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Lo
storione attilo o ladano o beluga,
Huso
huso
(Linnaeus, 1758) |
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Caratteri
meristici - 9-17 scudi dorsali, 37-53 laterali, 7-14 ventrali.
Pinna dorsale con 48-81 raggi, anale con 22-41. Da 17 a 36 branchiospine
sul primo arco branchiale.
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Descrizione
- L'aspetto dello storione Attilo va incontro a notevoli modificazioni
durante tutto l'arco della vita. I giovani sono simili allo storione
comune, il corpo è slanciato, il muso lungo e appuntito e gli scudi ossei
sono ben sviluppati e numerosi sviluppati. Col progredire dell'età la
forma complessiva del corpo tende a diventare più tozza, gli scudi ossei
si riducono in dimensione e numero e tendono a scomparire, il muso appare
proporzionalmente rispetto al corpo. La bocca di questo storione appare
più grande che nelle altre specie, è a semiluna con il labbro costituito
da due piccoli lobi laterali separati da un intervallo mediano. I
Barbigli, contrariamente alle specie del genere Acipenser, sono lunghi e
appiattiti in senso laterale, inoltre, se sono rivolti all'indietro,
raggiungono o superano il labbro superiore. Il muso è breve, triangolare,
più o meno allungato, forma un rostro con profilo laterale convesso. Le
membrane branchiosteghe sono unite tra loro e non saldate all'istmo come
nel genere Acipenser.
L'aspetto generale dello storione Attilo appare meno "corazzato" di quello
delle altre specie. Negli adulti la pelle è nuda e liscia, con scudi
dorsali poco rilevati, e scudi laterali molto piccoli, spaziati tra loro e
poco visibili, sia perché assenti sia perché inglobati nella pelle. La
livrea del dorso è color grigio plumbeo o grigio verdastro, si schiarisce
gradualmente sui fianchi, fino a fondersi con la tinta del ventre che è
biancastra, con sfumature di giallo sulla superficie inferiore del capo.
La pinna dorsale è lunga rispetto alla pinna anale.
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Dimorfismo
sessuale - Non evidente.
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Habitat
- Lo storione Attilo è, tra le specie della famiglia, quella
maggiormente legata alle acque marine, dove si rinviene essenzialmente
nell'ambiente pelagico.
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Alimentazione
e abitudini - Huso huso risale il corso dei maggiori fiumi
in primavera e in estate-autunno, mentre d'inverno sverna nel tratto
inferiore dei fiumi o in mare. Gli esemplari del Danubio svernano in fiume
o nelle acque salmastre delle foci. I giovani del Volga e del Mar Nero
trascorrono i mesi più freddi nei fiumi o alle loro foci, mentre gli
esemplari più grossi, svernano nei fondali marini alla profondità di
circa 80 metri. Gli esemplari vecchi e sterili, si ritirano in mare a
profondità di 70-90 m e non risalgono più le acque dolci. Come tutti gli
avannotti di storione anche i giovani dell'Attilo si nutrono
prevalentemente di invertebrati bentonici, ma iniziano a cibarsi di
piccoli pesci già a lunghezza di soli 5 cm. Raggiunta la taglia di circa
dieci centimetri i giovani storioni passano ad una dieta che comprende
quasi esclusivamente pesci, tra cui anche giovani di altre specie di
storioni. Gli adulti dello storione Attilo si nutrono preferibilmente di
molluschi, ma anche di crostacei, che catturano facilmente con la bocca
protrattile, e di pesci delle famiglie Gadidae, Pleuronectidae, Gobidae,
Clupeidae, Cyprinidae e Mugilidae.
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Riproduzione
- Questi storioni La maturità sessuale avviene nei maschi tra il
dodicesimo e il quattordicesimo anno di età e nelle femmine tra il
sedicesimo ed il diciottesimo anno, ma può verificarsi anche più tardi.
Sembra che la riproduzione di questa specie non avvenga ogni anno ma,
probabilmente, accade ogni due anni. "Sembra che il periodo
riproduttivo, che si verifica nei mesi primaverili, non si ripeta ogni
anno dal momento in cui è raggiunta la maturità sessuale, ma si
verifichi anche a intervalli di parecchi anni, secondo l'individuo e
secondo altri fattori non perfettamente noti" (G. Bini, 1971). La
risalita dal mare si concentra in due periodi, primaverile ed invernale,
ma la deposizione delle uova avviene sempre in primavera. Nei fiumi
dell'Europa dell'est (ex Unione Sovietica) tende a spingersi più a monte
delle altre specie di storioni. Ogni riproduttore depone un gran numero di
uova (360.000-7.700.000 secondo Banarescu), nei tratti più profondi dei
fiumi su fondali a ghiaia e ciottoli.. Il numero delle uova che le femmine
depongono è in proporzione diretta con la loro taglia. Le uova, del
diametro di 3,5-4,0 mm, aderiscono alle pietre del fondo. Gli avannotti
nascono dopo circa nove giorni, se la temperatura dell'acqua è di
14-17°C, e dopo un rapido accrescimento scendono verso il mare per
iniziare la fase trofica del loro ciclo vitale. Si conoscono ibridi con Acipenser
sturio.
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Accrescimento -
Lo storione Attilo è il gigante della famiglia. La lunghezza degli adulti
raggiunge i 9 m e il peso arriva fino ad una tonnellata e mezzo, ma le
medie sono rispettivamente di 170-270 centimetri e di 100-250 chili.
L'accrescimento è molto veloce: dopo un anno gli avannotti toccano la
lunghezza di 40-50 centimetri ed il peso di 250-500 grammi, a cinque anni
si raggiungono lunghezze di un metro ed oltre, a dieci anni gli Attili
variano tra un metro e quaranta ed un metro e settanta, fino a raggiungere
a venti anni taglie comprese tra i due ed i due metri e sessanta. A causa
degli intensi prelievi per scopi commerciali, il peso medio degli
individui che sono catturati, non supera di regola, i 200 chilogrammi. Gli
esemplari di questa specie vivono almeno sino a 75 anni (G. Bini, 1971) ma
spesso arrivano ad essere centenari o, addirittura, oltrepassano il secolo
(W. Ladiges e D. Vogt, 1965; E. Grimaldi, 1980). Gli esemplari segnalati
in Adriatico e nei fiumi della Pianura Padano-Veneta hanno taglie molto
inferiori agli esemplari del mar Caspio, certamente per motivi legati
all'intensa perturbazione antropica del loro habitat.
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Predatori,
parassiti e malattie - Specie soggetta a malattie virali e
batteriche ed ospite di varie specie di parassiti.
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Status
della specie - Anche questo storione,
quantunque non sia mai stato molto frequente, ha subito un indubbio
decremento nelle nostre acque a partire dalla metà del secolo scorso.
Tutti gli autori italiani concordano sulla sua rarità, ma è difficile
stabilire con precisione la reale entità delle popolazioni presenti nei
nostri fiumi, anche per la confusione che normalmente è fatta fra le tre
specie di storioni italiani da chi non abbia valide conoscenze
tassonomiche di questo gruppo. Alla luce di questo dato di fatto vanno
considerate quindi con sospetto le segnalazioni di relativa abbondanza di
questa specie nel Fiume Po. Oggi si ritiene che lo storione Attilo sia
seriamente minacciato di estinzione in Adriatico e, di conseguenza, nei
bacini che in esso confluiscono. Causa del calo numerico della specie,
oltre all'inquinamento delle acque, sono le troppe alterazioni dell'alveo
dei fiumi che gli esemplari adulti risalivano al momento della
riproduzione, ivi compresa l'irregimentazione delle lagune salmastre a
valli di pesca. Tutti gli storioni sono sempre stati oggetto di una pesca
intensiva: nel delta del Danubio ne furono catturati, nel 1909, circa
2000-3000 quintali, mentre nel 1940 ne furono pescati 25.000 quintali
nella sola regione del Caspio. Attualmente, però, la sopravvivenza degli
storioni in quelle regioni è in pericolo. L'impiego industriale delle
acque del Volga diminuisce periodicamente la portata di questo fiume, con
pesanti conseguenze sul livello del mare nelle zone di frega degli
storioni. La continua e massiccia immissione di scarichi industriali nel
Volga, oltre a danneggiare seriamente il fiume, fa aumentare
l'inquinamento del Caspio che, come mare interno, vede gravemente
compromessi i delicati equilibri del suo ambiente unico. La pesca degli
storioni Attili del mar Caspio continua a svolgersi con immutata
intensità, sebbene il loro numero diminuisca ogni anno, aumentando il
rischio di compromettere definitivamente il precario equilibrio tra
nascite e morti e, quindi, di portare la specie all'estinzione.
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Protezione
- Lo storione Attilo è incluso nell'elenco delle specie gravemente
minacciate di estinzione che figurano nella direttiva 92/43 CEE; Sul
territorio della Repubblica italiana ne è vietata la pesca, anche se non
sono intraprese azioni per l'incremento della specie. La stessa situazione
vale per gli altri paesi membri dell'U.E. e, anche se la legislazione
europea prevede incentivi e supporto per le iniziative di protezione ed
incremento, non ci è noto che siano stati intrapresi progetti per la
difesa dello storione Attilo. In Russia si tenta di sopperire agli
scompensi determinati dall'azione antropica, con massicce semine di
avannotti provenienti dagli allevamenti. Per diminuire il pericolo di
estinzione dello storione Attilo, i russi hanno realizzato una pratica
chirurgica di estrazione per le uova, senza uccidere le femmine e senza
compromettere il loro apparato riproduttivo; disgraziatamente sul mar
Caspio opera anche la flotta da pesca dell'Iran, paese che detiene il
record per la produzione di caviale "beluga", e dove non si attuano i
criteri di protezione in uso da tempo in Russia. Negli altri paesi
dell'Europa dell'est, oltre alle solite azioni legislative come misura
minima e divieto di pesca durante la frega, la sopravvivenza di questa
specie è affidata alla provvidenza. Il più grande pesce d'acqua dolce è
estinto o comunque in pericolo di estinzione in Italia, in Bulgaria,
Romania e in Iran.
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Valore
economico - Le carni sono molto pregiate e con le uova si prepara
il caviale "beluga", considerato il migliore del mondo, la
vescica natatoria dello storione Attilo è utilizzata nei processi di
chiarificazione dei vini di qualità più pregiata. Nel 1993, l'Italia è
entrata a far parte del ristretto gruppo dei paesi produttori di caviale.
Dalla spremitura di 900 tonnellate di storione allevato, sono stati
ottenuti 290 chili di caviale "italiano", poi commercializzato a prezzi di
mercato.
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Pesca
- in Italia la pesca dell'Attilo è oggi assolutamente occasionale per la
rarità della specie. In mare è talora catturato con reti a strascico.
Nei fiumi era pescato con tramagli a maglia molto larga e robusta, con il
"giornello", costituito da un sistema di due reti ruotanti posti
dove la corrente è più forte, con la cannara e con le bilance destinate
alle cheppie. Lo storione Attilo era pescato anche con un sistema di
palamiti non innescati disposti in modo che il pesce andasse ad
impigliarvisi. La pesca sportiva era esercitata con canne e mulinelli
robustissimi, da lancio pesante, con esche costituite da mazzette di
lombrichi di terra o da pesce morto. Lo storione Attilo era già
attivamente predato in epoca romana, per esempio, Gaio Plinio Secondo
detto il Vecchio scriveva (Naturalis Historia, vol. 9, cap. 17, pag. 44)
che "attilus in Pado, inertia, pinguescens ad mille alíquando libras;
catenato captus hamo nec nisi boum iugis extractus ": l'Attilo del
Po, per l'inerzia, ingrassa fino a raggiungere talvolta mille libbre; è
catturato con un amo fissato a una catena e non può essere tratto fuori
dall'acqua se non da coppie di buoi.
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