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Il
barbo italico, Barbus
plebejus Bonaparte, 1839 |
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Caratteri
meristici - Squame
in serie laterale: 57 - 58 + 3 - 4. Squame sopra la linea laterale: 11-16. Squame
sotto la linea laterale: 10-13. Squame circumpeduncolari: 26 - 30 (media 28).
Branchiospine: 9 - 15 (media 11). Vertebre: 42 - 45. Pinna dorsale: IV, 8. Pinna caudale:
17. Pinne pettorali: I, 15 - 17. Pinne ventrali: II, 8. Pinna anale: III - IV,
5. |
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Descrizione
- Corpo slanciato e robusto, fusiforme, a profilo ventrale
meno arcuato rispetto al dorsale, e moderatamente compresso nella
regione caudale. Sezioni trasversali del corpo ovali, quasi
circolari. Testa
è allungata, con muso appuntito.
Occhio piccolo, di diametro
nettamente inferiore alla lunghezza del muso. Bocca infera, protrattile,
con mascella superiore prominente circondata da spesse labbra.
Il labbro inferiore è carnoso, con lobo mediano marcato. Sono
presenti due paia di barbigli, il più corto situato lateralmente alla
porzione anteriore del labbro superiore, il più lungo agli angoli della bocca.
Squame cicloidi relativamente piccole,
solidamente impiantate nel derma e quasi impercettibili al tatto. Linea laterale
ad andamento quasi orizzontale.
Denti faringei triseriati ed
uncinati. Origine della pinna dorsale allineata o leggermente spostata
in avanti rispetto alla corrispondenza con quella delle pinne ventrali. Ultimo raggio indiviso della pinna dorsale
moderatamente ossificato e finemente dentellato sul margine posteriore.
Negli individui giovani questo raggio è dentellato per circa metà
lunghezza, mentre in quelli più anziani la dentellatura occupa soltanto un
terzo della lunghezza del raggio (Festa, 1892). La dentellatura è più
marcata negli individui giovani e tende a ridursi con la crescita, alla
lunghezza di 200 - 250 mm SL risulta poco evidente e non è più
avvertibile negli esemplari superiori a 300 mm SL (Gridelli, 1935; Bianco,
1995a). Quando è presente, la
dentellatura presenta da 24 a 26 denti, distribuiti in numero di 2 -
4 per mm. La pinna anale, piegata all'indietro, non arriva alla base della
caudale. Colorazione del dorso bruno scuro o bruno verdastro.
Fianchi sono
giallastri o dello stesso colore del dorso, progressivamente più chiari
dal dorso al ventre. Superficie ventrale bianca o bianco
giallastra. Pinne translucide, di colore grigio verdastre, bruno giallastre o
bruno verdastre, con sfumature aranciate o rosse particolarmente marcate
nel periodo di frega. Pinne
dorsale e caudale con punteggiatura nerastra più o meno
intensa. In alcuni individui si fanno particolarmente accentuate le
tonalità dorate. Secondo F. P.
Pomini (1937) e altri studiosi, la specie presenta notevoli variazioni di
colore in relazione all'ambiente: in generale gli individui che vivono
nelle acque limpide dei laghi e dei fiumi di "risorgive" hanno dorso
azzurrognolo, ventre argenteo e pinne giallastre, mentre quelli che
abitano laghi e fiumi con acque meno trasparenti e spesso limacciose
presentano dorso verdastro, ventre giallastro e pinne rossastre. |
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Dimorfismo
sessuale - I maschi pronti alla riproduzione presentano
tubercoli nuziali disposti sulla testa, sull'opercolo e al centro delle
squame dorsali, specialmente su quelle disposte dal margine posteriore
dell'osso occipitale fino all'origine della pinna dorsale. I tubercoli sui
lati del corpo sono concentrati nella porzione anterodorsale (Bianco,
1995a). Secondo Fatio (1882) e Festa (1892), le pinne pettorali sono più
lunghe e la pinna anale è più corta nei maschi rispetto alle femmine.
Nel bacino del fiume Po, le femmine crescono più velocemente e vivono
più a lungo dei maschi (Vitali & Braghieri, 1983), ma queste
distinzioni non sono state osservate nell'Italia dell'est, dove non è
stato rilevato nessun dimorfismo sessuale correlato alla taglia od
all'età (Confortini, 1996). |
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Sottospecie
- Molte sottospecie, distribuite nel sud dell'Europa, dalla Spagna
alla Turchia, venivano attribuite a B. plebejus. Recentemente,
tutte queste presunte sottospecie, sono state riconosciute come quattro
specie distinte: B. haasii, B. tauricus, B. cyclolepis
e B. lacerta. Barbus plebejus è adesso considerato come
specie monofiletica endemica dell'Italia. Krupka e Holcik (1976) citano ,
come presente nel fiume Popard, bacino della Vistola, ex Cecoslovacchia
ma, probabilmente, si tratta di un esemplare di Barbus tauricus walecki. |
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Ibridazioni
- Un ibrido, B. plebejus
x B. caninus,
catturato in Liguria, nell'Italia del nordovest, è stato descritto da
Bianco (1995a). L'ibrido appare come intermedio tra le due specie
parentali per diversi caratteri meristici e morfometrici. Anche la
colorazione appare intermedia, le macchie brune sono più grandi che in B. plebejus
ma più piccole di quelle di B. caninus.
L'ultimo raggio indiviso della pinna dorsale è debolmente ossificato e i
dentelli sono molto piccoli. La membrana peritoneale appare grigio scuro,
in contrasto con quella di , B. plebejus che è bianca, e con
quella di B. caninus,
che è nera.
L'ibridazione
tra specie parapatriche può capitare in natura. B. barbus e
B. meridionalis producono ibridi nel fiume Lergue in Francia, dove B.
meridionalis, che è meglio adattato alla vita in fiumi ad acqua
fredda, occupa il corso superiore dei fiumi, mentre B. barbus,
ben adattato alle alte temperature ed all'ambiente lacustre, tende ad
occupare le parti media e bassa del corso d'acqua. Nell'area in cui si
sovrappongono gli habitat delle due specie, l'ibridazione è comune (Poncin
et al., 1994). Un fenomeno simile è stato osservato nel fiume Asio,
un tributario del fiume Adige, nel nordest dell'Italia, con B. plebejus
e B. caninus. Barbus caninus tende ad
occupare le parti superiori del fiume e Barbus plebejus quelle
medio inferiori. La zona dove sono presenti gli ibridi si colloca
nell'area di sovrapposizione degli habitat. Gli ibridi mostrano
caratteristiche intermedie tra le due specie parentali, specialmente per
il numero di squame sulla linea laterale. Nella zona d'ibridazione, il
numero mostra tre picchi distinti: un picco per B. caninus
con 44 - 45 squame; uno per gli ibridi con 43 - 62; un terzo per B. plebejus
con 65 - 72 squame (Betti, 1995). Una zona d'ibridazione è stata
osservata anche ne fiume Pellice, nell'Italia del nordovest (Bianco, pers.
comm.). |
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Cariotipo
- Cautadella et al. (1977) hanno studiato i cromosomi di Barbus
plebejus durante la metafase somatica. Sono stati esaminati tre
esemplari provenienti uno dal fiume Scrivia, un tributario del fiume Po, e
altri due del fiume Tevere presso Roma. Solo l'esemplare dello Scrivia
apparteneva alla specie B. plebejus, gli altri due sono attualmente
classificati come B. tyberinus. Il numero diploide di cromosomi, in
tutte le tre specie del genere Barbus endemiche della Penisola
Italiana, è pari a 100. A causa dell'errore di attribuzione, la
morfologia cromosomica rilevata da Cautadella et al. (1977) e riferita a
solo due degli esemplari esaminati, risulta di scarso valore. In ogni caso
i dati sono questi: 13 paia di cromosomi metacentrici (incluse una
grande), 9 paia di cromosomi submetacentrici (inclusa una grande più di
2w), 9 paia di cromosomi subtelocentrici e 19 paia di cromosomi
acrocentrici. |
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Specificità
proteica - La specificità proteica di Barbus plebejus
e di Barbus caninus è stata studiata e comparata con quella di
ogni taxa del genere Barbus ss. delle regioni nord mediterranee.
Gli esemplari esaminati, per un totale di 27 loci presuntivi, includevano
14 B. plebejus catturati nel fiume Isonzo, nell'Italia del nordest,
251 esemplari di B. barbus ed altri esemplari di 9 specie
diverse (Tsigenopoulos et al., 1999). L'albero ottenuto tramite il metodo
di Kluge & Farris (1969) e Farris (1977), mostra che B. plebejus è
una specie ben separata da tutti gli altri taxa esaminati e che le forme
fluviolacustri B. plebejus, B. barbus e B.
macedonicus, non costituiscono una linea monofiletica. |
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Barbus plebejus: detail of the head
and pharyngeal teeth |
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Barbus plebejus: particolare
della testa e denti faringei |
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Habitat
e abitudini - Ciprinide reofilo caratteristico del
tratto medio e superiore dei fiumi planiziali. Specie legata ad acque
limpide, ossigenate, a corrente vivace e fondo ghiaioso e sabbioso,
tipiche della zona dei ciprinidi a deposizione litofila, di cui il barbo
è una delle specie caratterizzanti. L'habitat di questa specie è talmente
tipico da essere comunemente indicato come "zona del barbo". La
specie ha comunque una discreta flessibilità di adattamento. Nei
fiumi più grandi può spingersi notevolmente a monte, fino a sconfinare
nella zona dei Salmonidi, spesso
occupa gran parte della zona del temolo.
A valle si rinviene anche in acque
moderatamente torbide purché ben ossigenate.
Nei laghi è abbondate fino a circa 600 m di quota (Festa, 1892; Bianco,
1998). Nelle acque dei grandi laghi
prealpini, tende a concentrarsi lungo i tratti di litorale influenzati
dall'ingresso dei corsi d'acqua tributari. Nel
corso medio del Po, in termini di biomassa, è la componente più
importante (circa 30-35%) della comunità ittica, mentre nel corso medio
dell'Adige il suo contributo (20% circa) è superato solo da quello del
cavedano. B. plebejus è
specie gregaria, specialmente in
giovane età, gli adulti di età superiore ai 5-6 anni possono sviluppare
la tendenza a vivere isolati. Il barbo italico tende ad associarsi in
branchi anche con altri ciprinidi reofili, quali soprattutto la lasca e il
cavedano. Localmente può dividere l'habitat con altre specie ittiche, tra
cui in particolare l'alborella, la savetta, il vairone, la sanguinerola,
il cobite ed i ghiozzi. La
specie, che risente moltissimo delle variazioni climatiche, regola la
propria attività in base alla temperatura, pressione atmosferica e
periodi di insolazione. Da
primavera a tutto luglio, si avvicinano spesso alla riva e frugano il
suolo; amando poco la luce, cercano l'ombra dei luoghi più riparati e
nascosti. Durante la stagione calda si dimostra vivace e girovago. Va
spesso in cerca di ghiareti sommersi, trattenendosi anche in pochi
centimetri d'acqua. Durante i
barbi sono presi da torpore, e, pressoché fermi, si radunano vicinissimi
l'uno all'altro e si fermano generalmente presso qualche polla sorgiva
subacquea o in qualche buca riparata. La specie ha abitudini fotofobe,
come dimostra l'occhio relativamente piccolo, e tende ad essere più
attiva nelle ore crepuscolari e notturne. Grazie al ricco corredo di
terminazioni sensoriali poste nelle labbra e nei barbigli è perfettamente
in grado di ricercare il cibo anche in assenza di visibilità.
In genere il barbo italico è sedentario. Si trattiene volentieri al di
sotto dei salti d'acqua che specie nel periodo della frega è capace di
risalire con grandi guizzi; ama le pescaie, i tratti rocciosi dei fiumi e
i sottoriva accidentati, presso i gabbioni artificiali di sostegno e
presso le pile dei ponti si raduna spesso in branchi numericamente
consistenti.
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Alimentazione - Specie
dall'ampio spettro alimentare, si nutre in prevalenza di invertebrati
bentonici, che ricerca grufolando sul fondo, sollevando i sedimenti con il
muso. Occasionalmente può cibarsi
anche di vertebrati morti (De Betta, 1862; Festa, 1892; Pomini, 1937;
Marconato et al., 1986; Forneris et al., 1990). Tra gli insetti risultano predati
prevalentemente tricotteri, plecotteri ed efemerotteri. Gli individui più
grandi, che hanno abitudini solitarie, possono divenire ittiofagi (Pomini,
1937). Ronco et al. (1987) riporta che in Piemonte, regione del
nord Italia, la dieta si compone di insetti da maggio a giugno. Secondo
Vitali e Braghieri (1983), che hanno studiato le abitudini alimentari di
questa specie nel fiume Po (presso Caorso), nel periodo da giugno del 1976
fino a maggio del 1977, la dieta di Barbus plebejus
consiste principalmente di
macroinvertebrati, materiale vegetale e saltuariamente di piccoli pesci.
In primavera soltanto l'1.7% degli esemplari catturati aveva lo stomaco
pieno, mentre in estate la percentuale saliva al 20.3%. |
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Riproduzione
- Secondo De Betta (1862) la maturità sessuale è raggiunta dopo tre
o quattro anni di vita. Forneris et al. (1990) ha osservato che i
maschi diventano maturi a due o tre anni, quando raggiungono la lunghezza
totale di circa 24 cm, mentre le femmine maturano circa a quattro anni,
quando sono lunghe circa 30 cm. Secondo Marconato et al. (1986), i
maschi maturano al terzo anno di vita e le femmine al quarto. Pomini
(1937) riporta che i maschi maturano a 2-3 anni e a 3-4
anni le femmine a 4-5. Lo stesso risultato è stato ottenuto da Confortini
(1996) per nel fiume Adige, dove i maschi maturano a 2-3 anni, quando
raggiungono la lunghezza totale di circa 20 cm, e le femmine a 4 o, in
casi eccezionali a 5, quando raggiungono la lunghezza totale di circa 32
cm. La
percentuale di soggetti adulti con gonadi mature nei vari periodi
dell'anno è stata studiata, da Vitali e Braghieri (1983), nella media sezione del fiume Po presso Caorso. Da ottobre a marzo la percentuale
è dello 0%, in aprile sale al 2.3%, in maggio è il 9.1%, in giugno il
44%, in luglio il 29.2% ed in agosto il 2,3%. Secondo Malfer (1927), le
uova mature negli esemplari del Lago di Garda misurano da 2 a 3 mm di
diametro e, negli adulti, le gonadi mature costituiscono dal 15 al 20% del
peso corporeo. Nel
periodo di frega, i barbi risalgono i corsi d'acqua, la migrazione riproduttiva avviene in lunghe file, di norma le femmine
adulte avanti, seguite dai maschi adulti e poi dai giovani, spingendosi
anche sino a 600 - 900 m di altitudine. Gli esemplari si riuniscono nei tratti a fondo ciottoloso o ghiaioso,
di media
profondità, che sono quelli più adatti alla deposizione delle uova. Nei
laghi la deposizione avviene sempre presso la foce di qualche immissario. La
frega si svolge in periodi diversi, a seconda
delle condizioni bioclimatiche delle zone geografiche in cui la specie
vive. Nell'Italia orientale va dalla seconda metà di aprile ai primi giorni di
luglio (De Betta, 1862); Ninni, 1907; Pomini, 1937). Nell'Italia
occidentale la stagione riproduttiva va da maggio a luglio (festa, 1892).
Nella parte media del fiume Po, la frega si svolge da aprile ad agosto,
con punte di attività in giugno e luglio (Vitali e Braghieri, 1983). La
femmina fissa le uova sulle pietre del fondo, quasi sempre dove
l'acqua è più profonda e dove le correnti sono forti. I maschi sono di
solito parecchi per una sola femmina e accorrono a fecondare le uova. Ogni femmina
produce circa 8.000 - 9.000 uova per chilo di peso. Malesani (1977) ha osservato
che, nel Lago di Garda, le femmine pproducono da 20.000 a 25.000
uova e che le gonadi dei maschi pesano circa 20 g per ogni chilo di peso. Le uova sono giallastre ed adesive, dal diametro di
2,5 - 3 mm. A 16 °C la schiusa avviene in circa 8 giorni. Circa 10 - 20
giorni dopo la nascita le giovani larve iniziano a condurre vita libera
muovendosi nella colonna d'acqua e formando spesso sciami misti con altri
avannotti di ciprinidi reofili. Dopo pochi mesi i giovani barbi iniziano a
condurre vita prevalentemente bentonica. |
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Accrescimento -
L'accrescimento avviene per tappe abbastanza graduali. Informazioni
precise sull'accrescimento del barbo comune risultano da ricerche condotte
nel corso medio del Po. Nel fiume padano i barbi misurano in lunghezza
totale circa 4,5 - 7 cm (1 - 3 g di peso) ad un anno d'età, 25-27 cm (200 - 300
g) a 3 anni e 36 - 38 cm (700 - 800 g) a 5 anni. Le femmine presentano un
accrescimento in lunghezza e peso leggermente superiore a quello dei
maschi. Gli esemplari di maggiori dimensioni raggiungono circa 70 cm (3
kg) e hanno 8 anni d'età. La
relazione tra lunghezza totale (LT) e il peso (P) per le femmine del medio
Po è: P
= 0,68 x 10-5LT3,1
(Gandolfi et al., 1991) Nel
Po è stato osservato che i maschi presentano un tasso di sopravvivenza
del 28%, decisamente inferiore a quello delle femmine che è del 44%. Come
conseguenza, il rapporto sessi, che nei primi 3 anni d'età è prossimo
all'unità, si sposta rapidamente a favore delle femmine, tanto che
queste ultime nell'insieme della popolazione rappresentano oltre il 75%
degli individui. Secondo
De Betta (1862) in provincia di Verona la crescita è veloce, si
raggiungono facilmente i due chili di peso. In Piemonte la media della
lunghezza totale è di circa 40 cm. I barbi italici del fiume Po sono
generalmente di grande taglia, raggiungono facilmente i 50 - 60 cm,
dimensioni simili quelli presenti nel Tanaro che oscillano tra i 50 ed i
55 cm (Festa, 1892). Nell'Italia del nordest, Pomini (1936) ha riscontrato
una crescita lenta, in lunghezza totale la media varia tra gli 8 e 9 cm
durante il primo anno di vita, da 15 a 20 cm durante il terzo anno. Vitali
e Braghieri (1983) hanno riscontrato 8 classi d'età in un campione di 427
individui catturati nel corso medio del fiume Po, nei pressi di Caorso. Le
femmine non solo vivono più a lungo dei maschi, ma crescono anche più
velocemente. Una particolare attenzione deve essere rivolta alla crescita
annuale degli anelli presenti sulle squame. Da uno studio effettuato nel
fiume Po, si è scoperto che l'anello annuale è presente soltanto nel
3.5% degli esemplari catturati in aprile, mentre si riscontra nel 100% dei
pesci catturati in maggio (Vitali e Braghieri, 1983). L'età massima
raggiunta dagli individui di questa specie è sconosciuta. Nel bacino del
Po, le femmine vivono più a lungo dei maschi e gli eseplari di circa 500
mm di lunghezza totale hanno circa otto anni (Vitali e Braghieri, 1983).
Nell'Italia del nordest, Barbus plebejus raggiunge i nove anni
d'età ed una lunghezza di circa 512 - 540 mm (Bianco, 1995a; Confortini,
1996). La stima teorica della massima età che la specie può raggiungere
è di 14.12 anni per i maschi e 12.91 per le femmine. |
|
Dinamica
di popolazioni - La dinamica di popolazione dei barbi del
fiume Po è stata estesamente studiata da Vitali e Braghieri (1983),
esaminando 427 esemplari, provenienti dal medio corso del fiume nei pressi
di Caorso, Piacenza, nel periodo compreso tra giugno 1976 e maggio 1977.
Il tasso di mortalità e di sopravvivenza
appare significativo, grazie all'abbondanza di classi d'età presenti in
ogni campione. I due coefficienti restano pressappoco costanti attraverso
tutto l'anno, ed il tasso di sopravvivenza si attesta su valori compresi
tra il 40 ed il 50%. Il tasso istantaneo di mortalità, dovuto
principalmente alle catture, con il valore di 1.28 appare più elevato nei
maschi che nelle femmine (0.82). Il tasso di mortalità determina una
variazione del tasso di sopravvivenza, nei maschi si attesta al 28% e
nelle femmine al 44%. La mortalità annuale è del 72% nei maschi e del
56% nelle femmine. Nelle
popolazioni del fiume Po, il rapporto tra gli opposti sessi rimane
piuttosto costante attraverso gli anni e mostra una predominanza delle
femmine rispetto ai maschi, che costituiscono la maggioranza delle catture
annuali. Stagionalmente la proporzione delle femmine, in classe d'età
compresa tra 1+ e 3+, varia tra il 70.8% ed il 78.9%, mente quella dei
maschi, in classe d'età compresa tra 3+ 3 7+, declina progressivamente
fino allo 0.0%. Nell'Italia del nordest la situazione è invertita, il
rapporto tra i sessi è in favore dei maschi, con una presenza del 75% in
un campione di 210 esemplari (Confortini, 1996).
Il tasso mensile di crescita della popolazione è veloce da giugno fino a
settembre ma, nei giovani della classe d'età più bassa, rimane buono anche
in autunno ed in inverno. La velocità di crescita è legata alla
temperatura media dell'acqua, è 22.3 °C da giugno a settembre e di 7.9 °C
da ottobre a marzo.
|
|
Predatori,
parassiti e malattie - Un'indagine sul numero di parassiti e
sulle patologie indotte nei pesci catturati nel medio corso del Po, è
stata intrapresa da Aisa & Gattoni (1981). Gli effetti di diversi
patogeni sono stati ricercati su circa 126 esemplari di , il 55% di questi
presentava una o più delle malattie riportate nella seguente tabella:
| Anno |
1974 -
1975 |
1975 -
1976 |
1976 -
1977 |
| |
| Condizioni |
(n =
47) |
(n =
38) |
(n =
41) |
| |
|
Peritonite |
27.6% |
33.6% |
21.0% |
|
Enterite |
10.6% |
2.8% |
2.4% |
|
Proctite |
17.2% |
22.2% |
26.8% |
|
Infiammazione
branchiale |
12.8% |
2.8% |
2.4% |
|
Epatite |
2.1% |
- |
- |
|
Infiammazione
oculare |
2.1% |
0.0 |
0.0 |
|
Esoftalmia |
2.1% |
5.6% |
12.2% |
|
Infiammazione
anale |
2.1% |
13.9% |
7.3% |
|
Ascite |
6.4% |
- |
- |
|
Setticemia |
2.1% |
11.1% |
0.0 |
|
Necrosi
delle ovaie |
2.1% |
0.0 |
2.4% |
|
Dermatite
necrotica |
0.0 |
2.8% |
0.0 |
|
Alterazioni
dermiche |
- |
2.8% |
0.0 |
|
|
La patologia più frequente è la peritonite, o patologie derivanti da essa.
Questa è seguita da differenti infezioni gastriche, delle branchie e degli
occhi, come da varie alterazioni epidermiche o dermiche. Non sono state
riscontrate infezioni sulle pinne, sul poro genitale o sullo scheletro
vertebrale. Nel 1975 - 76, 4 dei 38 esemplari sono state osservate
malattie dei vasi sanguigni. Barbus plebejus
viene infestato dai seguenti taxa di parassiti:
|
Parassiti
di B.
plebejus |
| |
| Gruppo
sistematico |
Specie |
Tessuto/organo
infestato |
| |
| Anellidae |
Piscicola
geometra |
Pelle |
| Ichthyobdella
sp. |
Pelle |
| Protozoa |
Trichodina
domerguei |
Branchie |
| Myxobulos
pfeifferi |
Muscoli |
| Myxobulos
sp. |
Branchie |
| Cestoda |
Cariophyllaeus
laticeps |
Intestino |
| Cariophyllaeus
sp. |
Intestino |
| Monobothrium
sp. |
Intestino |
| Batibothrium
rectangulum |
Intestino |
| Clinostomum
complanatum |
Cisti
nella muscolatura |
| Crustacea |
Lernaeocera cyprinacea |
Pelle,
pinne |
| Argulus
foliaceus |
Pelle |
| Echinogammarus
sp. |
Pelle |
|
Nematoda |
Raphidascaris
acus |
Intestino |
| Camallanus
sp. |
Intestino |
| Acantocephala |
Neochinorhynchus
rutili |
Intestino |
| Pomphorhyncus
laevis |
Intestino |
| Acantocephalus
sp. |
Intestino |
| Neochinorhynchus |
Cisti
nella cavità peritoneale |
Di
tutta la fauna presente nel medio corso del fiume Po, Barbus plebejus,
il cavedano, Leuciscus cephalus
e la scardola,
Scardinius erythrophtalmus,
sono le specie più infestate da parassiti. I parassiti predominanti sono
gli Acantocefali, al secondo posto figurano i Cestodi. Gli Acantocefali
parassiti, come Pomphorhyncus
laevis, infestano più
del 50% dei barbi esaminati, nei quali causano peritoniti. I Cestodi sono
responsabili di malattie del tratto intestinale. Un'epidemia
sui barbi, causata da crostacei anfipodi Echinogammarus
sp., è stata segnalata nel
fiume Ticino. Va tenuto comunque presente che questi crostacei possono
attaccare la pelle del pesce, soltanto dopo una precedente infezione
micotica (Grimaldi e Vaini, 1991). Secondo
Tortonese (1970) viene attaccato da diversi parassiti esterni, come le
sanguisughe Piscicola sp.,
Ichthyobdella sp.,
ed il crostaceo Lernaeocera cyprinacea. In
6 dei 7 esemplari di B. plebejus,
lunghi da 350 a 3703 mm in lunghezza totale, esaminati da Dezfuli et
al. (1996) e provenienti dal fiume Brenta, sono stati trovati 11
adulti di Pomphorhyncus
laevis o di Acantocephalus
anguillae. Andreucci
et al. (1994) hanno notato la presenza della metacercaria di Clinostomum
complanatum nei muscoli di 21 dei 42 esemplari di B. plebejus
provenienti dalla provincia
di Bologna. Stadi adulti del parassita sono stati trovati nella cavità
orale degli aironi Ardea cinerea ed Ardea purpurea. |
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Status
della specie - Pesce resistente e
di discreta valenza ecologica il barbo italico, pur risultando un poco
ovunque in diminuzione, può considerarsi ancora relativamente abbondante
in molti corsi d'acqua. Risente negativamente degli interventi antropici
che modificano il fondo dei corsi d'acqua, come i prelievi di ghiaia e i
lavaggi di sabbia, che alterano i substrati riproduttivi; ciò ha
determinato la contrazione di numerose popolazioni. Nel tratto montano dei
fiumi principali, la costruzione di dighe e sbarramenti e la conseguente
formazione di ambienti con acque profonde, in cui il barbo può insediarsi
con successo, ha determinato un'estensione verso monte dell' areale.
L'immissione nei corsi d'acqua padani di massicci quantitativi di B.
barbus, attuata negli ultimi anni, mette in serio pericolo la
sopravvivenza della specie. Il più robusto ed aggressivo barbo europeo è
competitore alimentare vincente, nei confronti della specie italica.
Inoltre, fenomeni di ibridazione ne minacciano i ceppi genetici. |
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Polizia
veterinaria - In Italia il Regolamento di Polizia Veterinaria (D.RR.
8 febbraio 1954, n'°320, art. 159) include tuttora, tra le zoonosi, la
"malattia bollosa" (missoboliasi) del barbo, parassitosi delle
masse muscolari sostenuta dallo Sporozoo Myxobulus pfeifferi. In
realtà, la pericolosità per l'uomo di questo protozoo è tuttora da
dimostrare; a ciò si aggiunga, da una parte, che l'aspetto di un barbo
con "malattia bollosa" - per altro ormai ben raramente
constatabile - basterebbe di per se stesso a sconsigliarne il consumo,
dall'altra, che il consumo alimentare di questo pesce è oggi decisamente
modesto, essendo sostanzialmente alimentato dalla sola "pesca
sportiva". |
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Protezione
- In tutto il territorio italiano esistono misure minime, zone di
protezione e periodi di divieto.
Nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and
Natural Resources) la specie è classificata a preoccupazione minima (LC,
Least Concern). |
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Valore
economico - Nel lago di Garda, fino al 1950 - 1950, venivano
annualmente pescate circa tre tonnellate di Barbus plebejus e la
carne era considerata di buona qualità (Pomini, 1937). Attualmente il
barbo italico viene considerato specie di modesto interesse commerciale. -Le
carni sono comunque buone, anche se molto ricche di lische. Le uova (secondo alcuni Autori soltanto
nel periodo della riproduzione) sono tossiche e, se ingerite, possono
causare notevoli disturbi gastrointestinali. Durante il
periodo della frega, sarebbe consigliabile astenersi dal consumo di questo pesce. Viene commercializzato
fresco o refrigerato. La specie sta acquistando una sempre maggiore
importanza per gli allevatori, infatti stanno aumentando le richieste di
materiale, sia di adulti che di avannotti, da utilizzare per le semine a
supporto della pesca sportiva. |
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Pesca
sportiva - Ampiamente praticata in ambiente fluviale, con
lenza a fondo convenientemente zavorrata o con galleggiante ed esca
radente il fondo. Le ore migliori sono quelle dei primo mattino o della
sera. Le esche più adatte sono costituite da larve di mosca carnaria,
lombrichi, larve di tipula, crostacei, larve di tricotteri e di
efemerotteri, formaggio, polenta, pane. Efficace la pasturazione. li
barbo, che può essere catturato anche con camole artificiali, oppone alla
cattura una resistenza notevole. |
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Pesca
professionale - Si effettuano catture occasionali con reti di vario
tipo e con i bertovelli. |
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