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Le Faune Webmuseum Amphibia Caudata Salamandridae Lissotriton

Il tritone italiano, Lissotriton italicus (Peracca, 1898)


Descrizione - Tritone di aspetto esile, con testa piccola, piatta e squadrata. Occhi relativamente grandi a pupilla rotonda. Presenza di una cresta ghiandolare su entrambi lati della schiena. Arti relativamente esili, posteriori più lunghi e robusti. Quattro dita negli anteriori, cinque nei posteriori. Coda sottile, a sezione ellittica ed appiattita in senso laterale, di lunghezza approssimativamente uguale a quella del resto del resto del corpo. Nella fase acquatica entrambi i sessi hanno cresta dorsale poco sviluppata che si eleva solo in prossimità della coda, più rilevata ed inoltre provvista di prolungamento filamentoso distale. Pelle liscia in fase acquatica, granulosa ed idrorepellente in fase terrestre. La morfologia e la colorazione della livrea variano secondo il sesso, in modo particolare nel periodo di frega. Il colore di fondo delle parti superiori è generalmente brunastro o verde oliva più o meno scuro. Nei maschi sono presenti grandi macchie scure disposte in modo irregolare e spesso fuse tra loro, mentre nelle femmine sono poco evidenti o mancano del tutto. In entrambi il ventre ha tinta arancio brillante con macchie scure, che diviene giallo pallido in fase terrestre. La gola è leggermente più scura. Nella fase acquatica, i fianchi presentano una puntinatura chiara con riflessi metallici. Non è presente la striscia scura attraverso l'occhio, ma si osserva una una piccola chiazza gialla dietro di esso (Griffiths 1996). Esistono popolazioni neoteniche che presentano sempre "habitus" acquatico e branche esterne rossastre.

Dimorfismo sessuale - Le femmine sono leggermente più grandi e robuste dei maschi che, nella fase acquatica, hanno cloaca scura, rigonfia e più grande rispetto alle femmine. Altre differenze sono illustrate nella descrizione precedente.

Larve - Sono simili agli adulti, ma con branchie esterne di colore rossastro. Alla schiusa sono semi trasparenti e prive di arti, con sfumature giallo brunastre o bruno rossastre. Sul corpo sono sparsi gruppi di melanofori scuri, disposti a formare piccole macchie od un disegno punteggiato. All'aumentare della taglia si sviluppano gli arti, e la colorazione diventa più definita e meno trasparente, i fianchi acquistano tinta bruno verdastra con fitta puntinatura dorata e riflessi metallici. La coda è lunga circa quanto il corpo, termina a punta, ed ha una membrana ben sviluppata che si prolunga in avanti a formare una bassa cresta dorsale.

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Habitat e abitudini - La specie è endemica dell'Italia centrale e meridionale, non è presente in Sicilia. Il tritone italiano è diffuso a sud est di una linea immaginaria che unisce Ancona (43º38'N-13º30'E) e Genga (43º26'N-12º56'E) nelle Marche, con il Gran Sasso d'Italia in Abruzzo e da questo arriva fino a Formia (41º15'N-13º37'E), è più precisamente ai Monti Aurunci nel sud del Lazio. L. italicus è comune ad altitudini inferiori agli 800 metri, ma sono stati osservati esemplari a quote superiori, 520 metri a Cugno d'Acero nel Massiccio del Pollino e 1.525 m, sopra Lago Remmo, vicino a Lagonegro in provincia di Potenza, in Basilicata (Gasc 1997). La distribuzione di questa specie può essere considerata largamente vicariante rispetto a quella di L. vulgaris. La specie ha un'ampia valenza ecologica che comprende ambienti boschivi a conifere, latifoglie o misti, pianure paludose, e  macchie. Talvolta il tritone italiano può essere osservato in ambienti antropizzati, come i fossati da irrigazione, pascoli, terreni agricoli parchi e giardini. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono generalmente in ambienti di acqua stagnante, caratterizzati da copertura arborea e abbondante vegetazione sommersa, solo raramente vengono utilizzati corsi d'acqua a debole corrente. Gli adulti sono attivi principalmente nelle ore notturne, sia in fase terrestre che in fase acquatica. Gli adulti in fase terrestre sono attivi di giorno soltanto durante e dopo la pioggia. In fase acquatica l'attività diurna aumenta nel periodo di frega. Alle quote più elevate, questi tritoni trascorrono in ibernazione i mesi più freddi. Nei periodi più caldi ed asciutti L. italicus entra in estivazione. Nelle zone meridionale e nelle zone costiere, esemplari di questa specie possono restare attivi durante tutto l'anno. I periodi di inattività vengono trascorsi a terra, in tane scavate da altri animali, sotto pietre o massi, tra le radici di alberi e arbusti o tra ceppi e tronchi in decomposizione. Quando vengono aggrediti questi tritoni possono emettere un liquido leggermente tossico e repellente dalle ghiandole dermiche.

Alimentazione - Le abitudini alimentari coincidono con quelle delle altre specie del genere. La dieta include vari tipi invertebrati, come anellidi, gasteropodi, acari, aracnidi, collemboli, coleotteri, lepidotteri e ditteri. Nella fase acquatica predano piccoli bivalvi, insetti acquatici, anellidi, irudinei ed altri invertebrati. Il consumo di uova e larve di altri altri anfibi è molto comune. Episodi di cannibalismo sono frequenti, specialmente a danno di larve e di immaturi. Nelle prime fasi di vita le larve si cibano principalmente di microcrostacei. All'aumentare delle dimensioni la composizione della dieta si amplia a prede più grandi, come molluschi (bivalvi e gasteropodi) ed insetti (larve di efemerotteri, chironomidi, ecc.). In condizioni di affollamento o di scarsità di cibo, si verificano spesso episodi di cannibalismo.

Riproduzione - Il periodo di frega si estende dalla metà di febbraio fino a maggio, alle quote più basse può essere anticipato a gennaio. La copula si svolge in acqua ed è preceduta da un rituale di corteggiamento, che si svolge con modalità simili a quelle riportate per L. boscai. Ogni femmina depone fino a circa da 300 a 400 uova per stagione riproduttiva. Le uova sono simili a quelle di L. vulgaris, misurano da 1.3 a 1.8 millimetri di diametro, e con l'involucro gelatinoso raggiungono 3 - 4 millimetri. Man mano che depone le uova, la femmina le fissa singolarmente alle foglie o ai larghi steli delle piante acquatiche, che piega in seguito a portafoglio racchiudendo l'uovo in una sorta di tasca vegetale. Lo sviluppo embrionale è breve, la schiusa avviene da 2 a 4 giorni dopo la deposizione.

Accrescimento - Con una lunghezza totale massima poco superiore agli 80 millimetri, il tritone italiano rientra tra i più piccoli tritoni europei. Alla schiusa le larve hanno una lunghezza compresa tra 5 e 7 millimetri. In ambienti relativamente caldi la metamorfosi viene completata dopo 4 - 6 settimane. In acque fredde, come laghetti e stagni montani, lo sviluppo larvale può richiedere anche diversi mesi. I giovani appena metamorfosati hanno in media una lunghezza totale di 26 millimetri. Popolazioni neoteniche sono frequenti. Non abbiamo dati sulla longevità, può essere simile a L.boscai.

Predatori, parassiti e malattie - Tra i predatori della specie figurano pesci predatori, varie specie di serpenti, altri anfibi ed molte specie di uccelli. In particolare la specie viene danneggiata dalla presenza di specie alloctone introdotte, come i pesci nordamericani Micropterus salmoides (persico trota) e Lepomis gibbosus (persico sole) ed il crostaceo Procambarus clarckii (gambero rosso della Louisiana). Le uova è le larve sono predate da larve ed adulti di invertebrati acquatici, rettili, anfibi e pesci. Il tritone italiano può essere soggetto a malattie di origine virale e batterica, e si osservano spesso esemplari colpiti da parassiti di varie specie. Le malattie sono spesso conseguenza di introduzione di specie alloctone portatrici, uno dei più comuni è il persico sole, ma anche rane di allevamento possono agire come vettori.

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Status della specie - Anche se non sempre abbondante, il tritone italiano risulta molto comune nelle regioni meridionali, come sull'Appennino Calabrese e nei Monti Alburni, mentre viene considerato raro in Italia centrale. Popolazioni in declino sono state osservate in Calabria ed in Abruzzo. I maggiori pericoli per questa specie sono rappresentati dal drenaggio delle zone umide, dall'inquinamento e dall'eutrofizzazione dellhabitat acquatico (particolarmente delle aree di frega), e dall'introduzione di pesci predatori. L'attività umana ha certamente contribuito alla rarefazione della specie. Nelle Marche, in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, in zone dove L. italicus veniva segnalato come comune 10 - 20 anni fa, sembra attualmente raro o scomparso a causa di bonifiche, uso industriale ed inquinamento dei corpi d'acqua, ed eccessivo prelievo idrico. Nel monti Abruzzesi la specie è apparentemente scomparsa da molte località. Nell'area di Sila Grande, in Calabria, in numero di siti adatti alla riproduzione è drasticamente calato a partire dal 1975, a causa dell'introduzione di Salmo trutta (Gasc 1997) e della rimozione di cisterne ed abbeveratoi.

Protezione - La specie viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna e nell'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". In Italia è protetta da varie leggi regionali e nazionali. Anche se l'area di distribuzione recentemente è entrata in contrazione, nella lista rossa IUCN, L. italicus è considerata a basso rischio (LC, least concern) per la sua larga distribuzione, per l'adattabilità, e per il grande numero di popolazioni ancora esistenti.

Galleria Fotografica e Links correlati

 

 
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