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Alborella, Alburnus arborella (Bonaparte, 1841)

 

Caratteri meristici - Squame in serie laterale: 40-47 + 3. Squame sopra la linea laterale: 7-9. Squame sotto la linea laterale: 2-4. Branchiospine: 16-22. Vertebre: 37-41. Raggi divisi sulla pinna anale: 13-161/2.

 

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Descrizione - Corpo allungato, snello, a sezione ovale compressa lateralmente. Testa relativamente piccola, con bocca in posizione terminale, orale nettamente inclinata verso l'alto e mandibola prominente. Lunghezza del muso minore del diametro oculare. La retta ideale che passa per l'apice dei premascellari si colloca sulla parte superiore dell'occhio (vedere A. albidus). Squame cicloidi relativamente piccole e lassamente inserite nel derma. Denti faringei  seghettati e disposti in due serie, 2 sulla fila anteriore e 5 sulla posteriore. Linea laterale situata piuttosto in basso, ricalca il profilo ventrale del corpo nel tratto dalla coda alla pinna pettorale, mentre anteriormente presenta una netta incurvatura verso l'alto. Pinne ventrali con origine anteriore alla corrispondenza con la pinna dorsale. Pinna anale con origine posteriore alla corrispondenza con i raggi 4 e 8 della pinna dorsale. Pinna caudale biloba, con margine profondamente incavato ed apici dei lobi appuntiti. Livrea del dorso grigio verdastra o bruno verdastra. Fianchi più chiari con squame argentee. Ventre bianco argenteo. Presenza di una fascia longitudinale grigiastra o verdastra sui fianchi, negli esemplari conservati appare scura e molto marcata. Pinne translucide, giallastre o giallo grigiastre, con tonalità rosate o aranciate all'epoca della riproduzione, soprattutto nei maschi. In entrambi i sessi, durante il periodo di frega, compaiono piccoli tubercoli nuziali, su pinne, dorso e fianchi.

 

 

Dimorfismo sessualeNon evidente. Durante il periodo di frega i maschi presentano tubercoli nuziali più evidenti rispetto alle femmine. Le femmine appaiono più tozze a causa della maturazione delle gonadi.

 

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Denti faringei

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Habitat e abitudini In Italia è specie autoctona. Molto comune e diffusa in pianura, in collina e - come relitto glaciale - in alcuni laghi alpini quali, ad esempio, quelli trentini di Piazze (1025 m), Tovel (1178 m), Malghette (1891 m) e del Malghetto di Mezzana (2012 m e 2139 m). Introdotta con acclimatazione, in varie località dell'Emilia, della Toscana, dell'Umbria, delle Marche, del Lazio, nel lago Ampollino in Sila (Calabria) e quasi certamente anche in altre stazioni. Probabilmente è il pesce più abbondante del bacino del Po. Questo ciprinide mostra una discreta adattabilità, potendo popolare diversi tipi di ambienti acquatici di pianura, ed è pertanto una delle specie ittiche maggiormente diffuse e abbondanti. Vive in acque lacustri e a lenta corrente, sufficientemente trasparenti e ricche di ossigeno, con scarsa presenza di vegetazione sommersa. Nei laghi più grandi effettua notevoli spostamenti verticali che la portano in acque superficiali durante la stagione calda, ed in profondità durante l'inverno. Prevalentemente pelagica, si accosta al litorale soprattutto in coincidenza con il periodo di frega, anche se molti esemplari si trattengono in acque basse per la maggior parte della stagione calda. Pur potendosi rinvenire in corpi idrici di modeste dimensioni, i popolamenti più abbondanti sono riscontrabili nei corsi d'acqua di maggiori portate e nei grandi laghi prealpini. Nel corso medio del Po rappresenta la componente numerica prevalente (60-70%) della comunità ittica, anche se a causa delle ridotte dimensioni costituisce solo il 2 - 6% della biomassa. Di indole gregaria, forma branchi anche molto numerosi. Tra le specie ittiche con cui più frequentemente si trova associata vi sono sia specie limnofile, come il triotto e la scardola, sia specie moderatamente reofile, come la lasca, il barbo, ed il cavedano. Nei fiumi preferisce acque di media profondità corso lento e fondale limaccioso, dove si trattiene nelle aree a corrente più debole. Le alborelle si alimentano durante tutto il corso dell'anno, rallentando l'attività solo nei periodi più freddi. La ricerca dei cibo si protrae per tutta la giornata, durante la quale i branchi seguono gli spostamenti giornalieri del plancton, portandosi a maggiore profondità durante le ore calde e risalendo in superficie verso sera. La specie sverna in branco a profondità maggiori di quelle preferite da altri ciprinidi presenti nello stesso habitat.

 

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Alimentazione - La dieta comprende microrganismi planctonici, alghe, detrito organico, insetti acquatici, vermi e crostacei. Le abitudini alimentari di A. alborella sono state studiate nelle popolazioni di alcuni grandi laghi prealpini. In tali ambienti le alborelle si nutrono essenzialmente di zooplancton, in particolare cladoceri e copepodi e, in misura minore, di alghe e di larve di insetti. Il contributo nella dieta dei cladoceri pelagici di maggiori dimensioni (Daphnia, Bythotrephes e Leptodora) sembra accrescersi con l'aumento del grado di trofia del sistema lacustre. Inoltre il regime alimentare mostra variabilità stagionali, essendo in relazione con i cicli produttivi degli organismi zooplanctonici.

 

 

Riproduzione - In entrambi i sessi la maturità sessuale è raggiunta tra il primo ed il secondo anno d'età. In genere il picco dell'attività riproduttiva è osservabile in giugno, ma la riproduzione tende a protrarsi per tutto luglio, probabilmente perché le femmine effettuano deposizioni multiple. La riproduzione ha luogo con temperature dell'acqua superiori a 15 °C. La frega si svolge con modalità collettiva, normalmente nelle ore notturne. I riproduttori formano grandi branchi e raggiungono le aree di frega, situate lungo le sponde, in zone ben ossigenate e ricche di vegetazione sommersa. Ogni femmina depone circa 1500 uova di colore giallastro e del diametro di 1,5 mm circa. Lo sviluppo embrionale dipende dalla temperatura dell'acqua, in genere richiede meno di una settimana, ma in alcune località (laghi di alta quota) la schiusa avviene dopo circa 3 settimane. Alla nascita gli avannotti non superano i due millimetri di lunghezza, dopo un breve periodo di inattività per l'assorbimento del sacco vitellino, iniziano a cibarsi in modo autonomo trattenendosi in prossimità della riva, in acque spesso profonde solo pochi centimetri. Si conoscono ibridi intergenerici con il cavedano (Squalius squalus) e la scardola (Scardinius hesperidicus).

 

 

Accrescimento e resilienza -  Tempo minimo di raddoppiamento della popolazione, medio: 1.4-4.4 anni (assumendo Fecondità < 10,000). I due sessi presentano velocità di accrescimento molto simile, variabile a seconda degli ambienti, con tendenza ad una crescita maggiore negli habitat lentici; il livello trofico del lago influenza notevolmente il tasso di accrescimento. In genere dopo 3 anni viene raggiunta una lunghezza di 90 - 120 mm (7-14 g di peso). La relazione che lega la lunghezza alla forca (LF) con il peso totale er le alborelle del Lago di Garda è:

 

LF = 45,6 X Pt 0,324

 

L'accrescimento è stagionalmente variabile, manifesta maggiore intensità tra maggio e settembre. La dinamica di popolazione delle alborelle è stata studiata in una popolazione del corso medio del Po. Il tasso di mortalità è maggiore nei maschi rispetto alle femmine, queste ultime di conseguenza hanno un indice di sopravvivenza più elevato (35% contro 20%). Pochi individui raggiungono il 5° anno d'età. Il rapporto sessi, inizialmente prossimo all'unità, si sposta a favore delle femmine con il passare degli anni e a 4 anni le femmine rappresentano circa l'87% degli individui. Il 90% della produzione di biomassa è realizzato dalle prime due classi d'età. Anche nel Lago di Garda il rapporto sessi negli adulti è fortemente spostato a favore delle femmine (per ogni maschio ci sono circa 4 femmine) e si è osservato che mentre vi sono femmine che raggiungono e superano 7 anni d'età, la maggior parte dei maschi non supera 3 anni. Le dimensioni degli adulti raggiungono i 16-17 cm, con un peso massimo di circa 20 g. Nei grandi laghi prealpini si è potuto constatare, parallelamente all'aumento delle disponibilità alimentari indotto dal processo di eutrofizzazione, un aumento delle dimensioni medie e massime delle popolazioni locali.

 

 

Predatori, parassiti e malattie - Specie soggetta a malattie virali e batteriche. Ospite di parassiti, tra cui vari tipi di vermi trematodi e cestodi, altri elminti, protozoi, crostacei parassiti ed altri invertebrati. Gli esemplari feriti e/o malati possono contrarre malattie infezioni micotiche gravi. L'alborella costituisce una fondamentale fonte di cibo per molte specie di pesci predatori, in particolare la trota di lago, il persico e il cavedano, ed anche per uccelli acquatici, come trampolieri, svassi e cormorani, e rettili acquatici. Uova, larve ed immaturi sono spesso preda di crostacei, insetti acquatici, o larve acquatiche carnivore di insetti.

 


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Status della specie - Data l'ampia diffusione, la consistenza dei popolamenti e la buona adattabilità, l'alborella era tra le specie che hanno meno risentito del degrado degli ambienti acquatici; veniva anzi segnalato un suo generale incremento rispetto ad altri ciprinidi con cui si trovava spesso associata. In realtà la specie sta entrando in netto declino in tutto il suo areale di origine. Il declino si deve essenzialmente alle scellerate immissioni di specie ittiche alloctone, sono state introdotte in Italia molte specie alloctone del genere Alburnus, in grado di danneggiare A. arborella per ibridazione e per competizione ecologica, inoltre si sono moltiplicate le immissioni di molte specie alloctone predatrici, come S. glanis, S. lucioperca, L. aspius. Negli anni '60 e '70 l'alborella è stata introdotta e si è ambientata in numerose località situate fuori dell'areale originario, in particolare in zone dell'Italia centro-meridionale, dove si è rivelata altamente nociva per le specie originarie. Questa specie entra spesso in competizione alimentare con altri ciprinidi, ad esempio riesce a sopraffare le popolazioni di Rutilus rubilio ovunque venga introdotta. Pare che l'estinzione della laschetta del Trasimeno (sottospecie di R. rubilio) sia da attribuire principalmente all'introduzione nel lago dell'alborella e del latterino. Nel corso del secolo precedente il pescato dell'alborella e quello dell'agone nel Lago di Garda, ha mostrato notevoli oscillazioni con tendenze complementari, dove il minimo di una specie corrisponde al massimo dell'altra e viceversa. Questa osservazione, unita al fatto che lo spettro alimentare di queste due specie planctofaghe presenta una notevole sovrapposizione, fa ritenere che il calo demografico dell'agone fosse dovuto in buona misura alla competizione alimentare con l'alborella, in fase di notevole crescita numerica nelle acque del lago.

 

 

Protezione - Generalmente nessuna. Nel lago di Garda è proibita la cattura di esemplari inferiori a 5 cm. Limitatamente alla provincia di Como, all'epoca in cui si riproduce (dal 15 maggo al 15 giugno), è vietata la cattura. Nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) la specie è classificata a preoccupazione minima (LC, Least Concern).

 

 

Valore economico - Molto apprezzato come pesce da frittura, localmente la sua pesca riveste una certa importanza economica. Carni buone. Il pesce viene consumato intero, soprattutto fritto o sottoposto ad una particolare marinatura ("in carpione"). Viene commercializzata fresca, refrigerata o congelata; viene talvolta venduta viva come esca per pesci predatori. Con le squame, contenenti cristalli di guanina, si produceva la cosiddetta "essenza d'Oriente", che era usata per colorare perle artificiali e altri oggetti di bigiotteria. Alla fine degli anni '80 nel Lago di Garda rappresentava circa il 30-35% del pescato totale annuo (1.300-1.500 q).

 

 

Pesca sportiva - La specie è molto popolare tra i pescatori, che spesso conducono gare dedicate a questo ciprinide. La sua cattura è praticata durante tutto l'anno dai pescatori principianti, sia per la buona qualità delle carni dell'alborella, sia per la semplicità della attrezzatura necessaria. Oltre alla canna fissa munita di lenza con galleggiante recante ami di dimensioni adeguate a quelle della preda, viene impiegata la canna con mulinello, con cui si lanciano lenze munite di "lanzette", speciali ami angolati che permettono l'aggancio del pesce senza l'intervento attivo dell'uomo. Come esca viene impiegata quasi esclusivamente la larva di mosca carnaria, si possono tuttavia utilizzare anche pezzetti di lombrico e la mollica di pane. E utile effettuare la pasturazione durante l'azione di pesca. L'uso della "bilancia" veniva riservato alla cattura di alborelle da utilizzare come esche per la pesca del persico e di altri pesci ittiofagi.

 

 

Pesca professionale - Molto praticata, con reti volanti e a circuizione, soprattutto nei laghi prealpini, ove l'alborella si collocava ai primi posti tra le specie ittiche catturate dai pescatori di mestiere. Così ad esempio, nelle acque dei Lago Maggiore, durante il periodo 1979-1989, le catture sono risultavano comprese tra 29 e 122 tonnellate annue, arrivando a rappresentare in determinati anni un quarto circa dei pescato totale. A limitarle spesso non era tanto la disponibilità di questo pesce, quanto la possibilità di commercializzarlo, nonostante l'esistenza di una discreta rete di esportazione.

 

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