|
|
|
|
|
 |
Il tritone crestato,
Triturus cristatus (Laurenti, 1768) |
|
|
Descrizione -
Salamandride dal corpo robusto e testa larga, con occhi lievemente
sporgenti a pupilla rotonda e muso arrotondato. Bocca relativamente
grande, provvista di denti vomerini disposti in serie simmetriche,
leggermente curve in senso longitudinale, con le estremità prossimali
rivolte internamente e quelle distali dirette verso l'esterno. Le
ghiandole parotoidi sono assenti. Pelle granulosa, con verruche numerose
ed evidenti. Corpo a sezione circolare, con arti corti e robusti, più che
nella specie congenere T. carnifex. Coda a sezione ovale compressa
in senso laterale, di lunghezza circa uguale o leggermente inferiore a
quella del resto del corpo. La forma del corpo e la colorazione della
livrea variano secondo il sesso e se l'esemplare è in fase terrestre od
acquatica. In fase acquatica il maschio presenta creste dorsale e caudale
distintamente separate, con la dorsale marcatamente dentellata. Nella
femmina la coda appare più robusta e la cresta dorsale è sempre assente.
In fase terrestre la cresta del maschio regredisce, ed in entrambi i sessi
la pelle diviene più spessa e ruvida. La colorazione delle zone superiori
è generalmente bruna o bruno grigiastra, con grandi macchie più scure
disposte irregolarmente. Sui fianchi sono presenti piccole macchie
biancastre, più numerose in prossimità della zona di transizione con la
parte inferiore. Le parti inferiori sono di tinta variabile da arancio a
giallastro, frammentata da numerose chiazze irregolari nerastre. La testa
ha colore di fondo scuro, ornato da strisce e macchie chiare. La coda ha
la stessa tinta del corpo, sia superiormente che inferiormente. Nelle
femmine è spesso presente una fascia medio dorsale biancastra o
giallastra. In fase acquatica la tinta appare più accesa in entrambi i
sessi. |
|
Dimorfismo
sessuale
- Le femmine sono solitamente di struttura più robusta rispetto ai maschi.
I maschi hanno la cloaca di colore scuro e di aspetto rigonfio, sulla coda
è presente una striscia longitudinale chiara dai riflessi bluastri. Nella
femmina la cloaca ha una colorazione arancio o rossastra, estesa alla
parte inferiore della coda. Altri caratteri sessuali sono illustrati nella
descrizione precedente. |
|
Larve - Alla schiusa sono semi trasparenti e
prive di arti, con evidenti branchie esterne piumose. Hanno coda molto
lunga e sottile, con membrana ben sviluppata, estesa sul dorso fino a
raggiungere la nuca. Il corpo diafano ha sfumature bruno giallastre con
gruppi sparsi di melanofori scuri, che formano una fitta puntinatura. Con
l'aumentare delle dimensioni si formano gli arti, le branchie diventano
rossastre e la colorazione generale diviene più definita, acquistando
tinta brunastra con sfumature verdastre. Sul corpo e sulla coda appaiono
macchie di colore scuro più regolari e marcate. Le parti inferiori sono
chiare, e spesso si possono osservare gli organi interni attraverso la
pelle sottile. |
| |
Click on the image to magnify and for the
informations. |
|
 |
| Click
sull'immagine per ingrandire e per le informazioni. |
|
Habitat
e abitudini
- T. cristatus è un anfibio tipico
di boschi e foreste. Il biotopo terrestre è rappresentato da ambienti
boscosi, decidui, misti o di conifere, da brughiere e dalle zone in loro
prossimità. Nelle steppe aride colonizza le isole di vegetazione arborea
in prossimità di zone d'acqua e le foreste al bordo dei corsi d'acqua.
Anche se la specie non è generalmente ritenuta molto adattabile, talvolta
si incontra anche in aree antropizzate, come pascoli, parchi e giardini.
Lo sviluppo larvale e la riproduzione si svolgono in acque stagnanti o a
debole corrente, in fossi, stagni, pozze di esondazione, laghi, canali
d'irrigazione e laghetti artificiali. I bacini possono essere grandi,
diverse migliaia di metri quadrati, e molto profondi, ma spesso vengono
usate piccole raccolte d'acqua di 5 - 10
m² e
profonde meno di un metro. Nelle regioni meridionali dell'area di
distribuzione la specie si incontra in acque altamente eutrofizzate,
mentre a nord si dimostra molto più sensibile alla qualità dell'acqua. La
densità di popolazione della specie è maggiore a sud, diventa
progressivamente più bassa spostandosi a nord, fino a divenire scarsa ai
confini orientali dell'area di distribuzione (Urali e Siberia). T.
cristatus non trascorre molto tempo sul terreno, gli adulti si
trattengono per lungo tempo in acqua anche dopo la riproduzione. La fase
terrestre, viene trascorsa in prossimità dei corpi d'acqua, a distanze che
raramente superano gli 800 metri. Gli adulti sono attivi principalmente
nelle ore notturne, sia in fase terrestre che in fase acquatica.
L'attività diurna è maggiore nel periodo della riproduzione. Durante la
stagione calda, quando durante il giorno la temperatura riduce la
concentrazione di ossigeno disciolto, sono stati osservati esemplari
galleggiare alla superficie dell'acqua. I maschi sono territoriali,
durante la stagione si stabiliscono in tratti del fondale che difendono da
eventuali concorrenti. Durante i mesi più freddi la specie entra in
letargo. A seconda della latitudine e della quota, l'ibernazione inizia a
ottobre - novembre, per terminare a in febbraio - marzo. I periodi di
inattività vengono trascorsi a terra, in tane scavate da altri animali,
sotto pietre o massi, tra le radici di alberi e arbusti o tra ceppi e
tronchi in decomposizione. Quando vengono aggrediti questi tritoni possono
emettere un grido di stress e secernere un liquido leggermente tossico e
repellente dalle ghiandole presenti sull'epidermide.
|
|
Alimentazione - Gli adulti in fase terrestre
si alimentano prevalentemente di invertebrati come anellidi, molluschi,
insetti e loro larve. Nella fase acquatica consumano molluschi
(principalmente piccoli bivalvi), microcrostacei ed insetti. Il consumo di
uova e larve di altri altri anfibi è molto comune. Anche gli episodi di
cannibalismo sono frequenti, in modo particolare a danno di larve e di
immaturi. Dopo il riassorbimento del sacco vitellino le larve predano
principalmente microcrostacei delle famiglie Daphniidae,
Chydoridae, Copepodae, e una piccola percentuale di larve di insetti. In
seguito conducono vita pelagica e l'alimentazione si orienta primariamente
verso elementi del plancton. In questa fase le grandi dafnie vengono
preferite ai Diaptomidi. Con l'aumento delle dimensioni la composizione
della dieta si amplia a prede più grandi, come molluschi ed insetti (larve
di efemerotteri, chironomidi, ecc.). In condizioni di affollamento o di
scarsità di cibo, si verificano sistematicamente episodi di cannibalismo. |
|
Riproduzione - La stagione riproduttiva
inizia generalmente alla fine dell'ibernazione, dalla fine di febbraio al
principio della primavera. L'accoppiamento si svolge in acqua e la
fecondazione è interna. La copula è preceduta da un rituale di
corteggiamento simile a quello utilizzato dalle specie del genere
Lissotriton. Il maschio si dispone davanti alla femmina inarcando il
dorso, piega la coda a 180° e la fa vibrare. Questo comportamento viene
adottato per creare una corrente che indirizza i feromoni maschili verso
la compagna, predisponendola all'accoppiamento. La femmina si avvicina e
lo induce a depositare una spermatofora urtando la sua coda con il capo.
La coppia si sposta un po' in avanti fino a quando il maschio blocca la
compagna e le spinge il posteriore sopra la spermatofora che viene
prelevata con la cloaca. Ogni femmina depone fino a circa da 200 a 400
uova per stagione riproduttiva. Le uova sono di colore biancastro
uniforme, misurano da 1.8 a 2 millimetri di diametro, con l'involucro
gelatinoso raggiungono 3 - 4 millimetri. La femmina depone le uova
singolarmente, fissandole alle foglie delle piante acquatiche che in
seguito ripiega a portafoglio sopra l'uovo. |
|
Accrescimento
- Le femmine raggiungono una lunghezza totale massima di circa 160
millimetri, con medie comprese tra tra 120 e 145 mm, mentre la media
dei maschi è generalmente compresa tra 115 e 140 mm. A seconda delle
condizioni ambientali, lo sviluppo embrionale richiede da 12 a 21 giorni.
Alla schiusa le larve, lunghe circa una decina di millimetri, vivono a
contatto del substrato, sul fondale o sulla vegetazione acquatica, in
seguito conducono vita pelagica. Con l'avvicinarsi della metamorfosi, le
membrane caudale e dorsale si riducono, inizia il riassorbimento delle
branchie esterne, e la larva ritorna a vivere sul fondo. La durata dello
sviluppo larvale dipende dalla temperatura e dalla disponibilità di cibo,
è relativamente più lungo rispetto ad altre specie di tritoni, e la
metamorfosi viene generalmente completata da 2.5 a 3 mesi dopo la schiusa.
Alle quote più elevate o nelle regioni più a nord dell'areale, dove le
temperature sono più rigide la durata del periodo attivo è minore, le
larve possono trascorrere l'inverno in acqua e metamorfosarsi alla
primavera successiva. La maturità sessuale viene raggiunta dal terzo al
quarto anno di età. La speranza di vita per Triturus cristatus è di
circa dieci anni. |
|
Predatori,
parassiti e malattie - I tritoni sono spesso vittima di pesci
predatori, varie specie di serpenti, altri anfibi ed molte specie di
uccelli. In particolare la specie viene danneggiata dalla presenza di
specie alloctone introdotte, come i pesci nordamericani Micropterus
salmoides (persico trota) e Lepomis gibbosus (persico sole), o
da salmonidi che spesso vengono immessi in grandi quantità per favorire la
pesca sportiva. L'aumento numerico di molte specie di trampolieri,
determinata dalla loro totale protezione, incide pesantemente sulla
presenza di questi e di altri anfibi. Inoltre la recente introduzione in
gran parte dell'areale del crostaceo Procambarus clarckii (gambero
rosso della Louisiana), predatore di uova e larve, peggiora ulteriormente
la situazione. Le uova è le larve dei tritoni sono mangiate da larve ed
adulti di invertebrati acquatici, rettili, anfibi e pesci. Il tritoni sono
soggetti a malattie di origine virale, micotica e batterica, spesso
veicolate da pesci ed anfibi introdotti, e vengono colpiti da numerose
specie di parassiti. |
|
|
Click on the image to magnify and for the
informations. |
|
 |
|
Click
sull'immagine per ingrandire e per le informazioni. |
|
Status
della specie - Anche se sono segnalati molti casi di popolazioni in
declino, T. cristatus risulta ancora relativamente comune o
localmente abbondante in larga parte della sua area di distribuzione. La
specie risulta molto sensibile ai cambiamenti della qualità dell'acqua,
per questo tra i principali fattori che pongono in pericolo questi anfibi
figurano inquinamento, drenaggio di aree umide, eccessivo prelievo idrico.
Anche la deforestazione e l'introduzione di specie ittiche predatrici
giocano un ruolo importante nel declino delle popolazioni di T.
cristatus. In molti paesi, in particolare all'est e nell'ex URSS,
questa specie subisce massicci prelievi per fini commerciali legati al
settore della terraristica. |
|
Protezione -
Questa specie viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna,
e viene elencata agli Annessi II e IV della Direttiva Europea "Habitats".
In molti paesi europei viene protetta da leggi regionali e nazionali.
T. cristatus è presente in numerose aree protette, dove spesso
esistono progetti di conservazione. Dalla lista rossa IUCN le popolazioni
di tritone crestato sono considerate a basso rischio (LC, least concern)
per la sua larga distribuzione, per l'adattabilità, e per il grande numero
di popolazioni ancora esistenti. |
|
Galleria
Fotografica e Links correlati |
|
|
|
|