunghezza massima di 120 millimetri, anche se generalmente
hanno taglia compresa tra gli 80 ed i 110 millimetri. Nei Carpazi ucraini
la metamorfosi si verifica in settembre, più tardi rispetto alle atre
specie di tritoni. Lo svernamento in acqua delle larve si verifica spesso,
specialmente ad alta quota od alle latitudini più settentrionali
dell'areale. La maturità sessuale viene raggiunta dal secondo al terzo
anno d'età. I. alpestris può superare i 20 anni di età, ma la
durata della vita è in media di
7 anni.
Il tempo di resilienza varia da 2 a 10 anni, a seconda della della
località. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Sicuramente i maggiori predatori della
specie sono i salmonidi che possono essere presenti ngli stessi ambienti e
si cibano di questa specie in tutti i suoi stadi di sviluppo. Nei piccoli
laghi montani questa specie può essere distrutta dall'introduzione di
salmerini e trote. Il tritone alpino è spesso vittima anche di serpenti
acquatici, altri anfibi ed uccelli. Le uova è le larve vengono predate da
larve ed adulti di insetti acquatici. |
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Status
della specie - Il tritone alpino risulta relativamente comune in
larga parte della sua area di diffusione. La specie è considerata rara in
Ungheria e Bulgaria; in pericolo in Austria e Danimarca; vulnerabile in
Spagna (I .a. cyreni) e minacciata in Olanda, Belgio, Lussemburgo e
Grecia (Gasc et al., 1997). I. alpestris viene messa in pericolo da
'introduzioni di pesci predatori e dalla distruzione delle località di
riproduzione (bonifica di zone umide, inquinamento), in tutto il suo
areale. Dopo l'immissione di trote o salmerini molte popolazioni
(soprattutto quelle neoteniche), e diverse sottospecie (es. I. a.
lacustris) si sono rapidamente estinte. In alcune aree viene
esercitato un eccessivo prelievo per fini scientifici od educativi, causa
dell'estinzione di molte popolazioni ucraine. Questi tritoni vengono
inoltre catturati per scopi commerciali legati agli appassionati di
terraristica (specialmente I. a. inexpectata in Calabria). |
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Protezione -
Questa specie viene elencata nell'Appendice III della Convenzione di
Berna. In molti paesi europei è protetta da leggi regionali e nazionali.
Il tritone alpino è presente in molte aree protette, parchi nazionali e
regionali. Nuove aree per la popolazione sono state realizzate in parte
dell'areale (es Ungheria). Sono necessarie comunque misure di protezione,
in particolare per le popolazioni neoteniche, che includano la rimozione
dei pesci predatori dai laghi di montagna, limitino l'eccessivo
sfruttamento dei pascoli montani per l'allevamento, e prevedano il
ripristino delle aree di frega. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di
I. alpestris sono consideratea basso rischio (LC, least concern)
per la sua larga distribuzione, per l'adattabilità, e per il grande numero
di popolazioni ancora esistenti. |