|
|
|
|
|
 |
Il
barbo tiberino,
Barbus
tyberinus Bonaparte, 1839 |
|
Caratteri
meristici - Squame sulla linea
laterale: 47 - 63 (di norma 51 - 58); squame sopra la linea laterale :
10,5 - 15,5 (di norma 12,5 - 14,5), squame sotto la linea laterale: 7,5 -
10,5); squame circumpeduncolari: 22 - 28 (di norma 24 - 26); branchiospine:
7 - 13 (di norma 8 - 10); pinna dorsale: IV, 8; pinna anale: III - IV, 5;
pinne pettorali: I, 8; pinne ventrali: II, 7 - 8; pinna caudale: 17; denti
faringei 5.3.2 - 2.3.5 (raramente 5.3.2 - 2.3.4 0 4.3.1 - 2.3.5). |
|
Descrizione
- La testa è conica e talvolta mostra una prominenza internasale. Il
muso è appuntito. Le labbra sono dure e completamente coperte da papille
ben sviluppate. Il labbro inferiore è trilobato, con un lobo mediano ben
sviluppato, ed è separato medialmente e lateralmente dal mento da una
profonda insenatura, similmente alle alte specie di barbi italiane e
centroeuropee. sono presenti due paia di barbigli, quando viene piegato
all'indietro, la punta del barbiglio superiore può raggiungere il margine
anteriore dell'orbita. Negli esemplari più grandi, la punta della pinna
dorsale, quando viene schiacciata contro la schiena, può raggiungere un
punto opposto all'origine della pinna anale. La pinna anale, quanto viene
spinta contro il peduncolo caudale, può arrivare a toccare l'origine
inferiore della pinna caudale. Rispetto al barbo italico, specie
largamente allopatrica, il barbo tiberino si distingue per il numero e la
dendità dei dentelli presenti sull'ultimo raggio indiviso della pinna
dorsale. Questo raggio è debolmente ossificato e finemente dentellato, la
denticolazione tende a diventare indistinta col crescere dell'età
dell'esemplare. Negli individui giovani, da 80 a 100 mm di taglia,
comincia a comparire la dentellatura ma, raggiunta una taglia compresa tra
150 e 200 mm, l'ultimo raggio indiviso è spesso morbido e privo di ogni
traccia di dentellatura. Quando i dentelli sono presenti, il loro numero
può arrivare a 35, con una densità di 3 - 5 dentelli per mm. A causa
della progressiva perdita della dentellatura, molti esemplari vengono
identificati in modo errato, questo vale specialmente per le popolazioni
che vivono in acque correnti montane, ambiente in cui mostrano una
punteggiatura scura molto accentuata. Parisi et al. (1970) cita B.
meridionalis come presente nel fiume Garigliano mentre, attualmente,
si è appurato che si tratta di una popolazione di B. tyberinus,
con l'ultimo raggio indiviso della pinna dorsale morbido e non dentellato.
La colorazione degli esemplari conservati ed esaminati da Bianco (1995),
può essere così descritta: pinna
dorsale grigia con piccole macchie nere rotondeggianti; pinna
anale generalmente è debolmente colorata o marcata da pochi melanofori o
da macchie rotondeggianti; pinne
pettorali e pelviche grigiastre; pinna
caudale con poche macchie piccole e rotondeggianti, in alcuni casi queste
macchie possono costituire aggregati o essere disposte a formare delle
barre verticali; Il
dorso appare brunito o giallastro mentre, procedendo verso il ventre, la
colorazione diviene sempre più chiara od argentata, su queste superfici
sono dispere irregolari macchie scure, grandi più o meno come la pupilla
dell'occhio; il
ventre è biancastro od argentato; il
peritoneo appare grigio, con piccoli gruppi di melanofori. Negli
esemplari viventi la colorazione risulta molto varia a seconda delle
popolazioni e dell'ambiente. Dorsalmente sono generalmente di color giallo
brunastro con riflessi verde oliva, con marezzatura scura formata da
gruppi irregolari di macchie. La marezzatura è presente anche sui
fianchi, dove risalta maggiormente a causa del colore più chiaro. La
testa è dorsalmente scura, con marezzatura presente sulla parte dorsale,
inferiormente è biancastra o dorata, con i barbigli grigi, giallastri,
talvolta con sfumature rossastre od arancio. La pinna anale e le pinne
pari sono solitamente giallastre, ma possono assumere sfumature rossastre
od aranciate. Quando la pinna dorsale è giallastra marezzata di nero, una
tinta rossastra può essere presente sul margine libero delle pinne. Il
peritoneo è generalmente argenteo, ma può essere anche grigiastro con
melanofori dispersi sulla superficie. Negli
immaturi il corpo appare fittamente punteggiato di nero, caratteristica
che tende a scomparire con l'età. Negli adulti di maggiore taglia la
marezzatura nera, che ha una disposizione simile a quella presente in B.
meridionalis, permane soltanto negli individui che vivono permanentemente
nei piccoli torrenti caratterizzati da forte corrente. Questo fenomeno è
stato osservato in molti piccoli fiumi e torrenti del sud dell'Europa ed
in centro Italia in diversi torrenti del bacino del Tevere e dell'Ombrone
(Bianco 1998a). La marezzatura scura ha probabilmente la stessa valenza
mimetica osservata sulle "macchie parr" dei giovani salmonidi
viventi in torrenti e ruscelli caratterizzati da fondo scuro od
ombroso.
Questo barbo fu studiato anche da Costa (Barbus fascini Costa,
1838), era il pesce più ricercato del Lago del Fucino ove si estinse nel 1870
anche a causa dell'intensa opera di bonifica. |
|
Dimorfismo
sessuale - Nel periodo di frega i maschi presentano
piccoli tubercoli nuziali sopra il capo e gli opercoli e nella parte
centrale di ogni lato del dorso, specialmente nell'area tra il
margine dell'osso occipitale e l'origine della pinna dorsale. I tubercoli
sono anche presenti sui fianchi, sotto la superficie anterodorsale del
corpo (Bianco, 1995). |
|
|
Click on the image to magnify and for the
informations. |
|
 |
|
Click
sull'immagine per ingrandire e per le informazioni. |
|
Cariotipo
- I dati sui cromosomi di B. tyberinus riportati da Cataudella
et al. (1997), sono basati metafase somatica di tre pesci, uno
proveniente dal fiume Scrivia in Liguria, nel bacino del Po, e due del
bacino del Tevere, vicino a Roma. Svolgendo le analisi, i ricercatori
hanno trovato che il numero diploide dei cromosomi è 100, formato da tre
coppie di cromosomi metacentrici di cui una grande, 9 coppie
submetacentriche, 9 coppie subtelocentriche e 19 coppie di cromosomi
acrocentrici. Probabilmente in questa analisi sono state combinate due
specie: B. plebejus del fiume Po e B. tyberinus del Tevere,
per questo motivo i risultati non possono essere molto significativi.
In
un recente studio sulla cariologia del B. tyberinus (Gigantino,
2000) del fiume Orta, in Italia centrale, sono emersi risultati diversi da
quelli di Cataudella et al. (1997), che indicano come il numero
delle coppie è soggetto a variazioni locali o geografiche. Nel bacino del
fiume Orta, B. tyberinus possiede 2n = 100 cromosomi, ma questo
numero cromosomico è stato rilevato in tutte le specie del complesso Barbus
sensu stricto. Negli esemplari del fiume Orta, le coppie cromosomiche sono
formate da 8 coppie metacentriche, 16 coppie submetacentriche o
subtelocentriche e 26 coppie di cromosomi acrocentrici. L'origine
tetraploide di questo pattern è evidenziata dalla presenza di coppie
omologhe. |
|
Ecologia
molecolare e specificità delle proteine
- B. tyberinus è stato incluso in uno studio sulle relazioni
filogenetiche tra le specie del genere barbus presenti nell'area nord del
bacino del Mediterraneo, usando le sequenze del gene del citocromo b
(Tsigenopoulos e Berrebi, 2000). Come riferisce Bianco (1998a), B.
tyberinus insieme alle altre specie di grande taglia, come B.
plebejus e B. barbus, sono da collocare in una distinta
categoria morfologica ed ecologica di specie fluviali e lacustri a grande
taglia. I risultati di Tsigenopoulos e Berrebi (2000), confermano la
probabile origine monofiletica del gruppo europeo di specie fluviali e
lacustri a grande taglia. Le specie di piccola taglia diffuse nei fiumi,
affini a B. meridionalis, sono state collocate in un secondo gruppo
ecologico.
Le
sequenze del citocromo b, sono state ottenute da esemplari di B.
tyberinus raccolti nel fiume Topino, affluente destro del fiume
Tevere, e dal fiume Sele in Italia meridionale. L'albero filogeneticodei
45 aplotipi di tutte le specie del genere Barbus esaminate, mostra
che il gruppo fluvio- lacustre, comprendente B. tyberinus, B.
plebejus, B. barbus e B. macedonicus, è monofiletico.
In un recente lavoro sui barbi italiani,
Tsigenopoulos et al. (2002) ha unito campioni di B. tyberinus con
campioni di B. plebejus, introdotto da tempo in Italia centrale.
Errore che ha inquinato i risultati degli studi e le conclusioni
sulla filogenesi, causando ulteriore confusione sulla tassonomia del
genere Barbus nell'Europa del sud. |
| |
Click on the image to magnify and for the
informations. |
|
 |
|
Click
sull'immagine per ingrandire e per le informazioni. |
|
Habitat
e abitudini
- Specie gregaria e bentonica, diffusa principalmente
nelle acque correnti e ben ossigenate dei fiumi e torrenti appenninici
dell'Italia centro meridionale.
B. tyberinus preferisce
substrati ghiaiosi e sabbiosi, in corsi d'acqua a bassa profondità.
Sembra che le temperature estive ottimali siano comprese tra i 10 ed i 22
C°. In inverno questi pesci si rifugiano in gruppi nelle profonde cavità
presenti fra i massi del substrato, utilizzando anche le più piccole,
tanto che spesso non possono esserne estratti senza danneggiarne le squame
(Bonaparte, 1839). Nei torrenti dell'Italia meridionale, la specie si
associa con altre due specie di Ciprinidi: Leuciscus cephalus e Rutilus
rubilio o Alburnus albidus. Una situazione simile è presente
anche nei corsi d'acqua della Grecia occidentale, dove Leuciscus pleurobipunctatus
prende il posto di Rutilus rubilio e di Alburnus albidus. B. tyberinus
e le altre specie del genere
Barbus (sensu stricto) Doadrio (1990), sono considerate specie
pioniere a causa della loro considerevole adattabilità verso gli stress
naturali del loro ambiente ed il basso livello di competizione tra loro e
le altre specie di ciprinidi. Assieme al cavedano comune il è una delle
prime specie a colonizzare le nuove porzioni di alveo inondato e le parti
asciutte temporaneamente sommerse durante le piene primaverili, ed è una
delle ultime specie ad abbandonare tali habitat all'arrivo della stagione
calda. La specie non ama le acque ferme, soltanto in rari casi si incontra
nei laghi.
B. tyberinus
compie migrazioni isodrome.
Durante l'avvento della stagione fredda, in novembre e dicembre, gli
adulti tendono a spostarsi dalle zone superiori dei corsi d'acqua verso le
pozze profonde o le porzioni fluvio - lacustri del loro habitat. In
primavera anche la maggior parte degli esemplari giovani non è più
presente nelle aree più elevate, probabilmente a causa del trasporto
passivo operato dalle piene, molto frequenti durante tale periodo. Alla
fine dell'inverno, in febbraio e marzo, gli adulti migrano dalle zone di
svernamento verso le aree riproduttive situate più a monte. Nel
diciannovesimo secolo, Carruccio mise a punto un esperimento immettendo
varie specie di pesci di questa specie nell'acquedotto dell'Acqua Marcia a
Roma, acque molto ricche in ferro e diossido di carbonio.
|
|
Alimentazione - B. tyberinus si
ciba principalmente di micro e macroinvertebrati di fondo: larve di ditteri (Tipula), plecotteri,
efemerotteri, tricotteri e crostacei. Talvolta preda anche piccoli pesci e
divora carcasse di animali. Nei momenti in cui il cibo scarseggia sono
stati osservati anche casi di cannibalismo, gli individui più grandi non
si limitano a mangiare le pinne e la coda degli individui più deboli, ma
possono anche divorare gli esemplari giovani. (Bonaparte, 1839). Tancioni et
al. (2001) ha studiato la dieta di diverse specie di pesci, esaminando
il contenuto dei loro stomaci, tra gli esemplari erano compresi anche 73
individui di B. tyberinus (Bonaparte, 1839), catturati tra luglio
1997 e dicembre 1998 negli ultimi 100km del fiume Tevere nei pressi di
Roma. I risultati dell'analisi hanno messo in luce una possibile
sovrapposizione tra la dieta dei giovani di B. tyberinus
e quella di Pseudorasbora parva, una specie di ciprinide
alloctono introdotta di recente. Grazie alla grande adattabilità
alimentare di B. tyberinus,
non sono stati osservati fenomeni significativi di competizione alimentare
tra le due specie. Lo
spettro della dieta del barbo tiberino comprende circa 38 categorie
alimentari, tra cui sono predominanti le larve di chironomidi. Secondo il
metodo di Hyslop (1980), la frequenza di alimentazione è: F = 26.8 % per
le larve di chironomidi, F = 40.8 %nper gli altri stadi vitali dei
chironomidi, F = 21.1 % per i gasteropodi e F = 27.1 % per alghe e
macrofite. Secondo l'Indice di Scoener (1970), un tale livello trofico si
sovrappone a quello di Pseudorasbora parva per un valore pari a 0.6. |
|
Riproduzione
- Soltanto recentemente sono stati acquisiti dati sulla biologia
riproduttiva di B. tyberinus
(Tancioni et al., 2001),
osservando esemplari della specie diffusi negli ultimi 100km del fiume
Tevere nei pressi di Roma. In tale zona, la proporzione tra gli opposti
sessi era di circa di un maschio ogni tre femmine. Usando differenti
metodi d'approccio per lo studio delle ovaie, per il loro sviluppo e per il
periodo di frega, si è dimostrato come questa specie presenti una frega
frammentata in multiple emissioni di gameti. La maggior parte delle
femmine di barbo tiberino sono attive riproduttivamente dalla fine di
aprile al principio di giugno, quando la temperatura dell'acqua oscilla tra
i 16 ed i 17 C°. In questo periodo le femmine depongono due o tre volte.
La strategia di multiple deposizioni deve essere interpretata come un
adattamento alla variabilità del regime idrico dei bacini in cui la
specie è diffusa. Nell'Italia
centrale i maschi di B. tyberinus
raggiungono la maturità
sessuale all'età di due o tre anni, le femmine sono mature a tre o
quattro anni. In casi sporadici sono stati osservati maschi maturi ad un
anno e femmine a due (Bianco, dati personali). In
un campione esaminato di B. tyberinus
catturati nel fiume Tevere tra luglio 1997 e dicembre 1998, formato da 110
femmine adulte di taglia compresa tra i 225 ed i 430 mm, e da 36 maschi
adulti di taglia compresa tra i 140 ed i 410 mm, il rapporto tra i sessi
era di 1 : 3 a favore delle femmine. Analisi istologiche e morfologiche
hanno evidenziato sei diferenti fasi di maturazione delle ovaie: I =
immature, II = inizio di maturazione, III = mature, IV = mature e pronte
alla frega, V = maturazione dopo una o più deposizioni, VI = inattive. Da
un esame macroscopico delle gonadi e da loro indice gonado-somatico, sono
emersi quattro stati di attività: quiescenza, sviluppo e maturazione,
frega e post frega. Durante il periodo di frega, gli oociti sono stati
trovati a vari stadi di sviluppo, dimostrando la presenza di una frega
multipla. Nel periodo di quiescenza, le ovaie contengono uova della stessa
taglia, circa 0.47 mm di diametro. Le ovaie entrano in attività in
ottobre. A marzo le uova sono ripartite in due classi modali di sviluppo:
x = 0.95 mm e x = 1.15 mm. Alla prima settimana di aprile, l'ovario
contiene uova distribuite in quattro classi modali: x = 0.95 mm, x = 1.13
mm, x = 1.35 mm e x = 1.57 mm. Alla fine di Aprile, le uova più grandi
hanno raggiunto il diametro di 2.15 mm, a questo punto sono pronte per la
prima deposizione. Grazie alla distribuzione tetramodale della maturazione
degli oociti, a partire da maggio possono essere effettuate da due a
tre/quattro deposizioni.
La frega avviene da aprile a giugno, quando la temperatura ha raggiunto la
temperatura ottimale, compresa tra i 16 ed i 17 C°. Gli esemplari in frega
compiono piccole migrazioni per raggiungere zone a corrente veloce e buona
ossigenazione. Le uova sono adesive ed aderiscono al substrato. La frega
avviene di preferenza su pietre o ghiaie esposte al flusso della corrente,
generalmente avviene di notte. Le larve schiudono dopo un periodo compreso
tra gli 8 ed i 15 giorni dalla loro fecondazione (Bonaparte, 1839). In
condizioni controllate, la percentuale di schiusa è molto alta, circa 80%. |
|
Ibridazioni
- Un ibrido B. tyberinus
X B. caninus,
rinvenuto in Liguria, è stato descritto da Bianco (1995). Diversi
caratteri meristici e morfometrici dell'ibrido sono intermedi tra quelli
delle specie parentali. Anche la pigmentazione del corpo appare
intermedia, è caratterizzata da macchie irregolari brune, grandi più di
quelle di B. tyberinus ma
più piccole rispetto a quelle di B. caninus. L'ultimo raggio
indiviso della pinna dorsale ha 15 dentelli molto piccoli. Il peritoneo è
scuro, colorazione intermedia fra B. tyberinus,
in cui è grigio, e B. caninus dove è nero. |
|
Accrescimento
- Confrontando
la morfometria di differenti classi d'età, si osservano una serie di
cambiamenti durante l'accrescimento, che riguardano: le
dimensioni relative delle lunghezze preorbitale, predorsale e preventrale,
la lunghezza delle due coppie di
barbigli e la profondità della testa, mentre la larghezza lobo mediano
del labbro inferiore resta approssimativamente costante. La larghezza del
corpo e la distanza tra le pinne pettorali e ventrali mostrano la presenza
di un'allometria positiva, mentre le altre misure hanno allometria
negativa. Secondo
uno studio recente (Clerici, 200), condotto negli ultimi 100km del fiume
Tevere nei pressi di Roma, B. tyberinus
può raggiungere una grossa
taglia, il massimo osservato sul campione composto da circa 143 esemplari,
è stata una femmina di 9 anni lunga 555 mm e pesante 1.646 g. Normalmente
negli esemplari di barbo tiberino la massima classe di taglia è compresa
tra i 400 ed i 500 mm di lunghezza totale e tra i 650 e 1.000 g di peso.
L'incremento di taglia con l'età è dimostrato dai seguenti dati sulla
lunghezza totale per le classi d'età: 174 mm a 1+; 208 mm a 2+; 332 mm a
3+; 370 mm a 4+; 418 mm a 5+; 461 mm a 6+ e 496 mm a 7+. Dati rilevati nel
diciannovesimo secolo indicano che B. tyberinus
può raggiungere un peso compreso tra i 4 ed i 6 kg. Nel
bacino del Tevere, in Umbria, la specie tocca i 2 kg di peso. Secondo
Cataudella (1976), gli esemplari delle popolazioni del fiume Mignone
nel Lazio, crescerebbero meno della media nazionale. Nel fiume Tevere,
questi pesci possono toccare e superare i 4 kg (Bonaparte, 1839). Nelle
popolazioni di B. tyberinus del
basso corso del Tevere, il rapporto tra peso e lunghezza durante la
crescita è: W
= 0.75 x 10-2Lt3.1
(Clerici, 2000) valore
molto simile a quello riportato per le femmine di B. plebejus del fiume
Po: W
= 0.68 x 10-5Lt3.2
(Vitali e Braghieri,1984; fig. 115) Nel
fiume Tevere è stata osservata una distribuzione spaziale delle classi di
lunghezza, gli esemplari giovani sono assenti dal fiume sotto la diga di
Castel Giubileo. La frequenza delle classi di lunghezza in un campione di
143 esemplari, mostra l'esistenza di 8 classi, come evidenziato dalla
determinazione dell'età tramite l'esame delle squame e degli ossi
opercolari. Per la determinazione dell'età l'esame dell'osso percolare è
spesso migliore dell'esame delle squame, perché nel barbo tiberino gli
annuli diventano progressivamente indistinti a partire dal quinto anno. La
massima taglia raggiunta dalle varie popolazioni di B. tyberinus sembra
correlata alla larghezza del bacino del fiume. Il barbo tiberino raggiunge
una taglia compresa tra i 400 ed i 500 g di peso, con un lunghezza di
circa 350 mm, nei fiumi Ombrone, Albegna, Fiora e Pescara, nell'Italia
centrale e nei fiumi Calore e Mingardo nell'Italia meridionale. Le classi
d'età più abbondanti tra gli adulti sono quelle comprese tra 3+ 3 5+. Il
rapporto tra gli opposti sessi varia tra 1 3 e 1 : 5 a favore delle
femmine. |
|
Predatori,
parassiti e malattie - B. tyberinus
e diverse altre specie di ciprinidi, talvolta soffrono seriamente durante la stagione delle piene,
diversi casi di morie sono stati documentati (Aisa, 1959; 1967). Le
principali cause di morte osservate sono state: fango
diffuso sulla pelle e le pinne, nella bocca, faringe e stomaco;
segni di anossia dovuta a branchie
iperemiche coperte da uno strato giallo di fango; degenerazione
del cuore; perdita del muco
protettivo della pelle. Inoltre sono state osservate emorragie della
mucosa gastrica, occhi, pelle e branchie. La causa probabile di tali
patologie è l'abbondanza di detrito fine in sospensione, capace di
indurre anossia ostruendo le branchie. Altra causa concomitante può
scaturire dalle acque inquinate, provenienti dai campi coltivati
circostanti, che si riversano nel corso d'acqua. Il test per la frequenza
dell'eritrocito micronucleato, attuato su popolazioni di
B. tyberinus
provenienti dal fiume Mignone nella regione Lazio, ha dimostrato che
questa specie è un valido indicatore per scoprire inquinamenti da
sostanze mutagene disperse nelle acque dolci. (Minnissi et al,
1996). Un
esemplare di circa 400 g, proveniente dal fiume Chiascio (bacino del
Tevere), sopravvisse ad un elettrocardiogramma preso con tecniche simili a
quelle usate in medicina. Le pulsazioni osservate variavano da 22 a 28 per
ogni minuto. Una frequenza simile a quella osservata in Leuciscus
cephalus.
I
parassiti di B. tyberinus,
sono stati studiati da Aisa et al. (1981) su una popolazione del
fiume Chiascio (bacino del Tevere) durante gli anni 1978 - 1979. I
parassiti osservati rientrano tra quelli tipici della regione palartica,
alcuni di questi potrebbero essere alloctoni al distretto Arno-Tiberino.
Tra le specie di pesci controllate, quelle maggiormente infestate da
parassiti sono state, in ordine discendente: Rutilus rubilio, Cyprinus
carpius, Leuciscus cephalus e Barbus tyberinus. Nel
barbo tiberino, gli organi più frequentemente colpiti da infestazioni
sono le branchie, l'intestino e la pelle. Una
lista di parassiti rinvenuti in B. tyberinus è illustrata nella seguente
tabella (da Aisa et al., 1981, e Bianco, osservazione personale):
|
Parassiti
di B. tyberinus |
| |
| Gruppo
sistematico |
Specie |
Tessuto/organo
infestato |
| |
|
Ficomicetes |
Saprolegnia
ferax |
Pelle |
|
Flagellata |
Costia
necatrix |
Pelle |
|
Ciliata |
Ichthyophthirius
multifiliis |
Pelle |
| Chilodonella
cyprini |
Branchie |
|
Cnidosporida |
Mixobolus
sp. |
Branchie |
|
Trematoda |
Diplozoon
paradoxum |
Branchie |
|
Acantocephala |
Acanthocephalus
anguillae |
Intestino |
| Pomphorhyncus
laevis |
Intestino |
|
Anellida |
Piscicola
geometra |
Branchie,
Pelle |
|
Crustacea |
Argulus
foliaceus |
Branchie,
Pelle |
|
|
| |
Click on the image to magnify and for the
informations. |
|
 |
|
Click
sull'immagine per ingrandire e per le informazioni. |
|
Status
della specie - La specie è
decisamente in calo. Oltre che dal progressivo degrado del proprio
habitat, dovuto sia all'inquinamento che di distruzione dell'ambiente, la
specie è attualmente minacciata da fenomeni di ibridazione e di
competizione sia con altre specie congeneri che con altri ciprinidi
introdotti, come l'abramide od il carassio dorato. Con troppa disinvoltura sono state effettuate
immissioni di barbo italico e di barbo europeo, rischiando così di
compromettere la persistenza nelle nostre acque di questo interessante
endemismo italico. In Toscana il barbo tiberino deve attualmente competere
con tre specie introdotte, B. barbus, B. plebejus e B.
graellsii. Questa ultima specie è in diretta competizione con B. tyberinus, ad essa deve essere imputato il progressivo calo di consistenza
delle popolazioni del fiume Ombrone, Albegna e Fiora (Bianco e Ketmaier,
2001). |
|
Protezione
- La vicenda del barbo tiberino dovrebbe essere un insegnamento per chi,
all'interno delle amministrazioni provinciali, è deputato alla gestione
delle risorse ittiofaunistiche. Soltanto attraverso un'opera capillare di
informazione sui rischi legati all'immissione di specie alloctone agli
Habitat naturali consolidati, e con una maggior sorveglianza sulle azioni
di ripopolamento, si può sperare di trasferire alle future generazioni
quella ricchezza in patrimonio naturale che abbiamo a disposizione. La
specie viene legalmente equiparata al barbo italico, in realtà dovrebbe
essere protetta come endemismo italiano, come riporta la Direttiva 92/43
CEE. La
specie è inserita nell'annesso III della Convenzione di Berna, sulla
conservazione della fauna selvatica europea e degli habitats naturali,
come specie minacciata. Nella
Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and
Natural Resources) la specie è classificata a preoccupazione minima (LC,
Least Concern). |
|
Valore
economico - Da sempre la specie era considerata un ottimo
pesce edibile, come riporta Bellonio "Romae barbi tiberini
plurimum laudantur". Durante il diciannovesimo secolo, il barbo
tiberino veniva pescata intensamente per fini alimentari, specialmente sul
fiume Tevere e nell'estinto Lago del Fucino. Attualmente, come quasi tutte
le specie d'acqua dolce, il barbo ha perso la sua importanza come pesce
commerciale, soltanto localmente viene regolarmente pescato a fini
alimentari. Le carni degli esemplari pescati in acque correnti e non
inquinate, sono particolarmente buone durante i mesi di maggio e settembre
(Bonaparte, 1839). A Roma e nell'area del Lago del Fucino, i giovani barbi
venivano chiamati "lattarini", a causa del colore argenteo della
pelle, e venivano utilizzati per una frittura particolarmente pregiata.
Nella zona del Fucino, B. tyberinus
era conosciuto come uno dei migliori pesci da tavola, tanto che i maschi
al loro primo anno riproduttivo avevano un prezzo speciale (Phebonius,
1678; Brocchi, 1810; Tanturri, 1881; tutti citati da Bruno, 1985). Le uova
dei barbi sono velenose, specialmente durante il periodo di frega, se
ingerite provocano dissenteria e forti dolori di pancia, tanto che nel
diciannovesimo secolo era credenza popolare che le uova del barbo
causassero l'insorgenza del colera (Bonaparte, 1839; Costa, 1838)9. Visto
il bisogno di reperire nuove specie da destinare all'ittiocoltura, il
barbo tiberino potrebbe diventare un'ottima specie oggetto di
pescicoltura, sia a fini alimentari che di ripopolamento per i seguenti
motivi: il grande valore degli individui da destinare ai ripopolamenti a
fine alieutico; la rusticità della specie; l'ampio spettro alimentare; la
qualità delle carni, specialmente dei soggetti di taglia compresa tra 18
e 25 cm, corrispondente a circa due anni d'età.
Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una riscoperta dei piatti
tradizionali della cucina italiana. In questa ottica, rivalutare il valore
alimentare del pesce d'acqua dolce, sarebbe fondamentale. |
|
Pesca - La specie non ha interesse per la
pesca professionale. La pesca sportiva è largamente praticata con lenze a
fondo convenientemente zavorrate o con galleggiante ed esca radente il
fondo. Le ore migliori sono quelle dei primo mattino o della sera. Le
esche più adatte sono costituite da larve di mosca carnaria, lombrichi,
larve di tipula, crostacei, larve di tricotteri e di efemerotteri,
formaggio, polenta, pane. Efficace la pasturazione. li barbo, che può
essere catturato anche con camole artificiali, oppone alla cattura una
resistenza notevole. |
|
|