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Le Faune Webmuseum Amphibia Caudata Salamandridae Pleurodeles

Il pleurodele, Pleurodeles waltl Michahelles, 1830


Descrizione - Tritone di aspetto robusto, con testa larga ed appiattita. Occhi piccoli, lievemente sporgenti, con pupilla circolare. Ghiandole parotoidi evidenti, più o meno pronunciate. Pelle rugosa, coperta da numerosi piccoli tubercoli con apice appuntito. Sul collo è presente una plica cutanea trasversale. Su ogni lato della zona costale si osservano da 7 a 11 tubercoli disposti in corrispondenza delle estremità appuntite delle costole. Arti robusti, con quattro dita negli anteriori e cinque nei posteriori. Coda di lunghezza uguale o di poco superiore al resto del corpo, a sezione trasversale compressa in senso laterale, con una cresta sulla parte superiore, più evidente durante il periodo riproduttivo. La colorazione della livrea è piuttosto variabile, dipende dalla temperatura, dal colore del substrato e dalle condizioni fisiologiche dell'animale. Generalmente sul dorso ha un colore di fondo bruno olivastro, da chiaro a molto scuro, cosparso di macchie indistinte, irregolari, più scure o nere. Le dimensioni, il numero, la disposizione e la forma delle macchie differiscono da un esemplare all'altro, ed in alcuni possono mancare del tutto. Le superfici ventrali sono di tinta più chiara rispetto al dorso, e generalmente presentano lo stesso tipo di maculatura più scura. I tubercoli disposti in corrispondenza delle estremità costali sono di colore arancio o rossastro. Le iridi hanno colore bruno o grigiastro.

Dimorfismo sessuale - Le femmine sono di taglia solitamente maggiore e presentano tronco più robusto. I maschi hanno coda e zampe più lunghe, durante il periodo della riproduzione sviluppano tubercoli nuziali nerastri sulla superficie interna degli arti anteriori, e assumono sfumature rossastre nella colorazione del corpo.

larve - Sono simili agli adulti, ma con branchie esterne e dita proporzionalmente più lunghe. Sul dorso è presente una cresta che si origina sulla nuca e si prolunga sul bordo superiore ed inferiore della coda. Alla schiusa sono translucide e prive di arti, con sfumature giallo brunastre. Sul corpo sono sparsi gruppi di melanofori scuri, che formano una fitta puntinatura. Con l'aumentare delle dimensioni si formano gli arti e la colorazione diviene progressivamente più definita.

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Habitat e abitudini - P. waltl è principalmente, se non completamente, acquatico, presente in un gran numero di ambienti acquatici che vanno da corpi d'acqua permanenti a pozze e stagni soggetti a prosciugamento estivo. L'ambiente terrestre è costituito da macchia mediterranea, boscaglie, foreste aperte di caducifoglie e terreni coltivati. Il pleurodele non è molto esigente rispetto alla qualità dell'acqua e sopporta temperature comprese tra 0 e poco più di 20° C. Anche se preferisce stagni profondi con acque fresche e pulite, la specie si incontra anche in acque leggermente salmastre o torbide. Resiste anche ad un certo grado d'inquinamento, soprattutto a quello agricolo Gli esemplari di questa specie si spostano raramente sul terreno, compiono brevi migrazioni solo quando vengono costretti a trovare nuove punti d'acqua a seguito di prosciugamento o inabitabilità di quelli precedenti. Invece di spostarsi in nuovi ambienti, alcuni individui possono seppellirsi nel fango e restare in estivazione fino all'arrivo di nuove piogge. In fase terrestre il pleurodele conduce principalmente vita notturna, durante il giorno resta nascosto sotto pietre, tronchi o cavità sotterranee. Esistono popolazioni troglobie, nei pressi di Ben Slimane, a Boulhaut nel Marocco, sono stati scoperti esemplari che vivevano in caverne ad una profondità di 60 - 70 metri (Schleich et al, 1996). Pur mantenendo abitudini fotofobe e notturne, nella fase acquatica questa specie può risultare molto attiva anche durante il giorno. Nelle zone più calde ed aride della sua area di distribuzione P. waltl trascorre i mesi estivi in ibernazione. La riproduzione e lo sviluppo embrionale si svolgono solitamente in piccoli stagni, laghetti naturali o artificiali, fossi e pozze permanenti o temporanee, con acqua ferma o a debole corrente. Vengono utilizzati anche manufatti artificiali, come abbeveratoi, cisterne e lavatoi in disuso. Quando sono in pericolo, i pleurodele sono in grado di contrarre la pelle del tronco fino a fare fuoriuscire le estremità appuntite delle costole attraverso le verruche, ricche di ghiandole velenose, che le sovrastano. In tale modo procura dolorose ferite agli assalitori, spesso inducendoli a lasciare la presa. Per l'uomo la specie è totalmente inoffensiva, in ogni caso deve essere usata una certa cautela mente si maneggiano i pleurodele, facendo attenzione a lavarsi bene le mani e a non avvicinarle a bocca ed occhi dopo averli manipolati. Generalmente gli immaturi abbandonano il luogo di nascita in coincidenza con l'arrivo delle prime piogge autunnali, disperdendosi alla ricerca di ambienti adatti al completamento dello sviluppo. In annate particolarmente piovose si possono verificare delle vere esplosioni demografiche, con migrazioni terrestri di molti esemplari. In tali situazioni una delle maggiori cause di morte per gli immaturi, è costituita dall'investimento da parte di autoveicoli durante l'attraversamento delle strade.

Alimentazione - Tutti gli esemplari delle specie del genere Pleurodeles sono predatori molto voraci. Gli adulti di P. waltl si cibano prevalentemente di invertebrati, come anellidi, gasteropodi, acari, aracnidi, collemboli, coleotteri, lepidotteri e ditteri. Nella fase acquatica predano piccoli bivalvi, insetti acquatici, anellidi, irudinei ed altri invertebrati. Il consumo di uova e larve di altri altri anfibi è molto comune. Anche gli episodi di cannibalismo sono frequenti, specialmente a danno di larve e di immaturi. Le prede vengono localizzate a vista, percependone i movimenti, o con l'olfatto. Il secondo senso è particolarmente utilizzato di notte, in acque torbide e nelle grotte. Dopo il riassorbimento del sacco vitellino, le larve si cibano principalmente di microcrostacei: Chydoridae, Daphniidae, Copepodae e Ostracodae. Con l'aumento delle dimensioni la composizione della dieta si amplia a prede più grandi, come molluschi (bivalvi e gasteropodi) ed insetti (larve di efemerotteri, chironomidi, ecc.). In condizioni di affollamento o di scarsità di cibo, si verificano sistematicamente episodi di cannibalismo. Gli immaturi si cibano di piccoli invertebrati, la taglia delle prede diviene progressivamente più grande man mano che le loro dimensioni aumentano.

Riproduzione - Il periodo di frega varia a seconda della località ed è legato all'abbondanza di precipitazioni. Nella provincia di Leon gli accoppiamenti iniziano in febbraio e terminano in aprile. In Estremadura, a seconda della disponibilità d'acqua, la frega può svolgersi dalla fine di ottobre a maggio. In Catalogna va da ottobre a marzo. La copula si svolge in acqua. Il maschio si avvinghia alla femmina con le zampe anteriori, restando in questa posizione anche per diverse ore. Successivamente libera un braccio, si gira verso la coda della compagna, e deposita una serie (6 - 7) di piccole spermatofore. La femmina le raccoglie aiutandosi con le zampe posteriori e le spinge dentro la sua cloaca. Alla fine dell'operazione la coppia si separa. Dopo un paio di giorni dalla fecondazione la femmina inizia la deposizione. A seconda dell'età e della taglia le femmine producono da 150 a 1.300 uova per stagione. Le uova sono di colore scuro, misurano da 1.7 a 2 millimetri di diametro, più l'involucro gelatinoso che porta il diametro totale a 5 - 7 millimetri. La femmina depone le uova in gruppi di 9 - 20 fissandole alla vegetazione od ad altri elementi del substrato. In cattività non è raro che le uova siano semplicemente abbandonate sul fondale, dove spesso vengono consumate da altri esemplari presenti o dalla stessa madre. In natura accade spesso che uno stesso sito di accoppiamento sia scelto da molte coppie, in tali casi si verifica un sovraffollamento di larve che entrano in composizione tra loro divorandosi a vicenda.

Accrescimento - Specie di grandi dimensioni, può raggiungere o superare i 30 centimetri, anche se la media risulta solitamente compresa tra i 20 ed i 23 centimetri. Lo sviluppo embrionale richiede dopo 13 giorni ad una temperatura media dell'acqua di 18° C. Alla stessa temperatura la metamorfosi avviene dopo 100 - 110 giorni. In natura la metamorfosi si svolge da e a 4.5 mesi dopo la nascita, quando le larve misurano da 53 a 110 millimetri dal muso alla base della coda. Sia in cattività che in natura alcune larve non completano la metamorfosi e danno origine ad adulti neotenici. In Spagna gli immaturi raggiungono i 14 cm di lunghezza totale alla fine del primo anno dalla metamorfosi. e circa 17.5 cm alla fine del secondo. Successivamente la velocità di accrescimento rallenta e diviene irregolare. La maturità sessuale viene raggiunta dopo il secondo anno, ma alcuni esemplari possono essere un poco più precoci. Si ritiene che questa specie possa superare i 20 anni d'età, anche se in cattività la durata della vita è di solito di 8 - 12 anni.

Predatori, parassiti e malattie - Tra i maggiori predatori della specie figurano pesci predatori, varie specie di serpenti (es. Natrix), altri anfibi ed molte specie di uccelli, tra cui in particolare trampolieri come l'airone e le garzette. In particolare la specie viene danneggiata dalla presenza di specie alloctone introdotte, come carpe (Cyprinus carpius), lucci (Esox lucius), ed i pesci nordamericani pesce gatto (Ameiurus sp.), persico trota (Micropterus salmoides) e persico sole (Lepomis gibbosus), ed il crostaceo Procambarus clarckii (gambero rosso della Louisiana). Le uova è le larve sono predate da larve ed adulti di invertebrati acquatici, rettili, anfibi e pesci.

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Status della specie - P. waltl non risulta molto abbondante in tutta la sua area di distribuzione, con le popolazioni delle zone settentrionali molto disperse e frammentate. popolazioni in declino sono state osservate specialmente nelle aree orientali dell' areale spagnolo. In Marocco la specie è in contrazione, anche se ancora risulta comune nel settentrione, le popolazioni più meridionali sembrerebbero estinte. Il pleurodele viene minacciato soprattutto dalla distruzione degli habitat acquatici causata dal drenaggio delle zone umide, dal sempre più massiccio uso di pesticidi e fertilizzanti, eutrofizzazione, inquinamento industriale ed urbano, e dall'impatto dello sviluppo di infrastrutture a bassa compatibilità ambientale. La specie è scomparsa da numerose località costiere spagnole, a seguito dei pesanti interventi edilizi legati allo sviluppo del turismo. Anche l'introduzione di pesci alloctoni e del gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarki), voraci predatori di uova e larve, è pesantemente implicata nel declino della specie. A questo va aggiunta la forte mortalità causata dai veicoli durante le migrazioni terrestri degli immaturi e degli adulti nel periodo di frega.

Protezione - La specie viene elencata nell'Appendice III della Convenzione di Berna. In Spagna è protetta da leggi regionali e nazionali. P. waltl è presente in varie aree protette di Spagna e Portogallo, dove sono stati intrapresi progetti per l'allevamento in cattività e la reintroduzione. Dalla lista rossa IUCN il pleurodele viene considerato come prossimo ad entrare in pericolo (NT, near threatened) per il suo significativo declino (si stima un'ulteriore flessione di circa il 30% nei prossimi 10 anni), per la diffusa alterazione ambientale a cui è sottoposto il suo ambiente tipo, e per il pesante impatto negativo sulla specie causato dall'introduzione di numerose specie alloctone.

Galleria Fotografica e Links correlati

 

 
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