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Il
barbo canino,
Barbus caninus
Bonaparte, 1839 |
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Caratteri
meristici - Squame in serie
laterale: 36 - 47 + 2 - 3. File di squame sopra la linea laterale:
(8.5) 9.5 - 10.5 (11.5).
File di squame sotto la linea laterale: (6.5) 7.5 - 8.5 (9.5). Squame
circumpeduncolari: 22 - 24. Branchiospine: 10 - 13. Vertebre: 33 - 35. Denti faringei:
5.3.2- 2.3.5.
Pinna dorsale: IV, 7 - 8. Pinna caudale: 17. Pinna anale: III - IV, 5. Pinne
pettorali: I, 15 - 17. Pinne ventrali II, 7 - 8. |
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Descrizione
- Corpo fusiforme e robusto, a profilo dorsale
arcuato e ventrale quasi rettilineo.
Capo allungato, con muso conico ed appuntito.
Occhio piccolo, con diametro nettamente inferiore alla lunghezza dei muso.
Bocca in posizione infera, con labbra spesse. Labbro inferiore è coperto
di papille, trilobato, con lobo mediano ben sviluppato e separato dal
mento da una profonda incisura. Mascella superiore prominente. Denti
faringei uncinati e disposti su ciascun lato in tre serie.
Squame cicloidi relativamente grandi e ben
inserite nel derma.
Linea laterale ad andamento pressoché orizzontale. Pinna dorsale a base corta, con l'ultimo raggio indiviso flessibile ed a
margine posteriore liscio. L'apice della pinna anale raggiunge od
oltrepassa all'indietro il punto d'inserzione della pinna caudale. Pinna caudale biloba,
con bordo esterno ad incisura molto marcata. Pinne ventrali inserite a
livello della corrispondenza con la base della dorsale. Colorazione
di fondo di dorso e fianchi grigio sabbia, con numerose macchie grigio
brune di media dimensione irregolarmente distribuite e spesso tra loro
confluenti a formare ampie macchie scure. Ventre chiaro, bianco o bianco
sporco. Pinna dorsale grigia, le altre pinne hanno sfumature giallo
arancio o brunastre. Su tutte le pinne sono presenti macchie nere, ovali e
allungate, di piccole e medie dimensioni. I barbigli sono di color bruno o
rossastro. Il peritoneo è nero. Il colore dell'iride è giallo. |
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Dimorfismo
sessuale - Evidente nella lunghezza
del bordo della pinna anale e caudale, maggiore nelle femmine, e nella
lunghezza delle pinne pettorali, più sviluppate nei maschi. Queste
differenze anatomiche sono conosciute da molto tempo (Fatio, 1882; Festa,
1898). Durante il periodo riproduttivo, i maschi mostrano tubercoli
nuziali su quasi tutto il corpo, distribuiti in numero variabile da 1 a 5
(normalmente 2 - 3) per ogni squama. Anche le femmine hanno i tubercoli
nuziali, ma soltanto sulla testa e sulla linea medio dorsale (Bianco,
1995). |
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Variazioni
geografiche - Attualmente non sono in corso studi sulle
variazioni geografiche, ma si è osservato come gli esemplari di alcune
popolazioni abbiano una crescita più veloce di altri. In Piemonte
(Italia), la taglia massima raggiunta da è di circa 15 - 16 cm in lunghezza
totale (Festa, 1892), mentre nell'Italia del nord est sono stati catturati
individui lunghi da 200 a 220 mm, con punte eccezionali di 250 mm (Pomini,
1937). Recenti campionature della specie confermano queste differenze ma,
probabilmente, gli individui superiori a 200 mm sono ibridi tra B.
caninus e B. plebejus. Gli esemplari delle due specie si
incrociano facilmente. La presenza di ibridi B. caninus x B.
plebejus è alquanto frequente nel medio corso dei corsi d'acqua, zona dove
le due specie vivono in simpatria. |
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Sottospecie - Fino a poco tempo fa B.
caninus veniva considerato sottospecie di B. meridionalis,
specie diffusa in Francia
meridionale ed in Spagna settentrionale. Secondo studi morfologici
(Bianco, 1995) e genetici (Berrebi, 1995), la specie deve essere
considerata valida, definita specie endemica e tipico
indicatore del distretto Padano-Veneto. Purtroppo molti autori continuano
ad usare B. meridionalis come nome della specie italiana,
contribuendo a generare confusione nei lettori. |
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Specie
simili - Barbus caninus è molto simile ad alcune altre
specie del genere Barbus presenti nell'Europa meridionale. La
tassonomia e l'identità specifica di molte di queste sono state studiate
sia dal punto di vista morfologico, sia genetico, sia da quello
dello sviluppo filogenetico (Bianco 1998a; Tsigenopoulos e Berrebi, 2000;
Kotlik e Berrebi, 2002). Considerando le caratteristiche morfologiche e
l'area di distribuzione, la specie più vicina B. caninus sembra
essere B. petenyi, con il quale ha in comune sia la livrea, sia
diversi caratteri meristici. Le maggiori differenze tra le due specie
riguardano le squame: B. petenyi ha un maggior numero di squame
sulla linea laterale e nelle serie sopra e sotto di essa, inoltre presenta
un maggior numero di squame circumpeduncolari e di branchiospine (Bianco,
1998a). B. petenyi è anche presente in Italia, nel fiume Isonzo,
probabilmente come risultato di introduzioni clandestine di pesci dal
bacino del Danubio alla parte slovena dei tributari del fiume Soca
(Bianco, 1998b, Bianco e Ketmaier, 2001). Un altra specie simile a B.
caninus è B. meridionalis, diffuso nella Francia meridionale e
nella Spagna settentrionale, la specie ha una identità genetica distinta
(Tsigenopoulos e Berrebi, 1999), per il resto somiglia molto a B.
caninus. Le maggiori differenze tra le due specie riguardano il numero
di squame sulla linea laterale, la larghezza del corpo, il peduncolo
caudale e il minor numero di macchie sulla pinna caudale ed anale (Bianco,
1998a). In Italia centrale, e particolarmente in Toscana, la specie
viene generalmente segnalata come presente dalle carte ittiche. In realtà
si tratta di errata identificazione di giovani esemplari di B.
tyberinus, che nelle prime classi di età presentano una maculatura
scura molto simile a quella tipica di B. caninus, una convergenza
evolutiva legata al mimetismo in torrente. |
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Cariotipo
- B. caninus è, come tutte le altre specie di Barbus e del
genere Luciobarbus (= Messinobarbus Bianco,
1998), una specie tetraploide. Il barbo canino è caratterizzato da un
numero cromosomico pari a 2n = 100. La specie presenta 11 coppie di
cromosomi submetacentrici, 6 subtelocentrici e 23 acrocentrici. |
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Specificità
proteica - Recentemente sono stati effettuati diversi studi sulla
filogenetica e filogeografia del genere Barbus e su B. caninus.
Gli studi si sono basati su analisi della specificità proteica e del DNA
mitocondriale (Berrebi, 1995; Tsigenopoulos et al., 1999, 2002;
Tsigenopoulos e Berrebi, 2000, Kotlik e Berrebi, 2002). Secondo
questi autori, B. caninus sembra essere una specie sorella di B.
petenyi. Per Tsigenopoulos et al., (2002), che ha studiato la
filogenesi dei Barbus italiani, in Italia esistono due specie
differenti di "B. caninus": una nel fiume Astico del nord
est e una seconda nel bacino del fiume Isonzo. In realtà si tratta di una
identificazione sbagliata degli esemplari della seconda specie: il prof.
Specchi, dell'Università di Trieste ha fornito ai genetisti degli
esemplari identificati come B. caninus mentre si trattava di B.
petenyi del fiume Isonzo, probabilmente introdotti clandestinamente
dal bacino del Danubio alla parte slovena dei tributari del fiume Soca
(Bianco, 1998b, Bianco e Ketmaier, 2001). Infatti questo "B.
caninus" risulta molto vicino a B. petenyi nell'albero
filogenetico realizzato da Tsigenopoulos e Berrebi (1999; fig. 26). In
un simile errore è incorso anche Tsigenopoulos et al. studiando la
genetica di B. tyberinus, sono stati utilizzati esemplari
introdotti di B. plebejus presenti nello stesso areale. Per questi
motivi dobbiamo concludere che lo studio di Tsigenopoulos et al.,
sulla filogenesi dei Barbus italiani, risulta avere poca validità. In
conclusione si può affermare che B. caninus è una specie valida,
endemica in Italia, ma che le introduzioni di specie simili nella sua area
di distribuzione possono causarne la locale estinzione, come è accaduto
nel fiume Isonzo dopo il rilascio di esemplari di B. petenyi.
Sempre per il solito motivo non deve essere considerata valida la recente
pubblicazione riguardante il "Barbus meridionalis" del
fiume Isonzo (Carruba, 2000). Secondo Bianco (1998a), nei fiumi del sud
Europa peninsulare, possono coesistere soltanto due specie parapatriche di
Barbus: una di piccola taglia che popola il corso superiore dei fumi,
un'altra di taglia medio grande diffusa sul tratto inferiore e nei laghi.
La specie di piccola taglia può fare parte del gruppo B. caninus, B.
petenyi, B. meridionalis e B. peloponnesiacus. La specie
di dimensioni maggiori, del gruppo B. plebejus, B. tyberinus, B.
barbus e B. macedonicus. Il fatto che popolazioni di B.
tyberinus, presenti in piccoli torrenti come il Farma in Toscana,
abbiano habitat, ecologia e biologia simili a quelli di B. caninus,
dimostra come la specie presenti una plasticità maggiore degli altri Barbus,
e come questa specie sia in grado di generare ecofenotipi diversi
modificando al tempo stesso la propria biologia a seconda della grandezza
ed alle condizioni del suo biotopo. |
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Ibridazioni
- B. caninus si può ibridare, anche se non molto frequentemente,
con B. plebejus e, nell'Italia centrale, dove è specie introdotta,
con B. tyberinus. Due casi di ibridazione sono stati descritti da
Bianco (1995, e discussi in dettaglio nei capitoli su
B.
plebejus e
B.
tyberinus. L'ibridazione tra due specie parapatriche è ben
conosciuta in Europa, infatti avviene anche tra B. barbus e B.
meridionalis (Berrebi et al., 1993) e probabilmente tra B. barbus
e B. petenyi. Le due specie parapatriche tendono a formare zone di
ibridi confinati all'area di contatto, che generalmente è situata sulla
zona collinare del corso del fiume. Estensive ibridazioni tra e sono state
osservate nel fiume Adige (Betti, 1995), ma altri ibridi sono stati
osservati da Bianco (1993) sul fiume Brenta e Pellice, entrambi facenti
parte del bacino del fiume Po. |
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Habitat
e abitudini
- Specie di acque moderatamente fredde, tipica del tratto pedemontano
o collinare dei corsi d'acqua, in particolare tra 100 e 300 m sul livello
del mare. Vive in acque dal corso veloce, preferibilmente limpide e ben
ossigenate, con temperatura compresa tra 16 e 20 °C, a substrato sabbioso,
sassoso o ghiaioso, misto a pietre e massi, ricco di anfratti e
nascondigli. Anche se il loro
areale di distribuzione è sovrapponibile,
B. caninus popola zone di fiume
decisamente più a monte rispetto alla specie simpatrica B. plebejus ed è più frequente nei
corpi d'acqua di minore portata. Specie gregaria, quando la consistenza numerica
della popolazione lo consente, gli esemplari si radunano in grandi branchi. Il barbo canino tende a localizzarsi in
tratti relativamente limitati, tanto che spesso la sua distribuzione
appare frammentata. Condivide di regola il proprio habitat con le trote,
la sanguinerola, il vairone e lo scazzone. Altre specie assieme alle quali
può essere non di rado rinvenuto sono il cavedano e il ghiozzo padano.
Nei corsi d'acqua di maggiori dimensioni si associa ai branchi di B.
plebejus. Specie bentonica, si sposta sul fondale alla ricerca di
prede, caratteristica è l'abitudine di capovolgere piccole pietre con il
muso, in modo da mettere allo scoperto i macroinvertebrati di cui si ciba.
ha tendenze moderatamente fotofobe, svolge massima attività nelle ore
crepuscolari e notturne, o nelle giornate con cielo coperto. Durante i
mesi più freddi, gli esemplari di questa specie formano piccoli gruppi che
si radunano tra gli anfratti delle rive o sotto pietre del fondo, dove
restano in stato di latenza fino al rialzo di temperatura che si verifica
in primavera.
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Migrazioni
- Come molte altre specie dei generi
Barbus
e Luciobarbus,
B. caninus è
specie migratrice isodroma, si sposta in acque profonde
durante la stagione fredda, per riportarsi nei tratti pedemontani ad acqua
fresca e corrente durante la primavera e l'estate. La migrazione avviene
in coincidenza con il periodo riproduttivo. Nelle zone situate a quota più elevata, la maggior concentrazione di individui si ha
nel periodo compreso tra giugno e luglio, mentre a basse altitudini si
verifica nel periodo novembre - febbraio. |
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Alimentazione - Il regime alimentare del barbo
canino è nettamente orientato su di una
dieta a base di invertebrati. L'alimentazione è prettamente carnivora e comprende larve di insetti
acquatici, crostacei e anellidi. Particolarmente predate sono le larve di efemerotteri e di ditteri (chironomidi, simulidi ed altri). Secondo
Ronco et al. (1987), nel contenuto dello stomaco di 25 esemplari di B. caninus catturati nel torrente Valsolia, un
tributario del Rio Ceronda nel bacino del fiume Po in Piemonte, sono stati
trovati quattro gruppi d'insetti: Ephemeroptera (38%); Diptera,
principalmente Chironomidae (35%); Trichoptera (25%); Plecoptera (2%). |
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Riproduzione
- La maturità sessuale viene raggiunta a un anno di vita dai maschi e
a 2 anni dalle femmine. Per popolazioni del fiume Agno (Salviati et al.,
2003), nei maschi lo sviluppo delle gonadi raggiunge il massimo durante
l'estate, quando esse rappresentano dal 5 al 6% del peso totale del pesce.
Analogamente nelle femmine lo sviluppo massimo delle gonadi si verifica nel
periodo giugno - luglio, momento in cui le gonadi rappresentano dal 24 al
26% del peso totale corporeo. La frega si svolge tra la seconda metà di
maggio e la prima metà di luglio. I branchi in frega attuano migrazioni
verso monte, per raggiungere i quartieri di riproduzione situati su
fondali ghiaiosi, sabbiosi o sassosi, poco profondi, dove avviene la
deposizione. Le uova nelle ovaie delle femmine in età riproduttiva hanno
diversi stadi di sviluppo, generalmente da due a quattro, per questo la
frega può avvenire a più riprese. La strategia di multiple deposizioni
deve essere interpretata come un adattamento alla variabilità del regime
idrico dei bacini in cui la specie è diffusa. La fecondità delle femmine
di classe d'età 3+ varia tra le 1.600 e le 2.800 uova, con una media di 2.300, nelle femmine di
classe 4+ oscilla tra le 2.100 e le 3.900 (media 3150), ed è compresa tra le 3.900 e le 5.700
(media 4800) in quelle di classe 5+. Le uova sono deposte in acque
basse, correnti e ben ossigenate, sono provviste di filamenti adesivi ed
aderiscono al substrato fino alla schiusa. |
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Accrescimento e resilienza - Tempo
minimo di raddoppiamento della popolazione, medio: 1.4 - 4.4 anni. Le informazioni sul ciclo vitale di questa specie
sono scarse, in particolare per
quanto riguarda le popolazioni italiane.
Le femmine crescono più velocemente e raggiungono taglie maggiori dei
maschi.
L'accrescimento è abbastanza
lento; dopo un anno i giovani misurano 4 - 5 cm, dopo 2 anni sono raggiunti
8 - 10 cm e a 3 anni 13 - 15 cm. Nelle popolazioni del fiume Agno (Salviati et al.,
1991), i maschi raggiungono la classe 4+ e le femmine 5+, esemplari più
vecchi non sono state trovati, le classi d'età maggiormente rappresentate
erano da 1+ a 3+ per i maschi e da 2+ a 4+ per le femmine. Secondo Gandolfi et al. (1991), le
femmine di B. caninus
possono vivere circa 5 anni. Lunghezza massima 40 cm; non supera però in
genere i 20 - 22 cm, con un peso corrispondente di circa 200 g. |
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Predatori,
parassiti e malattie - Il barbo canino infettato da parassiti come
sanguisughe dei generi Ichtyobdella e Piscicola e dal
crostaceo Lernaeocera cyprinacea che si localizza sulla pelle e
sulle pinne. Tra i principali predatori figurano i salmonidi, che si
alimentano di questa specie in tutte le classi di età, uccelli ittiofagi,
come trampolieri, svassi ed anatre tuffatrici, e rettili acquatici. |
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Status
della specie - Le popolazioni di barbo canino sono in forte
contrazione in gran parte dell'areale di distribuzione. Nel distretto Padano-Veneto,
dove la specie è endemica, sta
progressivamente scomparendo Esistono ancora diverse popolazioni confinate in località
isolate, con areale di fatto molto frammentato. Barbus
caninus è molto sensibile ad ogni cambiamento ambientale ed il suo
declino è legato alla distruzione del suo habitat. Le cause principali
sono essenzialmente la riduzione delle portate dei corsi d'acqua, che
proprio nei tratti pedemontani subiscono in genere massicci prelievi
idrici, l'inquinamento organico e le modificazioni antropiche sugli alvei.
Una delle cause principali della sofferenza della specie è stata
l'immissione sovradimensionata di trote fario ed iridee nei tratti
pedemontani dei torrenti. Nel fiume Isonzo è scomparso a causa della
competizione con l'introdotto B.
petenyi. La presenza di forti contingenti di
trote determina, specialmente nei torrenti collinari appenninici, una
competizione alimentare con B. caninus per lo sfruttamento degli
invertebrati bentonici e, fatto più grave, i salmonidi si alimentano a
spese del novellame di barbo. Sul lungo periodo i ciprinidi vengono
totalmente eliminati dall'asta fluviale. Devono essere prese misure
protettive per prevenire l'ulteriore riduzione delle popolazioni di questo
endemismo italico. Per la loro importanza come habitat
elettivo di generi endemici, i biotopi di torrente collinare dove è
presente la specie, dovrebbero essere protetti
mediante l'istituzione di zone ittiche denominate "zona a ciprinidi
reofili". In queste aree dovrebbe essere limitata l'immissione di
specie predatrici (S. trutta) e si dovrebbe indicare un
disciplinare per il prelievo idrico
e la realizzazione di opere di idrauliche. |
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Protezione
- Nessuna specifica, in Italia la specie è legalmente designata
"barbo", e quindi beneficia dei provvedimenti di salvaguardia relativi,
ove essi siano presenti. Da
quando la specie è stata ammessa come valida, non è stata ancora inclusa in nessun
elenco nazionale delle specie che necessitano di tutela. Tutte le specie
del genere Barbus, sono inserite in "ALLEGATO V" della "DIRETTIVA
92/43/CEE DEL CONSIGLIO" del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione
degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna
selvatiche. Nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation
of Nature and Natural Resources) la specie è classificata in pericolo (EN
A2ace, endagered). |
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Valore
economico - Specie priva di interesse commerciale. Le carni
del barbo canino sono piuttosto scadenti e di conseguenza questa specie è
poco stimata dal punto di vista alimentare. Occasionalmente viene
commercializzato fresco o refrigerato. B. caninus
è specie endemica del distretto Padano-Veneto, pertanto presenta un
notevole valore scientifico e faunistico. |
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Pesca sportiva
- Praticata con frequenza, soprattutto con lenze collocate a fondo o
radenti il fondo, nonché con la bilancia. Le esche più idonee sono
costituite da larve di mosca carnaria, lombrichi, larve di insetti
acquatici. Si tratta di un pesce che oppone una resistenza
proporzionalmente notevole alla cattura. |
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Pesca
professionale - Inesistente. Una volta era esercitata a livello
semiprofessionale con reti e bilance. |
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