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Il tritone di Montandon, Lissotriton
montandoni (Boulenger, 1880) |
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Descrizione -
Tritone minuto e slanciato, simile nell'aspetto generale a L. vulgaris.
Testa piccola con ghiandole parotoidi non facilmente distinguibili. Occhi
grandi a pupilla rotonda. Denti vomerini presenti, disposti in due linee,
convergenti anteriormente e leggermente divergenti posteriormente. Gli
arti sono relativamente esili, con i posteriori più lunghi e robusti.
Quattro dita negli anteriori, cinque nei posteriori. Coda sottile, a
sezione ellittica ed appiattita in senso laterale, di lunghezza circa
uguale a quella del rispetto al resto del corpo. Pelle liscia negli adulti
in fase acquatica, leggermente granulosa nella fase terrestre. La
morfologia e la colorazione della livrea variano secondo il sesso, in modo
particolare se in fase terrestre od acquatica. Il colore di fondo delle
parti superiori varia da bruno rossiccio, bruno giallastro a verde oliva
più o meno scuro. Spesso queste tinte si mescolano tra loro, con il
predominio di toni chiari o scuri, a seconda dell'esemplare. Alcuni
individui (specialmente i maschi) presentano strisce longitudinali scure
sul capo, tra cui quella estesa attraverso l'occhio, tipica di L.
vulgaris. Sul dorso e sui fianchi sono presenti numerose macchie
scure, più o meno evidenti, disposte in modo irregolare. Alcuni esemplari
presentano tinta quasi uniforme, caratteristica particolarmente diffusa
tra le femmine. Il ventre e le superfici inferiori sono di colore arancio
brillante, le macchie scure sono sempre assenti. Durante la fase acquatica
il maschio presenta una bassa cresta medio dorsale liscia, estesa anche
sulla coda che termina con un filamento allungato. La base dalla flangia
inferiore della membrana caudale è di colore chiaro o biancastro con
macchie rotondeggianti nerastre. Le macchie scure e la colorazione
inferiore diventano più marcate e brillanti durante il periodo di frega.
La femmina è sempre sprovvista di cresta dorsale e, in fase acquatica,
tende ad assumere una colorazione più uniforme con tonalità meno accesa. |
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Dimorfismo
sessuale
- Le femmine sono più grandi e robuste dei maschi. I maschi hanno corpo
squadrato in sezione trasversale e hanno cloaca maggiormente rigonfia, con
bordi nerastri. Altre differenze sono illustrate nella descrizione. |
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Larve - Sono simili agli adulti, ma con
branchie esterne. Alla schiusa sono semi trasparenti e prive di arti, con
sfumature giallo brunastre. Sul corpo sono sparsi gruppi di melanofori
scuri, che formano una fitta puntinatura. Con l'aumentare delle dimensioni
si formano gli arti e la colorazione diviene progressivamente più
definita. |
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Habitat
e abitudini
- Specie endemica diffusa nei Carpazi e
nei Monti Tatra, in ambienti collinari e montani. L. montandoni vive i,
foreste umide e ombrose di conifere, decidue o miste, frequenta anche i
bordi dei boschi e radure. Sopprta un certo grado d'inquinamentio e si può
incontrare anche in habitat moderatamente antropizzati (Arnold, 2002). In
molte zone vive in simpatria con I. alpestris, T. cristatus and
L. vulgaris.
Con l'ultima specie forma popolazioni ibride in Romania, Ucraina e
Repubblica Ceca. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono in
quasi tutti gli ambienti acquatici, temporanei o permanenti, come laghi,
stagni, paludi, pozze, ruscelli e torrenti, in acque ferme o a corrente
debole con vegetazione sommersa. Alcuni di questi corpi d'acqua sono
effimeri, meno di un metro quadrato di superficie e profondi pochi
centimetri, e sono soggetti ad evaporazione nel periodo estivo. Per
evitare il prosciugamento, di regola le zone di frega sono coperte da
vegetazione o si trovano ai bordi della foresta. Come per le altre specie
del genere, gli adulti entrano in attività principalmente nelle ore
notturne. Gli adulti in fase terrestre sono più attivi di giorno rispetto
alle atre specie del genere. Sono stati osservati esemplari spostarsi sul
terreno alla luce del giorno, con temperature dell'aria superiori a 20 °C.
Durante il periodo di frega fase acquatica l'attività diurna aumenta.
Durante i mesi più freddi la specie entra in letargo. L'ibernazione inizia
verso la fine di ottobre per terminare a marzo inoltrato od in aprile,
alle quote più elevate può essere anticipata e terminare da maggio al
principio di giugno. I periodi di inattività vengono trascorsi a terra, in
tane scavate da altri animali, sotto pietre o massi, tra le radici di
alberi e arbusti o tra ceppi e tronchi in decomposizione. Quando vengono
aggrediti questi tritoni possono emettere un liquido leggermente tossico e
repellente dalle ghiandole presenti sull'epidermide.
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Alimentazione - La dieta degli adulti include
un ampio spettro di invertebrati, come anellidi, molluschi, insetti adulti
e loro larve. Il consumo di uova e larve di altri altri anfibi è piuttosto
molto comune. Episodi di cannibalismo sono frequenti, specialmente a danno
di uova, larve ed immaturi. Diversi tipi di piccole prede catturate dagli
esemplari giovani, come le specie delle famiglie Symphylae,
Oniscidae, Oniscomorphae e Isotomidae, sono evitate dagli adulti. La
crescita della predazione selettiva verso le specie di taglia maggiore
negli esemplari postmetamorfici ha andamento direttamente proporzionale
all'aumento di dimensioni. Gli immaturi si cibano soltanto di prede
terrestri, inclusi lombricidi, oniscidi, acari, pseudoscorpioni piccoli
insetti e collemboli. Nelle fasi di vita successive al riassorbimento del
sacco vitellino, le larve si cibano principalmente di microcrostacei.
All'aumentare delle dimensioni la composizione della dieta si amplia a
prede più grandi, come molluschi (bivalvi e gasteropodi) ed insetti (larve
di efemerotteri, chironomidi, ecc.). In condizioni di affollamento o di
scarsità di cibo, si verificano spesso episodi di cannibalismo. |
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Riproduzione - Il periodo di frega va da
primavera inoltrata al principio dell'estate, con picco massimo in maggio
od in giugno ad alta quota. La copula si svolge in acqua ed è preceduta da
un rituale di corteggiamento, che si svolge con modalità simili a quelle
riportate per L. vulgaris. Ogni femmina depone alcune centinaia
uova per stagione riproduttiva. Le uova, simili a quelle di L. vulgaris,
misurano da 1.3 a 1.8 millimetri di diametro, e raggiungono con
l'involucro gelatinoso i 3 - 4 millimetri. Man mano che depone le uova, la
femmina le fissa singolarmente alle foglie o ai larghi steli delle piante
acquatiche, che piega in seguito a portafoglio racchiudendo l'uovo in una
sorta di borsa vegetale. Lo sviluppo embrionale è breve, la schiusa
avviene da 2 a 4 giorni dopo la deposizione. |
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Accrescimento e resilienza
- Gli adulti raggiungono una lunghezza massima di poco superiore ai 100
millimetri. Lo sviluppo embrionale richiede da 10 - 15 a trenta giorni, a
seconda della temperatura dell'acqua. Alla schiusa le larve hanno una
lunghezza compresa tra 5 e 7 millimetri. La metamorfosi viene completata
dopo 70 - 90 giorni. Normalmente i nuovi immaturi compaiono durante la
seconda metà di luglio. In acque fredde, specialmente ad alta quota, lo
sviluppo larvale può richiedere anche diversi mesi e le larve trascorrono
l'inverno in acqua metamorfosandosi alla primavera successiva. Non abbiamo
dati sulla longevità, può essere simile a L. vulgaris. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Tra i maggiori predatori della specie
figurano pesci predatori, varie specie di serpenti, altri anfibi ed molte
specie di uccelli. In particolare la specie viene danneggiata da
immissioni sovradimensionate di salmonidi nei torrenti dove trascorre la
fase acquatica. Le uova è le larve sono predate da larve ed adulti di
invertebrati acquatici, rettili, anfibi e pesci. La specie è soggetta a
malattie di origine virale e batterica e da varie specie di parassiti. |
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Status
della specie - Anche se non molto abbondante, L. montandoni
è comune nei Carpazi, mentre viene considerato criticamente in pericolo
nella Repubblica Ceca. La specie non è considerata minacciata in Romania
ma è stata proposta come "rara" secondo i criteri stabiliti da IUCN criteria (Gasc et al., 1997).
In Polonia ed Ucraina risulta localmente abbondante. La specie raggiunge
le densità di popolazione maggiori nei Carpazi ucraini, con 20 -
80 esemplari per 100 metri di sponda, fino
a raggiungere localmente un massimo di 18 - 20 individui per metro
quadrato. In queste località la densità di L. montandoni supera
abbondantemente quella delle specie simpatriche simili. Numericamente le
popolazioni sono più grandi a quote comprese tra i 500 ed i 750 metri,
altitudine che sembra rappresentare l'optimum per la specie.
Non sono segnalate particolari minacce.
Localmente alcune popolazioni sono entrate in declino per alterazioni e
distruzione dell'habitat, dovute ad attività di taglio e trasporto del
legname ed allo sviluppo di infrastrutture collegate. Tra le altre cause
di rarefazione della specie figurano l'introduzione di pesci predatori e
l'inquinamento urbano, agricolo ed industriale. In alcune aree viene
esercitato un eccessivo prelievo per fini scientifici od educativi, causa
dell'estinzione di molte popolazioni ucraine. Questi tritoni sono inoltre
catturati, spesso in numero rilevante, per essere venduti nei negozi
di terraristica. Nelle aree deforestate si sviluppa più spesso la
coesistenza di L. montandoni con L. vulgaris, aumentando la
possibilità di ibridazione delle due specie, con conseguente calo della
presenza di esemplari geneticamente puri. |
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Protezione -
La specie viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna. In
Polonia è protetta dalla legge nazionale. Viene elencata nel Libro Rosso
delle Specie in Pericolo di Russie ed Ucraina. Nella lista rossa IUCN,
L. montandoni è considerata a basso rischio (LC, least concern) per la
sua larga distribuzione, per l'adattabilità, e per il grande numero di
popolazioni ancora esistenti. |
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Galleria
Fotografica e Links correlati |
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Il sito di IUCN, World
Conservation Union, sulle specie in pericolo |
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