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Il barbo italico, Barbus plebejus Bonaparte, 1839

Caratteri meristici - Squame in serie laterale: 57 - 58 + 3 - 4. Squame sopra la linea laterale: 11-16. Squame sotto la linea laterale: 10-13. Squame circumpeduncolari: 26 - 30 (media 28). Branchiospine: 9 - 15 (media 11). Vertebre: 42 - 45. Pinna dorsale: IV, 8. Pinna caudale: 17. Pinne pettorali: I, 15 - 17. Pinne ventrali: II, 8. Pinna anale: III - IV, 5.

Descrizione - Corpo slanciato e robusto, fusiforme, a profilo ventrale meno arcuato rispetto al dorsale, e moderatamente compresso nella regione caudale. Sezioni trasversali del corpo ovali, quasi circolari. Testa è allungata, con muso appuntito. Occhio piccolo, di diametro nettamente inferiore alla lunghezza del muso. Bocca infera, protrattile, con mascella superiore prominente circondata da spesse labbra. Il labbro inferiore è carnoso, con lobo mediano marcato. Sono presenti due paia di barbigli, il più corto situato lateralmente alla porzione anteriore del labbro superiore, il più lungo agli angoli della bocca. Squame cicloidi relativamente piccole, solidamente impiantate nel derma e quasi impercettibili al tatto. Linea laterale ad andamento quasi orizzontale. Denti faringei triseriati ed uncinati. Origine della pinna dorsale allineata o leggermente spostata in avanti rispetto alla corrispondenza con quella delle pinne ventrali. Ultimo raggio indiviso della pinna dorsale moderatamente ossificato e finemente dentellato sul margine posteriore. Negli individui giovani questo raggio è dentellato per circa metà lunghezza, mentre in quelli più anziani la dentellatura occupa soltanto un terzo della lunghezza del raggio (Festa, 1892). La dentellatura è più marcata negli individui giovani e tende a ridursi con la crescita, alla lunghezza di 200 - 250 mm SL risulta poco evidente e non è più avvertibile negli esemplari superiori a 300 mm SL (Gridelli, 1935; Bianco, 1995a). Quando è presente, la dentellatura presenta da  24 a 26 denti, distribuiti in numero di 2 - 4 per mm. La pinna anale, piegata all'indietro, non arriva alla base della caudale. Colorazione del dorso bruno scuro o bruno verdastro. Fianchi sono giallastri o dello stesso colore del dorso, progressivamente più chiari dal dorso al ventre. Superficie ventrale bianca o bianco giallastra. Pinne translucide, di colore grigio verdastre, bruno giallastre o bruno verdastre, con sfumature aranciate o rosse particolarmente marcate nel periodo di frega. Pinne dorsale e caudale con punteggiatura nerastra più o meno intensa. In alcuni individui si fanno particolarmente accentuate le tonalità dorate. Secondo F. P. Pomini (1937) e altri studiosi, la specie presenta notevoli variazioni di colore in relazione all'ambiente: in generale gli individui che vivono nelle acque limpide dei laghi e dei fiumi di "risorgive" hanno dorso azzurrognolo, ventre argenteo e pinne giallastre, mentre quelli che abitano laghi e fiumi con acque meno trasparenti e spesso limacciose presentano dorso verdastro, ventre giallastro e pinne rossastre.

Dimorfismo sessuale - I maschi pronti alla riproduzione presentano tubercoli nuziali disposti sulla testa, sull'opercolo e al centro delle squame dorsali, specialmente su quelle disposte dal margine posteriore dell'osso occipitale fino all'origine della pinna dorsale. I tubercoli sui lati del corpo sono concentrati nella porzione anterodorsale (Bianco, 1995a). Secondo Fatio (1882) e Festa (1892), le pinne pettorali sono più lunghe e la pinna anale è più corta nei maschi rispetto alle femmine. Nel bacino del fiume Po, le femmine crescono più velocemente e vivono più a lungo dei maschi (Vitali & Braghieri, 1983), ma queste distinzioni non sono state osservate nell'Italia dell'est, dove non è stato rilevato nessun dimorfismo sessuale correlato alla taglia od all'età (Confortini, 1996).

Sottospecie - Molte sottospecie, distribuite nel sud dell'Europa, dalla Spagna alla Turchia, venivano attribuite a B. plebejus. Recentemente, tutte queste presunte sottospecie, sono state riconosciute come quattro specie distinte: B. haasii, B. tauricus, B. cyclolepis e B. lacerta. Barbus plebejus è adesso considerato come specie monofiletica endemica dell'Italia. Krupka e Holcik (1976) citano , come presente nel fiume Popard, bacino della Vistola, ex Cecoslovacchia ma, probabilmente, si tratta di un esemplare di Barbus tauricus walecki.

Ibridazioni - Un ibrido, B. plebejus x B. caninus, catturato in Liguria, nell'Italia del nordovest, è stato descritto da Bianco (1995a). L'ibrido appare come intermedio tra le due specie parentali per diversi caratteri meristici e morfometrici. Anche la colorazione appare intermedia, le macchie brune sono più grandi che in B. plebejus ma più piccole di quelle di B. caninus. L'ultimo raggio indiviso della pinna dorsale è debolmente ossificato e i dentelli sono molto piccoli. La membrana peritoneale appare grigio scuro, in contrasto con quella di , B. plebejus che è bianca, e con quella di B. caninus, che è nera. 

L'ibridazione tra specie parapatriche può capitare in natura. B. barbus e B. meridionalis producono ibridi nel fiume Lergue in Francia, dove B. meridionalis, che è meglio adattato alla vita in fiumi ad acqua fredda, occupa il corso superiore dei fiumi, mentre B. barbus, ben adattato alle alte temperature ed all'ambiente lacustre, tende ad occupare le parti media e bassa del corso d'acqua. Nell'area in cui si sovrappongono gli habitat delle due specie, l'ibridazione è comune (Poncin et al., 1994). Un fenomeno simile è stato osservato nel fiume Asio, un tributario del fiume Adige, nel nordest dell'Italia, con B. plebejus e B. caninus. Barbus caninus tende ad occupare le parti superiori del fiume e Barbus plebejus quelle medio inferiori. La zona dove sono presenti gli ibridi si colloca nell'area di sovrapposizione degli habitat. Gli ibridi mostrano caratteristiche intermedie tra le due specie parentali, specialmente per il numero di squame sulla linea laterale. Nella zona d'ibridazione, il numero mostra tre picchi distinti: un picco per B. caninus con 44 - 45 squame; uno per gli ibridi con 43 - 62; un terzo per B. plebejus con 65 - 72 squame (Betti, 1995). Una zona d'ibridazione è stata osservata anche ne fiume Pellice, nell'Italia del nordovest (Bianco, pers. comm.).

Cariotipo - Cautadella et al. (1977) hanno studiato i cromosomi di Barbus plebejus durante la metafase somatica. Sono stati esaminati tre esemplari provenienti uno dal fiume Scrivia, un tributario del fiume Po, e altri due del fiume Tevere presso Roma. Solo l'esemplare dello Scrivia apparteneva alla specie B. plebejus, gli altri due sono attualmente classificati come B. tyberinus. Il numero diploide di cromosomi, in tutte le tre specie del genere Barbus endemiche della Penisola Italiana, è pari a 100. A causa dell'errore di attribuzione, la morfologia cromosomica rilevata da Cautadella et al. (1977) e riferita a solo due degli esemplari esaminati, risulta di scarso valore. In ogni caso i dati sono questi: 13 paia di cromosomi metacentrici (incluse una grande), 9 paia di cromosomi submetacentrici (inclusa una grande più di 2w), 9 paia di cromosomi subtelocentrici e 19 paia di cromosomi acrocentrici.

Specificità proteica - La specificità proteica di Barbus plebejus e di Barbus caninus è stata studiata e comparata con quella di ogni taxa del genere Barbus ss. delle regioni nord mediterranee. Gli esemplari esaminati, per un totale di 27 loci presuntivi, includevano 14 B. plebejus catturati nel fiume Isonzo, nell'Italia del nordest, 251 esemplari di B. barbus ed altri esemplari di 9 specie diverse (Tsigenopoulos et al., 1999). L'albero ottenuto tramite il metodo di Kluge & Farris (1969) e Farris (1977), mostra che B. plebejus è una specie ben separata da tutti gli altri taxa esaminati e che le forme fluviolacustri B. plebejus, B. barbus e B. macedonicus, non costituiscono una linea monofiletica.

  Barbus plebejus: detail of the head and pharyngeal teeth  
Barbus plebejus: particolare della testa e denti faringei

Habitat e abitudini - Ciprinide reofilo caratteristico del tratto medio e superiore dei fiumi planiziali. Specie legata ad acque limpide, ossigenate, a corrente vivace e fondo ghiaioso e sabbioso, tipiche della zona dei ciprinidi a deposizione litofila, di cui il barbo è una delle specie caratterizzanti. L'habitat di questa specie è talmente tipico da essere comunemente indicato come "zona del barbo". La specie ha comunque una discreta flessibilità di adattamento. Nei fiumi più grandi può spingersi notevolmente a monte, fino a sconfinare nella zona dei Salmonidi, spesso occupa gran parte della zona del temolo. A valle si rinviene anche in acque moderatamente torbide purché ben ossigenate. Nei laghi è abbondate fino a circa 600 m di quota (Festa, 1892; Bianco, 1998). Nelle acque dei grandi laghi prealpini, tende a concentrarsi lungo i tratti di litorale influenzati dall'ingresso dei corsi d'acqua tributari. Nel corso medio del Po, in termini di biomassa, è la componente più importante (circa 30-35%) della comunità ittica, mentre nel corso medio dell'Adige il suo contributo (20% circa) è superato solo da quello del cavedano. B. plebejus è specie gregaria, specialmente in giovane età, gli adulti di età superiore ai 5-6 anni possono sviluppare la tendenza a vivere isolati. Il barbo italico tende ad associarsi in branchi anche con altri ciprinidi reofili, quali soprattutto la lasca e il cavedano. Localmente può dividere l'habitat con altre specie ittiche, tra cui in particolare l'alborella, la savetta, il vairone, la sanguinerola, il cobite ed i ghiozzi. La specie, che risente moltissimo delle variazioni climatiche, regola la propria attività in base alla temperatura, pressione atmosferica e periodi di insolazione. Da primavera a tutto luglio, si avvicinano spesso alla riva e frugano il suolo; amando poco la luce, cercano l'ombra dei luoghi più riparati e nascosti. Durante la stagione calda si dimostra vivace e girovago. Va spesso in cerca di ghiareti sommersi, trattenendosi anche in pochi centimetri d'acqua. Durante i barbi sono presi da torpore, e, pressoché fermi, si radunano vicinissimi l'uno all'altro e si fermano generalmente presso qualche polla sorgiva subacquea o in qualche buca riparata. La specie ha abitudini fotofobe, come dimostra l'occhio relativamente piccolo, e tende ad essere più attiva nelle ore crepuscolari e notturne. Grazie al ricco corredo di terminazioni sensoriali poste nelle labbra e nei barbigli è perfettamente in grado di ricercare il cibo anche in assenza di visibilità. In genere il barbo italico è sedentario. Si trattiene volentieri al di sotto dei salti d'acqua che specie nel periodo della frega è capace di risalire con grandi guizzi; ama le pescaie, i tratti rocciosi dei fiumi e i sottoriva accidentati, presso i gabbioni artificiali di sostegno e presso le pile dei ponti si raduna spesso in branchi numericamente consistenti.

AlimentazioneSpecie dall'ampio spettro alimentare, si nutre in prevalenza di invertebrati bentonici, che ricerca grufolando sul fondo, sollevando i sedimenti con il muso. Occasionalmente può cibarsi anche di vertebrati morti (De Betta, 1862; Festa, 1892; Pomini, 1937; Marconato et al., 1986; Forneris et al., 1990). Tra gli insetti risultano predati prevalentemente tricotteri, plecotteri ed efemerotteri. Gli individui più grandi, che hanno abitudini solitarie, possono divenire ittiofagi (Pomini, 1937). Ronco et al. (1987) riporta che in Piemonte, regione del nord Italia, la dieta si compone di insetti da maggio a giugno. Secondo Vitali e Braghieri (1983), che hanno studiato le abitudini alimentari di questa specie nel fiume Po (presso Caorso), nel periodo da giugno del 1976 fino a maggio del 1977, la dieta di Barbus plebejus consiste principalmente di macroinvertebrati, materiale vegetale e saltuariamente di piccoli pesci. In primavera soltanto l'1.7% degli esemplari catturati aveva lo stomaco pieno, mentre in estate la percentuale saliva al 20.3%.

Riproduzione - Secondo De Betta (1862) la maturità sessuale è raggiunta dopo tre o quattro anni di vita. Forneris et al. (1990) ha osservato che i maschi diventano maturi a due o tre anni, quando raggiungono la lunghezza totale di circa 24 cm, mentre le femmine maturano circa a quattro anni, quando sono lunghe circa 30 cm. Secondo Marconato et al. (1986), i maschi maturano al terzo anno di vita e le femmine al quarto. Pomini (1937) riporta che i maschi maturano a 2-3 anni e a 3-4 anni le femmine a 4-5. Lo stesso risultato è stato ottenuto da Confortini (1996) per nel fiume Adige, dove i maschi maturano a 2-3 anni, quando raggiungono la lunghezza totale di circa 20 cm, e le femmine a 4 o, in casi eccezionali a 5, quando raggiungono la lunghezza totale di circa 32 cm.

La percentuale di soggetti adulti con gonadi mature nei vari periodi dell'anno è stata studiata, da Vitali e Braghieri (1983), nella media sezione del fiume Po presso Caorso. Da ottobre a marzo la percentuale è dello 0%, in aprile sale al 2.3%, in maggio è il 9.1%, in giugno il 44%, in luglio il 29.2% ed in agosto il 2,3%. Secondo Malfer (1927), le uova mature negli esemplari del Lago di Garda misurano da 2 a 3 mm di diametro e, negli adulti, le gonadi mature costituiscono dal 15 al 20% del peso corporeo.

Nel periodo di frega, i barbi risalgono i corsi d'acqua, la migrazione riproduttiva avviene in lunghe file, di norma le femmine adulte avanti, seguite dai maschi adulti e poi dai giovani, spingendosi anche sino a 600 - 900 m di altitudine. Gli esemplari si riuniscono nei tratti a fondo ciottoloso o ghiaioso, di media profondità, che sono quelli più adatti alla deposizione delle uova. Nei laghi la deposizione avviene sempre presso la foce di qualche immissario. 

La frega si svolge in periodi diversi, a seconda delle condizioni bioclimatiche delle zone geografiche in cui la specie vive. Nell'Italia orientale va dalla seconda metà di aprile ai primi giorni di luglio (De Betta, 1862); Ninni, 1907; Pomini, 1937). Nell'Italia occidentale la stagione riproduttiva va da maggio a luglio (festa, 1892). Nella parte media del fiume Po, la frega si svolge da aprile ad agosto, con punte di attività in giugno e luglio (Vitali e Braghieri, 1983).

La femmina fissa le uova sulle pietre del fondo, quasi sempre dove l'acqua è più profonda e dove le correnti sono forti. I maschi sono di solito parecchi per una sola femmina e accorrono a fecondare le uova. Ogni femmina produce circa 8.000 - 9.000 uova per chilo di peso. Malesani (1977) ha osservato che, nel Lago di Garda, le femmine pproducono da 20.000 a 25.000 uova e che le gonadi dei maschi pesano circa 20 g per ogni chilo di peso. Le uova sono giallastre ed adesive, dal diametro di 2,5 - 3 mm. A 16 °C la schiusa avviene in circa 8 giorni. Circa 10 - 20 giorni dopo la nascita le giovani larve iniziano a condurre vita libera muovendosi nella colonna d'acqua e formando spesso sciami misti con altri avannotti di ciprinidi reofili. Dopo pochi mesi i giovani barbi iniziano a condurre vita prevalentemente bentonica.

Accrescimento -  L'accrescimento avviene per tappe abbastanza graduali. Informazioni precise sull'accrescimento del barbo comune risultano da ricerche condotte nel corso medio del Po. Nel fiume padano i barbi misurano in lunghezza totale circa 4,5 - 7 cm (1 - 3 g di peso) ad un anno d'età, 25-27 cm (200 - 300 g) a 3 anni e 36 - 38 cm (700 - 800 g) a 5 anni. Le femmine presentano un accrescimento in lunghezza e peso leggermente superiore a quello dei maschi. Gli esemplari di maggiori dimensioni raggiungono circa 70 cm (3 kg) e hanno 8 anni d'età.

La relazione tra lunghezza totale (LT) e il peso (P) per le femmine del medio Po è:

 

P = 0,68 x 10-5LT3,1 (Gandolfi et al., 1991)

 

Nel Po è stato osservato che i maschi presentano un tasso di sopravvivenza del 28%, decisamente inferiore a quello delle femmine che è del 44%. Come conseguenza, il rapporto sessi, che nei primi 3 anni d'età è prossimo all'unità, si sposta rapidamente a favore delle femmine, tanto che queste ultime nell'insieme della popolazione rappresentano oltre il 75% degli individui. 

Secondo De Betta (1862) in provincia di Verona la crescita è veloce, si raggiungono facilmente i due chili di peso. In Piemonte la media della lunghezza totale è di circa 40 cm. I barbi italici del fiume Po sono generalmente di grande taglia, raggiungono facilmente i 50 - 60 cm, dimensioni simili quelli presenti nel Tanaro che oscillano tra i 50 ed i 55 cm (Festa, 1892). Nell'Italia del nordest, Pomini (1936) ha riscontrato una crescita lenta, in lunghezza totale la media varia tra gli 8 e 9 cm durante il primo anno di vita, da 15 a 20 cm durante il terzo anno. Vitali e Braghieri (1983) hanno riscontrato 8 classi d'età in un campione di 427 individui catturati nel corso medio del fiume Po, nei pressi di Caorso.

Le femmine non solo vivono più a lungo dei maschi, ma crescono anche più velocemente. Una particolare attenzione deve essere rivolta alla crescita annuale degli anelli presenti sulle squame. Da uno studio effettuato nel fiume Po, si è scoperto che l'anello annuale è presente soltanto nel 3.5% degli esemplari catturati in aprile, mentre si riscontra nel 100% dei pesci catturati in maggio (Vitali e Braghieri, 1983). 

L'età massima raggiunta dagli individui di questa specie è sconosciuta. Nel bacino del Po, le femmine vivono più a lungo dei maschi e gli eseplari di circa 500 mm di lunghezza totale hanno circa otto anni (Vitali e Braghieri, 1983). Nell'Italia del nordest, Barbus plebejus raggiunge i nove anni d'età ed una lunghezza di circa 512 - 540 mm (Bianco, 1995a; Confortini, 1996). La stima teorica della massima età che la specie può raggiungere è di 14.12 anni per i maschi e 12.91 per le femmine.

Dinamica di popolazioni - La dinamica di popolazione dei barbi del fiume Po è stata estesamente studiata da Vitali e Braghieri (1983), esaminando 427 esemplari, provenienti dal medio corso del fiume nei pressi di Caorso, Piacenza, nel periodo compreso tra giugno 1976 e maggio 1977. Il tasso di mortalità e di sopravvivenza appare significativo, grazie all'abbondanza di classi d'età presenti in ogni campione. I due coefficienti restano pressappoco costanti attraverso tutto l'anno, ed il tasso di sopravvivenza si attesta su valori compresi tra il 40 ed il 50%. Il tasso istantaneo di mortalità, dovuto principalmente alle catture, con il valore di 1.28 appare più elevato nei maschi che nelle femmine (0.82). Il tasso di mortalità determina una variazione del tasso di sopravvivenza, nei maschi si attesta al 28% e nelle femmine al 44%. La mortalità annuale è del 72% nei maschi e del 56% nelle femmine. Nelle popolazioni del fiume Po, il rapporto tra gli opposti sessi rimane piuttosto costante attraverso gli anni e mostra una predominanza delle femmine rispetto ai maschi, che costituiscono la maggioranza delle catture annuali. Stagionalmente la proporzione delle femmine, in classe d'età compresa tra 1+ e 3+, varia tra il 70.8% ed il 78.9%, mente quella dei maschi, in classe d'età compresa tra 3+ 3 7+, declina progressivamente fino allo 0.0%. Nell'Italia del nordest la situazione è invertita, il rapporto tra i sessi è in favore dei maschi, con una presenza del 75% in un campione di 210 esemplari (Confortini, 1996). Il tasso mensile di crescita della popolazione è veloce da giugno fino a settembre ma, nei giovani della classe d'età più bassa, rimane buono anche in autunno ed in inverno. La velocità di crescita è legata alla temperatura media dell'acqua, è 22.3 °C da giugno a settembre e di 7.9 °C da ottobre a marzo.

 

Predatori, parassiti e malattie - Un'indagine sul numero di parassiti e sulle patologie indotte nei pesci catturati nel medio corso del Po, è stata intrapresa da Aisa & Gattoni (1981). Gli effetti di diversi patogeni sono stati ricercati su circa 126 esemplari di , il 55% di questi presentava una o più delle malattie riportate nella seguente tabella:

 

Anno 1974 - 1975 1975 - 1976 1976 - 1977
 
Condizioni (n = 47) (n = 38) (n = 41)
 

Peritonite

27.6% 33.6% 21.0%

Enterite

10.6% 2.8% 2.4%

Proctite

17.2% 22.2% 26.8%

Infiammazione branchiale

12.8% 2.8% 2.4%

Epatite

2.1% - -

Infiammazione oculare

2.1% 0.0 0.0

Esoftalmia

2.1% 5.6% 12.2%

Infiammazione anale

2.1% 13.9% 7.3%

Ascite

6.4% - -

Setticemia

2.1% 11.1% 0.0

Necrosi delle ovaie

2.1% 0.0 2.4%

Dermatite necrotica

0.0 2.8% 0.0

Alterazioni dermiche

- 2.8% 0.0

 

 

La patologia più frequente è la peritonite, o patologie derivanti da essa. Questa è seguita da differenti infezioni gastriche, delle branchie e degli occhi, come da varie alterazioni epidermiche o dermiche. Non sono state riscontrate infezioni sulle pinne, sul poro genitale o sullo scheletro vertebrale. Nel 1975 - 76, 4 dei 38 esemplari sono state osservate malattie dei vasi sanguigni.

Barbus plebejus viene infestato dai seguenti taxa di parassiti:

 

Parassiti di B. plebejus
 
Gruppo sistematico Specie Tessuto/organo infestato
 
Anellidae Piscicola geometra Pelle
Ichthyobdella sp. Pelle
Protozoa Trichodina domerguei Branchie
Myxobulos pfeifferi Muscoli
Myxobulos sp. Branchie
Cestoda Cariophyllaeus laticeps Intestino
Cariophyllaeus sp. Intestino
Monobothrium sp. Intestino
Batibothrium rectangulum Intestino
Clinostomum complanatum Cisti nella muscolatura
Crustacea Lernaeocera cyprinacea Pelle, pinne
Argulus foliaceus Pelle
Echinogammarus sp. Pelle
Nematoda Raphidascaris acus Intestino
Camallanus sp. Intestino
Acantocephala Neochinorhynchus rutili Intestino
Pomphorhyncus laevis Intestino
Acantocephalus sp. Intestino
Neochinorhynchus Cisti nella cavità peritoneale

 

Di tutta la fauna presente nel medio corso del fiume Po, Barbus plebejus, il cavedano, Leuciscus cephalus e la scardola, Scardinius erythrophtalmus, sono le specie più infestate da parassiti. I parassiti predominanti sono gli Acantocefali, al secondo posto figurano i Cestodi. Gli Acantocefali parassiti, come Pomphorhyncus laevis, infestano più del 50% dei barbi esaminati, nei quali causano peritoniti. I Cestodi sono responsabili di malattie del tratto intestinale.

Un'epidemia sui barbi, causata da crostacei anfipodi Echinogammarus sp., è stata segnalata nel fiume Ticino. Va tenuto comunque presente che questi crostacei possono attaccare la pelle del pesce, soltanto dopo una precedente infezione micotica (Grimaldi e Vaini, 1991).

Secondo Tortonese (1970) viene attaccato da diversi parassiti esterni, come le sanguisughe Piscicola sp., Ichthyobdella sp., ed il crostaceo Lernaeocera cyprinacea.

In 6 dei 7 esemplari di B. plebejus, lunghi da 350 a 3703 mm in lunghezza totale, esaminati da Dezfuli et al. (1996) e provenienti dal fiume Brenta, sono stati trovati 11 adulti di Pomphorhyncus laevis o di Acantocephalus anguillae.

Andreucci et al. (1994) hanno notato la presenza della metacercaria di Clinostomum complanatum nei muscoli di 21 dei 42 esemplari di B. plebejus provenienti dalla provincia di Bologna. Stadi adulti del parassita sono stati trovati nella cavità orale degli aironi Ardea cinerea ed Ardea purpurea.

 


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Status della specie - Pesce resistente e di discreta valenza ecologica il barbo italico, pur risultando un poco ovunque in diminuzione, può considerarsi ancora relativamente abbondante in molti corsi d'acqua. Risente negativamente degli interventi antropici che modificano il fondo dei corsi d'acqua, come i prelievi di ghiaia e i lavaggi di sabbia, che alterano i substrati riproduttivi; ciò ha determinato la contrazione di numerose popolazioni. Nel tratto montano dei fiumi principali, la costruzione di dighe e sbarramenti e la conseguente formazione di ambienti con acque profonde, in cui il barbo può insediarsi con successo, ha determinato un'estensione verso monte dell' areale. L'immissione nei corsi d'acqua padani di massicci quantitativi di B. barbus, attuata negli ultimi anni, mette in serio pericolo la sopravvivenza della specie. Il più robusto ed aggressivo barbo europeo è competitore alimentare vincente, nei confronti della specie italica. Inoltre, fenomeni di ibridazione ne minacciano i ceppi genetici.

Polizia veterinaria - In Italia il Regolamento di Polizia Veterinaria (D.RR. 8 febbraio 1954, n'°320, art. 159) include tuttora, tra le zoonosi, la "malattia bollosa" (missoboliasi) del barbo, parassitosi delle masse muscolari sostenuta dallo Sporozoo Myxobulus pfeifferi. In realtà, la pericolosità per l'uomo di questo protozoo è tuttora da dimostrare; a ciò si aggiunga, da una parte, che l'aspetto di un barbo con "malattia bollosa" - per altro ormai ben raramente constatabile - basterebbe di per se stesso a sconsigliarne il consumo, dall'altra, che il consumo alimentare di questo pesce è oggi decisamente modesto, essendo sostanzialmente alimentato dalla sola "pesca sportiva".

Protezione - In tutto il territorio italiano esistono misure minime, zone di protezione e periodi di divieto. Nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) la specie è classificata a preoccupazione minima (LC, Least Concern).

Valore economico - Nel lago di Garda, fino al 1950 - 1950, venivano annualmente pescate circa tre tonnellate di Barbus plebejus e la carne era considerata di buona qualità (Pomini, 1937). Attualmente il barbo italico viene considerato specie di modesto interesse commerciale. -Le carni sono comunque buone, anche se molto ricche di lische. Le uova (secondo alcuni Autori soltanto nel periodo della riproduzione) sono tossiche e, se ingerite, possono causare notevoli disturbi gastrointestinali. Durante il periodo della frega, sarebbe consigliabile astenersi dal consumo di questo pesce. Viene commercializzato fresco o refrigerato. La specie sta acquistando una sempre maggiore importanza per gli allevatori, infatti stanno aumentando le richieste di materiale, sia di adulti che di avannotti, da utilizzare per le semine a supporto della pesca sportiva.

Pesca sportiva -  Ampiamente praticata in ambiente fluviale, con lenza a fondo convenientemente zavorrata o con galleggiante ed esca radente il fondo. Le ore migliori sono quelle dei primo mattino o della sera. Le esche più adatte sono costituite da larve di mosca carnaria, lombrichi, larve di tipula, crostacei, larve di tricotteri e di efemerotteri, formaggio, polenta, pane. Efficace la pasturazione. li barbo, che può essere catturato anche con camole artificiali, oppone alla cattura una resistenza notevole.

Pesca professionale - Si effettuano catture occasionali con reti di vario tipo e con i bertovelli.

Galleria Fotografica

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