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La salamandrina settentrionale,
Salamandrina perspicillata (Savi,
1821) |
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Descrizione -
Morfologicamente quasi identica a S.terdigitata, da cui si differenzia per
la taglia lievemente superiore: esemplare femmina dei monti Lepini (Lazio)
lunghezza totale 12,3 cm. Inoltre la maculatura grigio bluastra delle
parti superiori è assente (Bogaerts et Pasmans, 2005) e la maschera tra
gli occhi è più piccola e di tinta meno brillante. corpo snello,
affusolato e privo di cresta vertebrale. Testa che, in vista superiore,
appare di forma romboidale e nettamente distinta dal tronco. Muso
arrotondato ed occhi sporgenti. Bocca grande, provvista di lingua
estroflettibile. Assenza di ghiandole parotoidi. Pelle granulosa, cosparsa
di verruche rilevate. Il corpo è appiattito, con costole chiaramente
visibili, che danno alla salamandrina dagli occhiali un aspetto scarno.
Arti robusti, dotati di quattro dita sia negli anteriori che in quelli
posteriori. Le dita sono relativamente tozze e sempre prive di palmatura.
Coda leggermente appiattita in senso laterale, di lunghezza superiore a
quella del resto del corpo, e dotata di un tubercolo dorsale alla base. La
colorazione della livrea è simile a quella di S. terdigitata,
tranne per le differenze precedentemente citate. |
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Dimorfismo
sessuale
- Poco pronunciato. I maschi sono generalmente di dimensioni inferiori a
quelle delle femmine e coda relativamente più lunga. Durante il periodo
riproduttivo la cloaca del maschio appare più pronunciata. |
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Larve - Sono molto simili a quelle di S.
salamandra, ma più snelle e di dimensioni inferiori, facilmente
riconoscibili perché a sviluppo larvale ultimato presentano quattro dita
su ogni arto. hanno branchie esterne rossastre, occhi grandi ed arti
robusti, non molto lunghi. Coda di lunghezza inferiore a quella del resto
del corpo, a sezione laterale compressa, dotata di cresta mediana sia
dorsale che ventrale e parte terminale arrotondata. Cresta dorsale bassa,
con inizio posto poco dietro la nuca, progressivamente sempre più ridotta
nel corso dello sviluppo. Alla schiusa sono semi trasparenti e prive di
arti, con sfumature giallo brunastre e gruppi di melanofori scuri disposti
irregolarmente a formare una fitta puntinatura. Con la crescita si
sviluppano gli arti e la colorazione diviene progressivamente più
definita: Le
parti dorsali variano dal giallo rossastro al bruno, mentre quelle ventrali da
biancastro a bianco giallastro. Su tutto il corpo, ma soprattutto
superiormente, è
presente una fitta puntinatura scura. |
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Habitat
e abitudini
- Si ritiene che l'ecologia di questa salamandrina
rispecchi quella della congenere S. terdigitata, anche se
approfonditi studi potranno probabilmente evidenziare delle leggere
differenze. S. perspicillata frequenta principalmente zone boscose
collinari e montane a quote comprese tra 200 e 900 metri. Gli adulti sono
strettamente terrestri. L'habitat ottimale è costituito da foreste miste
di caducifoglie (faggete, castagneti, querceti mesofili), fresche ed
umide, con ricco sottobosco, ed attraversati da torrenti e ruscelli.
Specie specializzata, esigente dal punto di vista ecologico, ottimo
bioindicatore di buona qualità ambientale. Indole territoriale, le
salamandrine si trattengono entro qualche centinaio di metri dall'acqua.
Gli esemplari stazionano in microambienti rappresentati da rocce coperte
di muschio, anfratti sotto tronchi caduti o radici di alberi ed arbusti, e
letti di foglie cadute. Talvolta si incontrano esemplari anche entro
profondi crepacci ed all'ingresso di caverne. Lo sviluppo larvale si
svolge in acque ben ossigenate, di solito in ruscelli, torrenti e
sorgenti, oligotrofici con substrato roccioso o composto da massi e pietre
misti a sabbia e ghiaia. Vengono utilizzate anche strutture di origine
artificiale, come cisterne, fontane, abbeveratoi e lavatoi abbandonati,
vasche in pietra o metallo, ma sempre dotati di una fonte di acqua pura e
fresca. Come S. terdigitata risulta più attiva nelle ore
crepuscolari e notturne, nel tardo pomeriggio delle giornate piovose o
con temperature fresche ed elevata umidità atmo-sferica. Durante le cacce
notturne le femmine si spostano entro un raggio di 20 - 40 metri dal luogo
di deposizione delle uova, mentre i maschi coprono una superficie più
vasta, dal raggio compreso tra 50 e 100 metri.
Gli adulti rimangono solitamente attivi
dall'inizio dell'autunno fino al principio dell'estate. Nei mesi più caldi
ed aridi la specie entra in estivazione, mentre non è raro osservare
esemplari all'aperto in pieno inverno. Sembra che l'ibernazione si
verifichi solo in periodi particolarmente rigidi, quando la temperatura
resta a lungo al di sotto dello zero. I periodi di inattività vengono
trascorsi in rifugi sotterranei,
in tane scavate da altri animali, sotto pietre, tronchi o radici di alberi
ed arbusti. Esemplari in ibernazione sono stati trovati interrati ad una
profondità di 20 - 100 cm (Boehme et al 1999). Se disturbata reagisce
adottando un comportamento di tipo aposematico (avvertimento ai
predatori), si incurva in modo da mettere in evidenza l'addome colorato (unkenreflex
o riflesso-ululone) e secerne una sostanza tossica ed irritante dalle
ghiandole dermiche.
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Alimentazione - La dieta è composta
principalmente da invertebrati tra cui predominano aracnidi, miriapodi,
onischi, gasteropodi e insetti. Negli stadi di sviluppo successivi al
riassorbimento del sacco vitellino, le larve si cibano di zooplan-cton e
microcrostacei (parameci, infusori, rotiferi, dafnie, copepodi), con la
crescita aumenta anche la taglia delle prede. In condizioni di
affollamento o di scarsità di cibo, si verificano sistematicamente episodi
di cannibalismo. Gli adulti sono in grado di estroflettere la lingua per
catturare le prede, con un meccanismo simile a quello notato nei
Pletododontidi del genere Speleomantes. Un filmato che mostra un
esemplare mentre cattura la preda è osservabile nel sito del professor
Stephen M. Deban
Salammovie.html. |
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Riproduzione - La stagione degli amori si
svolge da ottobre ad aprile, mesi durante i quali sono stati catturati
maschi con cellule spermatiche mature nei dotti di Wolffian. Femmine
fecondate sono state osservate tra la fine di aprile e maggio.
L'accoppiamento è terrestre ed è preceduto da un breve rituale di
corteggiamento. Osservazioni effettate da Strotgen (1927) riportano che il
maschio e la femmina si inseguono a vicenda camminando in circolo
ondulando il corpo e la coda con moto serpentino. Alla fine del
procedimento il maschio deposita a terra una spermatofora che viene
raccolta dalla femmina con la cloaca. La fecondazione è interna. Le
femmine sono in grado di trattenere lo sperma fino a quando le condizioni
ambientali non siano favorevoli all'ovulazione. A seconda delle condizioni
ambientali, le uova vengono deposte tra marzo e la fine di aprile. La
femmine raggiungono i luoghi prescelti per lo sviluppo delle larve e vi
deposita piccoli gruppi di 10 - 20 uova, fissandoli a corpi sommersi, come
rami, radici e pietre. In carenza di zone idonee possono essere osservati
grandi agglomerati di uova, deposte nello stesso luogo da femmine diverse.
Le uova sono anche deposte singolarmente, in particolare quando non sono
disponibili punti dove assicurare le masse più grandi. In cattività le
femmine producono da 30 a 60 uova per stagione. Le uova sono di forma
ellittica, di colore bruno avorio, e lunghe circa 2 millimetri, con
involucro gelatinoso di circa 5 mm di diametro. |
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Accrescimento
- Specie di piccole dimensioni, le femmine possono raggiungere una
lunghezza totale massima di circa 125 millimetri, mentre per i maschi la
taglia massima è di circa 95 millimetri. Lo sviluppo embrionale richiede
da 20 a 22 giorni a 14° C. Alla schiusa le larve misurano da 8 a 10 mm. La
crescita delle larve è piuttosto rapida. La metamorfosi viene iniziata
quando le larve misurano circa 30 mm, taglia raggiunta in 2 - 5 mesi,
secondo la temperatura dell'acqua e la disponibilità di cibo. Gli immaturi
appena metamorfosati sono lunghi circa 25 mm, e di colore meno
appariscente dei genitori. La livrea da adulto viene assunta dopo diversi
mesi, quando i giovani misurano da 34 a 40 mm, solitamente al secondo anno
di vita. L'età a cui viene raggiunta la maturità sessuale non è nota, in
cattività le femmine iniziano a deporre ad una taglia di circa
7centimetri. La longevità accertata in cattività è generalmente di circa
dieci anni. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Tipici predatori delle salamandrine sono
varie specie di serpenti, molte specie di uccelli, anfibi come il rospo
comune (Bufo bufo), ed altri rettili tra cui l'orbettino (Anguis
fragilis). Le femmine che depongono le uova possono essere attaccate
da pesci predatori e da crostacei decapodi. Le uova e le larve sono
predate da larve ed adulti di invertebrati acquatici, (ditiscidi,
notonette e larve di libellula), rettili, larve ed adulti di altri anfibi
e pesci. La specie è soggetta a malattie di origine virale e batterica,
spesso veicolate da specie alloctone sia di anfibi che di pesci, e viene
colpita da numerose specie di parassiti. |
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Status
della specie - S. perspicillata risulta relativamente comune
in larga parte della sua area di distribuzione, anche se vari fenomeni di
alterazione ambientale hanno causato il declino e la scomparsa di molte
popolazioni. Alla rarefazione della specie contribuiscono varie cause,
dalla deforestazione all'inquinamento idrico e del terreno, e
dall'eccessivo prelievo idrico all'introduzione di specie ittiche. I pesci
predatori come le trote, frequentemente immesse in quantità
sovradimensionate rispetto alla capacità trofica dei torrenti, risultano
particolarmente dannose perché in grado di minacciare direttamente la
specie nelle prime fasi dello sviluppo. Gli incendi ed i mezzi meccanici
impiegati per i lavori di esbosco portano all'alterazione del microclima a
terra, per scomparsa della copertura arborea, e causano una pesante
alterazione delle caratteristiche ecologiche dello strato superficiale del
suolo. Inoltre l'aumento del prelievo idrico per uso domestico, agricolo
e/o industriale, e l'inquinamento di falde e acque superficiali, possono
portare alla distruzione dei luoghi di accrescimento delle larve. |
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Protezione - La
specie non è stata ancora universalmente riconosciuta. Pertanto le sue
popolazioni vengono ritenute parte di S. terdigitata e come tale
viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna. Sempre con la
stessa modalità, in Italia è protetta da leggi regionali e nazionali.
S. perspiciillata è presente all'interno di parchi nazionali e di
altre aree protette. Nella lista rossa IUCN la specie non figura ancora,
ma S. terdigitata è considerata a basso rischio (LC, least concern)
per la vasta distribuzione e per il buon numero di popolazioni ancora
esistenti. |
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Galleria
Fotografica e Links correlati |
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