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Il tritone crestato italiano,
Triturus carnifex (Laurenti, 1768) |
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Descrizione -
Triturus carnifex è una delle quattro specie di tritoni che
compongono il complex del tritone crestato (T. carnifex, T.
cristatus, T. dobrogicus, T. karelinii). Il tritone
crestato italiano è molto simile a T. cristatus da cui si
differenzia per la base della coda più larga, gambe più grandi, e la pelle
meno granulosa. Inoltre T. carnifex ha
15 vertebre costali, contro le 16 di T. cristatus (Arntzen & Wallace 1999).
Gli esemplari di questa specie hanno corpo robusto, con testa larga e
piatta, muso arrotondato ed occhi lievemente sporgenti a pupilla rotonda.
Bocca relativamente grande, provvista di denti vomerini disposti in serie
simmetriche. Ghiandole parotoidi assenti. Pelle granulosa, con piccole
verruche disperse in modo irregolare. Corpo a sezione circolare, con arti
robusti. Coda a sezione ovale compressa in senso laterale, lunga quanto il
resto del corpo o poco più corta. La forma del corpo e la colorazione
della livrea variano secondo il sesso e se l'esemplare è in fase terrestre
od acquatica. In fase acquatica il maschio presenta creste dorsale e
caudale distintamente separate, con la dorsale marcatamente dentellata.
Nella femmina la coda appare più robusta e la cresta dorsale è sempre
assente. In fase terrestre la cresta del maschio regredisce, ed in
entrambi i sessi la pelle diviene più spessa e ruvida. La sottospecie T. carnifex carnifex
ha parti superiori di colore bruno o bruno verdastro, con grandi chiazze
scure irregolari sparse su tutta la superficie. La testa ha colore di
fondo scuro, ornato da strisce e macchie chiare. Il ventre è di colore
giallo arancio, con macchie nerastre grandi e arrotondate. La sottospecie
T. carnifex macedonicus ha tinta molto simile a quella della
sottospecie nominale, ma sui fianchi e sul capo sono più diffuse le
piccole macchie chiare e le macchie scure ventrali sono più piccole e meno
numerose, inoltre durante la stagione riproduttiva, il maschio ha cresta
dorsale più sviluppata e più dentellata. In entrambe le sottospecie, le
femmine presentano spesso una striscia chiara medio dorsale di colore
giallo brillante (Arnold 2002). Sono state segnalate popolazioni
neoteniche di T.
carnifex macedonicus, ma la loro frequenza sembra piuttosto rara e
limitata ad alcune zone della Grecia (Edgar & Bird 2006). |
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Dimorfismo
sessuale
- Le femmine sono solitamente di struttura più robusta rispetto ai maschi.
I maschi hanno la cloaca di colore scuro e di aspetto rigonfio, sulla coda
è presente una striscia longitudinale chiara dai riflessi bluastri. Nella
femmina la cloaca ha una colorazione arancio o rossastra, estesa alla
parte inferiore della coda. Altri caratteri sessuali sono illustrati nella
descrizione precedente. |
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Larve - Alla schiusa sono translucide, prive
di arti, e con branchie esterne piumose. Hanno coda molto lunga e sottile,
con membrana ben sviluppata, estesa sul dorso fino a raggiungere la nuca.
Il corpo ha sfumature giallastre con gruppi sparsi di melanofori scuri,
che formano una fitta puntinatura. Con l'aumentare delle dimensioni si
formano gli arti, le branchie diventano rossastre e la colorazione
generale diviene più definita, acquistando tinta brunastra con sfumature
verdastre. Sul corpo e sulla coda appaiono macchie di colore scuro più
regolari e marcate. Le parti inferiori sono di colore chiaro e
translucide, spesso si possono
osservare gli organi interni attraverso la pelle sottile. |
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Habitat
e abitudini
- Triturus carnifex è diffuso in
una grande varietà di habitat, dalla macchia mediterranea fino alle
faggete montane fino a quote di circa 2.140 metri (Arnold 2002; Edgar & Bird 2006).
La specie è legata ad ambienti boschivi non antropizzati, ma raramente si
può incontrare anche in prossimità di pascoli od in parchi e giardini
vicini al limite della campagna. Risulta più adattabile del congenere
T. cristatus, tanto che in zone dove T. carnifex è stato
introdotto, si è sostituito alla specie indigena come specie dominante
(lago di Ginevra, Arntzen & Thorpe (1999)). Lo sviluppo larvale e la riproduzione si
svolgono in acque stagnanti o a debole corrente, permanenti o temporanee,
in fossi, stagni, laghi, pozze di esondazione o meteoriche. Sono spesso
usati anche punti d'acqua di origine artificiale, come canali
d'irrigazione, laghetti artificiali, cisterne e abbeveratoi abbandonati
ecc.. In Piemonte, il tritone crestato italiano si incontra molto
frequentemente anche nelle risaie (Andreone and
Marconi 2006). T. carnifex in media trascorre in fase acquatica
circa quattro mesi, nel periodo primaverile ed estivo (Edgar & Bird 2006).
Gli adulti sono attivi principalmente nelle ore notturne, sia in fase
terrestre che in fase acquatica. L'attività diurna è maggiore nel periodo
della riproduzione. In fase terrestre sia gli adulti che gli immaturi
frequentano zone boschive umide, con terreno coperto da muschio, humus e
foglie cadute. In molte zone dell'areale la specie non entra in
ibernazione, anche se alle quote più elevate e negli inverni
particolarmente rigidi, questi anfibi possono cadere in letargo. I periodi
di inattività vengono trascorsi a terra, in tane scavate da altri animali,
sotto pietre o massi, tra le radici di alberi e arbusti o tra ceppi e
tronchi in decomposizione. Quando vengono aggrediti questi tritoni
secernono un liquido tossico e repellente dalle ghiandole cutanee.
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Alimentazione -
Durante la fase terrestre la dieta è
composta da invertebrati come insetti, anellidi, molluschi ed aracnidi (Edgar
& Bird 2006). Nella fase acquatica T. carnifex si ciba di insetti e
loro larve, uova e larve di altri anfibi, piccoli avannotti. anellidi,
molluschi e crostacei. Gli
episodi di cannibalismo sono frequenti, in modo particolare a danno di
larve e di immaturi. Dopo il riassorbimento del sacco vitellino le larve
predano principalmente microcrostacei ed una piccola percentuale di larve
di insetti. In seguito conducono vita pelagica e l'alimentazione si
orienta primariamente verso elementi del plancton. Con l'aumento delle
dimensioni la composizione della dieta si amplia a prede più grandi, come
molluschi ed insetti (larve di efemerotteri, chironomidi, ecc.). In
condizioni di affollamento o di scarsità di cibo, tra le larve si
verificano sistematicamente episodi di cannibalismo. |
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Riproduzione - La stagione riproduttiva si
svolge durante la fase acquatica, generalmente all'inizio della primavera.
L'accoppiamento si svolge in acqua e la fecondazione è interna. La copula
è preceduta da un rituale di corteggiamento simile a quello di T.
cristatus. Il maschio si dispone davanti alla femmina inarcando il
dorso, piega la coda e la fa vibrare per creare una corrente che indirizza
i feromoni maschili verso la compagna, predisponendola all'accoppiamento.
La femmina si avvicina e lo induce a depositare una spermatofora urtando
la sua coda con il capo. La coppia si sposta un po' in avanti fino a
quando il maschio blocca la compagna e le spinge il posteriore sopra la
spermatofora che viene prelevata con la cloaca. Ogni femmina depone circa
da 250 uova per stagione riproduttiva (Edgar & Bird 2006). Le uova sono di
colore biancastro uniforme, misurano da 1.8 a 2 millimetri di diametro,
con l'involucro gelatinoso raggiungono 3 - 4 millimetri. La femmina depone
le uova singolarmente, fissandole alle foglie delle piante acquatiche che
in seguito ripiega a portafoglio sopra l'uovo. A causa di una mutazione
letale, legata al quarto cromosoma, circa il 50% delle uova muoiono
durante lo sviluppo embrionale (Wallace 1994; D'Amen et
al. 2006). Triturus carnifex è in grado di ibridarsi con le altre
specie del genere, in particolare con T. cristatus (Arntzen & Thorpe 1999; Brede et
al. 2000). |
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Accrescimento
- Le femmine raggiungono una lunghezza totale massima di circa 180
millimetri, i maschi 150 mm. Lo sviluppo embrionale è piuttosto rapido,
richiede poco meno di due settimane. Alla schiusa le larve, lunghe circa
una decina di millimetri, vivono a contatto del substrato, sul fondale o
sulla vegetazione acquatica, in seguito conducono vita pelagica. Con
l'avvicinarsi della metamorfosi, le membrane caudale e dorsale si
riducono, inizia il riassorbimento delle branchie esterne, e la larva
ritorna a vivere sul fondo. La durata dello sviluppo larvale dipende dalla
temperatura e dalla disponibilità di cibo, è relativamente più lungo
rispetto ad altre specie di tritoni, e la metamorfosi viene generalmente
completata da 2.5 a 3 mesi dopo la schiusa. La maturità sessuale viene
raggiunta dal terzo al quarto anno di età. La speranza di vita per è di
circa dieci anni. |
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Predatori,
parassiti e malattie - I tritoni sono spesso vittima di pesci
predatori, varie specie di serpenti, altri anfibi ed molte specie di
uccelli. In particolare la specie viene danneggiata dalla presenza di
specie alloctone introdotte, come i pesci nordamericani Micropterus
salmoides (persico trota) e Lepomis gibbosus (persico sole), o
da salmonidi che spesso vengono immessi in grandi quantità per favorire la
pesca sportiva. L'aumento numerico di molte specie di trampolieri,
determinata dalla loro totale protezione, incide pesantemente sulla
presenza di questi e di altri anfibi. Inoltre la recente introduzione in
gran parte dell'areale del crostaceo Procambarus clarckii (gambero
rosso della Louisiana), predatore di uova e larve, peggiora ulteriormente
la situazione. Le uova è le larve dei tritoni sono mangiate da larve ed
adulti di invertebrati acquatici, rettili e anfibi, la loro tendenza a
condurre vita pelagica le rente particolarmente esposte ad attacchi da
parte dei pesci(Edgar and Bird 2006). Il tritoni sono soggetti a malattie
di origine virale, micotica e batterica, spesso veicolate da pesci ed
anfibi introdotti, e vengono colpiti da numerose specie di parassiti. |
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Status
della specie -
T. carnifex è maggiormente diffuso
nelle regioni meridionali del suo areale di distribuzione, mentre diventa
progressivamente più raro procedendo verso nord. In Italia è spesso
localmente abbondante, anche se molte popolazioni del bacino del fiume Po
risultano estinte. Le popolazioni balcaniche sono considerate in declino,
ed in Montenegro la specie ha subito un notevole calo a causa della
distruzione dell'habitat
(Kalezic & Dzukic, 2001). La specie è molto
sensibile ad alterazioni della qualità dell'acqua, per questo tra i
principali fattori che pongono in pericolo questi anfibi figurano
inquinamento, drenaggio di aree umide, eccessivo prelievo idrico. Anche
l'introduzione di specie ittiche predatrici è causa del declino delle
popolazioni di questi anfibi. Nelle regioni balcaniche il calo numerico
della specie viene anche attribuito alla perdita di luoghi adatti alla
riproduzione, causata dalla diminuzione di precipitazioni legata alle
modifiche del clima legate all'aumento globale delle temperature. |
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Protezione -
La specie è elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna, e viene
citata all'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats". In molti stati,
Italia compresa, viene protetta da leggi regionali e nazionali. T.
carnifex è presente in numerose aree protette, dove spesso esistono
progetti di conservazione. Dalla lista rossa IUCN le popolazioni di
tritone crestato italiano sono considerate a basso rischio (LC, least
concern) per la sua larga distribuzione, per l'adattabilità, e per il
grande numero di popolazioni ancora esistenti. |
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Galleria
Fotografica e Links correlati |
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